il senso di colpa di essere al mondo

“Benedetto mi fai vedere i compiti!” disse l’insegnante.

La preoccupazione iniziava a salire, nella completa confusione che avevo nel diario, ma sopratutto nella testa, non sapevo nemmeno che ci fossero dei compiti da svolgere a casa.

L’insegnante apre il quaderno “che disastro!!! ma perché è tutto pasticciato!!?”

“Perchè sbaglio” rispondo.

“allora devi stare più attento!”

Speravo che andasse tutto liscio, probabilmente erano le ultime tracce di ottimismo che di li a poco sarebbero scomparse per sempre.

“Ma dove sono i compiti per oggi?”

“Qui” rispondevo bluffando, sperando che si accontentassi di quelli del giorno precedente.

“Non questi! C’erano altri compiti per oggi! non li hai fatti! portami il diario!”

Quella frase “portami il diario” era come un paletto che si conficcava nel cuore! Una frase che sicuramente avrei sentito ancora e ancora…

Il mio pensiero non era il dispiacere di non aver fatto i compiti, perché per me la scuola era solo confusione, come essere su un altro pianeta, figuriamoci se riuscivo a stare al passo con i compiti.

In realtà, la paura più grande era tornare a casa con la nota da mostrare ai miei genitor.

Papà avrebbe dovuto mettere una firma sotto la nota, che il giorno dopo avrei dovuto mostrare alle maestra.

Avevo già tentato più volte di nascondere la nota, ma dopo qualche giorno diventava una sorta di missione da parte dell’insegnante, pare che non dormisse la notte per controllare l’indomani, se mio padre avesse firmato la nota.

Dal momento della nota in poi vivevo in uno stato d’ansia misto a senso di colpa, l’idea di vedere la rabbia sul volto di mio padre e la delusione sul volto di mia madre, mi portava a pensare che la mia stessa vita fosse per loro un enorme problema.

“Sono una merda, la mia vita non vale niente, non sarei dovuto nascere, faccio soffrire mamma e papà”

Non andrò oltre nel racconto ma vi sottopongo una questione di cui probabilmente non avete sentito parlare prima e cioè “il senso di colpa di essere al mondo”

Un tipo di trauma infantile come l’esempio che ti ho fatto prima, portano a sviluppare un senso di colpa verso le persone che amiamo solo per il fatto di esistere.

Questo senso di colpa che è tanto vivo quando siamo bambini, diventa inconscio quando diventiamo grandi, e si traduce con una vita ai margini, priva di energia, comportamenti pericolosi che mettono in pericolo la nostra vita, difficoltà ad esprimere se stessi, insomma conduciamo una vita piuttosto passiva, come se fossimo effettivamente un pò morti dentro.

Nel tempo ho lavorato molto su me stesso a livello psicologico, per poter superare quei traumi. Ho visto letteralmente la mia vita cambiare!

È nostro dovere fare qualcosa per noi stessi, nessuno penserà al posto nostro.

È importante rivivere quei traumi insieme ad una persona esperta, fare pace una volta per tutte con le persone cui crediamo di avere fatto del male con la sola nostra presenza.

È importante avere un posto sicuro, dove potersi sentire al sicura e avere il coraggio di guardare in faccia il nostro passato.

Solo in questo modo possiamo sentirci rinati e vivere finalmente la vita che spetta.

Contattami se hai bisogno del mio aiuto 3480019600

Dr. Fera Benedetto
Psicologo

I Traumi Scolastici e le conseguenze nella vita adulta

In qualità di Psicologo non posso fare a meno di parlare delle conseguenze dei traumi scolastici nella vita adulta.

Il mio lavoro mi ha portato ad interfacciarmi spesso con pazienti che riportano problematiche nella vita adulta legate a traumi infantili.

La ricerca spiega che anche il feto viene influenzato dallo stato d’animo della mamma.

Per intenderci, se la coppia sta subendo momenti di crisi, litigi e traumi, che fanno star male la mamma, automaticamente anche il feto subirà della conseguenze nel suo sviluppo psicofisico.

Questa premessa serve a spiegare a chi legge che non è vero che i bambini “non capiscono”, e quindi è sbagliato pensare che non subiscono tutto quello che gli succede nel contesto domestico anche quando sono molto piccoli.

Ma quanto forte deve essere un trauma per avere delle conseguenze a livello psicologico e fisico?

Questo dipende molto dalla persona, ci sono bambini molto più sensibili di altri, a cui basta poco per subire dei traumi, anche dopo un semplice “NO”.

