C’era un volta un’insegnante perfetta

Andava a scuola a petto in su, inforcava i suoi occhiali ed iniziava a spiegare le lezione.

Ripassava a voce tutte le sue conoscenze rivolgendosi ai suoi alunni.

La sua preparazione impeccabile era considerata la migliore della scuola.

Ammirata dagli altri insegnanti, tutti cercavano di prendere esempio da lei.

Il suo metodo non era mai messo in discussione!

Quando un alunno non capiva qualcosa e alzava la mano, l’insegnante perfetta ripeteva esattamente ciò che aveva detto in precedenza senza cambiare una virgola.

“Se l’alunno ancora non capisce non è certo colpa mia! deve impegnarsi di più”

L’insegnante perfetta con il suo 110 e lode e bacio accademico non poteva pensare che qualcosa era sbagliato in lei.

Lei, con la sua preparazione, non poteva essere messa in discussione, d’altronde non l’aveva fatto mai nessuno nel suo percorso di studi.

Figuriamoci se un branco di studenti può mettere in dubbio la sua preparazione!

Spesso il morbo della perfezione si insinua nella mente degli insegnanti.

Non è difficile che lo faccia, perché l’ambiente in cui si sono formate mira a costruire un’insieme di conoscenze come bagaglio da portare per tutta la vita!

L’insegnante perfetta crede di essere nel giusto perché non hai mai guardato oltre le sue scarpe e tutto ciò che è diverso da lei non le riguarda!

L’insegnante perfetta dice: “io sono una brava insegnante, al massimo sono i bambini svogliati”.

Ma l’insegnante perfetta, pur avendo studiato una marea di contenuti, e pur avendo un ottimo bagaglio di conoscenze, non ha mai studiato comunicazione!

Che cos’è la comunicazione?

La comunicazione è la capacità di trasmettere dei contenuti, ma è sufficiente?

Assolutamente no!

Bisogna “entrare” nella comunicazione!

E che vuol dire?

Vuol dire che non basta tirare fuori parole dalla bocca, ma preoccuparsi che l’interlocutore ci comprenda!

E come si fa?

Devi conoscere gli stili comunicativi

E quali sono?

Sono 3: Uditivo, Visivo, Cinestesico!

Il problema dell’insegnante perfetta è che conosce solo uno di questi, quello uditivo, e non si accorge di escludere gli altri due!

Cosa succede se l’insegnante perfetto non usa anche lo stile visivo e cinsestesico?

Succede che esclude dalla comunicazione molti bambini che hanno una comunicazione in stile visivo o cinestesico!

Pensate che l’insegnante perfetta possa mettersi in discussione riguardo all’argomento “comunicare“?

Spero di si!

Purtroppo anche se l’insegnante perfetta non se ne accorge, sta facendo un grande danno ad una buona percentuale di bambini!

Quindi come fare?

L’insegnante perfetta dovrebbe studiare un po’ di comunicazione per scoprire che il suo metodo di insegnamento uditivo che avviene attraverso la spiegazione a voce, deve essere implementato da immagini visive, ad esempio con schemi alla lavagna (mappe concettuali) e deve coinvolgere emotivamente, magari raccontando qualche aneddoto su quello che sta spiegando!

Cosa cambia ampliando il metodo di spiegare?

Cambia che:

  • Gli alunni maggiormente uditivi ti ascoltano e apprendono i contenuti.
  • Gli alunni maggiormente visivi guardano i disegni alla lavagna e si creano un’immagine mentale.
  • Gli alunni maggiormente cinestesici, quando l’insegnante racconta una storia emozionante si attivano e accendono l’attenzione.

Siete fortunati voi a seguire questo blog, perché imparate molte cose interessanti.

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Posted by Benny Fera

Psicologo dislessico e autore del libro bestseller "il bambino dimenticato". Si occupa di sensibilizzazione e formazione sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

2 Comments

  1. La prossima volta, provo a spiegare queste cose agli insegnanti di mate e chimica, di mia figlia.
    Sia mai, che forse, cambino in qualcosa…
    Ti ringrazio tanto.
    Ciao
    Dina

    Rispondi

    1. Non credo… l’insegnante perfetta sa già tutto 😉

      Rispondi

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