La storia di Pedio si può applicare nei DSA

Anche i DSA hanno delle risorse che possono essere sfruttate.

Molti di voi probabilmente non conoscono il caso di Pedio raccontato da Plinio il Vecchio.

Ebbene non lo conoscevo nemmeno io.

Voglio citarlo perché secondo me può essere un esempio di come oggi dovremmo trattare i Disturbi di Apprendimento (DSA).

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Parliamo sempre di insegnanti, ma a casa i genitori cosa fanno?

18 domande che ti faranno riflettere sul tuo modo di educare i figli.

Chi segue questo blog, già conosce la particolare attenzione che dedico all’argomento scuola e pedagogia.

I miei riflettori sono sempre puntati sull’istruzione pubblica per il semplice motivo che il mio percorso scolastico ha segnato la mia vita in negativo.

La mia esperienza si è rivelata utile per molti genitori, insegnanti e ragazzi che hanno letto la mia testimonianza nel libro “il bambino dimenticato”

Approfitto anche per ringraziare tutte le persone che hanno partecipato ai convegni dal vivo.

In questo articolo voglio mettere l’accento su quanto sia importante il contesto educativo familiare per i bambini.

Per educazione intendo “il modo migliori per crescere figli liberi, indipendenti e con un proprio pensiero autonomo”

A questo proposito voglio proporvi una serie di domandi che vi porteranno a riflettere sul vostro modello educativo e magari vi daranno qualche spunto per migliorare come genitori:

  • Pensate che le opinioni di vostro figlio abbiano valore, e che possiate anche voi trarne beneficio? oppure vi ponete sempre nel ruolo di chi insegna e rimprovera?
  • Ascoltate i vostri figli e vi divertite insieme? trovate il tempo di “tornare bambini” e giocare con loro?
  • Rispettate sempre la loro privacy e il loro spazio personale?
  • Fornite spiegazioni sul perché prendete determinate decisioni?
  • Sospeso vostro figlio, e sopratutto esprimete almeno 3 complimenti per ogni critica che fate?
  • Qualche volta riuscite ad ammettere che avete commesso un errore e che vi dispiace?
  • Insegnate a vostro foglio ad avere compassione e rispetto per il prossimo?
  • Vi impegnate ad insegnare ai vostri figli alcuni aspetti del mondo? li ascoltate quando cercano di spiegarvi come vedono il mondo? Ascoltateli mentre lo fanno anche se alcune informazioni vi sono già note.
  • Incoraggiate i vostri figli? Oppure partite già con l’idea che non riusciranno a fare un determinato compito?
  • Vi sostituite a lui in alcuni compiti che sono alla sua portata?
  • Date delle responsabilità domestiche ai vostri figli? e permettete che se le scelgano?
  • Siete ipercorretti nei confronti dei vostri figli? Cercate di correggerli solo in circostanze davvero importanti. Ad esempio è realmente importante che tenga una postura corretta ogni momento? non fatela troppo lunga anche sulle piccole cose.
  • Vi accorgete quando i vostri figli si comportano bene? li lodate per questo?
  • Fate delle riunioni di famiglia in cui discutete del ruolo di ognuno? Sono previste attività di famiglia? i vostri figli partecipano attivamente durante queste riunioni?
  • Aiutate i vostri figli ad identificare le diverse emozioni e i modi per comunicare, oppure alcune emozioni non devono essere mai espresse? (es. “non ti arrabbiare! non piangere!”)
  • Ascoltate i vostri figli quando si sentono soli e tristi? oppure minimizzate considerando passeggeri i loro stati d’animo?
  • Avete aspettative chiari e coerenti e mettete in atto conseguenze altrettanto chiare e coerenti quando i vostri figli si comportano male?
  • Nell’alimentazione di vostro figlio sono contenute quantità eccessive di zuccheri e conservanti? I ragazzi manifestano allergie o mostrano segni di iperattività dopo aver ingerito determinati cibi?

Un pò di sana autocritica non fa mai male.

