Il poeta non scrive pensando alle parole, ma guardando il mare

Questa mattina alle ore 6:30 ero in riva al mare, volevo vedere il sorgere del sole prima della corsetta e del caffè.

Mi sono seduto sulla punta del molto del porto e ho visto questa palla rossa lentamente ergersi dal mare.

Il mare si gonfiava e ritirava sotto le stelline riflesse sull’acqua.

Cosi il mare mostra la sua potenza mentre il sole lo sorveglia.

Ho sentito una forte ispirazione dentro di me, e le parole si susseguivano nella testa come un magico incantesimo.

È un flusso che si crea dal nulla, un’energie che in molti riescono a sentire, ma in pochi riescono a tradurre in parole.

D’improvviso mi sono svegliato da questo incantesimo ripensando a come a scuola ci hanno fatto “studiare” la poesie e i poeti.

Di solito l’insegnante legge la poesia e cerca con tutte le sue forze di instillare negli studenti la vera essenza delle rime poetiche, cercando di far rivivere e rivedere quel che il poeta voleva trasmettere in quel momento.

Ancora peggio quando si analizza la poesia scomponendola tecnicamente andando ad analizzare ogni singola parola.

Tutto questo, per quanto possa essere interessante per adulti studiosi della poetica, non lo è affatto per giovani studenti.

Per quanto un’insegnante possa essere preparata e “poetica” non riuscirà mai a far riviere il sentimento poetico!

La poesia è qualcosa di intimo, un susseguirsi di “suoni” e non di parole, un’opera geniale che nasce dall’unione dell’intelligenza umana con l’energia dell’universo.

È stato sempre difficile per me comprendere le poesie, mi sono sempre sentito stupido rispetto agli altri perché a quanto pare non riuscivo ad “emozionarmi” davanti a cotanto stile poetico.

Ebbene non per vantarmi, ma io credo di possedere quella scintilla poetica, e penso di essere in grado di sentire io stesso cosa vuol dire la poesia, proprio stamattina ne ho toccata l’intenzione.

E adesso capisco anche, che non ero io stupido, ma semplicemente la mia mente era in grado di creare la poesia, e solo nel momento in cui avrei scoperto questa mia dote, avrei potuto capire le poesie dei diversi poeti.

Mi sono tremendamente annoiato a scuola, perché, a parte alcune materie scientifiche, il resto è soltanto uno scimiottare argomenti preziosi in una sterile e fredda aula scolastica.

Per questo affermo che il poeta non scrive pensando alle parole, ma ispirato da qualcosa.

Un tramonto, un amore, un’alba … qualcosa che lo metta in contatto con questa energia, e per questo non c’è un momento preciso, ma capita.

“Insegnare” la poesia in classe, è come insegnare a cucinare, senza ingredienti: il risultato sarà nullo.

Per alcuni bambini è difficile stare in classe a causa dell’alta sensibilità sensoriale

Quando parliamo di Neurodiversità, ci riferiamo spesso ai Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA).

In realtà, la neurodiversità comprende un ampio spettro di caratteristiche che vanno dall’iperattività, alle difficoltà nella lettoscrittura, fino ad un modo diverso di socializzare e di interpretare il mondo .

Chi si occupa di DSA, deve sapere che dietro un bambino che legge male o scrive male, c’è un mondo “diverso”, tutto da scoprire e interpretare.

Il tema di cui parliamo oggi è l’alta sensibilità, che riguarda una buona percentuale di bambini con DSA, e la maggior parte dei bambini Asperger.

Alta sensibilità, non vuol dire solo essere sensibili e profondi, ma anche e sopratutto una più forte risposta agli stimoli sensoriali.

Quale difficoltà potrebbe avere un bambino DSA in classe?

Se consideriamo i 5 sensi (udito, olfatto, vista, tatto, gusto), possiamo iniziare a comprendere quali potrebbero essere le difficoltà che potrebbe avere un bambino in classe.

A livello uditivo, ogni minimo rumore viene processato dal cervello e niente passa in secondo piano, è un cervello che non si abitua agli stimoli uditivi di sottofondo, ma li subisce tutto il tempo, questi possono essere: il chiacchiericcio dei compagni di classe, i rumori di sedie, penne, fogli, non da meno la voce dell’insegnante.

Anche gli stimoli visivi possono essere invadenti, essere distratti dal troppo movimento, dai quadri appesi al muro, dall’osservare tutti i compagni intorno.

Gli odori possono essere fonte di sofferenza, e il bambino neurodiverso, sente gli odori in maniera più spiccata, fino ad infastidirlo profondamente.

