Offerta di Natale: 5 libri a 50€ anziché 82€

Il Natale si avvicina e l’idea di regalare un libro è sempre la migliore scelta.

Questo pacchetto natalizio offre i 5 migliori libri dell’autore Benny Fera ad un prezzo scontatissimo di 50€ anziché 82 (su Amazon.)

Quali sono i libri e di cosa parlano:

Il bambino dimenticato: libro autobiografico di un bambino che ha sofferto la scuola, un libro molto letto che si posiziona in cima alle classifiche di Amazon con più di 150 recensioni positive, adatto a grandi e piccini. Da regalare a genitori ed insegnanti che vogliono approfondire il tema delle difficoltà dei bambini sopratutto a scuola e a studenti che stanno affrontando con difficoltà il percorso di studi.

La scuola dei miei sogni: l’autore ci racconta come avrebbe voluto la scuola da bambino, sicuramente un tema molto attuale in una società in cui l’80% dei giovani esprime un dissapore nei confronti del sistema scolastico. Adatto a chi ha sofferto la scuola, a genitori e insegnanti che vogliono una visione più ampia di educazione.

Benny Fuori Classe: libro umoristico e divertente, adatto ai bambini, racconta come uno studente ha affrontato in maniera “vivace”, la lunga e interminabile noia sui banchi di scuola. Adatto ai bambini fuori dalle regole.

Il potenziale DSA: dedicato alla dislessia e i disturbi di apprendimento, molto utile per entrare nella personalità del dislessico e capirne a fondo il modo di pensare e di vivere, molto indicato per i docenti che vogliono approfondire il tema da un punto di vista umano.

Ti ho lasciato un bacio in stazione: un libro che lascia spazio alle emozioni legate ad una relazione d’amore che si interrompe bruscamente. Un libro dedicato a chi ha un cuore ferito dall’amore.

Contattami per ricevere il pacchetto direttamente a casa con dedica e autografo dell’autore

Compila il box qui sotto con Nome e cognome, email, e messaggio: “vorrei ricevere il pacchetto in offerta”.

Anche gli insegnanti non studiano

Abbiamo sempre la lente proiettata sugli studenti vero?

Il mirino è sempre puntato su di loro, su quello che sanno o non sanno, su com’è andata la giornata scolastica, su che voto hanno preso … ma chi valuta gli insegnanti?

Proprio ieri mi è capitato di leggere un commento da parte di un genitore sulla pagina facebook “Benny Fera – ioeladislessia.com”: “Perchè gli insegnanti sono ancora ignoranti in materia DSA?” e la risposta è stata: “perché non studiano!”.

Non è la prima volta che mi capita, ricevo tutti i giorni messaggi da genitori disgustati che nel 2020 ancora molti insegnanti non si siano aggiornati sull’argomento Dislessia.

Se esiste la legge 170 a tutela dei DSA, è chiaro che tutti i docenti dovrebbero avere una formazione in ambito DSA, ma non è sempre cosi.

È chiaro che nessuno costringe i docenti ad aggiornarsi, tantomeno possono essere i genitori ad incitarli, come si sa, spesso ci sono muri tra insegnanti e genitori.

Sicuramente dev’essere qualcuno di superiore a loro, come ad esempio il dirigente scolastico.

Ma sapete come la penso io, in maniera molto semplice, a molti insegnanti non interessa questo argomento, quindi preferiscono metterlo da parte.

Ognuno di noi ha i suoi punti deboli, ci sono argomenti che ci interessano di meno ed ovviamente ciò non è diverso per gli insegnanti.

È probabile che alcuni insegnanti interpretino il termine DSA a modo loro, oppure non ne capiscono davvero il significato pur avendo fatto formazione.

Di sicuro comprendere questo argomento non è semplice, proprio per la chiara contraddizione che gli insegnanti vivono sotto i loro occhi: bambini intelligenti che non sanno leggere e scrivere bene, e pensano che con un pò di impegno in più possono migliorare … niente di più errato.

Eppure sembra cosi ovvio è scontato: più impegno dovrebbe corrispondere a migliori risultati, ma per i dislessici è richiesto uno sforzo straordinario che va contro la loro natura cognitiva.

Non comprendere a fondo la mente DSA, vuol dire non capire perché questi ragazzi debbano essere “facilitati” con metodi dispensativi e strumenti compensativi.

