I casi di violenza nelle scuole non hanno mai smesso di esistere.

Se una volta era l’insegnante che deteneva il potere con la forza, oggi spesso questo potere non esiste più.

Ci sono ancora insegnanti che usano l’imposizione come metodo per “tenere a bada” la scolaresca, ma si esclude qualsiasi tipo di contatto fisico.

Purtroppo non sempre è cosi, visto il racconto di Catia e tante altre esperienze di violenza di cui si sente parlare nelle scuole.

Ma questo non è bullismo, bensì un reato!

Parliamo di bullismo quando la violenza si svolge tra i pari.

Chi è il bullo?

Molto spesso il bullo è una persone che soffre a sua volta.

Molto probabilmente in famiglia egli stesso subisce violenza da parte dei genitori e la restituisce non appena possibile.

Chi è la vittima del bullo?

Di solito la vittima del bullo è la persona sensibile, fragile, che può essere facilmente sottomessa.

Infatti se lo scontro avvenisse a parità di bullo, non sarebbe più bullismo.

DSA e bullismo sono legati?

Non è sempre vero!

Abbiamo detto più volte che c’è una relazione tra sensibilità e DSA.

Può succedere che il bambino piuttosto sensibile e taciturno possa essere preso di mira.

É anche vero che spesso il bambino con DSA, spesso si ritrova con l’autostima a terra.

Quando un bambino ha poca fiducia in se stesso, lo mostra nel volto e nell’atteggiamento come una debolezza, e il bullo sarà pronto ad approfittare di questo.

Ci sono casi in cui il bambino con DSA diventa bullo. Lo usa come un modo per sublimare il disagio e la frustrazione che prova tra le mura scolastiche. Un diversivo per non apparire come “il ciuccio”, ma come “il figo” che si fa rispettare.

Come si fa ad arginare il problema del bullismo?

Intanto la punizione sul bullo non serve, perché ormai ci è abituato.

Il bullo è esso stesso vittima, il fatto di essere punito a scuola per un atto di bullismo, per lui non è una novità.

Bisognerebbe partire dalla famiglia, con l’ascolto e la cura delle relazioni familiari.

Come si fa a scuola?

Non si può!

Spesso a scuola l’ascolto non è previsto, anche se in casi eccezionali si prova ad ascoltare il disagio dei bambini, molto spesso la soluzione più frequente è la punizione.

Dovrebbe essere la scuola stessa a promuovere l’educazione affettiva, facendo delle vere e proprie sessioni quotidiane di ascolto reciproco.

Nella scuola dei miei sogni, il concetto di scuola è completamente stravolto, infatti il genitori è una parte attiva della scuola, viene coinvolto nelle scelte e nelle decisioni e riceve supporto in caso di bisogno.

Il 17 Novembre vieni a Perugia, abbiamo la possibilità di ascoltare due testimonianze che grazie alla loro forza di volontà hanno cambiato la loro vita. clicca qui per sapere di più

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore Amazon clicca qui per vedere i libri di Benny

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Posted by Benny Fera

Psicologo dislessico e autore del libro bestseller "il bambino dimenticato". Si occupa di sensibilizzazione e formazione sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

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