Ti Piace Leggere? voce ai DSA!

Ho fatto un piccolo questionario tra bambini DSA

Attraverso la pagina mia pagina Facebook 

Partecipa anche tu mettendo: età, classe e risposte 😉

Le domande sono state:

1 Ti piace leggere?

2 Perché?

3 Che libri preferisci?

Risposta 1:

11 anni

I media

  1. non mi piace leggere!
  2. boh! Forse perché sono scritti tristi hanno le scritte nere sul foglio bianco e mi danno il nervoso!
  3. Se proprio devo scegliere preferisco i fumetti

Risposta 2:

12 anni

II media

  1. NO
  2. mi stanco
  3. Fumetti, Topolino, ma non lo finisco.

Risposta 3:

9 anni

III elementare

  1. non mi piace per nulla leggere
  2. mi stanco, è una tortura

Risposta 4:

16 anni

II superiore

  1. non mi piace molto
  2. mi annoia
  3. leggo qualcosa di fantascienza

Risposta 5:

13 anni

II media

  1. no
  2. se è qualcosa che devo rileggere non mi piace
  3. fumetti e storia

Risposta 6:

13 anni

II media

  1. si
  2. perché imparo cose nuove
  3. Libri di scienze e corpo umano fantasy libri ironici e fumetti

Risposta 7:

12 anni

II media

  1. si
  2. perché fantastico
  3. Solo libri di mitologia e fumetti.

Risposta 8:

10 anni

V elementare

  1. così così
  2. racconti di fantasia

Risposta 9:

12 anni

III media

  1. Nooo
  2. Mi annoio
  3. Se devo fumetti

 

Ho fatto questo sondaggio perché è importante dare voce ai bambini

ed è proprio da loro che si apprendono le difficoltà

ad esempio questa risposta: “boh! Forse perché sono scritti tristi hanno le scritte nere sul foglio bianco e mi danno il nervoso!”

Mi ha fatto riflettere sul fatto che davvero i libri scolastici sono noiosi, privi di un racconto che evoca delle immagini, in più nel dislessico si nota il fastidio del contrasto nero su bianco.

A quanto pare le letture più apprezzare sono i fumetti, che tra l’altro considero delle opere d’arte.

Anche il genere fantasy è abbastanza letto, molto in linea con il cervello creativo DSA 😀

Aspetto le vostre risposte

Le aggiungerò a questa pagina 😉

a presto

Benny

Noia Dislessica

La noia in classe

Vi ricordate che noia stare in classe?

C’è una teoria in merito.

Guarda il video 🙂

Spesso i dislessici si distraggono dalla lezione

iniziano a fantasticare

perdono la percezione dello spazio e del tempo

fino a percepire  una sensazione di mal di mare.

Benny Fera psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

La fabbrica dei robot umanoidi

La scuola vuole creare persone in serie, ma il cervello umano è creativo, è emozionale, la vita del robot gli sta stretta.

scuola dei robotLa società cerca di creare un’armata di robot bene istruiti e bene educati.

Purtroppo sta creando gente annoiata, frustrata, senza desideri.

La scuola è il magazzino di assemblaggio:

  • Fare i compiti 
  • Studiare
  • Scrivere 
  • Fare i conti
  • Leggere
  • Imparare a memoria
  • Non commettere errori

Queste sono esattamente le funzionalità di un robot.

Dove sono gli interessi? Le passioni? L’amore?

I ragazzi non lo sanno, perché gli vengono nascosti.

Devono arrangiarsi da soli, e come spesso accade, saranno continuamente alla ricerca di stimoli  come droghe, alcool e gioco d’azzardo.

Oppure saranno ansiosi e depressi, perché hanno paura di confrontarsi con la realtà.

E la realtà non è certo la scuola.

I bambini dovrebbero scoprire:

  • Cos’è l’amore
  • Cos’è la passione 
  • Cos’è lo sport
  • Cos’è l’arte
  • Cos’è la natura 
  • Cos’è la motivazione
  • Cos’è la pace interiore
  • Cos’è la collaborazione
  • Qual’è il senso della vita.

Pensate a quando un bambino o ragazzo finisce le ore scolastiche.

La prima cosa che ha in mente è fuggire a casa per rilassarsi un po’.

Ma poi ci sono anche i compiti a casa.

Che si devono fare.

La prima cosa che abbiamo imparato da bambini è che non c’è alternativa alla scuola.

la scuola dell’obbligo a diventare robot umanoidi.

Invece la scuola dovrebbe essere un momento di crescita, dove tutti possono esprimersi e confrontarsi.

L’insegnante dovrebbe chiamarsi mediatore.

Non c’è bisogno di infilare degli argomenti ai ragazzi.

Saranno i ragazzi stessi a proporne alcuni per loro interessanti.

Il mediatore non deve fare altro che veicolare la conversazione su un binario di scambio e non di giudizio.

La scuola vuole creare persone in serie, ma il cervello umano è creativo, è emozionale, la vita del robot gli sta stretta.

grazie

Benny Fera psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?