Bassa autostima nei DSA, come fare?

Un tema spesso dibattuto e sul quale mi confronto spesso con i genitori che vengono in consulenza da me, è quello della bassa autostima nei figli che purtroppo hanno delle difficoltà scolastiche.

Difficoltà dovute a caratteristiche genetiche che si riflettono in difficoltà nella scrittura, lettura e calcolo.

Questo non vuol dire non essere intelligenti, perchè viene fatto un test anche per questo, e per essere dislessici (più in generale DSA) bisogna escludere che ci siano compromissioni cognitive, come ad esempio il ritardo mentale.

Detto questo, gli studenti e quindi i vostri figli, non hanno nessuna colpa di questo, ed è inutile accanirsi contro di loro, perché non li aiuterà a fare meglio a scuola.

Molti studi dimostrano che non è la frequenza della lettura o della scrittura. a migliorare le condizioni nei DSA, piuttosto degli interventi specifici mirati sul potenziamento cognitivo.

È chiaro che non si può cambiare la genetica di una persona, sarebbe come pretendere che una persona alta diventi bassa, o che un mancino scriva con la destra (una tortura vista in passato nelle scuole.)

Dal 2010 è nata la legge 170 che tutela questi studenti a scuola attraverso degli strumenti compensativi e dispensativi.

Purtroppo questo non basta, perché questi ragazzi si sentono mortificati di non riuscire come gli altri, e questo non fa altro che abbassare la stima che hanno di se stessi.

Le frasi mentali diventano ripetitive “non ce la faccio; sono stupido; non sono all’altezza”.

A lungo andare questo rimunginio mentatale diventa fonte di ansia, depressione, comportamenti antisociali, lo studente non si riconosce in nulla e non riesce a trovare una chiave per vedersi migliore o bravo in qualcosa.

È per questo che ho sempre consigliato ai genitori di scegliere attività extra scolastiche che consentissero ai figli di riscontrare le proprie abilità.

Alcuni genitori mi chiedono, come posso fare per fare in modo che vadano meglio a scuola?

Ma non è questa la domanda, non sarà la scuola ad essere la fonte di soddisfazione di vostro figlio, forse la vostra, ma non la loro.

Il genitore deve saper riconoscere che ci sono delle attività exstrascolastiche che sono altrettanto valide, se non più, di imparare lezioni a memoria, o saper leggere correttamente.

L’impegno del genitore deve essere quello di far si che il figlio sia soddisfatto di se trovando nell’attività che svolge il massimo completamento.

Ho conosciuto ragazzi che sono cambiati dopo aver trovato ciò in cui sono bravi e finalmente non sono più tanto profondamente toccati da un brutto voto perché in cuor loro sanno che il loro futuro non dipende solo dalla scuola.

Questi ragazzi si scoprono talentuosi ballerini, attori, musicisti, atleti, e altro.

Tenete a mente il principio base: “la scuola non è tutto, cerchiamo di distogliere un attimo l’attenzione da voti e giudizi e guardare in faccia i vostri figli con occhi curiosi per scoprire ciò in cui sono davvero bravi.”

Articolo scritto da Benny Fera
Psicologo dislessico e autore

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