In questo periodo mi sentirete spesso parlare di “bambino indaco”

Ho iniziato la lettura del libro intitolato i bambini indaco di Lee Carroll e Jan Tober

Sono rimasto molto affascinato dalla descrizione sul retro di copertina per questo vorrei condividerla con voi:

I bambini indaco sono bambini e bambine che sembrano dotati di un nuovo patrimonio genetico, di straordinari e rari attributi psicologici molto diversi da quelli riscontrati fino ad ora. Potrebbero realmente rappresentare il prossimo livello dell’evoluzione umana.

Anticonformisti rispetto ad ogni sistema, precoci, intuitivi, creativi, innovatori, sensitivi. Faticano ad accettare metodi educativi tradizionali e rifiutano a priori l’autorità di genitori insegnanti.

Troppo spesso a questi bambini vengono diagnosticati disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione e iperattivismo.

Per aiutarli a raggiungere l’equilibrio e l’armonia, è necessario che genitori insegnanti diventino consapevoli delle loro eccezionali caratteristiche e instaurino un rapporto basato su amore, rispetto benevolenza; infatti atteggiamenti rigidi e repressivi possono provocare reazioni imprevedibili, Talvolta anche molto violente, e causare gravi danni psicologici.

Medici, educatori, psicologi, spiegano il fenomeno degli indaco per aiutare a identificare strategie utiliMetodi, resoconti, commenti, store di esperti qualificati che si occupano dell’infanzia.

Che però si riferisce solo al passato: l’idea dell’arrivo sul pianeta la nuova conoscenza umana, non è facilmente ammissibile.

Un libro fondamentale per genitori educatori e bambini particolarmente dirigenti attivi.

Scommetto che questa descrizione ha impressionato anche voi…

Conoscete I bambini indaco?

Vi invito a seguire questo blog per restare aggiornati sui prossimi articoli e quindi anche su questo affascinante fenomeno!

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Posted by Benny Fera

Psicologo dislessico e autore del libro bestseller "il bambino dimenticato". Si occupa di sensibilizzazione e formazione sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

One Comment

  1. […] In questo blog ne ho parlato in un articolo precedente che puoi trovare qui […]

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