La sensibilità è una malattia.

La malattia del “sentire troppo”.

Te ne accorgi guardando le persone “normali”, loro non sentono quello che sentiamo noi, ecco perché sono un pò grossolani, diciamo approssimativi.

Io sento la rabbia degli altri, la paura degli altri, la gioia degli altri.

Ogni giorno è una lotta a fare pulizia nella mente per togliere tutta la spazzatura degli altri.

La chiamo spazzatura perché a me non serve, ma si appiccica addosso senza volerlo.

Non riesco ad essere indifferente! no! assolutamente!

Perché è come una malattia dove i sensi sono scoperti al massimo, e catturano TUTTO quello che mi sta intorno.

Sono sensibile alla confusione, troppa gente intorno mi confonde, è come avere una lente di ingrandimento al posto degli occhi, dove le persone ti balzano davanti senza controllo. Mi spaventa.

Sono sensibile ai rumori, soprattutto ai passi di qualcuno che si avvicina verso la mia stanza, è come avere delle orecchie enormi, collegate direttamente al petto, ogni passo ti risuona dentro. Mi agita.

Sono sensibile ai contesti. Ci sono luoghi in cui mi sento fortemente a disagio. Non so spiegare esattamente cosa avviene, ma è come se ci sia “una strana aria” che mi mette in uno stato di allerta.

Sono sensibile alle critiche. Mi risuonano nella testa, tante e tante volte, e fanno male.

Sono continuamente alla ricerca di pace, di serenità, di silenzio, di natura.

Per me, stare soli, non vuol dire isolarsi, ma stare in pace con se stessi.

Per tanto tempo la sensibilità mi ha soffocato, non è facile da gestire. Per la maggior parte della mia vita ho messo da parte me stesso, per non ferire gli altri!

Ma ho fatto un errore grave: “Ho pensato che fossero tutti sensibili come me!”.

Per fortuna da un pò di tempo ho trovato un soluzione utile per veicolare meglio la sensibilità: “La meditazione”

la meditazione mi ha aiutato a liberare la mente da pensieri inutili e mi fa ritrovare il vero me stesso.

Oggi sto pensando alla Sensibilità come un potere.

Posso usare la sensibilità per capire come si sentono gli altri senza lasciarmi influenzare.

Posso usare la sensibilità per capire cosa vogliono gli altri e usarlo a mio vantaggio.

Posso usare la sensibilità per riflettere sull’esistenza.

“Smettiamola di farci del male. Badiamo a noi stessi”

Grazie

Benny

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Posted by Benny Fera

Psicologo dislessico e autore del libro bestseller "il bambino dimenticato". Si occupa di sensibilizzazione e formazione sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

7 Comments

  1. Per me non è una malattia ma un dono:serve a capire meglio le situazioni,le persone,gli animali.Bisogna solo a imparare a gestirla bene per non venirne schiacciati o essere schiacciati da chi se ne approfitta 😊

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    1. Come sempre, mia cara e saggia amica, hai espresso anche il mio pensiero ^_^
      Comprendo benissimo anche le parole di Benny, perché se non si impara a gestirla si è sopraffatti e “schiacciati”… è capitato anche a me di farmi carico di tante “cose altrui” e rimanere solo io poi schiacciata mentre gli altri si scrollavano via il problema O_O Approfittandone 🙁
      Sto imparando caro Benny, sto imparando… ogni tanto ci ricasco, ma sto imparando <3

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      1. Il post di oggi è stato più uno sfogo… Non so se avete notato dalle tonalità scure 😛

      2. Certo certo, comprendo ^_^
        Ogni tanto ci sta.
        Dai ci siamo noi che ti tiriamo su.
        Non sei solo in questo mare di ingrati 😛
        Un abbraccio <3

  2. […] qualche giorno fa ho pubblicato un post sulla sensibilità, e come per magia, oggi continuando la lettura del libro “Le aquile sono nate per […]

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  3. […] La solitudine quindi non è vista in accezione negativa, ma come una necessità della quale il dislessico ha bisogno per lenire la sofferenza, causata non solo dalla sua diversità, ma anche dalla sua spiccata sensibilità. […]

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