Buongiorno Benny,

Stanotte ho visto un film ‘MIO FIGLIO NON SA LEGGERE” tratto da un romanzo in cui viene fuori che nel primo anno di vita di un bambino si decide tutto il suo futuro.

É un film anni ’70 per cui non proprio attuale in quanto a conoscenze, ma nelle mille visite che abbiamo fatto io ed il mio bambino mai mi hanno detto che io, da mamma, potevo fare la differenza costringendolo a gattonare nel modo giusto o a leggere nonostante le difficoltà.

Non sono più riuscita a dormire e stamattina mi sento più demoralizzata che mai

Nella tristezza che vivo da anni si è aggiunto il senso di colpa.

Leggo e rileggo i tuoi libri e piango tutte le volte per te, per mio figlio, per tutti i bambini che devono faticare così tanto per ciò che gli spettava di diritto e invece la vita gli ha negato.

Ho aperto questo articolo con il messaggio di questa mamma perché volevo ringraziarla di cuore.

Mi sembra un ottimo spunto per portare tutti ad alcune riflessioni che spesso si perdono di vista.

Quanto è responsabile il genitore del DSA del figlio?

I genitori sono responsabili al 50% del DSA del proprio figlio.

La mamma e il papà trasmettono ai propri figli il 50% ognuno del loro patrimonio genetico.

Questo cosa vuol dire?

Vuol dire che se uno dei genitori ha gli occhi azzurri è molto probabile che anche il figlio li abbia.

Vuol dire che se un genitore soffre di miopia, probabilmente la passerà anche a suo figlio.

Insomma per farla breve, le caratteristiche dei genitori passano ai propri figli.

La dislessia non è una malattia!

Quando parliamo di DSA, parliamo di caratteristica, come avere gli occhi verdi, marroni o azzurri o avere i capelli rossi.

Quindi confermo che i genitori sono responsabili del DSA del proprio figlio.

Ma se i genitori sono sopravvissuti a questa caratteristica perché non dovrebbe farlo il proprio figlio?

Qual’è il vero problema?

  1. Il metodo scolastico non è adatto a tutti: ci sono persone più o meno portate alla letto-scrittura, per le loro caratteristiche cognitive.
  2. La scuola ha acquisito una credibilità inverosimile: non è vero che la scuola migliora la tua vita nel presente e nel futuro.

Per chi ama la scuola, la seconda postilla sarà un po’ scomoda, ma riflettiamoci su.

Molti bambini soffrono la scuola, odiano stare in classe seduti e chiusi, hanno difficoltà a leggere ed a scrivere eppure vengono costretti!

I bambini impareranno a leggere comunque, ognuno con i suoi tempi.

Purtroppo la scuola costringe a seguire tutti lo stesso programma con un ritmo serrato, è ovvio che seguendo tutti lo stresso programma, c’è chi arriverà prima e chi dopo.

Cosi come in una gara di corsa, è probabile che il bambino che legge male superi il bambino primo dell classe. Si confrontano su cose diverse e non possiamo essere bravi in tutto!

In secondo luogo la scuola non ti assicura un futuro.

Come sappiamo la scuola è tutta teoria, ti insegna ad imparare a memoria, ma cosa ti insegna per la vita?

Nulla, ti insegna ad obbedire, ti insegna che c’è sempre qualcuno che ti dice cosa fare!

Quando finirai l’università ti sentirai spaesato e non saprai cosa fare.

Il genitore può cambiare la genetica del figlio?

La mamma dice che se nel primo anno di vita avesse costretto suo figlio a gattonare avrebbe letto meglio.

A parte la discutibilità della forzatura; ed a parte che non è dimostrata una decisiva correlazione tra gattonamento e DSA (ci sono bambini che non hanno mai gattonato e non sono DSA), cosa è veramente importante per voi e per vostro figlio?

Se il vostro obiettivo è ottenere un figlio che sappia leggere bene e che prenda buoni voti a scuola allora vi invito a sperimentare questo “giochetto” del gattonamento.

A me sembra una crudeltà!

Sopratutto mi fa pensare che questa società ci sta portando verso la ricerca della perfezione in stile robot.

Ma la perfezione non esiste, esistono caratteristiche individuali, quindi questa “mania” è completamente fuori luogo.

Se invece il vostro obiettivo è avere un figlio felice vi conviene accettarlo per i suoi pregi e i suoi difetti!

Avete ragione, a scuola non lo fanno, mettono in risalto solo i difetti.

Quindi almeno voi genitori, accettate vostro figlio cosi com’è, lui ha bisogno di un porto sicuro, ha bisogno della vostra fiducia e del vostro sorriso, in questo modo cercheremo di tenere l’asticella dell’autostima un po’ più alta rispetto a quello che fanno a scuola.

E se ancora tu stesso genitore, hai bisogno di una botta di autostima ti consiglio di leggere “il bambino dimenticato“, la storia di un ragazzo DSA che nella vita ce l’ha fatta nonostante le difficoltà! clicca qui

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Posted by Benny Fera

Psicologo dislessico e autore del libro bestseller "il bambino dimenticato". Si occupa di sensibilizzazione e formazione sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

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