Per un bambino normale tutto questo può essere abbastanza tollerato, per un bambino neurodiverso è fonte di profondo stress.

Gli stimoli diventano invadenti, e in poco tempo ci si ritrova sfiniti, con la voglia di scappare in un posto tranquillo e silenzioso per cercare un pò di ristoro dei sensi.

Questi bambini chiaramente hanno difficoltà a concentrarsi, a maggior ragione quando gli viene posta una domanda o ancor peggio un’interrogazione, quando ormai sono stanchi e stressati da tutto quello che sta intorno.

Anche emotivamente il bambino è molto sensibile e non riesce a gestire le emozioni, spesso questo porta a crisi di pianto, depressione, o comportamenti oppositivi e aggressivi.

Come fa un bambino a spiegare tutte queste difficoltà che prova?

Chi mai gli crederebbe?

è una sensazione che bisognerebbe provare sulla propria pelle per capire la stanchezza che giorno per giorno si trascina.

Infatti per questi bambini non c’è mai tregua, la scuola è fonde di prosciugamento di risorse.

Il bambino risulta scarico e privo di energie, e non ha il tempo nemmeno di ricaricarsi fino a sera, perché il giorno dopo si presenta una nuova giornata scolastica.

Il solo pensiero si un nuovo giorno è fonte di ansia e la vita diventa un tormento di sconforto.

Dr. Fera Benedetto
Esperto sulle Neurodiversità

Contattami per eventi formativi o consulenze personali.

Formazione DSA: il Bambino Dimenticato torna nelle scuole e associazioni di tutta Italia.

Che cosa è davvero importante per un bambino dislessico? Cosa è davvero importante per il suo futuro?

Sono anni ormai che mi occupo di Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), e da quando ho scritto il mio primo libro “il Bambino Dimenticato” nel 2016, ho sentito la necessità di approfondire l’argomento andando oltre le pure e semplici difficoltà scolastiche legate alla didattica.

Ho avuto l’amara esperienza di vivere personalmente il disagio legato ai DSA, e vi assicuro che la mia infanzia è stato un periodo difficile, mi svegliavo la mattina con il desiderio di non esistere, per non dover affrontare il supplizio scolastico.

Quando parliamo di DSA, non ci riferiamo soltanto alle difficoltà legate alla lettura, scrittura e calcolo, ma andiamo a toccare un tema ancor più vasto che è quello della Neurodiversità.

La Neurodiversità è un modo di essere, di sentire, di comportarsi e di elaborare la realtà, diverso dalla maggior parte delle persone definite “normali”.

Ma quali sono le reali difficoltà di questi bambini?

Prima di tutto c’è un’alta sensibilità sia sensoriale che emotiva.

Ogni stimolo sensoriale visivo e uditivo viene percepito con una potenza superiore alla norma e per questi bambini è davvero difficile restare concentrati su un solo stimolo quando sono attorniati da altri stimoli, potete ben immaginare cosa succede in classe, già solo la presenza dei compagni è fonte di distrazione, il rumore della voce dell’insegnante può diventare letteralmente un fastidio e tutto ciò che passa dalla finestra viene elaborato attraverso la visione periferica.

L’alta sensibilità porta ad una sovrastimolazione che con il passare del tempo, sovraccarica il cervello portando a stanchezza e stress, le conseguenze sono vedere lo studente distratto o che non riesce a stare fermo, o addirittura che infastidisce la classe per cercare di evadere da questa tortura.

Quando si verificano situazioni cariche emotivamente in classe, ad esempio l’insegnante alza la voce o si accendono diverbi, il bambino ci mette tempo a ritornare ad una stabilità emotiva di tranquillità e spesso non ci riesce nemmeno.

Non di meno importanza sono le difficoltà a livello sociale, dove si può verificare una difficoltà nell’interpretazione delle emozioni sul volto di chi parla (Alessitimia) e quindi una sbagliata interpretazione delle emozioni altrui con delle reazioni fuori dalle righe.

Per questi bambini, socializzare in un sistema complesso è un vero e proprio lavoro. Non avviene in automatico come nelle persone “normali”, ma usa degli schemi chiamati “masking” che consistono nella copia di modelli comportamentali vincenti presi in prestito dai compagni.

La bassa autostima è un tratto quasi onnipresente nei bambini neurodiversi, loro di solito hanno un’intelligenza superiore alla media e si accorgono di essere diversi dagli altri e di non riuscire a fare le cose come gli altri. Si stanca prima, non riesce a stare attento, si isola o viene isolato dai compagni.