Questo elenco può aiutarci a riflettere su alcuni comportamenti che mettiamo in atto con i nostri figli che potrebbero andare a minare la loro autostima e la loro personalità da adulti.

Se hai dubbi su alcune domande, non esitare a scrivermi.

Benny Fera
Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Un drago chiamato Dislessia – Elisabetta racconta…

Siamo soli contro maestri ignoranti e compagni che bullizzano.

Questo blog nasce anche come uno spazio per i genitori

Non mi piace parlare da solo

Non vorrei che la gente pensasse che il disagio scolastico di cui parlo è solo una mia singolare invenzione.

Non è la prima testimonianza che condivido, chi segue questo blog ne avrà lette molte altre.

Oggi voglio dare voce ad Elisabetta che gentilmente ci racconta il percorso che lei come mamma ha fatto con suo figlio M.

Tutto ha inizio quando i colori proprio non volevano stare nei disegni, ci si stancava subito ed il tutto veniva confuso con l’essere svogliato e disinteressato.

Piano piano siamo arrivati alle prime letture: “mamma mi leggi questa storia?”

Io leggevo ed M. ripeteva, nella lettura era bravino.

Finche’ un giorno alla richiesta di aiuto della nonna, ex insegnante, mi sento dire queste parole: “M. non sa leggere”.

Da qui inizia la nostra avventura tra visite e medici..

I numeri andavano per il verso opposto, ma bastava una mia lettura ed M. imparava a memoria.

L’unica cosa che a M. piaceva fare era disegnare nell’ultima pagina del quaderno o del diario.

Castelli, guerrieri romani e draghi.

Inizia la nostra battaglia contro un drago chiamato DISLESSIA.

Che strana parola, mai sentita prima.

Dopo un primo approccio con il logopedista, pochi mesi ma importanti, rimaniamo soli….

Siamo soli contro maestri ignoranti e compagni che bullizzano.

Io, il papà e M., soli.

Inizio a studiare, a fare ricerche, la nostra vita si è trasformata.

M. impara a leggere, come? E’ estate, la strada per andare al mare è piena di cartelli stradali, insegne, le nostre lettere.

Compriamo il Nintendo e M., pur di giocare, legge.

Per le tabelline e i verbi, trasformo le mura di casa (50 MQ) in una grande lavagna, divento il suo audiolibro umano.

Le mappe concettuali sono il nostro pane.

Io e il papà ci dividiamo le materie perché a me inglese e grammatica fanno storcere il naso.

Compriamo giochi storici per imparare la storia che tanto appassiona M. ed ecco come affrontiamo il grande drago che a volte porta con se i suoi amici: Ignoranza, chiusura mentale, mancanza del rispetto del PDP, ma noi non abbassiamo la guardia.

Combattiamo la sensazione che vuole farci sentire mediocri, perché non lo siamo.

Nella scuola se hai difficoltà sei l’ultimo della ruota.

Ora studiamo materie che non fanno parte del mio anzi nostro bagaglio culturale, ho studiato economia tutto ciò che è informatica non fa parte di me.

M. frequenta l’Istituto Tecnico, informatica e telecomunicazioni, ASSEMBLY è il nostro incubo, eppure grazie alla rete impariamo anche questo nuovo linguaggio di programmazione perché a scuola a nessuno interessa se siamo rimasti indietro, o se troviamo difficoltà, tocca arrangiarsi.

Combattiamo contro chi ci dice che il PDP ci segnerà nel mondo del lavoro perché quel voto di diploma vale la metà.

M. non disegna più draghi e cavalieri dietro i quaderni perché ora ha la forza di uscire dal foglio e di combattere perché come dice lui “ho una dignità”.

Dislessia diventa handicap laddove non vengono rispettati i diritti reali, laddove non vengono dati gli strumenti necessari per aiutare ad emergere e laddove si nega il diritto allo studio.

Elisabetta Melchionno

La situazione della scuola di oggi è abbastanza imbarazzante.

