DSA: una vita influenzata dai bassi voti

Molti insegnanti che l’impegno dei DSA non è proporzionale ai voti ottenuti.

Non mi piace generalizzare, ma in base alla mia esperienza e quella della maggior parte degli studenti con certificazione di DSA la vita scolastica è segnata da brutti voti.

Spesso anche il comportamento è deficitario, perché noi, persone con una grande fantasia, tendiamo a distrarci durante la lezione.

Il problema più grande è far capire agli insegnanti che anche se noi ci impegniamo tantissimo, non riusciamo a raggiungere un livello eccellente di preparazione.

La memorizzazione di nozioni non è il nostro forte, eppure dobbiamo farci i conti per tutto il percorso scolastico.

Per quanto tempo si protrae questa situazione?

Beh se ci pensi un attimo potrebbe andare avanti fino a quando non ci mettiamo alla ricerca di un lavoro.

Concorsi, graduatorie, curriculum vitae… e ancora attestati su attestati.

Ma è davvero questo che interessa a un DSA.

Cosa vorrà fare un DSA da grande?

A parte quelle rare eccezioni in cui lo studente riesce ad eccellere nei risultati, il resto vorranno scappare lontano da questo mondo il più lontano possibile.

Non è facile!

Perché la società ti fa credere che non esiste altro oltre la scuola, la teoria, la competizione, i voti e i concorsi.

Sono stato il primo a cascare in questa rete.

Alla fine dell’università ho iniziato a partecipare a concorsi.

In verità mi sentivo uno stupido, e addirittura mi veniva da ridere nel vedere centinaia di partecipanti a concorrere per 10 posti pubblici.

All’ennesimo fallimento pensai, ma ne vale davvero la pena?

Ma davvero dev’essere qualcun altro a giudicare quanto valgo e in cosa valgo?

Ebbene cari genitori, nella vita non esiste solo la teorie e le prove d’esame.

Non esiste solo la competizione a chi ricorda meglio le nozioni ad una prova scritta.

In realtà ognuno di noi ha delle capacità specifiche, non resta che scoprirle.

Mi rendo conto che questo mondo quadrato ha troppo influenzato le nostre scelte in fatto di futuro.

Siamo troppo spaventati dall’idea che “se mio figlio non va bene a scuola cosa farà da grande? avrà mai il posto fisso?”

Checco Zalone ha fatto un’intera parodia sul “posto fisso”, ma ancora nella nostra mente sembra qualcosa di assoluto.

Personalmente mi sentirei morto e soffocato in un “posto fisso”.

Non fa per me

La mia mente è troppo dinamica per mettermi a compilare moduli dietro una scrivania.

Non ho mai creduto che lo stipendio mensile faccia la felicità di una persona, ma so anche che bisogna guadagnare per vivere.

Nessuno, nel mio percorso scolastico mi ha mai detto che potevo essere un bravo scrittore!

Anzi! mi hanno sempre detto di essere un completo somaro!

Eppure oggi ho scritto 6 libri di cui uno bestseller “il bambino dimenticato“.

Nessuno mi ha mai detto che sarei stato un buon formatore, eppure oggi mi invitano in tutta Italia per parlare in pubblico della Dislessia e DSA.

Nessuno mi ha mai detto che possiedo un’innata ironia e sensibilità che mi consente di essere piacevole durante i miei interventi in pubblico (almeno questo è quello che dicono)

Eppure le persone vanno via dai miei convegni pieni di emozioni.

Insomma per la scuola sarei un completo fallimento.

Nei concorsi pubblici ho sempre fallito.

I miei voti sono sempre stati bassi.

Ho strappato il Curriculum Vitae e sono stato io a scegliermi.

Ripeto la domanda …

Credete davvero che un DSA in futuro seguirà la strada di concorsi, specializzazioni, master e graduatorie?

Personalmente non vedevo l’ora di scappare via lontano da quel mondo, ci ho messo tempo perché non conoscevo un’alternativa.

Sono cresciuto ed ho imparato a credere in me stesso e nelle mie capacità.

Sono convinto che ognuno di noi ha molte più potenzialità di quello che ci fanno credere li fuori.

Benny Fera
Psicologo e Autore

Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

5 pensieri riguardo “DSA: una vita influenzata dai bassi voti”

  1. Mio figlio è disgrafico. Non è un problema per nessuno di noi famigliari, di conseguenza, abbiamo fatto in modo che non lo fosse per lui. Amiamo la sua genialità, la sua autoironia e anche la sua disgrafia, della quale spesso ridiamo insieme. I suoi voti sono ottimi, forse un po’ compromessi dal suo carattere ma, anche questo, non è un problema. Michael sarà qualcuno, che piaccia o meno agli altri, a noi piace tantissimo e gli abbiamo insegnato a piacersi tanto quanto a noi.
    Complimenti per essere diventato uno scrittore… una caratteristica che davvero amo molto, in tutti quelli che lo sono.
    Saluti.

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  2. Mio figlio è stato(leggi è) un dsa, un fallimento a scuola e ora…nella vita…non riesce a trovare lavoro, non ha fiducia nelle sue capacità che proprio non riesce a vedere, ha anche molte difficoltà di relazione…ha 36 anni …che ne sarà di lui? È la persona più buona e onesta che io conosca

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    1. Ciao Rosetta, non posso negare che anche io avuto moltissime difficoltà di autostima e tanta difficoltà nel trovare lavoro! Devo dire che la psicoterapia mi ha aiutato molto! A tutt’ora non posso dire di aver recuperato del tutto la mia autostima !

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