Spesso ha bisogno di stare solo per ricaricarsi e ritrovare il suo centro.

Queste sono solo alcune delle caratteristiche che rendono difficile la vita di uno studente DSA, e purtroppo la maggior parte degli insegnanti, genitori e gli stessi compagni di classe, non possono capire queste difficoltà, perché non riescono nemmeno lontanamente ad immaginare che una persona possa funzionare in questo modo.

Perché ritengo importante la formazione sulla Neurodiversità?

Perché c’è in ballo il futuro del bambino, portarsi dietro queste difficoltà, senza essere compreso, porta automaticamente a sviluppare patologie come ansia, depressione, attacchi di panico, pensieri ossessivi e svalutanti, che non gli consentiranno in futuro di sviluppare un’autonomia.

Cosa faccio come psicologo…

Prima della chiusura dovuta al Covid, questi argomenti legati al disagio scolastico sono stati un imperativo da far conoscere a quanti più insegnanti e genitori possibile.

Durante i miei convegni avviene un vero e proprio risveglio, una presa di conoscenza che spesso porta alla commozione e allo sgomento di non aver saputo prima quelle informazioni e non essere potuti intervenire in tempo.

È importante portare nelle scuole e associazioni di tutta Italia questi argomenti, delle chiavi di lettura diverse sotto cui vedere questi bambini, e delle nuove modalità di interazione con loro.

Come fare per ottenere un intervento del Dr. Fera presso la propria sede?

Sono uno psicologo libero professionista ed in genere raccolgo le prenotazioni personalmente.

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Dopo aver compilato il modulo otterrai una risposta via mail nelle successive 48 ore con tutte le informazioni sullo svolgimento e i costi della formazione.

Questa per me è una missione importante. Come genitore o insegnante aiutami a diffondere la conoscenza in tutta Italia condividendo e proponendo alle scuole questo articolo, in modo che possano entrare in contatto con me.

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DSA e rifiuto scolastico: quali sono le percentuali.

Molti di voi avranno già letto il mio primo libro, nel quale si evidenzia forte e chiaro il rifiuto di andare a scuola, il dolore di dover affrontare una giornata in classe e l’ansia di dover essere sottoposto a stress e giudizio.

Più in superficie c’erano anche i famosi “disturbi di apprendimento” che mi rendevano difficile poter diventare parte attiva della lezione, delle interrogazioni e dei compiti, insomma mi sono sempre sentito in un mondo a parte.

Le difficoltà di questo tipo hanno origine solo nei DSA?

Non penso che mia madre sia stata l’unica a subire il rifiuto scolastico del proprio figlio e le lamentele quotidiane.

Da dove proviene questa difficoltà?

Sappiate che non è solo colpa del DSA, ma dietro, ci sono difficoltà specifiche legate alla relazione con i pari, con l’insegnante, alta sensibilità, come spiega il paragrafo di questo libro che sto approfondendo:

Rifiuto scolastico

Il bambino tipico può rifiutare di andare a scuola per molte ragioni, tra cui essere in ansia, voler evitare lezioni specifiche e voler restare con gli amici fuori dalla scuola.

Di solito, per il bambino con sindrome di Asperger, il rifiuto è dovuto all’ansia.

Per quelli più piccoli può trattarsi di ansia da separazione e non voler lasciare la compagnia della madre; il bambino ha bisogno della presenza di un genitore che rassicura e guida.

La classe può costituire un ambiente molto temibile che suscita un’ansia considerevole, e questo può tradursi in veri e propri segni fisiologici associati, come nausea, mal di testa e problemi intestinali.

Più avanti, nel corso dell’infanzia, il contrasto tra lo stile di vita e le situazioni a casa e a scuola può portare a un rifiuto di quest’ultima.

Il ridotto successo scolastico e sociale, la paura di essere presi in giro e la sensazione di essere travolti dalle esperienze nella classe e nelle aree di gioco possono portare a una reazione fobica nei confronti della scuola.

I programmi di intervento devono innanzitutto determinare quali dei suoi aspetti provocano ansia, incoraggiando poi la riuscita nel lavoro scolastico e nell’integrazione sociale.

Attwood, Tony. Guida completa alla Sindrome di Asperger (Italian Edition) (pp.277-278). Edra. Edizione del Kindle.

So perfettamente che questo paragrafo non parla di Dislessia e DSA, bensì di Asperger.

La Sindrome di Asperger riguarda lievi tratti autistici che rendono complesse le relazioni sociali oltre ad una maggiore attivazione sensoriale verso gli stimoli esterni.