Classi numerosi e programmi uguali per tutti creano un divario tra studenti con diverse caratteristiche.

La scuola non ha i mezzi ne i fondi per affrontare queste difficoltà, e chi ci rimette sono gli studenti e le famiglie che alle spalle devono sobbarcarsi il lavoro che in teoria dovrebbe fare la scuola.

Non è sufficiente mettere un brutto voto e rimandare in una materia per far migliorare un alunno.

Dovrebbe essere la scuola a provvedere che lo studente recuperi le sue lacune, altrimenti quale sarebbe la sua funzione educativa?

Ringrazio Elisabetta e tutte le mamme che vorranno raccontarmi le proprie vicissitudini.

Benny Fera
Psicologo e Autore

Benny Fera
Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Perché i DSA sono spesso distratti

La distrazione non è qualcosa di negativo se la vediamo come una forma di elaborazione del cervello

Studiare la dislessia e i DSA è diventata una priorità per me

Da quando ho scoperto di essere dislessico mi sono adoperato per sapere tutto sull’argomento

Come psicologo non mi è bastato conoscere la nomenclatura delle difficoltà e dei “rimedi” che la scuola usa per noi.

Sono molto più interessato a quello che succede nella mia testa durante la lettura.

Gli studi hanno dimostrato che quando un dislessico legge si attivano più aree cerebrali del normale.

In particolare le aree dell’emisfero destro.

Le lettere vengono memorizzate come immagini e non come suoni

Le immagini hanno sede nell’emisfero destro.

Cosa più importante, le immagini non sono stabili come i suoni, per questo motivo spesso i dislessici confondono le lettere.

Il fatto più interessante è che l’emisfero cerebrale destro sembra essere più usato dai DSA nella vita quotidiana.

L’emisfero destro è stato oggetto della mia curiosità.

In questo periodo sto leggendo un libro dal titolo “la vita creativa del cervello” di Elkhonon Goldberg.

Non sarò qui certo a fare il riassunto di tutto il testo, ma vi racconterò qualcosa di interessante.

A quanto pare nell’emisfero destro i circuiti nervosi fanno molti più collegamenti dell’emisfero sinistro

Questo cosa vuol dire?

Vuol dire che mentre nell’emisfero sinistro spesso i ragionamenti hanno un fine e un obiettivo, nell’emisfero destro, lo stesso pensiero potrebbe percorrere milioni di giri senza arrivare mai alla soluzione.

Sembrerebbe un problema, in realtà è grazie all’emisfero destro che l’atto creativo prende vita.

La capacità dell’emisfero destro di spaziare tra milioni di soluzione fa in modo che il cervello possa creare soluzioni nuove.

Per questo motivo spesso i DSA sono persi nei loro pensieri o ci mettono più tempo per dare una risposta.

Il loro modo di ragionare non è convenzionale e non segue le regole dell’emisfero sinistro.

Quando si arriva alla soluzione?

In realtà l’atto creativo non avrebbe forma senza l’aiuto dell’emisfero sinistro.

L’emisfero sinistro è quello che mette ordine al vagabondaggio mentale che avviene nell’emisfero destro.

Nel libro infatti si descrive come procedere per avere una buona nuova idea.

Per avere una idea creativa bisogna cercare di ragionare prima in maniera razionale sul problema, in modo da stimolare l’emisfero sinistro.

Fatto questo, bisogna cercare di mettere da parte il ragionamento.

In quel momento non sarà più l’emisfero sinistro a tenere le redini del gioco, ma si attiveranno le aree dell’emisfero destro che dal nulla ci daranno l’intuizione che stavamo cercando.

Quindi qual’è la differenza tra un DSA e un non DSA ?

Io direi meglio: qual’è la differenza tra un creativo e un cervello razionale ?

Il creativo è più portato alle nuove idee, ma spesso non riesce a metterle in pratica

Il cervello razionale segue la logica e spesso è legato al ragionamento senza riuscire ad essere creativo.

