Il senso della vita per un bambino dislessico

Ti sei mai chiesto perché esisti?

Per alcuni questa domanda può sembrare troppo profonda e troppo grande

Molti di noi non ci hanno mai pensato o non ne hanno mai avuto bisogno.

Per alcuni invece, non è una scelta chiedersi che senso abbia la propria esistenza, la domanda nasce semplicemente da una condizione di vita.

Ricordo da bambino che pensavo spesso “perchè esisto?” ma non perchè io fossi nato filosofo, ma semplicemente perchè non trovavo il senso nella vita che conducevo giorno per giorno.

Giorno dopo giorno mi sentivo trasportato verso la rovina di me stesso.

Passavo i pomeriggi a piangere sui libri, le mattinate con il terrore di essere interrogato o di essere ripreso per gli errori di grammatica.

La rabbia nel sapere di non riuscire ad avere una grafia leggibile.

Giorno dopo giorno mi sentivo inutile, inesistente.

Mi chiedevo che senso avesse una vita condotta cosi, poi pensavo ai compagni che a scuola ottenevano buoni voti, per loro questo problema non esisteva in quanto il loro senso era ottenere buoni risultati e, fortunati loro, ci riuscivano facilmente.

Per quanto mi sforzassi, non c’era nulla da fare, ero un asino, ero la pecora nera della famiglia e tutti mi guardavano con occhio commiserevole.

Non volevo essere compatito, dentro di me mi sentivo forte, volevo combattere, ma l’unica persona con cui dovevo battermi era me stesso.

Più mi sforzavo di fare meglio, più non ci riuscivo, e più volevo scomparire.

Mi dicevo: se è questo il senso della vita, io sono inutile, perché non riesco ad ottenere buoni risultati scolastici.

Non potevo fare altro che crederci, tutti intorno a me mi dicevano “se studi di più ci riesci”, se per loro era quella la soluzione, non lo era di certo per me.

Questo lungo supplizio mi ha fatto sentire in trappola, e non so grazie a quale forza divina e universale ho deciso di portare avanti la mia vita, forse per un senso profondo di voler capire il senso.

Ormai era chiara dentro di me la domanda “perché esisto?”

Alla fine dopo vari espedienti, mi sono arreso all’idea di fare bene a scuola e mi sono dedicato alla vita sociale nella quale ho trovato un minimo di senso, esisto per le ragazzine, che mi guardano e a cui piaccio.

Questo mi ha tenuto in vita, se non fosse che ne volevo sempre di più perchè avevo bisogno di recuperare tutto quello che mi avevano tolto nell’infanzia, volevo gloria, volevo riscossa, volevo trovare un senso nella mia vita.

Ma non è bastato, non potevo trovare il senso fuori di me, ma dentro di me.

Per questo mi sono iscritto a psicologia, per trovare il senso della mia vita.

Stupidamente ho pensato che la facoltà di psicologia potesse essere il posto in cui scavarsi dentro, invece non è altro che una paccottiglia di nozioni da ingurgitare, ne più ne meno di quello che avevo fatto fino al liceo.

Solo a 30 anni ho iniziato a dare un senso a me stesso.

Scoprire di essere dislessico è stata la punta dell’iceberg.

Mi ha aiutato molto la psicoterapia e la meditazione, sono partito di li per cercare un nuovo senso di me stesso.

Prima di tutto ho promesso a me stesso di non sforzarmi più di fare cose in cui non sono bravo, ma di concentrarmi davvero in ciò che desideravo.

Basta esami, basta concorsi, basta compilare curriculum, non era quella la mia strada, mi sentivo senza energie.

Ho scelto di intraprendere la mia strada, quella della scrittura, quella di regalare al mondo la mia esperienza e di fare della mia vita un esempio per gli altri.

Ho deciso di aiutare le famiglie e i bambini che stanno passando quello che ho passato io.

Ho deciso che la mia missione dev’essere quella di smontare il concetto di scuola distruggi bambini.

Ho deciso di fare formazione per gli insegnanti perché capiscano cosa vuol dire soffrire davvero quando sei solo un bambino.

Non sono quello che dirà grazie alla scuola che mi ha fatto soffrire perché mi ha reso quello che sono, sono sincero e vi dico che non auguro a nessuno quello che è successo a me e sono profondamente convinto che la scuola debba cambiare per non avere bambini dimenticati.

Vi consiglio di leggere il bambino dimenticato che racconta la mia storia integrale;

Vi consiglio di leggere la scuola dei miei sogni per capire come vedo io la scuola;

Vi consiglio di leggere il mio ultimo libro il potenziale DSA per capire a fondo come funzione la mente di una bambino DSA.

Sono tutti libri che trovi su Amazon, basta cliccare sui nomi dei libri (scritti e sottolineati in blu come vedi sopra) per procedere all’ordine.

Se vuoi dedica e autografo scrivimi su Facebook o Instagram

Se sei interessato alla formazione dal vivo contattami a benedetto.fera@gmail.com

1 commento su “Il senso della vita per un bambino dislessico”

  1. ciao benni leggo il tuo articolo con molto interesse nessuno può capire il calvario di cristo che ho passato sono nelle tue stesse condizioni il più bel complimento era asino molto spesso mi chiedo perchè da banbino non sono morto

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