DSA: quando l’ansia diventa panico

Ansia, attacchi di panico e pensieri ossessivi sono causati da uno scorretto modo di vedere noi stessi.

Ansia, attacchi di panico e pensieri ossessivi sono causati da uno scorretto modo di vedere noi stessi.

A volte diamo troppa importanza al giudizio degli altri, fino ad attaccarcelo addosso come un’etichetta.

Questa etichetta fornisce alla nostra mente pensieri negativi che ci fanno sentire inadeguati procurandoci ansia.

L’ansia nel tempo si può trasformare in attacchi di panico.

Per me è stato il percorso scolastico a farmi diventare insicuro e ansioso.

La scuola elementare è stata un martirio:

  • difficoltà di lettura,
  • difficoltà nella scrittura,
  • difficoltà di calcolo,

Ricordo perfettamente quella sensazione di confusione

Era come un incubo dal quale non riuscivo a svegliarmi.

Mi chiedevo: “possibile che non ci capisco niente?”

Diventavo sempre più Timido, insicuro, timoroso e arrabbiato col mondo.

Diretta conseguenza degli insuccessi scolastici.

Mi sforzavo di iniziare con i migliori propositi, ma anche la scuola media è stato un insuccesso.

Mi sembrava che il mondo andasse più veloce di me.

Alle scuole superiori decisi di dare poco conto alla scuola e di dedicarmi alle relazioni sentimentali.

Almeno quelle davano un po’ di respiro alla mia autostima.

Certo non sono mancate le difficoltà scolastiche, infatti sono stato bocciato un anno.

La bocciatura è stato davvero un brutto momento, mi ricordo che nella famiglia si fece buio.

Nonostante tutto, ho scelto di continuare gli studi

Volevo dimostrare a chi mi stava intorno che avrei potuto farcela.

Dentro di me sapevo di avere delle difficoltà, non sapevo quali, per questo ho intrapreso gli studi di psicologia.

Ero molto ansioso!

L’ansia e la paura mi bloccavano, spesso non mi presentavo all’appello di esame.

Cercavo di scappare da una realtà che non era mia.

Gli attacchi di panico sono stati un’ovvia conseguenza della vita che facevo.

Niente della vita che stavo vivendo corrispondeva ai miei desideri.

Non sapevo più nemmeno quali fossero i miei desideri, tanto ero lontano da me stesso.

Se non lo fai consapevolmente, è il corpo stesso che si ribella!

“Dove stai andando!?”

Passai un brutto periodo di vero terrore:

  • Tachicardia
  • Suorazione
  • Iperventilazione
  • Vomito

Oltre ai sintomi psicologici:

  • paura di uscire di casa
  • paura di incontrare persone
  • paura di avere paura…

Mi curarono con i farmaci, che alleviarono i sintomi, ma non curarono il problema.

Grazie all’aiuto di uno psicoterapeuta riuscii a gestire questo problema.

Lasciai gli studi per un un pò per lavorare.

Il lavoro mi aiutò a credere in me stesso.

Mi rendevo conto per la prima volta di non essere stupido come mi avevano fatto credere.

Questa botta di autostima mi ha dato la carica per arrivare facilmente alla laurea.

Per chi decide di studiare oltre il diploma, consiglio di farlo solo se mossi da una grande passione, altrimenti diventa un inutile passatempo.

“Le conseguenze di una vita passata ad essere valutato male, ovviamente ti portano a valutarti male.”

“Si può cambiare, basta solo volerlo”

se vuoi conoscere tutta la mia storia, leggi la mia biografia Il bambino dimenticato .

Porta la testimonianza di Benny nella tua città clicca qui per saperne di più
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Benny Fera
psicologo dislessico e autore

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Le aquile sono nate per volare: caratteristiche dislessiche

“In particolare, la loro sensibilità agli odori, ai rumori e al tatto: la loro sensibilità agli stimoli esterni è tale che hanno difficoltà a filtrarli.

Il senso del tatto è quello che spicca di più: non sopportano la lana e le etichette dei vestiti sulla pelle. Sono molto esigenti su quello che indossano. Amano abbracciare ed essere abbracciati, ma solo quando piace a loro, cioè odiano essere toccati senza preavviso.”

Queste parole mi hanno fatto sobbalzare, non potevo credere ai miei occhi, mi ci sono ritrovato completamente. Mai avrei pensato che sono caratteristiche comuni alla maggior parte delle persone dislessiche. Adesso andiamo avanti nella meravigliosa scoperta del mondo DSA:

“Il loro stile di apprendimento è «tutto o niente», con delle illuminazioni improvvise chiamate aha phenomenon. Una volta che l’apprendimento di un fatto ha preso piede, esso crea un cambiamento permanente nella comprensione e nella consapevolezza del bambino. Egli apprende meglio se gli sono dati molti stimoli, materiale complesso e superiore, presentato con un andamento veloce.”