Un cervello creativo non va bene a scuola dove è richiesto solo e soltanto un ragionamento razionale.

A differenza, un cervello razionale riesce meglio a scuola perché il suo modo di ragionare è perfettamente in linea con quello che viene richiesto.

Questo articolo vi serva a fare una riflessione, ma non a categorizzare le persone in bianco e nero, creative e non creative.

Questo perché nel mezzo ci sono migliaia di variabili che rendono gli esseri umani unici e non classificabili.

Articolo scritto da Benny Fera
Psicologo e Autore.

Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA

Il bambino dimenticato
Come vivere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Ho scoperto di essere dislessico, e adesso siete voi che ascoltate me!

Un ragazzo che scopre di essere DSA a 30 anni racconta la sua rabbia davanti a centinaia di persone.

Quante soddisfazioni mi sono tolto

è tutta un’altra cosa trovarsi per una volta dall’altra parte ed essere ascoltati.

Non avrei immaginato che un giorno avrei potuto sputare indietro tutto il veleno che ho dovuto ingoiare da bambino a scuola.

Tutto è iniziato quando a 30 anni ho scoperto di essere dislessico.

L’ho scoperto grazie al mio tirocinio di abilitazione alla professione di Psicologo.

Alla neuropsichiatria infantile, ogni giorno, vedevo arrivare decine di bambini che venivano sottoporti a diagnosi di DSA.

Mi sono indubbiamente riconosciuto in questa difficoltà e la mia mente ha fatto letteralmente un tuffo nel passato.

Un passato dimenticato.

Un bambino dimenticato dentro di me.

La cosa più importante che ho capito è stata che non ero io il problema, ma il metodo di apprendimento non adatto a me.

Per quanto mi sforzassi, non riuscivo a ricordare quello che leggevo, la mia scrittura era orribile e spesso gli errori erano gli stessi e ricorrenti.

Ancora oggi ho difficoltà a ricordare dove si mette l’apostrofo, ma questo in realtà non è stato mai un grande problema per me, se non fosse che mi hanno vessato con richiami, punizioni, brutti voti e note sul diario.

Ho scoperto che la mia mente non è fatta per lettere e numeri, fa fatica a ricordare concetti astratti.

La mia mente come quella di tutti i DSA, funziona ad immagini e questo è un vantaggio per l’immaginazione e la capacità di intuito, ma uno svantaggio per tutto ciò che riguarda codici e categorizzazioni.

Pare che nessuno intorno a me conoscesse questa caratteristica.

Sono sempre stato etichettato come bambino svogliato, distratto e vivace.

Un pasticcione con il quaderno sempre in disordine.

Un caso perso per tutti gli insegnanti.

Immaginate voi un giorno di capire che la colpa non è stata vostra.

Immaginate come si sente un innocente in carcere.

Questa nuova visione della vita ha messo un fuoco dentro di me!

La rabbia è salita come un vulcano dal mio stomaco e sgorgava fuori dai miei occhi con un fiume di lacrime!

Quando ho smesso di piangere e ho preso coraggio, ho deciso che la mia storia dovevano conoscerla tutti!

Sopratutto nelle scuola.

Tutti dovevano sapere cosa mi era successo!

Non mi vergogno a dire che il bambino dentro di me voleva la sua rivincita!

Non sono io il problema

Non sono i bambini il problema.

Il problema è la scuola e non smetterò mai di dirlo.

Sono stato uno stupido a credere che questa sofferenza fosse finita.

Ancora oggi nelle scuole ci sono insegnanti che non credono nella dislessia.

Che continuano a vessare i bambini.

A parte rare eccezioni, ci sono ancora bambini che soffrono e che si sentono oppressi da un sistema che a petto in fuori pretende di essere “il meglio che c’è”.

Adesso, da solo, combatto questa battaglia.

Racconto la mia storia davanti a centinaia di persone.

In tutta Italia.

Finalmente mi ascoltate.

Voglio che gli insegnanti mi ascoltino

Che i genitori mi ascoltino.

Il problema non siamo noi.