Questi bambini sono spesso rigidi ed abitudinari e fanno fatica a cambiare i loro schemi.

Sono più a loro agio in solitaria e per loro le relazioni sociali non sono qualcosa di fluido e piacevole, ma qualcosa da interpretare, capire ed elaborare che comporta grande stress.

Si parla di Asperger perché bel il 15-20% dei bambini DSA può avere questa caratteristica e non si esclude che la restante parte ne abbia comunque alcuni tratti.

In fondo si tratta sempre di Neurodiversità, non siamo molto distanti da quello che abbiamo appreso fino ad ora sui DSA.

Nel caso dell’Asperger si va più nello specifico sui comportamenti e sui vissuti emotivi, piuttosto che solo e soltanto sulle difficoltà scolastiche che a mio parere sono solo la punta dell’Iceberg.

Insomma bisogna iniziare a guardare bene queste difficoltà perché come abbiamo visto spesso, non bastano gli strumenti compensativi e dispensativi per rendere la vita scolastica del bambino migliore.

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Dr. Fera Benedetto, psicologo esperto DSA e Asperger, Formatore e Autore Amazon

Problemi invisibili che influenzano la vita personale e sociale del bambino

Mi è successo parecchie volte di guardare negli occhi insegnanti sbigottiti o genitori molto fermi sul fatto: “mio figlio sta bene, è intelligente, non capisco perché non riesce a studiare, a stare in classe o a rispondere quando viene interrogato”.

Facendo un passo indietro nella mia vita, ricordo esattamente questa sensazione di disagio che provavo verso gli adulti. La loro convinzione era talmente forte che mi sembra completamente inutile provare a spiegare il mio vissuto interiore. Ero convinto che non avrebbero capito, per di più, non sapevo nemmeno come avrei potuto spiegarlo.

Mi sentivo diverso, ma cosa vuol dire esattamente sentirsi diverso?

Abbiamo parlato negli articoli precedenti di alcune importanti caratteristiche cognitive dei neurodiversi, in cui facciamo rientrare gli Asperger (spettro autistico), i DSA e anche gli ADHD.

La prima diversità è nel modo di capire gli altri, un elemento fondamentale per avere delle relazioni sane e soddisfacenti. Il problema di non capire cosa provano gli altri e quindi di non sapere come comportarsi nei loro confronti è di certo un problema molto limitante.

L’altra faccia della medaglia di questa difficoltà è che anche se a livello di comprensione riesce difficile interpretare gli stati d’animo degli altri, il problema più grande è che li percepiamo attraverso i nostri sensi, le sentiamo dentro di noi, a tal punto da non distinguere più qual’è il limite tra noi e gli altri, e quindi siamo sopraffatti da emozioni senza capirne realmente il motivo.

A condire il tutto c’è un’eccessiva sensibilità che in situazioni di disagio, come ad esempio un’interrogazione, contesti rumorosi e pieni di gente, posti pieni di luci, mettono in blocco il ragionamento e diventa veramente un dramma restare in questi contesti o situazioni senza soffrire e senza riuscire a trattenere una conversazione. La sensazione è quella di sentirsi perso, come se la mente scappa e volesse andare da qualche altra parte, è davvero difficile restare concentrati.

Il fatto di non capire gli stati d’animo degli altri non vuol dire esserne completamente indifferenti, anzi, nei bambini neurodiversi c’è uno sforzo per capire che tipo di emozione l’altra persona sta provando, ed a volte dobbiamo improvvisare, ad esempio in una situazione come l’interrogazione, ancor prima di iniziare pensiamo alla rabbia dell’insegnante quando ci vedrà fare scena muta, anche se questo nella realtà non accade, è tutto nella nostra testa, provare a capire le emozioni degli altri per noi è davvero difficile.

Anche nelle conversazioni sociali, ci sono delle difficoltà nell’intrattenere una conversazione, per disinteresse o comunque per il fatto di considerare le conversazioni sociali qualcosa di superficiale e inutile, tranne se non si tratta di parlare dei propri interessi speciali, allora li, al contrario, diventa difficile fermarsi. Gli interessi comuni spesso sono davvero un tabù ecco perché ci riduciamo a uno o due amici con coi possiamo condividere i nostri interessi ristretti.

Immaginate cosa vuol dire vivere con queste limitazioni per tutta la vita e considerate anche il difficilissimo passaggio alla vita adulta, cioè il percorso scolastico con una neurodiversità che comprende anche uno stile di apprendimento differente dalla massa.