Ho sempre preferito le sintesi di concetti complessi, piuttosto che con lunghe spiegazioni, per me noiose. Pensavo di essere “strano”, invece per una mente visiva è importantissima la sintesi. Non è mai una conoscenza specifica di un determinato argomento, è sempre una rete di conoscenze che si va a legare con tutte le altre che già possiedo. Un cervello senza compartimenti. E ancora nel libro viene messa in evidenza ciò che per un dislessico è ARABO:

“Memorizzare e fare esercitazioni in modo ripetitivo è realmente dannoso per gli studenti visuo-spaziali giacché vengono enfatizzati i punti deboli invece dei loro punti di forza

La lettura è completamente inutile e irrilevante al loro stile di apprendimento, per cui è normale che nascano delle incomprensioni da parte degli insegnanti, come è già stato detto.

Per gli studenti visuo-spaziali con problemi nell’elaborazione sequenziale-uditiva, è come vivere in un paese straniero, con una conoscenza della lingua alquanto imprecisa, avendo problemi con il linguaggio ricettivo, espressivo, verbale e non-verbale e difficoltà a riconoscere le regole della comunicazione interpersonale, sebbene qualcuno affermi che tali soggetti abbiano abilità a «leggere» le persone attraverso il linguaggio del corpo e le espressioni facciali. Per tale motivo questi bambini possono avere difficoltà, non solo a farsi degli amici, ma anche a interagire con gli adulti (genitori e insegnanti).”

A proposito della capacità comunicative dei dislessici, i passaggi sono tre:
  1. le modalità di apprendimento di un dislessico sono diverse dal solito
  2. di conseguenza dalla modalità di apprendimento dislessica si svilupperanno modalità comunicative differenti.
  3. tra dislessici ci si capisce al volo
La proporzione è questa:

Nel libro è spiegato bene cosa avviene:

“Quando devono comunicare i loro pensieri, per prima cosa devono acchiappare delle immagini precise nella loro testa e poi metterle in ordine, in modo tale da memorizzarle. Poi devono trovare le parole per descrivere le loro immagini e poi devono trovare le immagini per poter parlare!”

Vi lascio con una bella citazione di un illustre collega dislessico:

“Il paleontologo Horner, ad esempio, non vuole essere etichettato come dislessico. Generalmente pensa ai dislessici come a dei pensatori spaziali, e ai non-dislessici come a dei pensatori lineari, persone che potrebbero quindi essere chiamate «dis-spaziali», come ha scritto in un articolo del 2008 per la Dyslexia Association International. Mentre entrambi hanno doti di apprendimento e risoluzione dei problemi, egli crede che la dislessia sia «una straordinaria caratteristica e non qualcosa che dovrebbe essere risolta, o guarita, o eliminata»”

Link di acquisto >>> le aquile sono nate per volare <<< Un saluto a tutti, anche ai dispaziali 😛 le aquile sono nate per volare #1 Le aquile sono nate per volare #2 Le aquile sono nate per volare #4 Grazie Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe

Le aquile sono nate per volare

La prima regola della dislessia è non rispettare le regole.

