Perché alcuni di noi Tendono ad Aiutare sempre gli altri e poco Se Stessi

Come molti di voi già sanno, ciò che mi ha portato a scrivere questo blog, è stata la volontà di sensibilizzare al “problema” dei Disturbi Specifici di Apprendimento e quindi delle Neurodiversità ad ampio spettro.

Sensibilizzare vuol dire far capire come funziona la Neurodiversità, e quindi come funziona il cervello dei dislessici sia a livello comportamentale che psicologico.

Lo faccio perché ho notato che l’aspetto pratico e scolastico dei metodi compensativi e dispensativi riservati agli studenti, sarà pur sufficiente ad aiutare gli studenti in classe, ma poco si dice sugli aspetti psicologici che intralciano la vita di queste persone.

A Più riprese, in questo blog, mi avete sentito argomentare sui problemi che possono essere associati ai DSA, come la difficoltà a relazionarsi con gli altri, l’alta sensibilità, la facile distraibilità, l’iperattività, che appunto sono aspetti associati all’ADHD e Sindrome di Asperger che spesso vanno in comorbilità con i DSA.

Oggi voglio parlarvi di un aspetto ben noto a chi è dislessico, ma poco noto agli altri, e cioè la tendenza naturale a mettersi nei panni degli altri.

Questa tendenza ha sicuramente degli aspetti positivi, come ad esempio saper capire ed ascoltare il prossimo, saper essere di aiuto nei momenti di difficoltà.

Ma spesso questa tendenza diventa una trappola perché ha come risvolto negativa quello di “accontentare sempre gli altri” e mai se stessi.

Questo succede verso le persone a cui vogliamo bene.

Ad esempio i figli che pur di accontentare i genitori scelgono un percorso di studio poco adatto a loro.

O ancora persone che in coppia rivolgono tutta l’attenzione alla felicità del partner.

Queste tendenza sicuramente non riguarda proprio TUTTE le persone dislessiche, ma mi è capitato molto spesso di avere in terapia persone diangosticate con DSA, completamente scariche, che ormai non ce la fanno più a sopportare il peso dei problemi degli altri.

Insomma la tendenza è quella di capire e accontentare fino al punto in cui ci si rende conto che non si sta vivendo più la propria vita, ma si diventa il cuscino di tutte le persone che ci stanno intorno.

Questo cuscino lentamente di schiaccia e resta letteralmente senza aria, senza forze e senza energia.

Questa caratteristica ha sicuramente origine neurobiologiche che si sono sviluppate nell’evoluzione umana.

L’alta capacità di percepire gli altri e di sentire cosa provano fa parte dell’antica arte dei sensitivi e degli stregoni. Personaggi che avevano un ruolo preciso e fondamentale nelle tribù.

L’uomo ha sempre avuto bisogno di curare la sofferenza psicologica, quindi indubbiamente c’era anche bisogno di persone capaci a fare questo.

Queste caratteristiche neurobiologiche, che fanno appunto parte di una dote naturale dovuta alle funzioni cognitive dell’emisfero destro, diventano tipiche in questa neurodiversità.

Non ci sorprendiamo se ci troviamo privi della nostra vita “a causa” degli altri, fa parte del nostro prezioso bagaglio cognitivo.

È molto importante però sapersi regolare, sapere quando è giusto e quando meno dedicare una fetta della propria vita agli altri, perché il principio base è che spesso nulla ti torna indietro, e quindi, a meno che tu non sia uno Psicologo e ti pagano per dedicare il tuo tempo agli altri, se non pensi tu a te stessa, non ci pensa nessuno.

Per fissare una consulenza clicca sul numero di seguito e ti collegherai direttamente su Whatsapp 3480019600

Dr. Fera Benedetto
Psicologo

Scopre da adulta di essere dislessica

La grande sofferenza che alcune donne portano con se a causa di una Dislessia mai scoperta, può essere curata.

Da quando ho iniziato a scrivere su questo blog il mio obiettivo è sempre stato quello di far conoscere quanta sofferenza ci può essere dietro un Disturbo di Apprendimento mai scoperto.

Ci sono molti casi di persone, sopratutto donne, che si rivolgono a me per approfondire i dubbi che hanno sempre avuto su alcune difficoltà legate all’attenzione durante la lettura, nello scambiare alcune parole e nella comprensione del testo, o ancora di essere completamente incompetenti e insicure sul calcolo.