Se la maggior parte dei cervelli funziona con windows, quello che resta funziona con IOS. Ovviamente il modello educativo scolastico è basato sullo “stile windows”, e per chi ha un sistema operativo diverso, è davvero difficile adattarsi, e spesso e volentieri il sistema va in crash.

Avete per un momento capito cosa vuol dire vivere con queste difficoltà?

Quali sono le conseguenze?

Vivere una vita cosi complessa, sempre sotto sforso e pressione per capire cosa vogliono gli altri da noi, e senza capirlo mai davvero fino in fondo, vivere con una forte sensibilità in un mondo iperstimolante, spesso non essere capiti e accettati, porta di certo ad ansia, stress, depressione, ritiro e ansia sociale, attacchi di panico, ossessioni e paranoie su se stessi, essere severamente critici con se stessi.

Per concludere ricordo ancora lo sguardo dell’insegnante in classe che mi incitava a rispondere alle domande, ed io perso in un mondo tutto mio, con il cervello in blocco, non riuscivo a dire una parola, e l’umiliazione che provavo dentro mi portava a pensare “perché esisto!”

Oggi per fortuna ci sono diversi strumenti per aiutare le persone che vivono i disagi legati alle neurodiversità, se trovi l’articolo interessante condividilo e non esitare a contattarmi per una consulenza personale

Dr. Fera Benedetto
Psicologo e autore
Whatsapp: 348 0019600

Le differenze tra Empatia cognitiva ed Empatia affettiva

Ho sempre pensato di essere empatico, sinceramente anche troppo, tanto da dover stare lontano da determinate situazioni per evitare il sovraccarico emotivo. Ma ho sempre pensato di non aver capito davvero a fondo il concetto di empatia fino a quando l’ho trovato ben descritto nel libro che sto leggendo Guida completa alla sindrome di Asperger.

Un libro dedicato a chi vuole approfondire in maniera più tecnica quelle che sono le difficoltà degli Asperger (o Autismo di livello 1) ed anche capire le differenze tra i cosiddetti “normali” e neurodiversi (compresi i DSA).

È spiegato molto bene il concetto di Empatia, ed adesso capisco dove può avere difficoltà un soggetto neurodiverso (DSA, Asperger, ADHD).

Riporto direttamente dal libro:

1.​ Empatia cognitiva: rappresenta la capacità di prendere in considerazione la prospettiva altrui e comprenderne intenzioni, pensieri, emozioni e comportamenti.

2.​ Empatia affettiva: rappresenta la tendenza a “sentire” le emozioni e gli stati d’animo degli altri e si divide a sua volta in:

a. ​Consapevolezza empatica: valuta sentimenti di compassione “orientati agli altri” e preoccupazione per gli sfortunati.

b. ​Sofferenza personale: misura sentimenti “orientati verso sé stessi” di ansia personale e disagio in contesti interpersonali emotivamente carichi.

Attwood, Tony. Guida completa alla Sindrome di Asperger (Italian Edition) (p.252). Edra. Edizione del Kindle.

A quanto pare, le persone Asperger, hanno una empatia affettiva intatta, ma molte difficoltà nell’empatia cognitiva.

Le difficoltà nell’empatia cognitiva, nella distinzione tra sé e l’altro e alti livelli di ansia spesso portano ad avere alti livelli di sofferenza personale che possono provocare un allontanamento da situazioni emotivamente cariche.

Quindi, spesso, se una persona nello spettro autistico evita situazioni emotive non è perché sia disinteressata, ma perché ne è troppo coinvolta.

Questo è un concetto chiave per comprendere alcuni dei comportamenti antisociali degli Asperger (e in una buona percentuale anche dei DSA) che percepiscono le emozioni degli altri, ma letteralmente non sanno che farsene perché non hanno una empatia cognitiva adeguatamente sviluppata.

Ci sono diversi modi pratici per aiutare i bambini a sviluppare una maggiore comprensione delle intenzioni e sentimenti degli altri, ad esempi con fumetti strutturati dove nello scambio sociale si comprende il pensiero dell’altro.

Esiste anche un libro delle storie sociali che aiuta a sviluppare l’empatia cognitiva anche detta Teoria della mente, il libro si intitola Il nuovo libro delle storie sociali.

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Formazione DSA: le difficoltà comportamentali, sociali ed emotive, hanno un nome.

Capire meglio le difficoltà comportamentali legate ai DSA, aiuta i futuri adulti a costruirsi una vita migliore.