Approfittiamo del fantastico contributo di Rossella Grenci, con il libro “le aquile sono nate per volare“, per scavare più a fondo alla scoperta del tesoro nascosto. Vi lascio ad una breve lettura commentata del libro dedicato ai DSA
Essi amano la novità e il cambiamento; se sono di carattere introverso, ripetono mentalmente, per intero, ogni cosa, prima di provare a farla: camminare, parlare, leggere, ecc. L’altalenanza fra prestazioni brillanti in alcuni campi e prestazioni pessime in altri, rende questi bambini frustrati; la loro autostima è continuamente variabile, sia che essi siano a scuola sia fuori.
In queste poche righe lette sopra, si riassumono dei grandi concetti:
  • L’anima vitale del dislessico sono la novità e il cambiamento. Sono spesso preoccupato dei miei cambi di programma. Gli stimoli mentali al cambiamento sono tantissimi nella testa di un dislessico, infatti spesso si rimane bloccati nel scegliere la decisione giusta e di qui viene la progettazione mentale, ripetere mentalmente l’idea prima di provare a farla.
  • Immaginate di andare al cinema, mentre siete davanti allo schermo passano da un film d’azione ad un film d’amore, e poi ancora ad un film horror, ogni mezz’ora. Come vi sentireste? quantomeno un po’ spaesati. È esattamente quello che succede ad un dislessico a scuola, passare da una materia all’altra, non ci da il tempo di elaborare. Sarebbe più giusto il termine fantasticare, in quanto i dislessici hanno bisogno di padroneggiare un argomento facendolo diventare parte della loro esperienza emotiva, sempre a patto che la trovino interessante.
Passiamo ai numeri
Negli Stati Uniti, il numero di grafici è aumentato di dieci volte in un decennio; i graphic designer superano gli ingegneri chimici per 4 a 1. Dal 1970 gli Stati Uniti hanno il 30% in più di persone che si guadagnano da vivere come scrittori e il 50% di musicisti e compositori.
Questo è il classico esempio di persone che si sono fatte da sole, nel senso che hanno riposto la loro vita sulla loro creatività. Veniamo alla grande domanda etica:
le scuole stanno preparando gli studenti per il loro successo futuro? Purtroppo no, in quanto il successo scolastico dipende ancora da abilità come:
  • seguire le indicazioni;
  • finire in tempo il lavoro assegnato;
  • memorizzare;
  • essere veloci nel richiamare i dati;
  • mostrare le fasi del lavoro;
  • avere una grafia leggibile;
  • avere una ortografia accurata;
  • essere puntuali;
  • essere ordinati e ben organizzati.
Beh penso possiate capire da soli che queste attività non aumentano nettamente le abilità cognitive, ma più precisamente creano dei robot. Di seguito la soluzione:
Sono utili, per i nostri studenti, le capacità tipiche di un pensatore visuo-spaziale come:
  • prevedere le tendenze;
  • cogliere il quadro generale;
  • pensare fuori dagli schemi;
  • assumersi rischi;
  • lavorare in squadra;
  • l’alfabetizzazione informatica;
  • saper trattare con la complessità;
  • avere capacità empatiche.
Attenzione, qui non parliamo puramente di dislessia, qui parliamo di benefici di cui potrebbero usufruire tutti i bambini indistintamente. I vantaggi saranno scontati. Torniamo alle caratteristiche dei dislessici:
La loro capacità di inventare e di esplorare va di pari passo con la loro curiosità di vedere come qualcosa possa influenzare qualcos’altro. Per loro, tutto è interconnesso e, naturalmente, legato. Sono molto consapevoli delle relazioni personali tra le persone e di come le cose passano dall’uno all’altro.
Queste caratteristiche che avete appena letto, spiegano perfettamente quali sono le difficoltà dei dislessici a scuola. Come fa un bambino che esplora, crea legami, cerca le interconnessioni, ad andare di pari passo con gli altri? Sicuramente avrà bisogno di più tempo, sia nella fase di apprendimento che nella fase di esposizione. Adesso vediamo ad un argomento molto delicato, la funzione genitoriale:
Generalmente, alle spalle di un adulto creativo o che ha raggiunto posizioni di leadership, c’è stato un genitore che ha fornito un supporto emotivo al figlio quando era piccolo, che lo ha incoraggiato e ha approvato la sua «esploratività», senza limitarlo o reprimerlo ma sostenendolo nei suoi tentativi (Oliverio, 1999). Lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi ha analizzato un gruppo di giovani per capire le ragioni del successo di alcuni e dell’insuccesso di altri. Tra gli adolescenti studiati, alcuni vivevano lo studio in modo diverso dagli altri e la differenza era legata alloro ambiente familiare; infatti i giovani che vivevano in famiglie che svolgevano un’azione di sostegno e di stimolo, avevano imparato a impegnarsi nello studio e avevano fatta propria tale abitudine. Tali azioni possono venire anche da persone molto implicate nella vita del ragazzo, come ad esempio fu il libraio Riebau per Michael Faraday. In verità il mondo degli adulti dà per scontato che non si possa essere dotati in ogni campo dello scibile umano. Eppure tutti i genitori esercitano sui figli una fortissima pressione perché essi riescano in tutto ciò che fanno. Neanche gli adulti sono capaci in tutti i campi. Ogni mente ha specialità e punti deboli propri (Levine, 2004). Mel Levine, pediatra «evolutivo-comportamentale», dopo trent’anni di lavoro e con un’infanzia segnata da insuccessi scolastici, ha fondato in America, insieme a Charles Schawb, l’istituzione senza fini di lucro All Kinds of Mind, che si dedica allo studio dei diversi tipi di apprendimento in collaborazione con genitori, ricercatori e piccoli pazienti.
