L’occhio della mente di Ron Davis

Sto leggendo il libro “il dono della dislessia” di Ronald Davis

Ron Davis è #dislessico.
Ha capitò perché i #dislessici hanno #difficoltà con le materie #scolastiche.
Si tratta di uno spostamento sistematico dell’occhio della mente.
Che cos’è l’#occhio della #mente?
vediamolo nel #video

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L’angolo di mamma Bettina #1: “il CD e la pizza”

“Se hai un figlio dislessico sei davanti ad un modo straordinario di ragionare.
Se non perdi parte del tuo tempo a capire cosa è la dislessia, neghi a tuo figlio la possibilità di esprimere se stesso e le proprie capacità anche geniali.”

Vi presento mamma Bettina,

Bettina si è presentata a me attraverso la pagina facebook io e la dislessia.

La prima cosa che ho pensato è stata: “finalmente una mamma con gli attributi!”

È molto informata sulla dislessia, e attraverso sua figlia ha scoperto un mondo.

Ho potuto imparare molte cose da lei, perchè si sa, i genitori sono in prima linea nella vita di un bambino dislessico.

Ma è necessario che siano genitori CONSAPEVOLI di cosa sia la dislessia, e questo è il caso di Bettina.

Vorrebbe condividere le sue storie in più puntate.

Quindi vi lascio alla prima della serie 🙂

Buon divertimento

Se hai un figlio dislessico sei davanti ad un modo straordinario di ragionare.

Se non perdi parte del tuo tempo a capire cosa è la dislessia, neghi a tuo figlio la possibilità di esprimere se stesso e le proprie capacità anche geniali.

Se ti senti infelice perché hai un figlio dislessico, non meriti di avere al tuo fianco tanta intelligenza.

(B.B.)

IL CD e la PIZZA

  1. è sempre stata brillante in tutto. All’età di sei anni coniugava in maniera perfetta tutti i verbi che di solito i bambini storpiano. C. cantava, ballava, rideva e non ha mai disdegnato nei suoi giochi il pallone e le macchinine del fratello. C. poliedrica, interessata alla natura, ai suoni e ai ritmi. A sette anni non scriveva correttamente; troppi errori nei suoi temi, le stesse parole scritte in almeno 5 modi differenti (autotrasportatore= autosporare= autosportore=attosortatore….). Per calcolare usava le dita. La lettura dell’orologio era un mistero; le sequenze di stagioni, mesi sul calendario erano un muro invalicabile. C. detestava i compiti di scuola.

Aveva una passione smisurata per i libri di narrativa presi dalla biblioteca. C. amava passare ore in biblioteca, io la accompagnavo, guardava, sfogliava, sceglieva un libro e lo portava a casa. Iniziava a leggerlo. Dopo qualche giorno mi diceva che quel libro non andava bene per lei. E tutto si ripeteva come la prima volta. Decine di visite alla biblioteca.

  1. cercava da sola all’età di 6 anni un libro che avesse qualcosa di speciale, un tipo di carattere e di impostazione che andasse bene per lei. Non lo trovava.

Feci il mio primo viaggio in classe dalle insegnanti quando C. aveva circa 7 anni per dire che non era possibile che C. scrivesse a quel modo, doveva esserci una ragione. La risposta era sempre la solita: “è intelligente, molto, ma deve lavorare di più. Leggere un testo almeno 10 volte, studiare nel doposcuola le tabelline”. E così iniziarono le X sui libri, una X per ogni volta che C. leggeva un brano. Iniziarono le schede di recupero per le tabelline, da fare a casa. C. faceva molta fatica e odiava quelle schede. Le odiavo anche io. Le maestre cominciarono ad odiare l’atteggiamento di C.

Problema 1. Calcola l’area del CD, conoscendo il raggio.

Una bella immagine di un CD e del suo raggio era disegnata nel libro di geometria.