Sono questi piccoli campanelli di allarme che portano una persona a voler approfondire la propria difficoltà.

Le difficoltà scolastiche, durante l’infanzia e l’adolescenza, portano una sofferenza che mette radici profonde nella personalità individuale.

Credere di essere incapaci e non all’altezza, diventa un pensiero ricorrente.

La conseguenza naturale è quella di non credere più in se stessi, ed affidarsi quindi a ciò che il mondo e le persone che ci stanno vicino ci propongono.

Allontanarsi così tanto dal proprio sentire, dai propri piaceri, porta ad una lenta agonia e insoddisfazione.

Riacquistare la fiducia in se stessi è un percorso che inizia quando meno te lo aspetti, quando ormai sei stanca della vita che stai facendo.

Mi piace il mio lavoro, perché conosco personalmente la sofferenza che portano dentro queste persone, e capisco il tipo di percorso che bisogna fare per tirarsi fuori.

Ritrovare se stessi, non è qualcosa di inventato, ma qualcosa di pratico che si svolge attraverso un percorso psicologico.

Probabilmente ti senti priva di energie, ti senti ormai in balia della vita e percepisci di fare tanto per gli altri, ma nulla per te stessa.

Di certo non sarò io a dirtelo, saprai tu esattamente quando è il momento di rimboccarsi le maniche e fare qualcosa per te stessa.

D’altronde ci sono persone che non hanno nessuna intenzione di iniziare un percorso di crescita, e preferiscono restare in ombra con un bagaglio di sofferenza che portano dietro per tutta la vita.

Non so a quali di questi due casi appartieni, comunque sappi che si può essere felici ed entusiasti della vita e di se stessi, semplicemente muovendo i primi passi verso se stessi.

Sembra facile a dirsi, e capisco anche che per quanto ti sforzi, non ottieni grandi risultati, per questo è importanti rivolgersi ad una persona che sappia guardarti e notare le tue qualità, che sappia come accompagnarti verso la scoperta di te stessa.

Lascio qui sotto il mio contatto whatsapp, nel caso tu voglia approfondire l’origine delle tue difficoltà attraverso una diagnosi, oppure semplicemente iniziare un percorso di crescita personale.

Ti basterà cliccare sul numero di telefono qui di seguito per metterti in contatto con me su whatsapp 3480019600

Dr. Fera Benedetto
Psicologo

Scoperti i 42 geni coinvolti nella Dislessia

Individuati i 42 geni coinvolti nella Dislessia, le finalità dello studio sono rivolte alla diagnosi precoce.

Stamattina mentre facevo colazione, la tv ha attratto la mia attenzione: si parlava di Dislessia.

Un grande studio è stato condotto e pubblicato sulla rivista Nature Genetics, con un campione davvero grande di soggetti.

Questo studio ha portato ad identificare 42 geni che sono coinvolti nella Dislessia.

Ti lascio qui sotto il link dell’articolo completo, ma vorrei che continuassi a leggere le mie considerazioni sull’argomento.

Clicca qui se vuoi leggere l’articolo completo.

Per quanto mi riguarda la notizia non è cosi sorprendente, già sapevamo che i Disturbi di Apprendimento hanno un’origine genetica, e possono tramandarsi dai genitori ai figli.

Quello che mi interessa è approfondire alcune questioni che riguardano le motivazioni di questo studio.

Per quanto possa essere interessante e curioso, uno studio che vada ad indagare le origini della dislessia, mi sembra abbastanza ovvio che tale “disturbo” o direi meglio caratteristica, esista e continuerà ad esistere.

La lettura nell’evoluzione dell’uomo è un’abilità che si è appresa davvero molto di recente!

Questo ci fa capire che nella sua evoluzione, l’uomo ha sviluppato diverse abilità come la caccia, la pesca, riconoscere i frutti commestibili, capacità di orientamento per esplorare nuovi territori, capacità esoteriche e di guarigione, insomma un enorme ventaglio di capacità che chiaramente sottintendono abilità cognitive e genetiche differenti.

Già dai tempi della pietra gli ominidi non erano tutti uguali: non è detto che un individuo portato per scovare e cacciare, potesse essere bravo anche a trovare e riconoscere i frutti commestibili.

Queste specifiche abilità si sono evolute nel tempo, mutando i geni in favore delle proprie specifiche qualità.