Sono anni ormai che mi occupo di formazione sui Disturbi Specifici di Apprendimento.

Tutto nasce dalla mia esperienza personale. Solo a 30 anni sono riuscito a dare un nome alle mie difficoltà.

Ho voluto approfondire l’argomento dal punto di vista del comportamento, del modo di pensare e di vivere le emozioni, ed ho avuto modo di riflettere sulla rilevanza nella conoscenza di questa caratteristica.

Insegnanti, genitori e ragazzi stessi hanno trovato molto utile conoscere meglio questa caratteristica non solo dal punto di vista delle difficoltà scolastiche, ma anche e sopratutto nelle difficoltà di vita.

Studiando i DSA, noto una marcata attenzione alle difficoltà pratiche nella lettura, scrittura e calcolo, ma si accenna appena alle difficoltà che il bambino e l’adulto poi, devono affrontare nella vita di tutti i giorni, che non sono solo di carattere pratico.

Studiando e scrivendo sul blog delle difficoltà di socializzazione, che spesso diventano anche ritiro sociale, ho parlato anche spesso della ipersensibilità sensoriale, ho parlato anche della difficoltà nel gestire le emozioni, ma non ho mai dato un nome a queste caratteristiche temperamentali.

Da qualche tempo mi sono avvicinato al mondo dell’autismo, ma non come lo intendiamo in genere.

Spesso si pensa all’autismo come ad una difficoltà grave ed evidente che non ti permette di vivere una vita “normale” e autonoma.

Ma in pochi sanno che esiste un autismo lieve, chiamato Autismo di primo livello, o ad alto funzionamento o ancora meglio conosciuto come Sindrome di Asperger.

Non è una malattia, è una caratteristica esattamente come i DSA.

Una struttura cognitiva diversa dalla maggior parte delle persone.

La percentuale di comorbilità tra DSA e Asperger va dal 15 al 20%.

Questo vuol dire che 2 DSA su 10 potrebbe avere le caratteristiche dell’Asperger.

Quindi non tutti i DSA sono Asperger, ma potrebbero comunque avere delle piccole difficoltà associabili all’autismo di primo livello.

Questa sindrome, difficilmente viene riconosciuta perché i “sintomi” di cui parliamo non sono così evidenti. Solo un occhio esperto e specifici questionari sono in grado di mettere in luce queste caratteristiche.

Il bambino con autismo lieve/Asperger, può condurre apparentemente una vita normale, ma interiormente vivere tormentato dalle sue difficoltà. Oltretutto, si accorge di essere diverso dagli atri, perchè possiedono una spiccata intelligenza.

Questi bambini, che si mostrano timidi e riservati, da grandi saranno probabilmente adulti solitari, con una bassa autostima, e con difficoltà nel trovare un impiego adeguato alle loro caratteristiche. Spesso si accompagnano anche disturbi d’ansia, disturbi ossessivi, depressione e attacchi di panico.

Cosa cambia questo nel mondo dei DSA?

Moltissimo! in quanto una delle maggiori difficoltà per insegnanti e genitori, non è tanto aiutare i bambini nell’apprendimento, quanto capirli come persone a volte un pò “strane”.

Quali potrebbero essere queste caratteristiche un pò “strane”?

Faccio un piccolo elenco non troppo dettagliato in cui potreste riconoscere alcune caratteristiche.

  • Scarse abilità sociali;
  • Pochi amici;
  • Tendenza alla solitudine;
  • Difficoltà ad accettare le critiche;
  • Difficoltà al confronto e ad accettare il parere degli altri;
  • Difficoltà a comprendere lo stato d’animo dell’altro e a rispondere di conseguenza;
  • Difficoltà nella gestione della rabbia e delle emozioni in genere;
  • Aggressività;
  • Tendenza a depressione e ansia.

Queste sono solo alcune delle caratteristiche che di certe avrebbero bisogno di un approfondimento, ma ora riusciamo a dare un nome ed a trattare per le difficoltà che meritano un’attenzione particolare.

Delle difficoltà che pongono dei limiti sia a livello sociale che lavorativo, nonchè anche di vita di coppia e famigliare.

come i DSA, anche l’Asperger è una caratteristica genetica, quindi se riconosciuta in una persona, potrebbe essere riscontrata anche in altri membri della famiglia.

Gli studi che ho fatto sui DSA, mi hanno portato fino alla scoperta di queste. caratteristiche che comprendono anche gli ADHD.

La formazione che fino ad ora ho svolto nelle associazioni e scuole di tutta Italia prende nuove e interessanti sfumature.

