La testimonianza di Catia della settimana scorsa ha scosso molto gli animi.

Come pensavo, non sarebbe stato l’unico caso

Infatti Luisa appena ha letto la storia di Catia è voluta intervenire per raccontare la sua testimonianza!

Ciao Benny ho letto la storia di Catia su Facebook e mi sono commossa.

Con tristezza mi sono ricordata la cattiva esperienza di mio figlio nella scuola materna.

Tutto è iniziato quando la sua maestra si è ammalata ed è stata per molto tempo a casa.

Un’altra maestra ha preso il suo posto.

Non ha avuto mai il coraggio di raccontarmi quello che succedeva.

Solo l’anno scorso in un momento di crisi, sentendosi in colpa per un torto fatto ad un suo compagno mi disse che meritava l’angolino…

“L’angolino??? Cos’è l’angolino Mattia?”

“Mamma la maestra alla materna mi metteva nell’angolino in ginocchio con la faccia rivolta al muro… Ero un cervello complicato, di gallina, e mi dovevo vergognare solo perché mi muovevo troppo, perché mi capitava di litigare con il compagno che non voleva giocare con me.”

In quel momento ho sentito tutto il suo male nel mio cuore.

Avrei voluto urlare per liberare tutta la rabbia che in quel momento avrei voluto sfogare su quella maestra, indegna di occupare quel posto…

Quel bambino sensibile veniva deriso e spogliato della sua dignità..

Come possono succedere queste cose?

Nessun bambino può subire simili violenze, tutti bambini hanno diritto ad esprimersi come vogliono.

Con le parole è solo con un gesto può cambiare la psicologia di un bambino…

Te lo ripeto nuovamente, grazie perché dai voce a quei bambini oppressi e maltrattati e con il tuo libro “il bambino dimenticato” sei arrivato nel cuore di tutti noi che viviamo questa storia..

Quando sento certi “fatti” mi si rizzano i capelli!

Il mio primo istinto è quello di arrabbiarmi e provare un fuoco nella pancia.

Nella vita faccio anche lo psicologo ed il mio lungo percorso mi ha insegnato a prendere leggermente le distanze dalla mia rabbia per vedere il caso con più raziocinio.

Che cosa frulla nella testa dell’insegnante?

Perché decide di usare questi metodi “educativi”?

Perché signori miei, è l’unico che conosce!

É probabile che anche lei è stata trattata in questo modo, magari a casa dai genitori, oppure lo ha visto fare in classe dai suoi insegnanti quando ancora frequentava i banchi di scuola.

Allora io mi chiedo: può un’insegnante con così poca istruzione avere a che fare con i bambini?

la mia risposta è “assolutamente no!

Questa insegnante oltre a non avere la minima empatia, si lascia prendere dal suo personale giudizio morale per decidere le sorti di un bambino.

Sappiamo tutti che nella vita c’è sempre qualcuno che ci sta antipatico, ma non per questo lo mettiamo all’angolino!

Questa insegnante non ha imparato a distinguere il giudizio soggettivo dal valore pedagogico del suo mestiere!

Chi fa l’insegnante dovrebbe mettere fuori dalla porta i suoi problemi e il suo giudizio!

Chi fa l’insegnante dovrebbe fare un anno di psicoterapia, come facciamo noi psicologi!

Lavorare con tanti bambini, non è un gioco, lo può essere per i bambini, ma tu se proprio vuoi fare l’insegnante, devi sviluppare delle competenze emotive e pedagogiche!

Forse l’insegnante pensa che la punizione riesca in qualche modo a migliorare il comportamento dei bambini?

E come se non attraverso il dialogo?

Un bambino messo all’angolino e chiamato “cervello di gallina” non può fare altro che sentirsi umiliato!

Vergogna!

Ringrazio Luisa per la sua testimonianza

Se anche tu vuoi raccontarmi esperienze riguardanti la scuola o i DSA, scrivimi pure in privato.

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Posted by Benny Fera

Psicologo dislessico e autore del libro bestseller "il bambino dimenticato". Si occupa di sensibilizzazione e formazione sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

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