  1. non svolge il compito e dice che non si può fare.

L’insegnante ride e chiede perché.

  1. risponde che manca un dato. Il comando non specifica di quale cerchio si deve calcolare l’area. Il CD contiene 2 cerchi, quello esterno e il buco nel mezzo. Anche quello è un cerchio dello stesso CD.

Voto 5.

________________________________

Problema 2. L’ immagine di una pizza sul libro di matematica. Frazioni. 1/5, 4/5, 3/5.

Scegli la frazione che consente di mangiare più pizza.

  1. sceglie 1/5. La maestra dice “è sbagliata!”. C. dice di no e spiega il perché.

“Dividere la pizza in tanti 1/5 permette di fare tante fette di pizza, di finirla tutta e di far mangiare più persone”. Voto. 5.

Fu davanti a questi due problemi che io pensai che C. aveva un altro modo di ragionare e pensai che questi ragionamenti non erano sbagliati, ma acuti e di grande intelligenza.

Feci due ricerche in internet e capii che C. poteva essere dislessica. I test successivi lo confermarono in pieno. Dislessia, discalculia, disortografia.

(segue…)

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Benny e Bettina 😉

Come riconoscere la dislessia – test dislessia online

compila il test dislessia online per capire se sei dislessico

In questo troverai un test  per capire se sei dislessico.

Se rispondi SI ad almeno 5 domande ci potrebbe essere un sospetto di dislessia.

Rispondi alle domande e continua a leggere, troverai molti consigli utili.

  1. Hai difficoltà a distinguere la destra dalla sinistra?
  2. Ti confonde la lettura di una mappa o orientarti in un posto nuovo?
  3. Detesti leggere a voce alta?
  4. Ci metti più tempo del dovuto a leggere una pagina di un libro?
  5. Trovi difficile ricordare il significato di ciò che hai letto?
  6. Detesti leggere libri lunghi?
  7. La tua ortografia è scadente?
  8. La tua calligrafia è difficile da leggere?
  9. Ti confondi se devi parlare in pubblico?
  10. Hai difficoltà a prendere un messaggio telefonico e trasmetterlo correttamente?
  11. Quando pronunci una parola lunga, ti capita di avere difficoltà a mettere le sillabe nell’ordine corretto?
  12. Hai difficoltà a sommare mentalmente senza usare le dita o un pezzo di carta?
  13. Quando usi il telefono, ti capita di confondere le cifre mentre digiti il numero?
  14. Hai difficoltà a ripetere i mesi dell’anno uno dopo l’altro in maniera scorrevole?
  15. Hai difficoltà a ripetere i mesi dell’anno a ritroso?
  16. Confondi date e orari e dimentichi appuntamenti?
  17. Quando scrivi degli assegni o compili un modulo ti capita spesso di fare degli errori?
  18. Trovi che i moduli da compilare siano difficili e confondono?
  19. Confondi numeri tipo 95 e 59?
  20. Hai avuto difficoltà ad imparare le tabelline a scuola?

Se hai risposto SI a più di 5 domande immagino che adesso tu ti senta disorientato.

Non temere, è successa la stessa cosa anche a me, per questo ho scritto un breve manuale di auto-aiuto … Acquista ora su Amazon

Anche io ho scoperto da adulto di essere dislessico, esattamente all’età di 30 anni.

Questa scoperta inizialmente mi ha creato un grande dolore ed una profonda tristezza.

Ho riportato alla mente tutte le sofferenze scolastiche, quando leggevo e non capivo, facevo molti errori grammaticali, sbagliavo i calcoli e scrivevo a zampe di gallina.

Scoprire di essere dislessico mi ha dato nuova vita.

La forza e il coraggio di capire più a fondo come funziona la mia mente ed affrontare di petto il mio doloroso passato.