Il problema è un sistema scolastico antiquato.

Una scuola che oscura le finestra per non far “distrarre” i bambini.

Una scuola che mette i voti e giudizi! una pratico quanto mai errata su una mente in sviluppo.

Una scuola con classi troppo numerose dove non lavorano bene ne gli studenti ne gli insegnanti.

Una scuola con programmi pieni di nozioni teoriche che verrano dimenticate alla velocità della luce.

Vuoi sapere cosa ho imparato dalla scuola?

Ho imparato a sentirmi inutile e a volerla far finita tutti i giorni della mia vita!

Benny Fera
Il bambino dimenticato

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DSA: una vita influenzata dai bassi voti

Molti insegnanti che l’impegno dei DSA non è proporzionale ai voti ottenuti.

Non mi piace generalizzare, ma in base alla mia esperienza e quella della maggior parte degli studenti con certificazione di DSA la vita scolastica è segnata da brutti voti.

Spesso anche il comportamento è deficitario, perché noi, persone con una grande fantasia, tendiamo a distrarci durante la lezione.

Il problema più grande è far capire agli insegnanti che anche se noi ci impegniamo tantissimo, non riusciamo a raggiungere un livello eccellente di preparazione.

La memorizzazione di nozioni non è il nostro forte, eppure dobbiamo farci i conti per tutto il percorso scolastico.

Per quanto tempo si protrae questa situazione?

Beh se ci pensi un attimo potrebbe andare avanti fino a quando non ci mettiamo alla ricerca di un lavoro.

Concorsi, graduatorie, curriculum vitae… e ancora attestati su attestati.

Ma è davvero questo che interessa a un DSA.

Cosa vorrà fare un DSA da grande?

A parte quelle rare eccezioni in cui lo studente riesce ad eccellere nei risultati, il resto vorranno scappare lontano da questo mondo il più lontano possibile.

Non è facile!

Perché la società ti fa credere che non esiste altro oltre la scuola, la teoria, la competizione, i voti e i concorsi.

Sono stato il primo a cascare in questa rete.

Alla fine dell’università ho iniziato a partecipare a concorsi.

In verità mi sentivo uno stupido, e addirittura mi veniva da ridere nel vedere centinaia di partecipanti a concorrere per 10 posti pubblici.

All’ennesimo fallimento pensai, ma ne vale davvero la pena?

Ma davvero dev’essere qualcun altro a giudicare quanto valgo e in cosa valgo?

Ebbene cari genitori, nella vita non esiste solo la teorie e le prove d’esame.

Non esiste solo la competizione a chi ricorda meglio le nozioni ad una prova scritta.

In realtà ognuno di noi ha delle capacità specifiche, non resta che scoprirle.

Mi rendo conto che questo mondo quadrato ha troppo influenzato le nostre scelte in fatto di futuro.

Siamo troppo spaventati dall’idea che “se mio figlio non va bene a scuola cosa farà da grande? avrà mai il posto fisso?”

Checco Zalone ha fatto un’intera parodia sul “posto fisso”, ma ancora nella nostra mente sembra qualcosa di assoluto.

Personalmente mi sentirei morto e soffocato in un “posto fisso”.

Non fa per me

La mia mente è troppo dinamica per mettermi a compilare moduli dietro una scrivania.

Non ho mai creduto che lo stipendio mensile faccia la felicità di una persona, ma so anche che bisogna guadagnare per vivere.

Nessuno, nel mio percorso scolastico mi ha mai detto che potevo essere un bravo scrittore!

Anzi! mi hanno sempre detto di essere un completo somaro!

Eppure oggi ho scritto 6 libri di cui uno bestseller “il bambino dimenticato“.

Nessuno mi ha mai detto che sarei stato un buon formatore, eppure oggi mi invitano in tutta Italia per parlare in pubblico della Dislessia e DSA.

Nessuno mi ha mai detto che possiedo un’innata ironia e sensibilità che mi consente di essere piacevole durante i miei interventi in pubblico (almeno questo è quello che dicono)

Eppure le persone vanno via dai miei convegni pieni di emozioni.

