Sono preoccupata per mio figlio

Quali sono i limiti tra madre e figlio?

Parliamo di mamme perché sono coloro che si preoccupano di più del futuro e del presente dei loro figli, di solito i papà si occupano di altre questioni e credono molto nella capacità di cavarsela.

Per la mamma invece, il pericolo è sempre dietro l’angolo.

Questo non è un difetto, ma un allarme configurato nel genoma femminile che deve occuparsi della prole.

Già quando è incinta, il cervello della donna subisce delle trasformazioni a causa dei cambiamenti ormonali dovuti alla gravidanza, una vera e propria preparazione alla nascita del bambino.

Forte senso di protezione, aumentata allerta al pianto del bambino, forte istinto di sopravvivenza , fanno si che la donna diventi mamma.

Ci sono dei confini al rapporto tra mamma e bambino?

I confini si delineano un pò alla volta e di solito sono prima di ordine fisico e poi psicologico.

Quello che vediamo per primo è la capacità di autonomia del bambino: inizia a prendere oggetti, prova a mangiare per conto suo, inizia a camminare, sono tutti primi segni di autonomia e indipendenza.

Non si può certo negare ad un bambino di esplorare e sperimentare, ma ovviamente la preoccupazione aumenta insieme al controllo, fino a quando il bambino non riconosce i pericoli, l’adulto fa da supporto.

Ma il periodo più difficile da affrontare per un genitore è quello dell’adolescenza, dove il figlio inizia ad avere un pensiero indipendente e spesso diverso dai genitori.

Mamma e papa si rendono conto che non possono più controllare il proprio figlio quando ha delle idee divergenti dalle loro, perché si accorgono che pur insistendo con le buone o con le cattive, lui continuerà a pensarla a modo suo.

Come si fa in questi casi?

Prima di tutto accettare il fatto che tuo figlio stia crescendo ed acquisiendo un’autonomia di pensiero che nella maggior parte delle volte è contrastante da quello dei genitori.

In secundis il genitore deve entrare nell’ottica che ormai non si confronta più con un bambino, ma con un adulto perfettamente in grado di scegliere, decidere, e avere un pensiero autonomo.

Tendenzialmente non è facile evitare i contrasti, ma si può imparare a discutere in maniera diplomatica con il proprio figlio, fargli capire che noi ci siamo, rispettiamo il suo pensiero, non vogliamo cambiarlo, ma semplicemente metterlo a conoscenza di quello che è il nostro punto di vista.

Fatto questo, se vostro figlio rimane sulla sua idea e non soddisfa la vostre aspettative, non vi resta che accettarlo.

Insistere è perfettamente inutile!

State tranquilli! Vostro figlio ha recepito il vostro punto di vista, quello di cui dovete convincervi è che le sue scelte possono essere diverse dalle vostre.

In natura questo non succede, perché a questo livello di autonomia, un animale segue la sua strada nella società e diventa indipendente dai genitori.

Per quanto riguarda gli esseri umani, che fanno parte di una società complessa, la scelta della convivenza tra genitori e figli si prolunga oltre limite e quindi si è costretti ad entrare nell’ottica di essere genitori di figli adulti, con i quali si devono confrontare come degli adulti e non più come infanti.

Per quanto voi mamme vi preoccupiate delle scelte che vostro figlio possa fare, non potete ne costringerlo, ne legarlo, ma solo accettare le sue idee in modo da instaurare con lui un rapporto di fiducia “mia madre crede nelle scelte che faccio”.

Sbagliare fa parte del gioco ed evitarlo non servirà, se i ragazzi non si scottano non capiranno mai cos’è il fuoco.

Sbagliare fa parte della loro crescita, serve per capire se le scelte che hanno fatto sono giuste per loro, oppure devono cambiare direzione.

L’errore non dev’essere una scusa incriminatoria della serie “te l’avevo detto”, ma dev’essere visto come una crescita di vostro figlio che acquisisce nuovi strumenti nel suo bagaglio di vita per poter fare delle scelte che si rileveranno giuste.

Che facciamo? vogliamo riconoscere come adulti questi nostri adolescenti?

Articolo scritto da Benny Fera
Psicologo e autore de Il bambino dimenticato

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1 commento su “Sono preoccupata per mio figlio”

  1. Ho avuto due amici dislessici i cui insegnanti non hanno potuto avere la collaborazione dei genitori, i quali negavano con forza la “diversità” dei loro figli, che per questi motivi hanno avuto moltissime difficoltà sia a scuola che nella vita. Uno di loro adesso fa un lavoro bellissimo al museo di storia naturale di Londra mentre l’altro ha dovuto chiedere la disabilità mentale per poter avere soldi per mangiare. Purtroppo il primo ostacolo spesso sono i genitori e la scuola certe volte non riesce a convincerli che i figli han bisogno d’aiuto. 😐

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