Come psicologo ho scelto di lavorare sui bambini, istruzione e famiglia, e quando mi trovo ad avere a che fare con patologie che vanno fuori la mia formazione o i miei interessi, preferisco delegare i pazienti a colleghi più esperi di me in quel campo.

Non pretendo di sapere tutto sulla psicologia, e non pretendo nemmeno di percorrere ambiti in cui farei fatica a causa dello scarso interesse, ma se hai scelto di fare l’insegnante, hai l’obbligo di aggiornarti sul serio, pena diventare la rovina di alcuni studenti!

Per approfondire il tema dei DSA ti consiglio il libro Il potenziale DSA

Articolo scritto da Benny Fera
Psicologo dislessico e autore

Contattami per collaborazioni o consulenze

Il libro che non dovrebbe mancare sotto l’albero di un docente

Ho affrontato spesso l’argomento della formazione per gli insegnanti per quanto riguarda il tema della dislessia e i disturbi di apprendimento in genere.

Spesso sono gli insegnanti stessi a lamentare uno formazione da parte della scuola, troppo formale e tecnica.

Anche i genitori si rendono conto che anche se gli insegnanti sono informati a livello teorico, non sanno come approcciarsi a questi bambini.

Quello che ho cercato di fare, da psicologo ma sopratutto da dislessico, è stato di far capire a fondo la personalità, i comportamenti, i pregi e i difetti nei DSA.

Quanto mai importante entrare nel piccolo mondo dei DSA, per riuscire ad approcciarsi ad essi in maniera efficace, sia a livello educativo che emotivo.

Il libro in questione si intitola “il potenziale DSA” pubblicato a Settembre.

Un libro che tutti gli insegnanti dovrebbero leggere per fare un passo in avanti nella comprensione di questi ragazzi.

A mio parere il regalo giusto da mettere sotto l’albero di un docente.

Non è escluso che voi vogliate regalarlo a voi stessi, oppure ad un amico genitore che ancora non ha capito bene cosa vuol dire essere dislessici, e magari continua ad accanirsi sul figlio per il rendimento scolastico.

Per avere questo libro hai due opzioni:

  1. acquistarlo si Amazon a questo link
  2. Contattami per riceverlo con dedica e autografo dell’autore e gli auguri di Natale personalizzati.

Un libro d’amore sotto l’albero

Il Natale si avvicina e spesso non sappiamo nemmeno da dove iniziare con i regali.

Di una cosa sono certo, con i libri non si sbaglia nella maggior parte dei casi.

Iniziamo questa rassegna sui consigli per gli acquisti di natale con il libro dal titolo “ti ho lasciato un bacio in stazione“.

Tema molto caldo, visto che siamo in tema natalizio, si tratta di uno stralcio di vita vissuta e di un’esperienza sentimentale molto dolorosa con un finale da scoprire.

Un libro consigliato per chi vuole mandare un messaggio a qualcuno, il titolo non lascia spazio all’immaginazione ;), oppure a chi sta soffrendo per amore.

La copertina molto semplice e d’effetto, fa venire voglia di tenerlo nella propria libreria, quindi non è escluso di poterlo regalare a se stessi

Non è un romanzo, all’intetrno non c’è nulla di inventato, è uno sgorgare di emozioni che ti prendono e ti accompagnanto per tutta la lettura.

È scritto in maniera discorsiva e con frasi brevi.

In effetti l’amore non ha bisogno di molte parole, di solito è il cuore che parla, ma l’autore è riuscito nell’arduo compito di trasformare le emozioni in parole.

Cosa pensa chi ha letto il libro …


Non potevo immaginare tanto dolore per amore, è difficile descrivere tanta sofferenza. Dal libro traspare la fragilità dello scrittore durante la stesura del libro. A volte la mente prende il posto del cuore….
Un libro VERO e COMMOVENTE.
Lina

Libro scritto in modo molto diretto che permette di far risaltare le emozioni, ogni lettore le percepirà chiaramente. Se anche voi come l’autore vivete al massimo ogni sentimento sentirete le emozioni sulla pelle, piangerete con lui, sentirete lo stordimento dell’amore che nasce.
Debora

Il libro è disponibile su Amazon e puoi acquistarlo cliccando qui

Per un regalo originale e personalizzato, ti consiglio di scrivermi per ricevere il libro con dedica e autografo dell’autore.

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Dislessia: potenzialità e lavoro

Navigando su internet, mi sono imbattuto in un sito molto interessante dedicato alle caratteristiche peculiari dei dislessici.