Scrivere la mia biografia “il bambino dimenticato”  mi ha aiutato a ricostruire il mio passato, a riconsiderare completamente la mia vita, scoprire le mie potenzialità e finalmente ad avere la mia rivincita. > clicca qui per saperne di più

Un video per capire la dislessia

che cos’è la dislessia?

Un video che spiega in maniera semplice cos’è la dislessia.

Come sappiamo la dislessia e i DSA sono una caratteristica dell’individuo.

Spesso non si riconoscono le caratteristiche positive nei DSA perché li vediamo a scuola che fanno molta fatica e di certo non eccellono in tutto ciò che riguarda lettere e numeri.

Dal punto di vista evolutivo sappiamo esattamente qual’è la funzione sociale del dislessico.

Ve lo mostro nel video seguente. 

I DSA sono spesso visti come un problema, in realtà la loro caratteristica li rende molto creativi.

Persone in grado di trovare soluzioni innovative ai problemi.

Questo grazie alla loro struttura cognitiva.

L’emisfero destro del cervello è quello più utilizzato dai dislessici e i DSA.

Parte del cervello dedicato alla creatività e all’immaginazione.

Video creato da Benny Fera sensibilizzare al tema della dislessia.

Benny Fera
Psicologo dislessico e Autore

Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

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DSA: quando l’ansia diventa panico

Ansia, attacchi di panico e pensieri ossessivi sono causati da uno scorretto modo di vedere noi stessi.

Ansia, attacchi di panico e pensieri ossessivi sono causati da uno scorretto modo di vedere noi stessi.

A volte diamo troppa importanza al giudizio degli altri, fino ad attaccarcelo addosso come un’etichetta.

Questa etichetta fornisce alla nostra mente pensieri negativi che ci fanno sentire inadeguati procurandoci ansia.

L’ansia nel tempo si può trasformare in attacchi di panico.

Per me è stato il percorso scolastico a farmi diventare insicuro e ansioso.

La scuola elementare è stata un martirio:

  • difficoltà di lettura,
  • difficoltà nella scrittura,
  • difficoltà di calcolo,

Ricordo perfettamente quella sensazione di confusione

Era come un incubo dal quale non riuscivo a svegliarmi.

Mi chiedevo: “possibile che non ci capisco niente?”

Diventavo sempre più Timido, insicuro, timoroso e arrabbiato col mondo.

Diretta conseguenza degli insuccessi scolastici.

Mi sforzavo di iniziare con i migliori propositi, ma anche la scuola media è stato un insuccesso.

Mi sembrava che il mondo andasse più veloce di me.

Alle scuole superiori decisi di dare poco conto alla scuola e di dedicarmi alle relazioni sentimentali.

Almeno quelle davano un po’ di respiro alla mia autostima.

Certo non sono mancate le difficoltà scolastiche, infatti sono stato bocciato un anno.

La bocciatura è stato davvero un brutto momento, mi ricordo che nella famiglia si fece buio.

Nonostante tutto, ho scelto di continuare gli studi

Volevo dimostrare a chi mi stava intorno che avrei potuto farcela.

Dentro di me sapevo di avere delle difficoltà, non sapevo quali, per questo ho intrapreso gli studi di psicologia.

Ero molto ansioso!

L’ansia e la paura mi bloccavano, spesso non mi presentavo all’appello di esame.

Cercavo di scappare da una realtà che non era mia.

Gli attacchi di panico sono stati un’ovvia conseguenza della vita che facevo.

Niente della vita che stavo vivendo corrispondeva ai miei desideri.

Non sapevo più nemmeno quali fossero i miei desideri, tanto ero lontano da me stesso.

Se non lo fai consapevolmente, è il corpo stesso che si ribella!

“Dove stai andando!?”

Passai un brutto periodo di vero terrore:

  • Tachicardia
  • Suorazione
  • Iperventilazione
  • Vomito

Oltre ai sintomi psicologici:

  • paura di uscire di casa
  • paura di incontrare persone
  • paura di avere paura…

Mi curarono con i farmaci, che alleviarono i sintomi, ma non curarono il problema.

