Disturbo di attenzione

La testimonianza di una mamma che ha capito a sue spese il disagio del proprio figlio

A: mio figlio ha un disturbo dell’attenzione

B: cosa vuol dire secondo lei avere un “disturbo di attenzione”?

A: vuol dire che mio figlio non riesce a concentrarsi

B: ha un hobby suo figlio?

A: si, dipinge

B: quanto tempo dedica alla pittura?

A: ah beh! Riesce a dipingere anche 3 ore di fila!

B: si distrae mentre dipinge?

A: assolutamente no, anzi ne sembra profondamente catturato!

B: allora suo figlio non ha un disturbo dell’attenzione…

A: ehm …

B: ripeta con me “mio figlio non riesce a concentrarsi su ciò in cui non prova interesse”, “mio figlio non riesce a concentrarsi su ciò in cui non è portato”,  le sembra plausibile?

A: beh si, ma gli altri bambini ci riescono, mio figlio no!

B: se fossimo nati per essere tutti uguali, nemmeno l’esistenza avrebbe senso, suo figlio è un creativo, ha un’ottima immaginazione, a discapito dell’apprendimento formale e passivo fatto di lettere e numeri.

B: c’è qualcosa in cui lei signora ha difficoltà, qualcosa in cui non riesce bene?

A: si certo, mi piacerebbe la danza, ma sono scoordinata e sgraziata, non fa proprio per me!

B: bene, adesso immagini che lei tutti i giorni, per 6 ore al giorno, per 13 anni, sia costretta a studiare la danza sotto la supervisione di un maestro, come si sentirebbe?

A: beh immagino che cercherei di impegnarmi

B: bene, lei si impegna per i primi mesi e poi si accorge che non c’è nessun miglioramento nella sua prestazione ed il maestro continua a vessarla, a chiederle di impegnarsi di più, la mette addirittura al centro della sala vicino alla migliore danzatrice per farle vedere come si balla bene! Adesso come si sentirebbe?

A: immagino che mi sentirei umiliata e anche arrabbiata, penso che smetterei di fare danza!

B: ecco! adesso si metta nei panni di suo figlio … lui non può smettere di andare a scuola, non può decidere perché è costretto. Adesso cosa pensa?

A: che mi dispiace molto, adesso ho capito cosa vuol dire per lui confrontarsi tutti i giorni con le sue difficoltà.

Il disturbo di attenzione non esiste

Esiste la stupida pretesa di fare tutti la stessa cosa e allo stesso modo

Questa è la scuola

Ma noi non siamo macchine

Siamo esseri umani

Benny Fera

Psicologo dislessico e autore

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