Nuove informazioni preziosissime per i genitori e gli addetti ai lavori che finalmente possono capire e agire in modo differenze nei confronti di alcuni bambini.

So cosa vuol dire soffrire in classe solo al rumore dei compagni, so cosa vuol dire essere talmente stressati da non riuscire a concentrarsi su nulla, ma sopratutto so cosa vuol dire non essere compresi!

La formazione in questo settore è un dovere dal quale non dovete esimervi.

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DSA: gli aspetti comportamentali vengono spesso sottovalutati

La grande domanda sulla quale mi sono posto sempre molti dubbi è: quanto peso stiamo dando agli aspetti comportamentali e di personalità che spesso nel DSA si presentano?

Nella scuola di oggi, nella maggior parte dei casi succede che ci si occupa degli aspetti pratici legati difficoltà della lettura, scrittura e calcolo, dei Disturbi Specifici di Apprendimento, utilizzando metodi compensativi e dispensativi.

Ma questo è sufficiente?

Non sempre! Molti insegnanti non rispettano i PDP, e alcuni addirittura non sanno nemmeno cosa siano i DSA, quindi ci si trova spesso ad affrontare una vera e propria lotta per raggiungere il rispetto dei diritti che la legge 170 impone.

È stato dimostrato che non sono solo gli aspetti legati alle difficoltà didattiche ad essere preponderanti nel disagio legato ai DSA, ma ci sono anche degli aspetti comportamentali che vengono trascurati.

È chiaro che esistono le eccezioni, e ci sono insegnanti che hanno capito che l’aspetto più importante non è solo di ordine pratico nel rispetto del PDP, ma anche di ordine morale nel far sentire questi bambini inclusi nella classe.

Ma non tutti gli insegnanti hanno queste competenze, quindi cosa fare quando un bambino è a disagio a scuola?

Sarebbe molto importante approfondire le diagnosi per accertare che oltre ai DSA non ci siano altre difficoltà che influiscono sul comportamento del bambino.

Sono certo che nella maggior parte dei casi, l’equipe che svolge una diagnosi, si occupi di diversi aspetti diagnostici legati al paziente.

Spesso infatti insieme ai DSA, c’è anche un problema di attenzione o di iperattività (ADHD). È chiaro che in questo caso, non basteranno soltanto i metodi compensativi e dispensativi, ma ci troveremo davanti un bambino spesso in movimento e disattento, ed anche in questo caso non sono molti gli strumenti che ha la scuola a disposizione.

E cosa dire di alcuni disagi che spesso sono quasi trasparenti, ma che influiscono pesantemente sulla vita del bambino?

Sto parlando della Sindrome di Asperger, anche detto Autismo di primo livello.

Si definisce un Autismo ad alto funzionamento perchè l’individuo riesce ad adattarsi alla società emulando i comportamenti degli altri, ma dentro di se è spesso a disagio.

Non è una malattia, ma come si dice per i DSA, è un modo diverso in cui il cervello funziona rispetto agli stimoli ambientali e sociali.

Alta sensibilità, difficoltà a stare in grandi gruppi, disagio in situazioni con una molteplicità di stimoli ambientali, frequenti sbalzi di umore immotivati, difficoltà di gestione della rabbia, difficoltà a comprendere le regole della socializzazione, interessi specifici, la lista potrebbe proseguire ma non voglio far diventare questo articolo un compendio scientifico.

Voglio solo mettere in luce una neurodiversità spesso poco conosciuto e che spesso i clinici non prendono in considerazione nella diagnosi.

Questi bambino sono a disagio in classe, sono bloccati nello stare tra tanta gente, sono bloccasti dal forte stress provato nel clima competitivo della classe, hanno difficoltà a socializzare e per questo soffrono, preferiscono stare in ambienti isolati e dedicarsi ai loro interessi.

A mio parere è molto importante prendere in considerazioni questi aspetti , sia perché il costo a livello fisico e psicologico per questi bambini è veramente molto alto ed escono dalla scuola distrutti, sia perché si può fare qualcosa prima.

Con una diagnosi di Asperger si può condurre il bambino in un percorso di auto conoscenza, auto accettazione, e imparare alcune tecniche comportamentali e sociali che gli consentono di vivere meglio.

Se consideri importante questo argomento lascia pure il tuo commento.

Se invece vuoi parlare con me personalmente usa il box qui sotto per fissare un appuntamento telefonico.

Dr. Fera Benedetto
Psicologo e Autore

Scoprire la Dislessia dopo i 30 anni: cosa fare!