Il sito si chiama Exceptional Individuals ed ha lo scopo di indirizzare i dislessici nel mondo del lavoro.

È un sito Inglese che mette in contatto i dislessici con le azienda alla ricerca di questo tipo di personalità.

Ci sono infatti delle caratteristiche particolarmente indicate per certi tipi di lavoro, andiamole a vedere insieme:

I creatori di questo sito hanno individuato i lavori e le aziende presenti sul mercato Inglese che cercano personale con attitudini creative e comunicative.

Nella tabella sotto ho elencato dei lavori che ovviamente non sono gli unici in cui il dislessico può impegnarsi, proprio perché grazie alle capacità intuitive, visive e creative, il dislessico ha una vasta gamma di scelta.

Per fare un esempio, anche un medico dislessico può avere uno spiccato intuito nel formulare le diagnosi, o ancora uno psicologo dislessico può essere particolarmente capace ad entrare in empatia con il paziente.

Anche un architetto dislessico è più dotato degli altri a distribuire gli spazi grazie alle capacità visive.

Insomma, non bisogna prendere queste indicazioni come restrittive e definitive, ma sicuramente è nobile il contributo dei creatori di questo sito inglese per facilitare i dislessici a trovare un lavoro dove possono esprimere meglio il proprio potenziale in base alla richiesta di mercato

Nella tabella sotto andiamo ad elencare alcuni lavori moderni che il mercato offre che sono in assonanza con la personalità dislessica:

Ti lascio il link del sito inglese dove potrai andare ad approfondire https://exceptionalindividuals.com/jobs-for-dyslexics/

La speranza è che un giorno anche da noi, in Italia, si possa creare qualcosa del genere, ovviamente non prima che la società sia dovutamente preparata a cosa vuol dire essere dislessici.

Per iniziare ad entrare nel mondo della dislessia e i DSA in genere ti invito a leggere il libro “il potenziale DSA”

Contattami se hai bisogno di una consulenza personale per capire meglio quali sono le tue attitudini.

Benny Fera
Psicologo dislessico e autore del bambino dimenticato

Qual’è il lavoro più adatto alla tua personalità? Risponde Holland

Spesso mi sono chiesto quale fosse il lavoro più adatto a me, non per tutti è facile la scelta del lavoro, perché spesso la personalità individuale va parecchio a scontrarsi con la realtà sociale.

Ad esempio a me è successo di intraprendere diverse strade lavorative, ma mi rendevo presto conto che lentamente mi appassivo e andavo conto i miei principi.

Holland descrive 6 tipi di personalità, ed associa da ognuna i tipi di lavoro più adeguati, lo ritengo uno strumento valido per orientarsi nel mondo del lavoro o nella scelta universitaria, quantomeno un inizio per chiarirsi le idee quando si è completamente spaesati.

1. Il Realistico

Si tratta di persone che preferiscono l’interazione fisica con il loro ambiente di lavoro. In sostanza, persone a cui piacciono i lavori manuali.

I “realistici” spesso comprendono la maggior parte degli atleti, i lavoratori agricoli e i carpentieri.

In caso di mix con altri tipi di personalità, i costruttori possono intraprendere una carriera come quella dei ballerini (realistico/artistico), cuochi (realistico/artistico/intraprendenti) o scienziati (realistico/investigativi).

Il lavoro di questa categoria con i guadagni più alti e la carriera migliore è sicuramente quello dell’ingegnere.

Riepilogando, il “realistico”:

  • ama i lavori pragmatici;
  • evita solitamente le attività che lo costringono al contatto con la società;
  • ama le cose che riesce a vedere, toccare e usare.

2. Il Pensatore

Che cosa hanno in comune tutti i grandi scienziati, ricercatori e docenti universitari? Un amore per le idee astratte è il principale carattere distintivo di un pensatore, sia che riguardino le scienze umane, la medicina o la tecnologia.

Ai “pensatori” piace affrontare compiti teorici e logici. Chi rientra in questa categoria potrebbe diventare un buon medico, psicologo e consulente.

Riepilogando, il “pensatore”:

  • ama studiare e confrontarsi con quesiti matematici o problemi scientifici;
  • non ama solitamente svolgere attività che necessitano di qualità da leader (o persuasore);
  • ama la scienza, in ogni suo aspetto.

