Quanto è importante il test di intelligenza nei DSA?

Il testi di intelligenza non è la verità assoluta!

Mi scrive una mamma

“Mio figlio ha fatto il test di intelligenza con risultato Q.I. = 71; ho paura che gli insegnanti si facciano pregiudizi su di lui! Non riesco ad accettare il fatto che si debba giudicare una persona in base ad un numero; lei ci crede in questi test?”

La mia prima reazione a questo messaggio è stato di smarrimento.

Questa mamma ha ragione, ma come avrei potuto aiutarla?

Ad oggi nella diagnosi di DSA è previsto un test di Intelligenza (di solito la WISC), che serve a garantire che le difficolta di apprendimento non siano dovuti ad un livello cognitivo sotto la media, solo successivamente si procede con i Test Specifici di lettura, scrittura e calcolo previsti per il DSA.

Non abbiamo alternativa, a meno che il genitori non si rifiuti di sottoporre il figlio a diagnosi, il test di intelligenza è un processo obbligato perché la scuola ha bisogno di certificati per procedere con il Piano Didattico Personalizzato.

Da parte mia come psicologo trovo questo anti etico, mi rifiuto di pensare che bambini in tenera età debbano essere sottoposti allo stress di una diagnosi alla neuropsichiatria infantile a meno che non ci siano rilevanti problemi che mettano In pericolo la sua vita.

Ma attualmente la scuola vuole questo, che tu la voglia chiamare diagnosi o certificazione, è l’unico mezzo oggi nelle scuole per poter “aiutare” questi bambini.

In quanto al test di intelligenza, quanto è credibile?

Non è la verità assoluta.

Il test di intelligenza è solo un riferimento in base ad un campione normativo della popolazione.

Questo vuol dire che questo test è stato costruito tarandolo su un campione di bambini (non tutti i bambini del mondo).

Questo test ci da semplicemente un riferimento su quale dovrebbe essere la media di intelligenza sotto la quale non si dovrebbe scendere per poter svolgere le normali funzioni cognitive e sociali.

Le prove del test comprendono domande di logica, conoscenze generali, Problem solving, memoria… che servono a mettere alla prova le abilità del bambino e calcolare, attraverso il punteggio ottenuto, a che livello si posiziona rispetto al campione normativo.

Spesso si ha la tendenza a credere troppo nei numeri e nelle classificazioni per una questione di comodità.

Tra l’altro non è detto che avere una intelligenza sopra la media sia positivo … anzi!

Spesso essere troppo intelligente crea dei problemi a livello sociale, ti senti solo, perché non provi interesse per quello che fanno i bambini della tua età, e quindi spesso si viene esclusi.

L’ansia del genitore è giustificata, nessuno vuole vedere il proprio figlio etichettato, e tanto meno a nessun genitore piace sentirsi dire che il proprio figlio ha un’intelligenza sotto la media.

La nostra società dovrebbe basarsi sui valori della fratellanza, della condivisione, della crescita personale, dell’indipendenza.

Al contrario la società di oggi si basa sulla competizione.

Una competizione che ha reso la nostra vita estenuante e piena di ansie.

Cari genitori, almeno voi nella vostra famiglia, sforzatevi di accettare i vostri figli per quello che sono e non per come li vorreste.

Questa corsa ad essere il primo non ci porterà da nessuna parte.

Benny Fera
Psicologo e Autore

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