La Dislessia (disturbo della lettura) come tutti gli altri Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), fanno parte di una categoria non spesso nota.

Capita infatti nel corso di tutta la vita di percepire di avere delle difficoltà nello studio, e di procedere con fatica e con molti dubbi.

La sorprendente verità è che la Dislessia non è soltanto un disturbo della lettura e dell’apprendimento in genere, ma riguarda proprio un modo di vivere.

Sono Benny Fera, Psicologo, ed io stesso ho scoperto molto tardi di essere dislessico.

Questa scoperta mi ha stravolto e cambiato la vita.

Finalmente tantissimi dubbi avevano una risposta e la mia fame di sapere era arrivata alla stelle!

Mi ricordo che quando lo scoprii, avevo intrapreso da circa 5 mesi un percorso psicoterapeutico.

La psicoterapia non era di certo richiesta per la Dislessia, che non sapevo ancora di avere, ma per mille altri problemi che mi portavo dietro, come ansia, depressione, bassa autostima e attacchi di panico.

Di sicuro quel percorso mi è stato molto utile, ed ha risolto molte delle mie lotte interiori.

Ma cosa successe quando dissi allo psicologo: “penso di essere dislessico!”

In effetti l’argomento venne sviato perché la maggior parte degli psicologi non conosce questa problematica.

Tutto sommato non lo ritengo un fatto grave, perché ogni psicologo sceglie il suo percorso di studi, e non sempre la specializzazione che sceglie riporta difficolta come la Dislessia.

Mi rendevo conto che c’era un grande vuoto sull’argomento Dislessia e adulti, non sapevo veramente da chi farmi aiutare per approfondire e riconoscermi in questa caratteristica.

Decisi di armarmi di forza e coraggio e di approfondire l’argomento.

Il lavoro che ho fatto mi ha aiutato a capire me stesso, a conoscere le mie caratteristiche, a valorizzare i punti di forza e sopratutto a lasciar perdere quello che per me non va bene.

La Dislessia ha un’influenza sulla vita della persona che non è solo di carattere pratico sulla lettura ma taglia trasversalmente gli aspetti sociali, comportamentali, relazionali e psicologici.

Ho ritenuto molto importante che esistesse un servizio di supporto e consulenza per le persone che scoprono dopo i 30 anni di essere dislessiche.

Per questo ho allargato il campo delle mie consulenze, non solo dal vivo nel mio studio a Bari, ma anche online.

Nella prima consulenza andremo a verificare se effettivamente sei dislessico/a.

Alla fine della prima consulenza ti spiegherò il percorso personalizzato che andremo a fare insieme.

Chiamami o scrivimi al numero 3480019600 e ti darò tutte le info che ti servono per iniziare un percorso di crescita insieme.

Dott. Fera Benedetto, Psicologo esperto nei Disturbi Specifici di Apprendimento; Formatore scolastico e privato; Autore de “Il bambino dimenticato” e altri libri pubblicati su Amazon.

Corso Online per Genitori: Conoscere e Gestire le Difficoltà Nel Percorso di Crescita di Tuo Figlio

Online e pronto all’uso il corso dedicato ai genitori per approfondire i temi legati alla genitorialità.

In questo corso capirai quali sono gli stili genitoriali positivi e negativi.

Approfondirai qual’è l’approccio educativo preferenziale per una crescita sana dei figli.

Creerai dentro di te maggiore consapevolezza sul tuo modo di essere genitore e di educare i tuoi figli, per cercare di correggere il percorso prima che sia tardi.

Capirai l’importanza del ruolo delle regole, delle routine e delle punizioni, quanto sono importanti nel percorso educativo del bambino.

Verranno prese in esame alcune delle strategie educative più funzionali in casi di comportamenti problematici.

Infine avrai maggiore chiarezza su quali potrebbero essere difficoltà e patologie che un bambino, o adolescente, può sviluppare nel corso della sua crescita, con alcuni consigli utili.

Il corso è condotto dal Dr. Fera, psicologo esperto nell’età evolutiva e autore di libri su bambini.

Troverai tutto quello che ti serve su Facebook attraverso un evento online

4 lezioni, della durata di un’ora circa.

Il costo del corso è di 38$ che corrispondono a circa 34€

L’iscrizione è molto semplice, basta andare sulla pagina dell’evento, e cliccare sul tasto ACQUISTA (si procede come un normale acquisto online).

Clicca qui per andare sull’evento e acquistare l’accesso

Nel costo è compreso uno sconto sulla prima consulenza e su tutti i libri del Dr. Fera

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