3. Il Creativo

I “creatori” tendono a rifuggire da ambienti strutturati e costrittivi.

I lavori d’ufficio spesso non sono adatti a chi ha una personalità creativa.

Invece, i tipi artistici eccellono in spazi dove le loro abilità, originalità e creatività possono essere libere di esprimersi al meglio e senza vincoli.

Ovviamente, le carriere più adatte per chi ha questa personalità sono: musicisti, ballerini (costruttore/creatore), pittori, grafici (creatore/pensatore), editori, registi e così via.

Purtroppo, oggi la maggior parte dei creativi sono destinati a bassi salari, soprattutto all’inizio della loro carriera. Ma il senso di libertà e indipendenza, spesso, non ha prezzo!

Riepilogando, il “creatore”:

  • ama le attività creative;
  • solitamente evita le situazioni rigidamente organizzate o le attività ripetitive;
  • si vede come una persona originale, indipendente ed espressiva.

4. Il Soccorritore

Chi possiede questa personalità vanta, forse, il più grande talento di tutti: la compassione.

Si tratta di una persona che ama lavorare in squadra e da molto valore alle relazioni sociali.

Gli “helpers” eccellono nella cooperazione e nei ruoli socialmente consapevoli, come la consulenza, l’insegnamento e l’assistenza sanitaria (infermiere).

Statisticamente, sono più spesso donne che uomini.

I lavori “sociali” meglio pagati riguardano quasi sempre la vendita o la gestione del personale, ma in realtà, gestire le persone è qualcosa di più adatto a chi ha questo tipo di personalità.

Riepilogando, il “soccorritore”:

  • è attratto da quelle attività nelle quali può aiutare qualcuno e ama insegnare, consigliare, assistere o fornire informazioni;
  • evita solitamente qualsiasi attività pratica o che richiede l’utilizzo di strumenti;
  • si considera una persona affidabile e amichevole.

5. Il Persuasore

Come gli helpers, i persuasori traggono energia dal lavoro di squadra e dal rapporto diretto con le persone, ma mentre i primi sono empatici, i persuasori godono della sensazione di potere e di influenza sugli altri, il raggiungimento degli obiettivi e l’assunzione di rischi.

Essi sono, tutto sommato, i CEO perfetti.

Queste persone eccellono nella promozione, vendita, sviluppo e ruoli organizzativi. Gli avvocati e i politici sono spesso le carriere più adatte a chi ha questo tipo di personalità, così come i businessman di successo.

Riepilogando, il “persuasore”:

  • ha capacità innate nel guidare le persone o creare consenso attorno a sé;
  • evita solitamente tutte quelle situazioni che richiedono la paziente speculazione;
  • si ritiene ambizioso, energico e socievole.

6. L’Organizzatore

Un’abilità molto preziosa da possedere al mondo d’oggi è la capacità di archiviare, sistematizzare e semplificare i processi.

Gli organizzatori costituiscono la maggior parte della forza lavoro “tecnica”, come ad esempio gli attuariali e gli analisti.

Queste persone possono lavorare in diversi settori, da quello militare a quello legale e medico.

Sono specializzati in numeri e sistemi, ma ciò che li contraddistingue è una grande capacità di organizzazione. Il percorso di carriera più redditizia per un organizzatore? Sicuramente la contabilità.

Riepilogando, “l’organizzatore”:

  • ama lavorare con dati e numeri. Predilige le cose ordinate o ordinabili;
  • non ama solitamente l’ambiguità e le attività destrutturate;
  • si ritiene cauto, ordinato e metodico.

In quale personalità ti riconosci?

Io ho fatto il test e mi sono riconosciuto molto nella personalità creativa e nel pensatore, in effetti credo di essere sulla giusta strada.

Dimmi se questo test ti è stato utile per capire più cose di te, lascia un commento sotto.

Come nasce uno studente modello

Il grande dubbio di oggi si concentra sul luogo comune dello studente modello.

È comune etichettare gli studenti e differenziarli tra buoni e cattivi, svogliati o studiosi o addirittura intelligenti o stupidi.

È luogo comune anche di molti genitori cercare di applicare al figlio una sembianza di ometta, magari facendo indossare vestitini carini della domenica che poi puntualmente vengano intrisi di polvere e fango.

È assurdo pensare che i bambini non debbano sporcasi, come anche gli studenti, non debbano muoversi dal banco per sei o più ore di fila.

Probabilmente molti di voi non hanno capito il senso della parola “bambino”.

Nella natura stessa del bambino c’è il desiderio di scoprire per imparare, e per quanto per voi possa essere importante, a lui di sporcarsi non interessa nulla.

Non sono contrario alle regole, come il fatto di andare a letto ad una certa ora, oppure di cercare di rispettare gli orari dei pasti, una certa routine fa bene ai bambini, di certo non ci siamo, se pretendiamo da loro di non sporcarsi o addirittura di non sudare.

Correre sta alla base della vita di un bambino, e per quanto ci sia il rischio che cada e si faccia male o si sporchi, è il duro prezzo che bisogna pagare per essere diventati genitori, e quindi non si può nemmeno evitare di sudare, altrimenti non sarebbero bambini, ma cani.

Usciamo dalla famiglia e andiamo a scuola.

Tutti seduti e tutti attenti, perchè?

Beh state sicuri che alcuni studenti la domanda se la pongono, ma altri no.

Lo studente definito “modello”, è il bambino con un temperamento tranquillo, a cui piace ascoltare le informazioni durante la spiegazione e riesce con facilità a memorizzare un gran numero di nozioni. Ma non dovete pensare che questo bambino è un bravo per studente per sua scelta, questo bambino è stato molto fortunato, perché ha trovato nella scuola un contesto adatto per il suo modo di essere.

Come facciamo con i bambini con un temperamento vivace?

Partiamo dal presupposto che essere “vivace” non è qualcosa di negativo, ma semplicemente un modo di essere.

Questi bambini non apprezzano stare fermi e seduti per ore, ma preferiscono muoversi e fare giochi manuali.

Il bambino vivace, non è un cattivo studente, e non è da meno rispetto al compagno diligente, semplicemente è stato sfortunato, perché a scuola non è previsto un tipo di attività che sia di tipo esperienziale e motorio, come preferibile per sua natura.

Se ve la state prendendo con vostro figlio perché non sta attento alla lezione, perché non ottiene buoni risultati a scuola, smettetela subito perché state negando il senso del suo modo di essere e quindi della sua esistenza.

Non si può incolpare un bambino per ciò di cui non è colpevole.

La grande differenza tra studente modello e studente “difficile”, nasce dall’esigenza della scuola e dell’insegnante di lavorare bene e tranquilli, ma è ovvio e scontato che lavorare con altri essere umani non è una routine come timbrare delle fotocopie, si tratta di un lavoro ben più complesso che comprende la biodiversità interindividuale.

Se continuiamo a lavorare solo per gli studenti modello, mi sembra inutile che gli altri bambini vengano a scuola, perché altrimenti sarebbero destinati ad accettare il fatto di essere persone scomode, e quindi difficili e quindi da tenere ai margini.

Sono sicuro che vivacità, senso critico e anticonformismo siano delle qualità alla base della democrazia, quindi prima di giudicare, chiedetevi chi saranno un giorno quei bambini, senza dare nulla per scontato.

Da dove nasce il concetto di studente modello?

Dall’idea dell’adulto che esista un modo preferenziale di essere studenti, bambini e ragazzi senza curarsi affatto di ciò che sono veramente.

Benny fera
Autore e Psicologo

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Bassa autostima nei DSA, come fare?

Un tema spesso dibattuto e sul quale mi confronto spesso con i genitori che vengono in consulenza da me, è quello della bassa autostima nei figli che purtroppo hanno delle difficoltà scolastiche.

Difficoltà dovute a caratteristiche genetiche che si riflettono in difficoltà nella scrittura, lettura e calcolo.

Questo non vuol dire non essere intelligenti, perchè viene fatto un test anche per questo, e per essere dislessici (più in generale DSA) bisogna escludere che ci siano compromissioni cognitive, come ad esempio il ritardo mentale.

Detto questo, gli studenti e quindi i vostri figli, non hanno nessuna colpa di questo, ed è inutile accanirsi contro di loro, perché non li aiuterà a fare meglio a scuola.

Molti studi dimostrano che non è la frequenza della lettura o della scrittura. a migliorare le condizioni nei DSA, piuttosto degli interventi specifici mirati sul potenziamento cognitivo.

È chiaro che non si può cambiare la genetica di una persona, sarebbe come pretendere che una persona alta diventi bassa, o che un mancino scriva con la destra (una tortura vista in passato nelle scuole.)

Dal 2010 è nata la legge 170 che tutela questi studenti a scuola attraverso degli strumenti compensativi e dispensativi.

Purtroppo questo non basta, perché questi ragazzi si sentono mortificati di non riuscire come gli altri, e questo non fa altro che abbassare la stima che hanno di se stessi.

Le frasi mentali diventano ripetitive “non ce la faccio; sono stupido; non sono all’altezza”.

A lungo andare questo rimunginio mentatale diventa fonte di ansia, depressione, comportamenti antisociali, lo studente non si riconosce in nulla e non riesce a trovare una chiave per vedersi migliore o bravo in qualcosa.

È per questo che ho sempre consigliato ai genitori di scegliere attività extra scolastiche che consentissero ai figli di riscontrare le proprie abilità.

Alcuni genitori mi chiedono, come posso fare per fare in modo che vadano meglio a scuola?

Ma non è questa la domanda, non sarà la scuola ad essere la fonte di soddisfazione di vostro figlio, forse la vostra, ma non la loro.

Il genitore deve saper riconoscere che ci sono delle attività exstrascolastiche che sono altrettanto valide, se non più, di imparare lezioni a memoria, o saper leggere correttamente.

L’impegno del genitore deve essere quello di far si che il figlio sia soddisfatto di se trovando nell’attività che svolge il massimo completamento.

Ho conosciuto ragazzi che sono cambiati dopo aver trovato ciò in cui sono bravi e finalmente non sono più tanto profondamente toccati da un brutto voto perché in cuor loro sanno che il loro futuro non dipende solo dalla scuola.

Questi ragazzi si scoprono talentuosi ballerini, attori, musicisti, atleti, e altro.

Tenete a mente il principio base: “la scuola non è tutto, cerchiamo di distogliere un attimo l’attenzione da voti e giudizi e guardare in faccia i vostri figli con occhi curiosi per scoprire ciò in cui sono davvero bravi.”

Articolo scritto da Benny Fera
Psicologo dislessico e autore

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Che intelligenza sei?

Da quando mi occupo di dislessia, ho imparato una cosa fondamentale: “non sono gli studenti ad avere problemi di apprendimento, ma la scuola ad essere limitata alla didattica”

Diamo sempre per scontato che a scuola si va per imparare, ma se questo è vero, lo è solo per una piccola percentuale di studenti.

Questo perché come ha studiato Gardner negli anni 80, ci sono ben 9 tipi di intelligenza e a scuola ne vengono sfruttati appena due o tre.

È ovvio che non tutti siamo eccelsi nelle attività linguistiche e logico matematiche, ci sono persone più portate per le dinamiche psicologiche, per le dinamiche sociali, per la musica, per le attività che riguardano il movimento corporeo, o ancora per la natura.

Purtroppo molti di questi bambini vengono strappati dal loro modo di essere e seduti ad un banco con la pretesa che diventino dei linguisti e matematici esperti anche se non possono esserlo per natura.

Un bel problema questo, perchè molti di noi danno per scontato che intelligenza vuol dire ottenere buoni voti a scuola ed essere capaci di ricordare tutto a memoria.

Non riusciamo a concepire l’idea dei diversi tipi di intelligenza e sopratutto ad accrescerle e metterle a frutto.

Per questo motivo mi sono dedicato alla stesura di un test che riguarda i diversi tipi di intelligenza.

Un test che ti consente di capire meglio quali sono i tuoi punti di eccellenza.

Per esperienza so che è facile perdersi, passiamo la vita a credere di essere degli asini perché per noi la scuola è stata un disastro. Poi quando arriva il momento di tirare fuori le nostre capacità, non sappiamo da dove partire.

Facendo il test ho capito di me di avere una buona intelligenza interpersonale e intrapersonale, oltre ad aver ottenuto un buon punteggio nell’intelligenza musicale e naturalistica

Cosa vuol dire?

Vuol dire che sono bravo a capire me stesso e le emozioni degli altri, vuol dire che sono bravo a capire di cosa gli altri hanno bisogno ed a saperli aiutare, oltre a questo ho una spiccata dote nella comprensione dei fatti naturali e una naturale dote nella comprensione di ritmi, timbri e schemi musicali.

È abbastanza ovvio che con questo bagaglio, la scuola era esattamente l’opposto di quello di cui avrei avuto bisogno e ci ho messo tanto tempo per capire come potevo sfruttare le mie potenzialità.

Per questo ho capito che non bisogna perdere tempo ed iniziare subito a riconoscere che tipo di intelligenza possediamo per poterla sfruttare nel mondo.

Nella prima parte ti verranno sottoposte le domande del test.

Nella seconda parte faremo una consulenza telefonica in cui ti descriverò i risultati e ti farò altre domande di approfondimento.

Alla fine riceverai una relazione dettagliata in cui avrai a disposizioni i risultati del test, la descrizione del tuo tipo di intelligenza e gli sbocchi professionali che potresti realizzare.

il costo è di 30€

Contattami attraverso il modulo qui sotto per procedere.

Non tutti i dislessici sono fortunati

Parlare di fortuna forse è inappropriato, sono sicuro che nel percorso di ognuno di noi ci sono state delle scelte che ci hanno portato verso quello che siamo.

Ma per alcuni di noi il percorso è segnato di sicuro.

Ci sono dislessici non riconosciuti, che sono rimasti nell’ombra, schiacciati dalla quotidianità scolastica.

Le difficoltà giornaliere riscontrate nella didattica, come ad esempio difficoltà di lettura e comprensione del testo, grafia scorretta e illeggibile, a lungo andare diventano oggetto di stigma.

Oggi la legge 170 vuole riconoscere i casi di DSA, ma non è sempre cosi, ci sono casi limite che non vengono riconosciuti o vengono riconosciuti troppo tardi.

Ci sono genitori che non accettano che il figlio possa avere un “problema” e pensano che con un pò di olio di gomito tutto si risolva.

Ci sono insegnanti che non riconoscono le difficoltà di apprendimento e scambiano questa per pigrizia e incompetenza.

Che si fa per questi studenti?

Ben poco direi, non resta loro che combattere una lunga battaglia in salita.

Le conseguenze non sono poche, infatti questi ragazzi cominciano ad assumere comportamenti antisociali e condotte di vita che mettono in pericolo la loro salute.

È successo anche a me, e sinceramente non so ancora bene cosa mi ha fatto sopravvivere.

Le conseguenze dovute alle difficoltà scolastiche sono ascrivibili ad ansia, depressione, attacchi di panico, oltre al pensiero fisso di non essere all’altezza di raggiungere nessun obiettivo.

Questo modo di vivere nell’ombra, a volta stanca, quindi si tende a rifuggire la realtà in qualsiasi modo.

Non voglio immaginare quanti siano i giovani che hanno lasciato la propria vita per le difficoltà che hanno dovuto sopportare, oppure emarginati e considerati “asini” che hanno intrapreso la strada dell’illegalità.

La necessità dell’essere umano di essere riconosciuto a livello sociale è di fondamentale importanza, e quando ti accorgi che la terra ti frana sotto i piedi, ti aggrappi a chiunque ti voglia aiutare, anche se riconosci non essere la persona più adatta.

Io ho avuto la grande fortuna di trovare donne nella mia vita, fin da adolescente, che hanno saputo accogliere la mia sofferenza, capirmi e darmi affetto.

Mi sono nutrito di questo amore, ed è stato questo che mi ha dato la benzina per andare avanti, mi aiutava il fatto di sapere che qualcuno che non fosse legato alla mia famiglia, mi apprezzava per quello che ero.

Ma l’amore non è tutto si sa, puoi imparare a sopravvivere grazie ad esso, ma prima o poi devi fare i conti con la realtà sociale e lavorativa, che ti dia il sostentamento per il futuro.

Ho avuto delle serie difficoltà ad incastrarmi in un meccanismo lavorativo, mi sentivo sempre incompetente, questo mi metteva ansia e tendevo alla fuga.

Solo quando ho capito a 30 anni di essere dislessico, ho finalmente potuto fare pace con il bambino dimenticato ed accettare il mio modo di essere.

Grazie a quella forza sono riuscito ad emergere ed a trovare il mio ruolo nel mondo.

Aiutare i bambini che soffrono la scuola.

Aiutare gli adulti a capire le difficoltà nei DSA.

Cercare di offrire al mondo delle opportunità educative diverse da quelle classiche.

Se ti sei riconosciuto in questo racconto e non sei ancora riuscito a trovare la tua strada, contattami

Per conoscermi meglio ti consiglio di leggere la mia storia Il bambino dimenticato e dare un’occhiata ai libri che ho scritto sui DSA e sulla scuola.

Benny Fera
Psicologo e autore