La dislessia è invisibile, ti racconto la storia di Steven e la gara dei 100 metri.

Ad una gara dei 100 metri, sono stati chiamati a partecipare 10 bambini.

Steven è uno di questi ed è particolarmente robusto.

Guardandosi intorno nota che tutti gli altri partecipanti sono snelli e scattanti.

Un bel problema per Steven, in palio c’è una votazione che va da 1 a 10, questo voto andrà ad influire sul rendimento scolastico dello studente.

Nella mente di Steven iniziano a farsi spazio diversi pensieri:

“non ce la posso fare”
“sono grasso”
“sono tutti migliori di me”.

Questi pensieri lo portano ad essere triste ed estremamente ansioso.

Questi sentimenti vanno ad influire non solo sulla prestazione di Steven, ma anche sulla sua Autstima!

Purtroppo Steven non può scegliere e per regolamento deve dare il meglio di se a tutti i costi.

Sulla riga di partenza Steven si prepara e allo sparo parte cercando di raggiungere la massima velocità.

Purtroppo Steven è goffo e lento e tutti i suoi compagni lo guardano deridendolo.

Oltre al danno anche la beffa, Steven è costretto a subire bullismo da parte dei compagni…. e non solo …. anche l’insegnante lo incita creando ancora più aspettative disattese nella mente del ragazzo.

Steven finisce la gara umiliato, è arrivato ultimo e si sente uno straccio, è sfinito fisicamente e mentalmente.

Ho raccontato questa storia per fare luce su una difficoltà che si svolge tutti i giorni in molte scuole di Italia e del mondo.

Infatti la stessa cosa succede ad un bambino con DSA quando gli viene chiesto di leggere davanti a tutti.

Lo studente è pienamente consapevole di non avere le stesse capacità degli altri nella lettura, ma agli occhi di tutti il ragazzo appare intelligente e in salute!

Se nel caso di Steven è abbastanza evidente la sua struttura fisica corpulenta che non è fatta per la velocità, nel caso dello studente con DSA è invisibile.

Lo studente dislessico si approccerà alla lettura in maniera lenta e goffa e molto probabilmente verrà deriso dai compagni !

Anche in questo caso Ansia e tristezza avranno la meglio.

Queste emozioni reiterate nel tempo creano una personalità fragile con una scarsa considerazione di se, ed a volte con gravi risvolti inaspettati.

Cosa ci insegna questa storia?
1. Non sempre le difficoltà sono evidenti!
2. Siamo tutti diversi ed ognuno ha un talento
3. Sarebbe opportuno offrire a tutti la possibilità di farcela.

Qual’è il ruolo dell’adulto?
1. cercare di capire quali sono i talenti dei bambini.
2. Potenziare e lodare le capacità.
3. Incoraggiare e supportare nelle difficoltà.

Spero che questa storia molto chiara possa aiutare a comprende meglio le difficoltà invisibili.

Dr. Fera Benedetto, psicologo e autore de il bambino dimenticato

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