Oggi ci troviamo di fronte alla Dislessia, un problema che non è un problema, in quanto il “dislessico” non è esattamente fatto per leggere!

le capacità dei dislessici sono più legate alla creatività, intuito, spiritualità, emotività.

Per fare un esempio banale, se faccio correre i 100 metri ad un ragazzo robusto e uno esile, molto probabilmente vincerà il ragazzo esile, al contrario il ragazzo robusto potrebbe essere più bravo nel lancio del peso!

Per concludere, la scienza continua a studiare le origini del disturbo, a quale scopo?

Lo scopo, come si scrive nell’articolo che vi ho linkato sopra, è quello di effettuare una diagnosi precoce, per poter intervenire in tempo per l’inizio della scuola!

Adesso la domanda fondamentale è!

se la dislessia è una caratteristica genetica, come essere biondi o bruni, robusti o esili, perché bisogna modificarla?

Perché viene messo in discussione il patrimonio genetico individuale, con le specifiche abilità e difficoltà? (e questo non vale solo per la Dislessia)

Perché l’occhio non viene puntato sui sistemi educativi?

Perché non cambiamo il modo di apprendere invece di insistere sulla genetica individuale?

È davvero più importante un’istituzione pubblica come la scuola, piuttosto che il rispetto per le proprie e specifiche caratteristiche genetiche e cognitive?

Sono davvero imbarazzato dalla tanta presunzione umana di dover cambiare le persone per adattarle al sistema!

Non è affatto vero che essere una minoranza è un problema!

Ogni individuo deve poter esprimere la propria individualità secondo le sue specifiche caratteristiche.

E se non è attraverso la lettura che il dislessico può apprendere, impegnate la ricerca scientifica nel trovare e sopratutto applicare un metodo che vada bene per tutti!

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Dr. Fera Benedetto
Psicologo

Un regalo inaspettato il giorno del mio compleanno

Il mio passato da Dislessico ha condizionato il mio presente e il mio futuro, ma finalmente oggi…

Sono sempre stato molto scettico riguardo al lavoro da dipendente.

L’incubo di dover rivivere una condizione di gerarchia e di dover sottostare a procedure lavorative decise da altri, mi fa ritornare all’incubo dei banchi di scuola.

Ho il mio modo di lavorare, diverso da tutti gli altri, per questo motivo ho deciso di diventare un libero professionista.

Nonostante le difficoltà che ho incontrato sulla mia strada di Psicologo, ho dovuto fare tutto da solo, farmi conoscere sul web e cercare di diventare un punto di riferimento come psicologo dei Dislessici.

Non mi lamento di quello che ho costruito in questi 10 anni.

Ho scritto 6 libri a tema; ho tenuto conferenza in tutta Italia per sensibilizzare e formare sul tema dei DSA; ho supportato famiglie e persone singole con percorsi di supporto e consulenze online e dal vivo.

Questo mio modo di lavorare è servito a farmi notare, ed ha ricevere proprio ieri 25 Ottobre, il giorno prima del mio compleanno, un contratto di collaborazione presso UNITELMA SAPIENZA Università di Roma, come referente DSA.

La notizia mi ha reso felicissimo, sopratutto per le righe riportate nel contratto all’articolo 4:

Le parti si danno reciprocamente atto che l’incarico verrà svolto senza vincoli di orario e di presenza, o di subordinazione, o di sottoposizione ad alcun potere gerarchico, organizzativo, direttivo e disciplinare del committente.

Queste sono le parole che più mi fanno felice e rendono giustizia a tutto il lavoro che ho svolto fin ora e all’autonomia lavorativa che sono riuscito a creare in questi anni con molti sacrifici e rinunce.

Io ci ho creduto fino in fondo, nonostante le mie dure battaglie da bambino a scuola, le lotte e l’anticonformismo da adolescente.

Ero praticamente sicuro e rassegnato che non potessi rientrare nei canoni che la società mi richiedeva!

Eppure, mi rivolgo ai ragazzi, si può, bisogna crederci e percorrere strade che nessuno ha mai battuto, andando anche contro i luoghi comuni e i consigli dei parenti più stretti.

Ragazzi credeteci, seguite il vostro istinto e la vostra mente creativa, non fossilizzatevi su ciò che è standard e comune, create il vostro mondo intorno a ciò che vi piace.

Io sono già felice per la vita che faccio, costruita in 10 anni di duri sacrifici e rinunce, ma oggi questo contratto mi dimostra che anche il mondo “reale” mi accetta e mi stringe forte la mano.