Grazie all’aiuto di uno psicoterapeuta riuscii a gestire questo problema.

Lasciai gli studi per un un pò per lavorare.

Il lavoro mi aiutò a credere in me stesso.

Mi rendevo conto per la prima volta di non essere stupido come mi avevano fatto credere.

Questa botta di autostima mi ha dato la carica per arrivare facilmente alla laurea.

Per chi decide di studiare oltre il diploma, consiglio di farlo solo se mossi da una grande passione, altrimenti diventa un inutile passatempo.

“Le conseguenze di una vita passata ad essere valutato male, ovviamente ti portano a valutarti male.”

“Si può cambiare, basta solo volerlo”

se vuoi conoscere tutta la mia storia, leggi la mia biografia Il bambino dimenticato .

Porta la testimonianza di Benny nella tua città clicca qui per saperne di più
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Benny Fera
psicologo dislessico e autore

Altri libri di Benny che potrebbero interessarti:

Benny Fuori Classe (storie di un bambino vivace genere umoristico)
Come vivere da dislessico (breve manuale sulla dislessia)
Dislessia: quale scuola (manuale sull’educazione parentale legale in italia)
Ti ho lasciato un bacio in stazione (un libro romantico love story)

Le aquile sono nate per volare: caratteristiche dislessiche

“In particolare, la loro sensibilità agli odori, ai rumori e al tatto: la loro sensibilità agli stimoli esterni è tale che hanno difficoltà a filtrarli.

Il senso del tatto è quello che spicca di più: non sopportano la lana e le etichette dei vestiti sulla pelle. Sono molto esigenti su quello che indossano. Amano abbracciare ed essere abbracciati, ma solo quando piace a loro, cioè odiano essere toccati senza preavviso.”

Queste parole mi hanno fatto sobbalzare, non potevo credere ai miei occhi, mi ci sono ritrovato completamente. Mai avrei pensato che sono caratteristiche comuni alla maggior parte delle persone dislessiche. Adesso andiamo avanti nella meravigliosa scoperta del mondo DSA:

“Il loro stile di apprendimento è «tutto o niente», con delle illuminazioni improvvise chiamate aha phenomenon. Una volta che l’apprendimento di un fatto ha preso piede, esso crea un cambiamento permanente nella comprensione e nella consapevolezza del bambino. Egli apprende meglio se gli sono dati molti stimoli, materiale complesso e superiore, presentato con un andamento veloce.”

Ho sempre preferito le sintesi di concetti complessi, piuttosto che con lunghe spiegazioni, per me noiose. Pensavo di essere “strano”, invece per una mente visiva è importantissima la sintesi. Non è mai una conoscenza specifica di un determinato argomento, è sempre una rete di conoscenze che si va a legare con tutte le altre che già possiedo. Un cervello senza compartimenti. E ancora nel libro viene messa in evidenza ciò che per un dislessico è ARABO:

“Memorizzare e fare esercitazioni in modo ripetitivo è realmente dannoso per gli studenti visuo-spaziali giacché vengono enfatizzati i punti deboli invece dei loro punti di forza

La lettura è completamente inutile e irrilevante al loro stile di apprendimento, per cui è normale che nascano delle incomprensioni da parte degli insegnanti, come è già stato detto.

Per gli studenti visuo-spaziali con problemi nell’elaborazione sequenziale-uditiva, è come vivere in un paese straniero, con una conoscenza della lingua alquanto imprecisa, avendo problemi con il linguaggio ricettivo, espressivo, verbale e non-verbale e difficoltà a riconoscere le regole della comunicazione interpersonale, sebbene qualcuno affermi che tali soggetti abbiano abilità a «leggere» le persone attraverso il linguaggio del corpo e le espressioni facciali. Per tale motivo questi bambini possono avere difficoltà, non solo a farsi degli amici, ma anche a interagire con gli adulti (genitori e insegnanti).”