Io non sono genitore, quindi non posso sapere precisamente il dolore e la frustrazione che prova un genitore di un bambino che non va bene a scuola. Però come si legge bene dalle righe sopra, i vantaggi di avere sostegno nelle difficoltà è indispensabile. Adesso voi immaginare un bambino che non va bene a scuola, che deve combattere contro se stesso perché si odia e pensa di essere stupido, che deve combattere tutti i giorni con i suoi insuccessi, poi torna a casa terrorizzato e riceve anche rimproveri da parte dei genitori. Le conseguenze saranno visibili nella vita adulta del bambino. Adesso veniamo all’età di internet e la scuola:
I bambini di oggi elaborano un grosso volume di informazioni, perciò hanno il rifiuto del metodo lineare di categorizzazione che viene insegnato nelle nostre scuole. Sono proprio i dislessici che risentono di più di tale sovraccarico di informazioni.
Oltre la scuola, c’è un mondo! Oggi i ragazzi possono prendere informazioni ovunque su internet, quando vogliono e come le vogliono. Di seguito alcune giuste riflessioni sulla scuola …
Ma la scuola come sviluppa la creatività? Sebbene negli ultimi anni la parola creatività è stata inflazionata, nel mondo della scuola pare essere ancora un tabù. La creatività dà una visione di insieme tipica del pensiero di molti dislessici, mentre il sistema educativo attuale è focalizzato sulla parcellizzazione del sapere. Manca la capacità di sintesi. Se non raggiungi un certo voto in una certa materia, allora significa che non puoi andare avanti. La scuola dunque dedica poco tempo a incoraggiare le personalità autonome e a riconoscerne il potenziale.
Le prossime righe mi danno un senso di soddisfazione e di grande respiro, la mia piccola rivincita sui “secchioni”
E perché gli studenti «secchioni», nonostante abbiano un curriculum invidiabile, spesso non sono all’altezza delle aspettative? Perché non hanno imparato a gestire rischi, incertezze e problemi complessi, sono persone che non sanno improvvisare né immedesimarsi.
E adesso veniamo ad alcune bacchettate agli insegnanti:
Quando gli è stato chiesto di valutare i loro studenti tramite una serie di misure della personalità, tra cui «individualista», «ricerca del rischio» e «rispetto dell’autorità» è emerso che i tratti più strettamente connessi al pensiero creativo erano significativamente legati agli alunni «meno graditi» dai professori stessi. I ricercatori hanno osservato che le decisioni legate «all’alunno prediletto» sono correlate negativamente con la creatività, mentre i giudizi legati agli alunni «meno amati» sono significativamente correlati alla creatività! (Torrance, Goffi e Sotterfield, 1998). Quello che rende sospettosi gli insegnanti è che, dal momento che non tutte le idee divergenti sono originali e di valore (possono essere anche stravaganti e sciocche), il bambino stia soltanto «facendo il furbo». Sfortunatamente (o fortunatamente) la creatività è una cosa imprevedibile e noi non possiamo pretendere che si estrinsechi sempre in una forma adatta alle circostanze del momento.
Parto dalla considerazione che per un’insegnante è complesso sostenere fino anche a 30 personalità diverse in una sola classe. La naturale soluzione a questo tipo di classi enormi è cercare degli schemi e delle regole in cui tutti devono rientrare. Ovviamente chi ne fa le spese è il bambino dislessico, che pensa e apprende diversamente, il bambino iperattivo, che non riesce a stare fermo, il bambino plus dotato, che si annoia durante la lezione. Chiaramente l’insegnante farà simpatia con gli alunni più rispettosi delle regole. Il mio consiglio è quello di non prendere mai le parti di nessuno, è sufficiente ascoltarsi tra insegnanti, bambini e genitori, per capire dove sta il problema. Molto spesso ci facciamo un’idea personale della situazione senza essere pronti a considerare il punto di tutti gli interessati. Link di acquisto >>> le aquile sono nate per volare <<< La comunicazione è la base della comprensione. Le aquile sono nate per volare #1 Le aquile sono nate per volare #2 Le aquile sono nate per volare #3 a presto Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe

“una ragazza come me” di Sara Tricoli

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Le aquile sono nate per volare : “il cervello alla rovescia”

Nel cervello del dislessico il cervello è più attivo del normale, questo alcune difficoltà nella lettura…

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Per i dislessici anche leggere le note diventa un problema

Nei DSA la lettura dello spartito può essere difficile, ma mostrano spiccate abilità compensative.

Vi chiederete: “ma la dislessia vale anche nella lettura della musica?”

la risposta è si!

Ho sentito non molto tempo fa l’intervista del cantante Mika, che ha confermato il mio dubbio. 

Da musicista mi sono chiesto perché fossi cosi lento a leggere le note.

È veramente faticoso leggere la musica per i dislessici. 

Per carità, con sforzo e allenamento costante si può migliorare, ma secondo me non ne vale la pena.

La lettura della musica sullo spartito non è molto diversa dalla lettura delle lettere. 

Le lettere sono simboli che corrispondono a un suono, esattamente come una nota scritta su uno spartito. 

Quindi c’è sempre lo stesso problema di codifica.

Quando facevo il musicista, non sapevo della connessione tra dislessia e musica, purtroppo l’ho scoperto solo dopo aver smesso di suonare.

Facevo molta fatica a leggere lo spartito, quindi il più delle volte imparavo i temi delle pezzi ad orecchio.

Ho scelto la musica Jazz perché amo improvvisare.

Per improvvisare correttamente ho studiato tantissimo scale, arpeggi, pentatoniche, insomma un bel pò di roba. 

Per fortuna la passione verso la musica mi ha agevolato il compito, passavo praticamente le giornate ad esercitarmi.

La mia carriera da musicista, non andò male, ricevetti un premio dalla scuola di musica, come allievo più studioso dell’anno. 

Fù un’emozione grandissima, abituato ad essere l’ultimo della classe a scuola, finalmente potevo essere il primo nella musica.

Questo dimostra che tutte le difficoltà si possono superare con la passione, purtroppo questo fattore manca nel sistema scolastico, dove tutto si basa sulla prestazione.

L’avventura della musica finì per motivi di studio, mi dovevo laureare in psicologia, e quindi dovevo andar via dalla mia città.

La difficoltà nel leggere le note aveva influito sul mio modo di studiare la musica.

Avevo imparato una strategia per memorizzare degli schemi sul manico della chitarra.

Questo mi ha portato a sbilanciare la mia parte creativa a favore della tecnica.

Oltre la tecnica, il miglior esercizio è quello di esercitare l’orecchio e le sensazioni.

Suonare attraverso di esse diventa il punto forte nei DSA.

è necessario collegare il nostro lato creativo alla musica, come in tutto quello che facciamo nella vita.

è questo il punto forte dei DSA: “la creatività”

Vi lascio con una lista di musicisti dislessici famosi tra quelli riconosciuti, ma sicuramente ce ne sono molti altri:

    • Mozart,
    • Beethoven, 
    • Tchaikovsk, 
    • Caruso; 
    • John Lennon; 
    • Cher; 
    • Robbie Williams; 
    • Mika; 
    • Britney Spears.

Benny Fera
Psicologo dislessico e Autore

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DSA: Cosa succede quando si concentra tutta l’attenzione sulla prestazione?

il mantra che ha intossicato la mia vita

Molti di voi penseranno: “se studi, ottieni buoni voti”.

Non è cosi nei Disturbi di apprendimento, una caratteristica che ti mette ostacoli e paletti verso l’apprendimento di nozioni astratte.

La mente del dislessico ragiona ad immagini, e tutto ciò che non si può immaginare diventa un ostacolo per la mente.

Un altro stereotipo potrebbe essere: “se ce la faccio io, ce la fai anche tu“.

Concetto più che mai errato, perché ognuno è diverso, ed ognuno apprende a modo suo.

Spesso per chi è dislessico la scuola sembra un mondo alieno.

Ad un occhio poco esperto potrebbe sembrare che i DSA sono:

  • svogliati:
  • distratti;
  • pigri;
  • sognatori
  • vivaci

La parola “studia” è stata l’ossessione della mia vita.

Rabbia e frustrazione hanno condito le mie giornate

Ero rassegnato all’idea di essere un testone.

Passavo tutto il pomeriggio a ripetizioni.

Cosi almeno i miei genitori erano più tranquilli

In casa mia era difficile essere sereni, perché il mio problema causava una reazione a catena su tutta la famiglia, familiari ed amici di famiglia.

Spesso ero al centro dell’attenzione togliendo spazio ai miei fratelli.

Contro la mia volontà si creava una circolo vizioso in tutta la famiglia

Anche i miei parenti lontani sapevano della mia situazione e non perdevano tempo per redarguirmi anche loro: “studia Benedetto, non fare arrabbiare mamma e papà”.

STOP ALLE REAZIONI A CATENA

Immaginate voi il peso che deve portare addosso un bambino per tanti anni.

Non sapete quanto ho desiderato da bambino vedere i miei genitori felici ed orgogliosi di me.

Diventa di vitale importanza per un figlio ricevere l’approvazione dei genitore, questo è ovvio, ma spesso questo obiettivo si perde di vista per fare spazio ad altri di molto meno valore.

Si bada troppo alle apparenze, “mio figlio deve essere un bravo studente, altrimenti che immagine darà la nostra famiglia!”

Questo malessere quotidiano mi ha portato inesorabilmente a vivere un’adolescenza infelice, piena di difficoltà.

Con l’andar del tempo sono diventato oppositivo e fuori dagli schemi.

Nessuno delle persone che mi stava intorno aveva una spiegazione plausibile alle mie difficoltà, perché della dislessia non se ne sentiva parlare, quindi ho dovuto subire.

Ma oggi colgo l’occasione per mandare un messaggio ai genitori:

“fino a quando non ACCETTATE la diversità di vostro figlio, gli farete solo del male. Inutile insistere con le maniere classiche di studio, bisogna cambiare strategie ed avere pazienza, perché i risultati arriveranno.