Un appello anche ai genitori, per quanto il vostro istinto di protezione o i vostri ideali di figlio, vi portino a guidare la vita dei vostri figli per come “pensate che sia giusto”, cercate invece di capire dove loro sono più concentrati e attivi, cercate di coltivare i loro interessi.

Io sono sempre qui per voi: aiutare i giovani nei percorsi di crescita personale; aiutare i genitori a gestire i rapporti con i propri figli; aiutare gli adulti attraverso le diagnosi a capire l’origine delle loro difficoltà e insicurezze.

Tanti auguri a me, per questo magnifico regalo di passaggio al “mondo reale”, il primo contratto che sembra essere scritto apposta per me.

Quanti anni compio? tanti! ne sono serviti tanti per ritornare a me stesso!!

Dr Fera Benedetto
Psicologo e autore
I miei libri
Contattami per una consulenza o una diagnosi DSA: 3480019600

Risultati Test delle Neurodiversità, DSA, ADHD, Asperger.

Fino ad oggi 240 persone hanno compilato il Test delle Neurodiversità.

Se non lo hai ancora fatto clicca qui per fare il test.

Questo Testo contiene una serie di domande estrapolate da questionari molto più ampi riguardanti disturbi come DSA, ADHD e Sindrome di Asperger (Autismo di livello 1).

Da specificare che il risultato del Test delle Neurodiversità non ha valore diagnostico! Quindi il risultato che hai ricevuto via mail non accerta che tu abbia un disturbo.

Per una valutazione completa bisogna rivolgersi ad uno Specialista competente che ti segue nel percorso ed escluda altri tipi di problematiche che potrebbero essere confuse con DSA; ADHD o Sindrome di Asperger.

In questo articolo voglio approfondire i risultati delle persone che hanno compilato i test.

La maggior parte delle persone che ha compilato il test è di sesso femminile, all’incirca l’80%.

Delle 240 persone che hanno compilato spontaneamente il test, il 55% ha mostrato alcuni segni di Neurodiversità.

L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è il disturbo che ha ottenuto il maggior numero di risposte positive dai partecipanti, esattamente il 67% del campione.

La domanda con maggiore frequenza di risposte positive su ADHD è stata: “Ti capita di commettere errori di distrazione durante il lavoro.”

Al secondo posto c’è il DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento), il 50% del campione mostra segni di questo disturbo.

La domanda con maggiore frequenza di risposte positive su DSA è stata a pari merito: “Hai difficoltà a fare calcoli a mente”; “Hai difficoltà ad apprendere lingue straniere”.

Con una frequenza minore troviamo la Sindrome di Asperger (o Autismo di livello 1) sono state registrate 48% di risposte positive.

La domanda con maggiore frequenza di risposte positiva su Sindrome di Asperger è stata: “Alcuni tuoi sensi sono troppo sviluppati (senti odori che altri non sentono; fastidio alla luce; fastidio di alcuni tessuti sulla pelle…)

Molte persone, dopo aver compilato il test mi hanno contattato per approfondire la problematica inerente il disturbo segnalato nel test delle Neurodiversità.

Queste persone hanno trovato utile riconoscersi nel disturbo ed essere guidate in un percorso di crescita personale, per sviluppare le competenze adatte e vivere una vita in linea con le proprie caratteristiche.

Se sei interessato/a ad approfondire con una diagnosi completa contattami su whatsapp al numero 3480019600 e ti darò tutte le informazione che ti servono.

Dr. Fera Benedetto
Psicologo

DSA: Come comportarsi con i figli Adolescenti

I giovani con Disturbi di Apprendimento vanno conosciuti nelle loro caratteristiche emotive, cognitive e comportamentali.

Mi è capitato ultimamente di avere richieste di consigli da parte di genitori con figli adolescenti con Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA)

Sono ormai 10 anni che mi occupo di questo argomento ed infatti ho scritto un libro che descrive in maniera abbastanza dettagliata, quali sono le caratteristiche dei DSA, il libro si intitola “il potenziale DSA” e puoi trovarlo su Amazon.

Dopo aver letto il libro, molti genitori si sono accorti che la Dislessia, cosi come tutti i Disturbi di Apprendimento, non sono solo difficoltà scolastiche nella lettura, scrittura e calcolo, ma vi sono eterogenee caratteristiche di personalità, comportamentali ed emotive, che spesso non vengono considerate.

Queste caratteristiche creano disagi di diverso tipo, e vanno considerate caso per caso.

Infatti il libro rende un’infarinatura generale di queste caratteristiche, ma come sappiamo, ognuno è unico e va valutato nella sua unicità.

Il lavoro che svolgo con i genitori è proprio quello di tracciare un profilo del figlio riguardante gli aspetti emotivi, cognitivi e comportamentali, per poi sapere come agire nei momenti di difficoltà.

Molti genitori, a volte, non riescono a riconoscere il reale disagio del figlio, e quindi si scontrano con loro quasi tutti i giorni.

In questo caso la conoscenza è la prima arma per vivere una vita più serena, e riuscire a convivere meglio con la diversità che ci sta intorno.

È proprio di Neurodiversità che parliamo, i Disturbi di Apprendimento infatti, rientrano in questa categoria. Categoria che comprende anche il disturbo di attenzione e iperattività, l’autismo di livello lieve, labilità emotiva, alta sensibilità.

Mi rendo conto che un genitori non può conoscere tutte queste caratteristiche e quindi si rivolge a me che ho dedicato anni ad approfondire il tema dei DSA e delle Neurodiversità.

È proprio dalla Dislessia che sono partito, scoprendo di essere dislessico a 30 anni. Nel libro “il Bambino Dimenticato” che trovi su Amazon, racconto tutta la mia storia.

Come dislessico prima e come Psicologo dopo, ho continuato i miei studi per approfondire il tema al meglio, e riconoscermi in questa caratteristica.

Quello che faccio oggi è mettere a disposizione la mia conoscenza e professionalità per le persone che vogliono capire se sono dislessiche attraverso una diagnosi, oppure genitori che hanno bisogno di aiuto con i propri figli, o ancora di adulti che hanno difficoltà a convivere con queste caratteristiche Neurodiverse.

Non esitare a scrivermi su Whatsapp per richiedere un primo colloquio, clicca sul numero di seguito 3480019600

Dr. Fera Benedetto
Psicologo

il senso di colpa di essere al mondo

“Benedetto mi fai vedere i compiti!” disse l’insegnante.

La preoccupazione iniziava a salire, nella completa confusione che avevo nel diario, ma sopratutto nella testa, non sapevo nemmeno che ci fossero dei compiti da svolgere a casa.

L’insegnante apre il quaderno “che disastro!!! ma perché è tutto pasticciato!!?”

“Perchè sbaglio” rispondo.

“allora devi stare più attento!”

Speravo che andasse tutto liscio, probabilmente erano le ultime tracce di ottimismo che di li a poco sarebbero scomparse per sempre.

“Ma dove sono i compiti per oggi?”

“Qui” rispondevo bluffando, sperando che si accontentassi di quelli del giorno precedente.

“Non questi! C’erano altri compiti per oggi! non li hai fatti! portami il diario!”

Quella frase “portami il diario” era come un paletto che si conficcava nel cuore! Una frase che sicuramente avrei sentito ancora e ancora…

Il mio pensiero non era il dispiacere di non aver fatto i compiti, perché per me la scuola era solo confusione, come essere su un altro pianeta, figuriamoci se riuscivo a stare al passo con i compiti.

In realtà, la paura più grande era tornare a casa con la nota da mostrare ai miei genitor.

Papà avrebbe dovuto mettere una firma sotto la nota, che il giorno dopo avrei dovuto mostrare alle maestra.

Avevo già tentato più volte di nascondere la nota, ma dopo qualche giorno diventava una sorta di missione da parte dell’insegnante, pare che non dormisse la notte per controllare l’indomani, se mio padre avesse firmato la nota.

Dal momento della nota in poi vivevo in uno stato d’ansia misto a senso di colpa, l’idea di vedere la rabbia sul volto di mio padre e la delusione sul volto di mia madre, mi portava a pensare che la mia stessa vita fosse per loro un enorme problema.

“Sono una merda, la mia vita non vale niente, non sarei dovuto nascere, faccio soffrire mamma e papà”

Non andrò oltre nel racconto ma vi sottopongo una questione di cui probabilmente non avete sentito parlare prima e cioè “il senso di colpa di essere al mondo”

Un tipo di trauma infantile come l’esempio che ti ho fatto prima, portano a sviluppare un senso di colpa verso le persone che amiamo solo per il fatto di esistere.

Questo senso di colpa che è tanto vivo quando siamo bambini, diventa inconscio quando diventiamo grandi, e si traduce con una vita ai margini, priva di energia, comportamenti pericolosi che mettono in pericolo la nostra vita, difficoltà ad esprimere se stessi, insomma conduciamo una vita piuttosto passiva, come se fossimo effettivamente un pò morti dentro.

Nel tempo ho lavorato molto su me stesso a livello psicologico, per poter superare quei traumi. Ho visto letteralmente la mia vita cambiare!

È nostro dovere fare qualcosa per noi stessi, nessuno penserà al posto nostro.

È importante rivivere quei traumi insieme ad una persona esperta, fare pace una volta per tutte con le persone cui crediamo di avere fatto del male con la sola nostra presenza.

È importante avere un posto sicuro, dove potersi sentire al sicura e avere il coraggio di guardare in faccia il nostro passato.

Solo in questo modo possiamo sentirci rinati e vivere finalmente la vita che spetta.

Contattami se hai bisogno del mio aiuto 3480019600

Dr. Fera Benedetto
Psicologo

I Traumi Scolastici e le conseguenze nella vita adulta

In qualità di Psicologo non posso fare a meno di parlare delle conseguenze dei traumi scolastici nella vita adulta.

Il mio lavoro mi ha portato ad interfacciarmi spesso con pazienti che riportano problematiche nella vita adulta legate a traumi infantili.

La ricerca spiega che anche il feto viene influenzato dallo stato d’animo della mamma.

Per intenderci, se la coppia sta subendo momenti di crisi, litigi e traumi, che fanno star male la mamma, automaticamente anche il feto subirà della conseguenze nel suo sviluppo psicofisico.

Questa premessa serve a spiegare a chi legge che non è vero che i bambini “non capiscono”, e quindi è sbagliato pensare che non subiscono tutto quello che gli succede nel contesto domestico anche quando sono molto piccoli.

Ma quanto forte deve essere un trauma per avere delle conseguenze a livello psicologico e fisico?

Questo dipende molto dalla persona, ci sono bambini molto più sensibili di altri, a cui basta poco per subire dei traumi, anche dopo un semplice “NO”.

Molto spesso i bambini mettono in atto strategie automatiche di protezione, come ad esempio ammalarsi per avere le attenzioni dei genitori, quando non riescono a riceverle in altro modo. Useranno questa strategia anche da adulti, perché è l’unica che conoscono.

Ma quali sono le conseguenze dei traumi scolastici sui bambini ?

Quando un bambino è sottoposto ad uno stress reiterato, come: andare tutti i giorni a scuola, rendersi conto di non riuscire a svolgere i compiti come gli altri, subire le vessazioni di insegnanti e genitori, sviluppano lentamente una fragilità psicologica che riporta conseguenze anche da adulto.

Già da bambino il corpo inizierà a ribellarsi con i mal di pancia e mal di testa, conseguenza di nervosismo e stress, se nemmeno così riuscirà ad evitare lo stress e la sofferenza, si ammalerà con sintomi ancora più evidenti.

Il bambino inizia a registrare un’immagine di se nella testa con frasi del tipo:

“non sono all’altezza”

“non sono capace”

“non sono degno di affetto”

“Sbaglio sempre”.

Questo messaggio rimane registrato in mente e da adulto diventa uno stile di vita.

Tutte queste piccole frasi che sono state registrate nel nostro inconscio ci ostacolano nella vita di tutti i giorni.

Ad esempio forte ansia per un colloqui di lavoro tanto da evitarlo (“Non sono all’altezza”)

Ostilità e passività nei rapporti di coppia fino a far concludere i rapporti stessi (conseguenza della frase “non sono degno di affetto”)

Difficoltà a fare delle scelte importanti nella vita che non consentono di avere successo (conseguenza della frase “sbaglio sempre” quindi meglio non agire)

Senso di impotenza rispetto agli eventi della vita, come una sorta di maledizione che si è abbattuta su di noi (conseguenza della frase “non sono capace”)

Cosa fare in questi casi?

La soluzione più comune che si adotta è quella di avere molti rimpianti, fare uso di sostanze (alcool, droghe) per dimenticare, compatirsi ed avere un tono dell’umore sempre basso.

Si sviluppa una profonda convinzione di non poter farci nulla.

La soluzione migliore invece è quella di prendere in mano questa sofferenza e decidere di agire per cambiare la propria vita.

Rivolgersi ad uno Psicologo è una ottima opzione.

Andare a rivedere questi traumi nascosti, riviverli e riformularli, consente di tornare a rinascere.

Lavorare sui pensieri negativi automatici, cercando di metterli in discussione e sostituirli con pensieri più realistici e funzionali, consente di non essere sempre arrabbiato e giù di tono.

Bisogna sentirsi pronti ad un lavoro di cambiamento, perché cambiare spesso può far paura. La decisione viene presa quando non se ne può più della vita che stiamo vivendo.

Se senti dentro di te una forte spinta a voler provvedere a te stesso e smettere di stare male, scrivimi su whatsapp cliccando sul numero seguente 3480019600

Dr. Fera Benedetto
Psicologo e Autore.

DSA: è più importante la Formazione o l’Informazione?

Uno degli aspetti molto discussi riguardo i disturbi Specifici di Apprendimento è quello della scarsa Formazione.

Sopratutto da parte dei genitori, si lamenta una scarsa formazione degli insegnanti in ambito DSA.

Perché questo accade?

Per svariati motivi, vediamone alcuni:

Gli insegnanti hanno a che fare con molti studenti in classe, e risulta davvero complicato seguire ognuno in maniera attenta, tranne che in rare eccezioni di insegnanti particolarmente portati.

Gli insegnanti non sono sempre interessati a conoscere queste problematiche, quindi se ne disinteressano oppure addirittura ne rifiutano l’esistenza, confidando nelle potenzialità del loro metodo.

Ultimo ma non meno importante è la qualità della formazione.

La formazione sui DSA rivolta agli adulti, genitori o insegnanti, è molto spesso “scolastica”.

Cosa vuol dire?

Si insegna esattamente come a scuola, cioè in maniera sistematica e mnemonica.

Si istruiscono gli insegnanti sull’origine dei DSA, sui fattori che compongono i DSA (dislessia, discalculia, disgrafia…) e sui vari strumenti da utilizzare come metodi compensativi e dispensativi.

Questo tipo di formazione, spesso lascia il tempo che trova, esattamente come la maggior parte delle lezioni che gli studenti ascolta in classe.

Gli insegnanti, cosi come gli studenti, possono trovare l’argomento più o meno interessante e più o meno facile da memorizzare.

Questo fa una enorme differenza tra la formazione e l’informazione.

La conoscenza è un elemento indispensabile per poter approfondire pienamente un argomento.

Cosa intendo con “Conoscenza e Informazione”.

Il modo migliore per imparare è attraverso le emozioni.

È il cervello emotivo che consente al cervello logico di ricordare per sempre quello che impariamo.

Per questo è molto importante il ruolo delle testimonianze.

Conoscere le difficoltà che una persona con DSA prova in classe, e sopratutto le emozioni che prova.

In questo modo l’astante riesce ad intrare in risonanza con il problema ed a prenderlo a “cuore”.

Solo dopo aver fatto breccia nel cervello emotivo, si può passare alla conoscenza teorica dell’argomento.

I DSA, non sono solo disturbi, ma un complesso di comportamenti, emozioni, e problematiche, che si riassumono nel termine Neurodiversità.

Ad esempio una persona con DSA, può essere anche estremamente introverso, estremamente sensibile, e questo non gli consente di svolgere una interrogazione e quindi di esporsi davanti a tutti.

Una persona con DSA, può avere difficoltà a stare tra tanta gente per una elevata sensibilità sensoriale (difficoltà a gestire la confusione), ma questo spesso gli insegnanti non lo sanno.

Molte altre caratteristiche appartenenti alla categoria delle Neurodiversità fanno parte del bagaglio delle conoscenze che un insegnante dovrebbe avere per sapere come approcciarsi ad uno studente con DSA.

Svolgo questo lavoro di “formazione e informazione” ormai da anni.

Gli insegnanti e i genitori mi hanno riferito di aver davvero capito attraverso di me, questa difficoltà, e di aver finalmente aperto gli occhi su qualcosa che ancora non gli era particolarmente chiaro.

Ci ho messo la mia faccia e la mia storia (vedi biografia: “Il bambino dimenticato“) per far si che si riduca al minimo la sofferenza in classe, e si riduca al minimo l’ignoranza sull’argomento.

Ho dedicato la mia vita allo studio dei DSA e tutte le Neurodiversità (ADHD; DSA; Autismo; Asperger); uno studio per me molto affascinante e appassionante che cerco di trasmettere agli altri con la stessa passione.

Per questo motivo non ho mai messo limiti al mio raggio di azione e mi sono recato ovunque mi hanno ospitato per una conferenza.

Sono il Dr. Fera Benedetto, Psicologo e Autore.

Se ritieni questo articolo importante, puoi condividerlo sui social, o con persone interessate all’argomento.

Se fai parte di una Scuola o Associazione e sei interessato/a ad ospitare una conferenza di “formazione/informazione” compila il modulo seguente.

Paura di Sbagliare: Come Il Cervello Emotivo condiziona i nostri comportamenti

Il cervello emotivo registra le cattive esperienze del passato mettendo in atto comportamenti che sabotano la nostra vita.

Da cosa dipende il nostro modo di reagire agli errori e agli sbagli?

Da cosa dipende che non riusciamo mai a prendere delle decisioni senza non essere sopraffatti dall’ansia e dalla preoccupazione?

Bisogna che ti spieghi qualcosa sul funzionamento del cervello.

Ogni nostra scelta e comportamento, dipende dalle nostre esperienze emotive del passato.

Esattamente!

Ogni prima forte delusione ricevuta dagli altri, che possa essere un genitore, un insegnante, ci condiziona per il resto della vita.

In termini pratici, immaginiamo uno studente in classe che ha delle difficoltà nella scrittura, nella lettura o nel calcolo.

Si ritroverà spesso il quaderno pieno di segni rossi, a delimitare tutti gli errori che abbiamo commesso.

O ancora si ritroverà a fare scena muta davanti a tutti i compagni di classe durante l’interrogazione.

Questo comporta chiaramente un grandissimo imbarazzo!

Il cervello emotivo manderà un segnale al cervello razionale e dirà “evitare di esporsi, evitare di sbagliare”.

Da quel momento in poi la tua vita subisce una profonda inerzia, come se avessi il freno a mano tirato.

Fai di tutto per non sbagliare e per esporti il meno possibile, con lo scopo di evitare il forte imbarazzo, ma chiaramente a scuola viene richiesto di agire e di esporsi, e questo comporta ansia e paura quotidiana.

Ogni giorno la preoccupazione è presente dalla mattina appena ti svegli, e faresti di tutto per renderti invisibile e non subire più quel dolore che comporta l’errore.

Perché tanto sai che sbaglierai, tutto ciò che riguarda leggere, scrivere e far di calcolo ti riesce difficile.

Cosa succede poi … Quando inizi a crescere?

Il tuo cervello sviluppa pensieri figli della paura di sbagliare e quindi inizia a dirti “non sei all’altezza, non vali niente!”

Inizi a convincerti che tutte le tue scelte, tutte le tue parole e i tuoi comportamenti non hanno valore, perché così ti hanno giudicato sempre a scuola.

Questo profondo senso di inadeguatezza pervade la tua vita, fino ad infiltrarsi nelle relazioni sentimentali e nei rapporti con i pari.

“Perché questa persona mi ama? non me lo merito!”

E allora inizi a sabotare le relazioni amorose, perché continui a ripeterti “non è possibile che possa amare una persona come me!”

Fai di tutto per renderti antipatico, diventi passivo, non prendi iniziative perché appunto hai paura di sbagliare, e vedi il tuo rapporto naufragare.

Non è facile uscire da questi meccanismi, sopratutto quando il tuo cervello emotivo ha subito anni ed anni di rinforzi negativi durante il percorso di studi.

Ancor di più quando anche i tuoi genitori non sono dalla tua parte e non comprendono il tuo disagio.

Adesso sei adulto, e non ci sarà nessuno a curare le tue ferite, a meno che non te ne prenda cura tu stesso!

È importante riprendere queste ferite del passato, riviverle e rielaborarle in modo che siano meno presenti nella vita di oggi.

È importante capire questi meccanismi che stanno condizionando la tua vita, mettere in discussione le convinzioni che ti sei creato, e crearne di nuove e funzionali.

È il momento di tirarsi fuori dalle sabbie mobili e lasciarsi aiutare.

Clicca qui per metterti in contatto con me su whatsapp e fissare una prima consulenza.

Dr. Fera Benedetto
Psicologo

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