A proposito della capacità comunicative dei dislessici, i passaggi sono tre:
  1. le modalità di apprendimento di un dislessico sono diverse dal solito
  2. di conseguenza dalla modalità di apprendimento dislessica si svilupperanno modalità comunicative differenti.
  3. tra dislessici ci si capisce al volo
La proporzione è questa:

Nel libro è spiegato bene cosa avviene:

“Quando devono comunicare i loro pensieri, per prima cosa devono acchiappare delle immagini precise nella loro testa e poi metterle in ordine, in modo tale da memorizzarle. Poi devono trovare le parole per descrivere le loro immagini e poi devono trovare le immagini per poter parlare!”

Vi lascio con una bella citazione di un illustre collega dislessico:

“Il paleontologo Horner, ad esempio, non vuole essere etichettato come dislessico. Generalmente pensa ai dislessici come a dei pensatori spaziali, e ai non-dislessici come a dei pensatori lineari, persone che potrebbero quindi essere chiamate «dis-spaziali», come ha scritto in un articolo del 2008 per la Dyslexia Association International. Mentre entrambi hanno doti di apprendimento e risoluzione dei problemi, egli crede che la dislessia sia «una straordinaria caratteristica e non qualcosa che dovrebbe essere risolta, o guarita, o eliminata»”

Link di acquisto >>> le aquile sono nate per volare <<< Un saluto a tutti, anche ai dispaziali 😛 le aquile sono nate per volare #1 Le aquile sono nate per volare #2 Le aquile sono nate per volare #4 Grazie Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe

Le aquile sono nate per volare

La prima regola della dislessia è non rispettare le regole.

Approfittiamo del fantastico contributo di Rossella Grenci, con il libro “le aquile sono nate per volare“, per scavare più a fondo alla scoperta del tesoro nascosto. Vi lascio ad una breve lettura commentata del libro dedicato ai DSA
Essi amano la novità e il cambiamento; se sono di carattere introverso, ripetono mentalmente, per intero, ogni cosa, prima di provare a farla: camminare, parlare, leggere, ecc. L’altalenanza fra prestazioni brillanti in alcuni campi e prestazioni pessime in altri, rende questi bambini frustrati; la loro autostima è continuamente variabile, sia che essi siano a scuola sia fuori.
In queste poche righe lette sopra, si riassumono dei grandi concetti:
  • L’anima vitale del dislessico sono la novità e il cambiamento. Sono spesso preoccupato dei miei cambi di programma. Gli stimoli mentali al cambiamento sono tantissimi nella testa di un dislessico, infatti spesso si rimane bloccati nel scegliere la decisione giusta e di qui viene la progettazione mentale, ripetere mentalmente l’idea prima di provare a farla.
  • Immaginate di andare al cinema, mentre siete davanti allo schermo passano da un film d’azione ad un film d’amore, e poi ancora ad un film horror, ogni mezz’ora. Come vi sentireste? quantomeno un po’ spaesati. È esattamente quello che succede ad un dislessico a scuola, passare da una materia all’altra, non ci da il tempo di elaborare. Sarebbe più giusto il termine fantasticare, in quanto i dislessici hanno bisogno di padroneggiare un argomento facendolo diventare parte della loro esperienza emotiva, sempre a patto che la trovino interessante.
Passiamo ai numeri
Negli Stati Uniti, il numero di grafici è aumentato di dieci volte in un decennio; i graphic designer superano gli ingegneri chimici per 4 a 1. Dal 1970 gli Stati Uniti hanno il 30% in più di persone che si guadagnano da vivere come scrittori e il 50% di musicisti e compositori.
Questo è il classico esempio di persone che si sono fatte da sole, nel senso che hanno riposto la loro vita sulla loro creatività. Veniamo alla grande domanda etica:
le scuole stanno preparando gli studenti per il loro successo futuro? Purtroppo no, in quanto il successo scolastico dipende ancora da abilità come:
  • seguire le indicazioni;
  • finire in tempo il lavoro assegnato;
  • memorizzare;
  • essere veloci nel richiamare i dati;
  • mostrare le fasi del lavoro;
  • avere una grafia leggibile;
  • avere una ortografia accurata;
  • essere puntuali;
  • essere ordinati e ben organizzati.
Beh penso possiate capire da soli che queste attività non aumentano nettamente le abilità cognitive, ma più precisamente creano dei robot. Di seguito la soluzione:
Sono utili, per i nostri studenti, le capacità tipiche di un pensatore visuo-spaziale come:
  • prevedere le tendenze;
  • cogliere il quadro generale;
  • pensare fuori dagli schemi;
  • assumersi rischi;
  • lavorare in squadra;
  • l’alfabetizzazione informatica;
  • saper trattare con la complessità;
  • avere capacità empatiche.
Attenzione, qui non parliamo puramente di dislessia, qui parliamo di benefici di cui potrebbero usufruire tutti i bambini indistintamente. I vantaggi saranno scontati. Torniamo alle caratteristiche dei dislessici:
La loro capacità di inventare e di esplorare va di pari passo con la loro curiosità di vedere come qualcosa possa influenzare qualcos’altro. Per loro, tutto è interconnesso e, naturalmente, legato. Sono molto consapevoli delle relazioni personali tra le persone e di come le cose passano dall’uno all’altro.
Queste caratteristiche che avete appena letto, spiegano perfettamente quali sono le difficoltà dei dislessici a scuola. Come fa un bambino che esplora, crea legami, cerca le interconnessioni, ad andare di pari passo con gli altri? Sicuramente avrà bisogno di più tempo, sia nella fase di apprendimento che nella fase di esposizione. Adesso vediamo ad un argomento molto delicato, la funzione genitoriale:
Generalmente, alle spalle di un adulto creativo o che ha raggiunto posizioni di leadership, c’è stato un genitore che ha fornito un supporto emotivo al figlio quando era piccolo, che lo ha incoraggiato e ha approvato la sua «esploratività», senza limitarlo o reprimerlo ma sostenendolo nei suoi tentativi (Oliverio, 1999). Lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi ha analizzato un gruppo di giovani per capire le ragioni del successo di alcuni e dell’insuccesso di altri. Tra gli adolescenti studiati, alcuni vivevano lo studio in modo diverso dagli altri e la differenza era legata alloro ambiente familiare; infatti i giovani che vivevano in famiglie che svolgevano un’azione di sostegno e di stimolo, avevano imparato a impegnarsi nello studio e avevano fatta propria tale abitudine. Tali azioni possono venire anche da persone molto implicate nella vita del ragazzo, come ad esempio fu il libraio Riebau per Michael Faraday. In verità il mondo degli adulti dà per scontato che non si possa essere dotati in ogni campo dello scibile umano. Eppure tutti i genitori esercitano sui figli una fortissima pressione perché essi riescano in tutto ciò che fanno. Neanche gli adulti sono capaci in tutti i campi. Ogni mente ha specialità e punti deboli propri (Levine, 2004). Mel Levine, pediatra «evolutivo-comportamentale», dopo trent’anni di lavoro e con un’infanzia segnata da insuccessi scolastici, ha fondato in America, insieme a Charles Schawb, l’istituzione senza fini di lucro All Kinds of Mind, che si dedica allo studio dei diversi tipi di apprendimento in collaborazione con genitori, ricercatori e piccoli pazienti.