Insomma per la scuola sarei un completo fallimento.

Nei concorsi pubblici ho sempre fallito.

I miei voti sono sempre stati bassi.

Ho strappato il Curriculum Vitae e sono stato io a scegliermi.

Ripeto la domanda …

Credete davvero che un DSA in futuro seguirà la strada di concorsi, specializzazioni, master e graduatorie?

Personalmente non vedevo l’ora di scappare via lontano da quel mondo, ci ho messo tempo perché non conoscevo un’alternativa.

Sono cresciuto ed ho imparato a credere in me stesso e nelle mie capacità.

Sono convinto che ognuno di noi ha molte più potenzialità di quello che ci fanno credere li fuori.

Benny Fera
Psicologo e Autore

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DSA: I voti e i giudizi sono davvero un fallimento degli alunni?

Se si pensa alla scuola pubblica come ad un sistema educativo, fallisce nel momento in cui mette un brutto voto, o boccia uno studente.

Quando a 30 anni ho scoperto di essere dislessico la mia vita ha subito una vera Rivoluzione.

Per prima cosa ho voluto sapere tutto sui disturbi di apprendimento.

Ho capito che i DSA non sono una malattia, ma un modo diverso di apprendere.

Ho capito che dev’essere la scuola a mettere in atto delle strategie per far si che gli studenti possano apprendere.

Ho capito che non esistono bambini somari, ma tante diverse specifiche intelligenze.

Per logica conseguenza ho messo in discussione il sistema scolastico

Se non ci sono bambini somari, ma il modo insegnare sbagliato.

Grazie a grandi pedagogisti come Montessori, Stainer, Neil … ho scoperto che il termine “educazione” vuol dire “tirare fuori” e non mettere dentro!

Il compito di un educatore è quello di aiutare il bambino a far crescere il suo potenziale.

Il mio modo di pensare si è completamente capovolto

Se prima mi sentivo succube e schiavo del sistema scolastico, dopo, ho capito che il problema non sono io (o tanti altri studenti a cui non piace la scuola), ma il sistema stesso.

Detto questo:

Un brutto voto è davvero il fallimento dell’alunno?

Un cattivo giudizio è a carico dello studente o di un sistema che ha fallito?

Se si pensa alla scuola pubblica come ad un sistema educativo, fallisce nel momento in cui mette un brutto voto, o boccia uno studente.

Non è abbastanza logico?

Come ho detto prima, il sistema educativo dovrebbe aiutare lo studente ad esprimere il suo potenziale, a tirare fuori il meglio da lui.

Al contrario succede che questo metodo a falce, non è fatto per adattarsi agli studenti.

Un metodo che non si adatta agli studenti, creerà quella classica divisione tra bravi e meno bravi.

Come ovvio che sia, non tutti siamo bravi a fare la stessa cosa.

Vorrei che per un attimo insegnanti e genitori riflettessero sul senso del brutto voto.

Un insegnante che mette un brutto voto dovrebbe farsi un esame di coscienza e dire: In cosa ho fallito come educatore?

Un genitore che accusa il figlio per aver ricevuto un brutto voto dovrebbe chiedersi: è mio foglio “sbagliato” o il sistema educativo inefficiente?

Uno studente che si abbatte per un brutto voto dovrebbe chiedersi: ma sono davvero un asino o è questo modo di studiare che non fa per me?

Per una volta mettiamoci dall’altra parte!

Proviamo a riflettere sul valore educativo del sistema scolastico di oggi

Facciamoci alcune domande

Cosa sta facendo il sistema che si definisce “educativo” per fare in modo che i bambini sviluppino il proprio potenziale?

Quanto conta il voto se mio figlio non sta imparando?

Il successo scolastico si può paragonare al successo nella vita?

Se vuoi rispondi pure con un commento a tutte queste domande

Benny Fera
Psicologo e autore

Benny Fera
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