bambino vivace, o troppo vivace?

Esiste un limite nei bambini per essere vivace?

Si, esiste e non dev’essere sottovalutato.

Già da molto piccoli i bambini mostrano il loro temperamento e spesso troviamo bambini molto movimentati e che non mantengono più di tanto l’attenzione su un determinato gioco.

A volte è soltanto una questione di sviluppo e con il passare del tempo il bambino si calma un pò e riesce ad avere tempi di attenzione più lunghi.

Quando questo non avviene si può iniziare a pensare ad un disturbo di attenzione e iperattività.

Questi bambini non riescono a dominare i loro impulsi, non riescono a mantenere a lungo l’attenzione su un compito e si distraggono facilmente.

Non è raro che in alcuni casi troviamo anche un comportamento provocatorio che scaturisce dalla frustrazione di essere sempre ripreso e corretto.

Quando un bambino non riesce a coordinare l’attenzione e non riesce a dominare almeno in parte gli istinti, fa davvero fatica a rispettare le regole, a fare i compiti, e ad andare d’accordo con genitori e coetanei.

Spesso questa problematica va a braccetto con i Disturbi di Apprendimento, non riuscendo a mantenere l’attenzione sul compito, non apprendono correttamente.

È molto importante che questi bambini e sopratutto i genitori vengano istruiti sulle modalità di approccio.

Esistono infatti dei veri e propri percorsi di apprendimento comportamentale che riguardano sia i genitori che i bambini, per poter imparare a conoscere il problema e quindi ad accoglierlo e successivamente ad applicare delle strategie comportamentali che aiutino il bambino a gestire l’attenzione e gli impulsi.

Anche cercando su internet potete ottenere una certa conoscenza del Parent Training, questo è il nome della strategia studiata per ottenere dei risultati nei casi di ADHD.

È chiaro che comprendere il problema è utile, come anche conoscere delle strategie può aiutare a gestire il problema, ma è sempre consigliabile procedere con l’aiuto di un professionista esterno che riesca a vedere meglio i comportamenti disfunzionali e riesca ad instaurare una relazione con il bambino che spesso con i genitori si è persa.

Lo psicologo grazie a strategie di comunicazione e supporto, riesce a raccogliere il disagio del bambino, accoglierlo e farlo sentire protetto, per poi riportarlo sotto un’ottica nuova ai gentori che nel frattempo sono stati anche loro guidati alla conoscenza delle pratiche del parent trainig.

Con i bambini ci vuole molta pazienza, conoscenza, accoglienza e comprensione, sopratutto quando ci troviamo nell’ambito dei disturbi come l’ADHD e i DSA.

Dr. Fera Benedetto, psicologo

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