Io non sono genitore, quindi non posso sapere precisamente il dolore e la frustrazione che prova un genitore di un bambino che non va bene a scuola. Però come si legge bene dalle righe sopra, i vantaggi di avere sostegno nelle difficoltà è indispensabile. Adesso voi immaginare un bambino che non va bene a scuola, che deve combattere contro se stesso perché si odia e pensa di essere stupido, che deve combattere tutti i giorni con i suoi insuccessi, poi torna a casa terrorizzato e riceve anche rimproveri da parte dei genitori. Le conseguenze saranno visibili nella vita adulta del bambino. Adesso veniamo all’età di internet e la scuola:
I bambini di oggi elaborano un grosso volume di informazioni, perciò hanno il rifiuto del metodo lineare di categorizzazione che viene insegnato nelle nostre scuole. Sono proprio i dislessici che risentono di più di tale sovraccarico di informazioni.
Oltre la scuola, c’è un mondo! Oggi i ragazzi possono prendere informazioni ovunque su internet, quando vogliono e come le vogliono. Di seguito alcune giuste riflessioni sulla scuola …
Ma la scuola come sviluppa la creatività? Sebbene negli ultimi anni la parola creatività è stata inflazionata, nel mondo della scuola pare essere ancora un tabù. La creatività dà una visione di insieme tipica del pensiero di molti dislessici, mentre il sistema educativo attuale è focalizzato sulla parcellizzazione del sapere. Manca la capacità di sintesi. Se non raggiungi un certo voto in una certa materia, allora significa che non puoi andare avanti. La scuola dunque dedica poco tempo a incoraggiare le personalità autonome e a riconoscerne il potenziale.
Le prossime righe mi danno un senso di soddisfazione e di grande respiro, la mia piccola rivincita sui “secchioni”
E perché gli studenti «secchioni», nonostante abbiano un curriculum invidiabile, spesso non sono all’altezza delle aspettative? Perché non hanno imparato a gestire rischi, incertezze e problemi complessi, sono persone che non sanno improvvisare né immedesimarsi.
E adesso veniamo ad alcune bacchettate agli insegnanti:
Quando gli è stato chiesto di valutare i loro studenti tramite una serie di misure della personalità, tra cui «individualista», «ricerca del rischio» e «rispetto dell’autorità» è emerso che i tratti più strettamente connessi al pensiero creativo erano significativamente legati agli alunni «meno graditi» dai professori stessi. I ricercatori hanno osservato che le decisioni legate «all’alunno prediletto» sono correlate negativamente con la creatività, mentre i giudizi legati agli alunni «meno amati» sono significativamente correlati alla creatività! (Torrance, Goffi e Sotterfield, 1998). Quello che rende sospettosi gli insegnanti è che, dal momento che non tutte le idee divergenti sono originali e di valore (possono essere anche stravaganti e sciocche), il bambino stia soltanto «facendo il furbo». Sfortunatamente (o fortunatamente) la creatività è una cosa imprevedibile e noi non possiamo pretendere che si estrinsechi sempre in una forma adatta alle circostanze del momento.
Parto dalla considerazione che per un’insegnante è complesso sostenere fino anche a 30 personalità diverse in una sola classe. La naturale soluzione a questo tipo di classi enormi è cercare degli schemi e delle regole in cui tutti devono rientrare. Ovviamente chi ne fa le spese è il bambino dislessico, che pensa e apprende diversamente, il bambino iperattivo, che non riesce a stare fermo, il bambino plus dotato, che si annoia durante la lezione. Chiaramente l’insegnante farà simpatia con gli alunni più rispettosi delle regole. Il mio consiglio è quello di non prendere mai le parti di nessuno, è sufficiente ascoltarsi tra insegnanti, bambini e genitori, per capire dove sta il problema. Molto spesso ci facciamo un’idea personale della situazione senza essere pronti a considerare il punto di tutti gli interessati. Link di acquisto >>> le aquile sono nate per volare <<< La comunicazione è la base della comprensione. Le aquile sono nate per volare #1 Le aquile sono nate per volare #2 Le aquile sono nate per volare #3 a presto Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe