Corso Online per Genitori: Conoscere e Gestire le Difficoltà Nel Percorso di Crescita di Tuo Figlio

Online e pronto all’uso il corso dedicato ai genitori per approfondire i temi legati alla genitorialità.

In questo corso capirai quali sono gli stili genitoriali positivi e negativi.

Approfondirai qual’è l’approccio educativo preferenziale per una crescita sana dei figli.

Creerai dentro di te maggiore consapevolezza sul tuo modo di essere genitore e di educare i tuoi figli, per cercare di correggere il percorso prima che sia tardi.

Capirai l’importanza del ruolo delle regole, delle routine e delle punizioni, quanto sono importanti nel percorso educativo del bambino.

Verranno prese in esame alcune delle strategie educative più funzionali in casi di comportamenti problematici.

Infine avrai maggiore chiarezza su quali potrebbero essere difficoltà e patologie che un bambino, o adolescente, può sviluppare nel corso della sua crescita, con alcuni consigli utili.

Il corso è condotto dal Dr. Fera, psicologo esperto nell’età evolutiva e autore di libri su bambini.

Troverai tutto quello che ti serve su Facebook attraverso un evento online

4 lezioni, della durata di un’ora circa.

Il costo del corso è di 38$ che corrispondono a circa 34€

L’iscrizione è molto semplice, basta andare sulla pagina dell’evento, e cliccare sul tasto ACQUISTA (si procede come un normale acquisto online).

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Nel costo è compreso uno sconto sulla prima consulenza e su tutti i libri del Dr. Fera

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Perché ho scelto di lavorare come psicologo della famiglia

Credo che diventare psicologo non sia soltanto un caso.

Per me è sembrato tutto tranne che voluto, ma effettivamente credo che un bravo psicologo sia quello che ha imparato prima a capire se stesso.

Sono sempre stato una persona molto introspettiva e sentivo che dentro di me albergavano molte domande, dubbi e sopratutto disagi.

Fin da bambino mi sentivo fuori posto, ero contro la scuola, i luoghi comuni, le feste e i compleanni, non mi sono mai sentito come gli altri e per questo ho scelto pochi ed eletti amici.

Con il passare del tempo la situazione non è cambiata molto, ho creare una maschera per poter sopravvivere al mondo che mi stava intorno.

Da adolescente sono stato come un camaleonte: un grande disagio interiore mascherato da un ragazzino strafottente e spassoso, che veniva scelto per la sua stravaganza.

Ma non si può vivere a lungo cosi, prima o poi devi fare i conti con la realtà, e la tua parte interiore viene a bussare alla porta.

Ho deciso di andare più a fondo nella conoscenza di me stesso, ma credo di averlo fatto nel modo sbagliato.

Mi sono iscritto alla facoltà di psicologia credendo che, attraverso lo studio dell’argomento sarei riuscito a capire meglio me stesso, ma non è stato cosi!

Non sono mai stato un amante dello studio, anzi ho avuto grandi difficoltà, e mi ero illuso che a facoltà di psicologia potesse essere una specie di viaggio alla scoperta di se stessi.

Teoria e ancora teoria da mandare a memoria che sembrava non avere nessun effetto su di me.

Ho perso tanto tempo all’università, sono andato fuori corso e non sono mancati gli attacchi di panico, ansia e depressione.

Solo alla fine dell’università ho deciso che ne avevo abbastanza e dovevo affrontare la situazione di petto.

Decisi di andare per la prima volta dallo psicologo.

Mi sentivo sconfitto, mi sentivo abbastanza stupido nel chiedere aiuto ad un terapeuta per risolvere i miei problemi. Ho sempre pensato di poter contare solo su me stesso.

Sono entrato nello studio del terapeuta pieno di dubbi e rabbia, ma motivato a cambiare, ne sono uscito felice e una persona nuova dopo un anno.

Di certo la spesa non è stata indifferente, ma è l’unico investimento che rifarei di sicuro perché ti cambia la vita e ti resta per sempre.


Oggi penso che la terapia psicologica sia qualcosa di straordinario, è come aprire un piccolo forziere e scoprire un tesoro che è già dentro di te.

Non è stata l’ultima volta che ho affrontato una psicoterapia, in seconda battuta dopo qualche anno, ho affrontato un nuovo percorso.

Nella vita si cresce sempre, e non è escluso che i problemi diventino diversi da quelli del passato, anche questa volta non me ne sono pentito, ed è stata di sicuro una chiave per smuovere la parte responsabile che albergava dentro di me.

Ma perché ho deciso di dedicarmi alla famiglia e nello specifico ai bambini?

  1. Perché sono la parte più fragile dell’essere umano e spesso noi adulti non sappiamo trattare con loro
  2. Perché manca la consapevolezza di cosa vuol dire essere bambini, e pensiamo di poterli sovrastare mancando loro di rispetto
  3. Perché ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire non essere ascoltato e non essere capito ed oggi voglio essere la voce che i bambini non riescono ad essere.

Il bambino è la parte di me che ha avuto più bisogno di aiuto.

È la parte di me con cui ho avuto più confidenza ed oggi è diventata la mia dote.

Per me è naturale capire gli stati d’animo e le esigenze dei bambini, un punto di partenza fondamentale per poter lavorare con loro.

Molto importante è la famiglia che cambia all’unisono, perché non è mai tutta responsabilità del bambino il disagio che vive, ma spesso è dovuto ad una difficoltà interna alla famiglia. È importante lavorare con tutto il nucleo familiare, e mi piace l’idea che ognuno di loro possa finalmente ascoltarsi in modo nuovo, cosa che non era mai riuscito a fare tra le mura domestiche.

Pur essendo a famiglia i mio campo di predilezione, nella mia vita ho approfondito molto il campo della crescita personale nell’adulto.

Spesso siamo bloccati, ansiosi, depressi e non sappiamo nemmeno il motivo, il terapeuta è capace di farti vedere la tua vita con un occhio diverso ed a mio parere è un’occasione da non perdere.

A volte basta poco per togliersi le catene per sempre!

Dr. Fera Benedetto
Psicologo

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Se lo studente non prende uno stipendio, perché dovrebbe studiare?

Una domanda che mi sono sempre posto da ex studente è stata: “perché devo studiare queste cose che non mi piacciono, spesso anche imposte in malo modo? Come studente, qual’è il mio beneficio qui e ora per aver studiato determinate materie?”

La risposta potrebbe essere “il voto”, ma sinceramente per quanto mi riguarda non l’ho mai visto come una gratificazione, ma più come un giudizio. Quindi a mio parere il voto non è un premio.

È allora? perché uno studente dovrebbe essere “motivato allo studio”, come spesso si dice!

Ci sono studenti a cui piace studiare, e per il solo piacere di farlo, ne traggono un beneficio morale. Ma che facciamo della restante maggiornaza?

Il fatto che mi sconvolge ancora di più è che lo studente non ha scelto di studiare, bensi è obbligato a farlo!

Non sono qui a discutere dei benefici dello studio a lungo termine, sono sicuro che ridurre l’analfabetismo e dare delle possibilità in più ai giovani sia una cosa importante, ma mi viene sempre il dubbio, veramente lo studente è consapevole dei benefici dello studio? oppure la realtà che viviamo è che l’80% dei giovani non ha proprio interesse per lo studio?

Non do la colpa ai giovani! Sfido chiunque ad essere costretto a studiare per più di otto ore al giorno, spesso argomenti che non piacciono, senza stipendio.

È praticamente un lavoro a tempo pieno, ma gli studenti davvero non vedono i benefici dello studio nel qui e ora, se si considera anche il fatto che le distrazioni nella società di oggi sono moltissime rispetto a 100 anni fa, dove andare a scuola ed avere dei libri era una vera fortuna.

Partendo da questo presupposto, come può un insegnante “pretendere” da uno studente?

L’insegnante, a differenza dello studente, prende uno stipendio, non solo, ha di propria volontà scelto di fare quel mestiere! quindi dovrebbe essere già motivata a farlo.

E quindi cosa pretende un insegnante da uno studente?

Che studi e che prenda buoni voti! e perché?

Io non vedo perché, a ragion di logica, lo studente che è stato messo in classe non per scelta, senza ricevere nemmeno una gratificazione, dovrebbe essere interessato a studiare e ad ottenere buoni voti.

La disparità tra insegnante e studente è enorme, non c’è nessuno punto di contatto tra loro. L’insegnante entra in classe per spiegare la lezione e poi pretende degli studenti preparati.

Non solo, quando l’insegnante non ottiene i risultati sperati, spesso infierisce con giudizi, note di demerito e voti negativi. Ecco che, a questo punto, la vera motivazione dello studente è la paura!

La paura di ottenere brutti voti e punizioni da parte dei genitori lo porta ad impegnarsi di più a sforzarsi per ottenere buoni risultati, sviluppando però dentro di se un sentimento di ansia, paura, disprezzo e rassegnazione.

E quindi, come si fa?

Prima di tutto l’insegnante deve entrare in classe con una consapevolezza diversa:

  1. Lo studente non ha scelto di venire a scuola;
  2. Lo studente non riceve uno stipendio;
  3. Lo studente può non essere interessato a tutte le materie;
  4. Lo studente è costretto a stare in classe anche contro la sua volontà;
  5. Non tutti gli studenti sono portati per lo studio;
  6. Alcuni studenti soffrono a stare ore ed ore seduti al banco.

A questo punto, il mio consiglio agli insegnanti è quello di offrire qualcosa a questi poveri studenti, ad esempio qualcosa di molto semplice e che non costa nulla: “la fiducia, la stima e il rapporto umano”. Se riuscite a dialogare con gli studenti, a trattarli come individui, ad accettarli con le loro particolarità, vedrete che loro vi ricompenseranno, almeno avranno la motivazione di studiare per alimentare il rapporto di fiducia con voi.

A questo punto il voto passa in secondo piano, e non ha davvero valore, lo studente almeno deve sapere che in caso di difficoltà può contare sulla fiducia dell’insegnante.

Con la paura e la minaccia non si impara nulla, con l’emozione si ricorda tutto.

Dr. Benny Fera
Psicologo e autore.

Modelli genitoriali da cui cercare di allontanarsi

Abbiamo parlato nell’articolo precedente del “genitore perfetto“, tutti vorremmo esserlo, ma spesso non è facile perché siamo condizionati dall’educazione che abbiamo ricevuto.

L’informazione è importante! conoscere quali sono le caratteristiche educative per crescere dei bambini sereni, da la possibilità di migliorare se stessi.

Oggi vedremo alcuni modelli genitoriali disfunzionali, leggi gli elenchi sotto e tieni a mente se qualche caratteristica ti appartiene.

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Il genitore perfetto

Titolo quantomai fuorviante, perché il genitore perfetto non esiste.

Ma esiste un modello di comportamento più adeguato per crescere dei figli emotivamente e psicologicamente sani?

Di sicuro molti studi sono stati condotti in ambito relazionale. Da questi nasce un modello di riferimento chiamato REBT (Relation Emotive Behavior Therapy) che espone 4 modelli genitoriali.

Oggi esponiamo il primo stile genitoriale che riguarda il genitore “perfetto”.

Continua a leggere “Il genitore perfetto”

Riconoscere il proprio stile genitoriale è il primo passo per un’educazione efficace

Mi è capitato spesso di incontrare a colloquio genitori che si lamentano del comportamento del figlio.

Di solito, ma non sempre, il genitore crede che il problema sia solo del bambino, e si aspetta che lo psicologo intervenga su di esso risolvendo il problema.

In realtà, a prescindere dal temperamento del bambino e da alcuni comportamenti che possono essere dovuti a patologie, molti dei problemi che nascono in famiglia sono dovuti allo stile genitoriale.

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Mi oppongo con tutto me stesso

Ricordo da bambino le battaglie quotidiane per fare i compiti.

La scuola era diventato il fulcro della relazione con i miei genitori.

I brutti voti, la cattiva condotta, mi avevano reso un bambino frustrato, arrabbiato. Non mi sentivo capito.

Questo accade in molte famiglie, sopratutto quando non si conosce la vera difficoltà dei propri figli.

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bambino vivace, o troppo vivace?

Esiste un limite nei bambini per essere vivace?

Si, esiste e non dev’essere sottovalutato.

Già da molto piccoli i bambini mostrano il loro temperamento e spesso troviamo bambini molto movimentati e che non mantengono più di tanto l’attenzione su un determinato gioco.

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24 Libri consigliati su Dislessia e Scuola

Dopo aver scoperto di essere dislessico, il mio unico obiettivo era quello di capire a fondo i Disturbi Specifici di Apprendimento.

Laureatomi in psicologia con molta fatica, ho iniziato a studiare la dislessia attraverso i libri di psicologia teorici.

Ben presto i sono accordo che questi libri non stavano accrescendo affatto le mie conoscenze e tantomeno mi stavano aiutando a crescere e a capire il mio modo di essere.

Ho voluto qui di seguito stilare un elenco dei migliori libri sulla Dislessia che ho letto e che vi consiglio di leggere.

Basta cliccare sul titolo che ti interessa per visualizzarlo su Amazon.

Non da meno, sono i libri che ho scritto io sull’argomento e che hanno avuto il consenso del pubblico:+

Devo ammettere che dopo aver approfondito molto l’argomento DSA, mi sono reso conto di non i dislessici il problema, ma il modo di insegnare.

Ho iniziato da principiante a mettere in discussione la nostra scuola pubblica ed ho scoperto un mondo che davvero non mi aspettavo.

Esistono diversi modi di imparare, e grandi pedagogiste e scuole all’avangiardia ce lo insegnano.

Anche qui sotto ho messo la lista dei più bei libri che ho letto che riguardano la scuola.

Ti consiglio di cliccare sul titolo che più ti ispira:

Ti auguro una buona lettura

Benny Fera
Psicologo dislessico e autore

DSA fuori dagli schemi

Il tema dei Disturbi Specifici di Apprendimento ha sollevato numerose questioni sia a livello scolastico che a livello sociale, non di meno a livello familiare.

Non so se avete mai sentito mai parlare delle caratteristiche cognitive dei dislessici, con il loro modo di essere creativi e fuori dagli schemi.

Si parla piuttosto di scuola, e di come far rientrare questi studenti in un modello predefinito.

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