Ricordate che un figlio, ha come primo alleato i genitori, ha bisogno della vostra fiducia”

Ho raccolto tutta la mia testimonianza nel libro: IL BAMBINO DIMENTICATO

Clicca qui per ospitare un evento sulla dislessia nel tuo paese.

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Psicologo dislessico e Autore

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Destra o sinistra? dilemma dislessico

Un dilemma rimasto irrisolto per almeno 15 anni.

Sapevo esattamente la direzione che dovevo prendere, ma se avessi dovuto nominare “destra o sinistra”, iniziava il panico.

Se qualcuno mi avesse chiesto: “dove devo andare?”

Evitavo di nominare la direzione e usavo la segnaletica “a mano”.

Con Papà in auto: “da dove devo andare?”

Io (con fare serio): “di la!”

Papà: “non sai dire destra o sinistra?”

Me ne vergognavo, dovevo assolutamente porre rimedio, perché queste situazioni si facevano sempre più imbarazzanti.

In questo “gioco della destra e la sinistra” mio padre è stato un pò mio complice.

Dovete sapere che la dislessia ha anche una percentuale di fattore genetico, quindi in qualche modo anche mio padre doveva essere stato “bello incasinato” quando era piccolo.

Mi consigliò una strategia:

“Benedetto! È semplice! La destra è la mano con cui mangi!”

Pensai: “Ma si, ha ragione! Come ho fatto a non pensarci prima?”

In realtà non ci pensai prima perché non me ne fregava assolutamente niente delle etichette.

Da allora ho dovuto fare un allenamento.

Quando dovevo nominare la direzione a qualcuno, facevo tutto un ragionamento a mente:

Pensavo: “Allora, “di la” è in direzione della mano con cui mangio, la mano con cui mangio è la destra, quindi è destra”

oppure:

“allora, questa è più difficile, se “di la” è la direzione opposta rispetto alla mano con cui mangio, e la mano con cui mangio è la destra, allora sarà sinistra!”

Per la destra era più facile, invece per la sinistra dovevo rifare un controllino rifacendo il calcolo per essere sicuro.

All’inizio ero lento in questo gioco, poi con il passare del tempo sono diventato sempre più veloce, ho acquisito bene la scorciatoia mentale che arriva alla soluzione.

Mentre prima facevo riferimento sempre alla mano destra per trovare la direzione, oggi ho fatto pace con la mano sinistra ed ho stipulato un patto con lei:

“ti dichiaro MANO SINISTRA!, quella che non serve a un cazzo! Però da oggi mi dirai la direzione!”

Ecco perché oggi a scuola tra i metodi compensativi per la dislessia è previsto “più tempo a disposizione per le prove scritte”. Perché immaginate voi quanto tempo si perde ad utilizzare le strategie mentali alternative!

Benny Fera
Psicologo dislessico e Autore

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Libri:
Il bambino dimenticato
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Testimonianza di un DSA agli esami di terza media

Cosa succede nella mente di un bambino con DSA durante l’esame di scuola.

Seduto su quella piccola sedia

Tanti docenti di fronte pronti a giudicarmi

Era l’esame di terza media Impaurito, disorientato, rivolto dentro me stesso.

Ricordo le domande e il silenzio echeggiare nella stanza

Non riuscivo ad esprimermi, ero completamente bloccato dalla paura.

I ricordi che ho della scuola sono pochissimi.

Ricordo molto meglio le emozioni di paura e tristezza che erano dominanti.

Per un bambino con DSA, andare a scuola ogni giorno è come andare dal medico senza essere malato.

“cosa ci faccio qua!?” mi ripetevo spesso.

L’esame era la prova finale, non puoi sfuggire.

Dovevi superare questa grande prova, nelle peggiori condizioni.

La mia mente si svuotava completamente

Mi succedeva spesso quando non riuscivo a reggere il peso delle emozioni.

Troppo grande per me la paura di essere giudicato da tanti adulti.

Sopratutto per il fatto di sapere di dover fallire di li a poco.

Solo il mio corpo era presente… la mente era completamente spenta.

Ho singhiozzato qualcosa e dopo quella che mi sembrava una lunga e interminabile agonia, ero libero.

Ricordo esattamente che finito l’esame riuscivo a rientrare lentamente in me stesso.

Il mio cuore iniziava a rallentare e più mi allontanavo da scuola, più riuscivo a rimettere in funzione il mio cervello.

Iniziavo a riflettere sulla figuraccia che avevo fatto poco prima e a quali sarebbero state le conseguenze.

Ho sempre usato l’evasione mentale per non pensare alle mie difficoltà.

Sapevo che avrei dovuto affrontare le domande dei miei genitori e i giudizi degli insegnanti.

Preferivo levarmi questi pensieri dalla testa e pensare che quantomeno quel momento era passato e non sarebbe più tornato.

Penso che i momenti più felici della mia infanzia siano stati collegati alla mia solitudine.

Quando ero solo non mi sentivo sotto pressione o giudicato.

Ed era in quei momenti che succedevano cose magiche.

Come quello che successe nella strada di ritorno a casa dopo l’esame di terza media…

Un passo dopo l’altro, immerso nei miei pensieri fantastici, qualcosa distolse la mia attenzione…

vedo qualcosa muoversi per terra!

“WOW UN PICCOLO PASSERO!!”

Ero emozionatissimo. Era un giovane passero caduto dal nido.

In quel momento la gioia pervase tutto il mio corpo.

Lo presi tra le mie mani ed ero fermamente convinto che me ne sarei preso cura.

Con quel piccoletto tra le mie mani ed il cuore colmo di gioia, continuai svelto la strada verso casa.

Ma li, l’atmosfera era ben diversa.

Io portavo dentro tutto il mio entusiasmo per aver trovato il passero, ansioso di condividerlo con i miei genitori.

La mia gioia finì presto I miei genitori non erano per nulla interessati alla storia del passero.

Volevano sapere del mio esame, della mia prestazione.

Il mio cuore sprofondava in un enorme dispiacere

Ero solo, la mia gioia non poteva essere condivisa con nessuno.

Ho imparato a conservare la gioia dentro di me

Per paura che mi venisse rubata.

Articolo scritto da Benny Fera autore de Il bambino dimenticato Psicologo dislessico e Autore

Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA

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Le aquile sono nate per volare – recensione libro Dislessia

La dislessia dal punto di vista dell’asino

“Le aquile sono nate per volare” di Rossella Grenci è stato uno dei primi libri che mi ha aperto le conoscenze sul mondo della Dislessia e DSA Se anche a te interessa l’argomento ti consiglio vivamente di leggerlo perché agli spunti teorici interessanti, offre un punto di vista anche sul comportamento del Dislessico. In questo libro ho ritrovato molto di me. Mi ha trasmesso molta grinta! “Non sono solo, ce la posso fare” Mi piacerebbe proporvi una serie di recensioni con i contenuti che ho trovato più interessanti Iniziamo con la parola Ciuccio, spesso usata contro noi DSA e vediamo cosa scrive Rossella Grenci
In montagna, quando un contadino deve fare un percorso sconosciuto, con sentieri non battuti da tempo, si affida all’asino, o al mulo. La saggezza del contadino montanaro consiglia di stare dietro al mulo, di seguirne tutti i giri apparentemente inutili, e di non domandarsi se non sia più semplice tagliare diritto, per scorciatoie. Il contadino e il montanaro sanno che l’asino legge il terreno meglio dell’uomo, e la strada che percorre sarà solida, non franerà sotto i pesi di un trasporto. In questo modo, il percorso si snoda tortuoso, rispettando il terreno e le piante, sviluppandosi su una realtà complessa che non ne viene stravolta. L’obiettivo viene raggiunto, ma ad esso non vengono sacrificate le caratteristiche dell’ambiente.”
Prendendo esempio dall’Asino e il contadino, potremmo trovare spunto per una didattica capovolta, dove l’insegnante prende spunto dalla caratteristiche cognitivo di ogni bambino per fornire ad esso le condizioni di apprendimento favorevoli Cito alcuni degli indizi che mi hanno fatto capire di essere Dislessico
“Ci sono bambini che possono avere difficoltà nella lettura, nell’ortografia, nel fare i calcoli o ricordare a memoria le tabelline, oppure nelle cose più banali, come leggere l’orologio o allacciarsi le scarpe. Possono avere difficoltà a orientarsi nel tempo e nello spazio, a seguire delle indicazioni, a tenere a mente delle informazioni, a concentrarsi.”
Mi sono ritrovato perfettamente in questa descrizione e spesso rientra in tutti i casi di DSA. Avevo grande difficoltà nel memorizzare le tabelline Per non parlare dell’ortografia illeggibile Ricordo perfettamente che avevo una grande difficoltà a distinguere  la destra e la sinistra, Spesso scambiavo i nomi delle persone, dicevo di avere caldo invece che freddo, e facevo fatica ad imparare la procedura di allacciare le scarpe che in effetti ho imparato molto tardi Veniamo ad un tema spesso molto affrontato in ambito DSA: La creatività
“Il processo creativo può essere diviso in due fasi: l’esplorazione e l’applicazione. Nella fase esplorativa, si generano e si elaborano idee nuove, si stabiliscono nessi, si ricercano schemi insoliti. Si immagina e si lasciano maturare le idee. Nella fase applicativa, si valutano e si mettono in pratica le idee, si prova se sono applicabili. Gardner asserisce che al principio, per un individuo, la cosa più importante è percepire una sorta di sintonia emotiva con qualcosa, cioè la creatività scaturirebbe da un’ affinità; è come innamorarsi.”
e’ interessante come il processo creativo di una nuova idea, assorba completamente il tempo e lo spazio. Quando una nuova intuizione ti appare nella mente, ti costringe a fare qualcosa, a prodigarti per essa, ad innamorarti di essa.
  • C’è un lato positivo, che è quello che ti porta ad approfondire le cose in brevissimo tempo e quindi a diventare bravo in quello che hai in mente.
  • il lato negativo è che l’innamoramento prima o poi, finisce
Vi lascio il link di un video che parla di questa caratteristica definita personalità multipotenziale.
“Le persone creative spesso sono anticonformiste perché vedono il mondo circostante con una visuale unica.”
 Infatti, non sono io a dirlo; le persone che mi circondano, mi trovano un pò fuori dagli schemi.
“Inoltre, la possibilità di essere liberi da preconcetti, tipica delle persone che hanno avuto un’istruzione «irregolare», può essere un fattore predisponente alla creatività. Il commento di Albert Einstein all’idea geniale di Faraday: «Questa scoperta fu un’audace creazione mentale che dobbiamo in massima parte al fatto che Faraday non andò mai a scuola, conservando così intatto il raro dono del pensiero libero». George Bernard Shaw ha detto: «L’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo; quello irragionevole si ostina a cercare di adattare il mondo a se stesso. In ogni modo, tutti i progressi dipendono dall’uomo irragionevole».”
Ecco lo ammetto, sono invidioso di Faraday! Lo dicevo sempre anche da piccolo “se trovo chi ha inventato la scuola, lo ammazzo, e se non è morto lo uccido di nuovo” Limitare la creatività di un bambino è come costringere un uccello a camminare, il titolo del libro calza a pennello “le aquile sono nate per volare”.
un elemento cruciale per un bambino per coltivare la creatività è il tempo. La cultura della fretta, tipica dei nostri giorni, pone fine a quei processi creativi che abbisognano di un tempo illimitato per essere esplorati. Fu proprio Edison che imparò tante cose in modo diretto nell’adolescenza, che quando compì i 22 anni aveva già perfezionato la telescrivente universale di listini di borsa e l’aveva venduta alla Western Union per 40.000 dollari! Una caratteristica interessante della risoluzione creativa di problemi è l’errore, dal quale poter imparare. Qui i dislessici sembrano essere avvantaggiati perché più abituati a commettere degli errori.
Ovviamente questo vale per i dislessici che hanno potuto sbagliare senza essere penalizzati.
“Un altro modo di aiuto alla creatività viene dagli insegnamenti di madre natura; l’osservazione acuta di essa ha portato famosi scienziati a fare scoperte sorprendenti.”
Ho sempre osservato in me una profonda attrazione verso la natura, la sua energia mi riempie e mi fa stare bene, nella natura riesco a ritrovare il vero senso della vita. Adesso veniamo a concetti più nobili e cioè a quello che secondo me è il momento fondamentale di crescita nella vita di un individuo:
“Al momento della nascita e poi per tutta l’infanzia, il cervello ha molti più neuroni che nell’età adulta. Verso la pubertà, esso intraprende un processo cosiddetto di «potatura», nel corso del quale milioni di connessioni neurologiche muoiono mentre altre sono stabilite nei circuiti che saranno conservati per tutta la vita.”
ognuno di noi, ha un grande potenziale alla nascita, poi con il passare del tempo, fino alla pubertà, il cervello elimina tutto quello che non serve Per concludere in bellezza vi lascio al nostro amico dislessico Einstein:
“Albert Einstein, ammettendo l’importanza dell’immaginazione visiva nel pensiero scientifico, ha scritto: Non mi sembra che le parole o il linguaggio, scritto e parlato, abbiano alcun ruolo nel meccanismo del mio pensiero; le entità fisiche che sembrano servire come elementi nel pensiero, sono un certo tipo di simboli e delle immagini più o meno chiare che possono essere volontariamente riprodotte e combinate… lo sono più di un artista che disegna liberamente sulla mia immaginazione. Quando mi interrogo sul mio modo di pensare, arrivo subito alla conclusione che il dono della fantasia ha significato molto di più per me, che non il talento per l’interessante conoscenza concreta… La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.
Link di acquisto >>> le aquile sono nate per volare <<< Concludo qui uno dei miei viaggi nel mondo della dislessia. alla prossima Le aquile sono nate per volare #2 Le aquile sono nate per volare #3 Le aquile sono nate per volare #4 Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe