Non tutti i dislessici sono fortunati

Parlare di fortuna forse è inappropriato, sono sicuro che nel percorso di ognuno di noi ci sono state delle scelte che ci hanno portato verso quello che siamo.

Ma per alcuni di noi il percorso è segnato di sicuro.

Ci sono dislessici non riconosciuti, che sono rimasti nell’ombra, schiacciati dalla quotidianità scolastica.

Le difficoltà giornaliere riscontrate nella didattica, come ad esempio difficoltà di lettura e comprensione del testo, grafia scorretta e illeggibile, a lungo andare diventano oggetto di stigma.

Oggi la legge 170 vuole riconoscere i casi di DSA, ma non è sempre cosi, ci sono casi limite che non vengono riconosciuti o vengono riconosciuti troppo tardi.

Ci sono genitori che non accettano che il figlio possa avere un “problema” e pensano che con un pò di olio di gomito tutto si risolva.

Ci sono insegnanti che non riconoscono le difficoltà di apprendimento e scambiano questa per pigrizia e incompetenza.

Che si fa per questi studenti?

Ben poco direi, non resta loro che combattere una lunga battaglia in salita.

Le conseguenze non sono poche, infatti questi ragazzi cominciano ad assumere comportamenti antisociali e condotte di vita che mettono in pericolo la loro salute.

È successo anche a me, e sinceramente non so ancora bene cosa mi ha fatto sopravvivere.

Le conseguenze dovute alle difficoltà scolastiche sono ascrivibili ad ansia, depressione, attacchi di panico, oltre al pensiero fisso di non essere all’altezza di raggiungere nessun obiettivo.

Questo modo di vivere nell’ombra, a volta stanca, quindi si tende a rifuggire la realtà in qualsiasi modo.

Non voglio immaginare quanti siano i giovani che hanno lasciato la propria vita per le difficoltà che hanno dovuto sopportare, oppure emarginati e considerati “asini” che hanno intrapreso la strada dell’illegalità.

La necessità dell’essere umano di essere riconosciuto a livello sociale è di fondamentale importanza, e quando ti accorgi che la terra ti frana sotto i piedi, ti aggrappi a chiunque ti voglia aiutare, anche se riconosci non essere la persona più adatta.

Io ho avuto la grande fortuna di trovare donne nella mia vita, fin da adolescente, che hanno saputo accogliere la mia sofferenza, capirmi e darmi affetto.

Mi sono nutrito di questo amore, ed è stato questo che mi ha dato la benzina per andare avanti, mi aiutava il fatto di sapere che qualcuno che non fosse legato alla mia famiglia, mi apprezzava per quello che ero.

Ma l’amore non è tutto si sa, puoi imparare a sopravvivere grazie ad esso, ma prima o poi devi fare i conti con la realtà sociale e lavorativa, che ti dia il sostentamento per il futuro.

Ho avuto delle serie difficoltà ad incastrarmi in un meccanismo lavorativo, mi sentivo sempre incompetente, questo mi metteva ansia e tendevo alla fuga.

Solo quando ho capito a 30 anni di essere dislessico, ho finalmente potuto fare pace con il bambino dimenticato ed accettare il mio modo di essere.

Grazie a quella forza sono riuscito ad emergere ed a trovare il mio ruolo nel mondo.

Aiutare i bambini che soffrono la scuola.

Aiutare gli adulti a capire le difficoltà nei DSA.

Cercare di offrire al mondo delle opportunità educative diverse da quelle classiche.

Se ti sei riconosciuto in questo racconto e non sei ancora riuscito a trovare la tua strada, contattami

Per conoscermi meglio ti consiglio di leggere la mia storia Il bambino dimenticato e dare un’occhiata ai libri che ho scritto sui DSA e sulla scuola.

Benny Fera
Psicologo e autore

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