Molto spesso i bambini mettono in atto strategie automatiche di protezione, come ad esempio ammalarsi per avere le attenzioni dei genitori, quando non riescono a riceverle in altro modo. Useranno questa strategia anche da adulti, perché è l’unica che conoscono.

Ma quali sono le conseguenze dei traumi scolastici sui bambini ?

Quando un bambino è sottoposto ad uno stress reiterato, come: andare tutti i giorni a scuola, rendersi conto di non riuscire a svolgere i compiti come gli altri, subire le vessazioni di insegnanti e genitori, sviluppano lentamente una fragilità psicologica che riporta conseguenze anche da adulto.

Già da bambino il corpo inizierà a ribellarsi con i mal di pancia e mal di testa, conseguenza di nervosismo e stress, se nemmeno così riuscirà ad evitare lo stress e la sofferenza, si ammalerà con sintomi ancora più evidenti.

Il bambino inizia a registrare un’immagine di se nella testa con frasi del tipo:

“non sono all’altezza”

“non sono capace”

“non sono degno di affetto”

“Sbaglio sempre”.

Questo messaggio rimane registrato in mente e da adulto diventa uno stile di vita.

Tutte queste piccole frasi che sono state registrate nel nostro inconscio ci ostacolano nella vita di tutti i giorni.

Ad esempio forte ansia per un colloqui di lavoro tanto da evitarlo (“Non sono all’altezza”)

Ostilità e passività nei rapporti di coppia fino a far concludere i rapporti stessi (conseguenza della frase “non sono degno di affetto”)

Difficoltà a fare delle scelte importanti nella vita che non consentono di avere successo (conseguenza della frase “sbaglio sempre” quindi meglio non agire)

Senso di impotenza rispetto agli eventi della vita, come una sorta di maledizione che si è abbattuta su di noi (conseguenza della frase “non sono capace”)

Cosa fare in questi casi?

La soluzione più comune che si adotta è quella di avere molti rimpianti, fare uso di sostanze (alcool, droghe) per dimenticare, compatirsi ed avere un tono dell’umore sempre basso.

Si sviluppa una profonda convinzione di non poter farci nulla.

La soluzione migliore invece è quella di prendere in mano questa sofferenza e decidere di agire per cambiare la propria vita.

Rivolgersi ad uno Psicologo è una ottima opzione.

Andare a rivedere questi traumi nascosti, riviverli e riformularli, consente di tornare a rinascere.

Lavorare sui pensieri negativi automatici, cercando di metterli in discussione e sostituirli con pensieri più realistici e funzionali, consente di non essere sempre arrabbiato e giù di tono.

Bisogna sentirsi pronti ad un lavoro di cambiamento, perché cambiare spesso può far paura. La decisione viene presa quando non se ne può più della vita che stiamo vivendo.

Se senti dentro di te una forte spinta a voler provvedere a te stesso e smettere di stare male, scrivimi su whatsapp cliccando sul numero seguente 3480019600

Dr. Fera Benedetto
Psicologo e Autore.

DSA: è più importante la Formazione o l’Informazione?

Uno degli aspetti molto discussi riguardo i disturbi Specifici di Apprendimento è quello della scarsa Formazione.

Sopratutto da parte dei genitori, si lamenta una scarsa formazione degli insegnanti in ambito DSA.

Perché questo accade?

Per svariati motivi, vediamone alcuni:

Gli insegnanti hanno a che fare con molti studenti in classe, e risulta davvero complicato seguire ognuno in maniera attenta, tranne che in rare eccezioni di insegnanti particolarmente portati.

Gli insegnanti non sono sempre interessati a conoscere queste problematiche, quindi se ne disinteressano oppure addirittura ne rifiutano l’esistenza, confidando nelle potenzialità del loro metodo.

Ultimo ma non meno importante è la qualità della formazione.

La formazione sui DSA rivolta agli adulti, genitori o insegnanti, è molto spesso “scolastica”.

Cosa vuol dire?

Si insegna esattamente come a scuola, cioè in maniera sistematica e mnemonica.

Si istruiscono gli insegnanti sull’origine dei DSA, sui fattori che compongono i DSA (dislessia, discalculia, disgrafia…) e sui vari strumenti da utilizzare come metodi compensativi e dispensativi.

Questo tipo di formazione, spesso lascia il tempo che trova, esattamente come la maggior parte delle lezioni che gli studenti ascolta in classe.

Gli insegnanti, cosi come gli studenti, possono trovare l’argomento più o meno interessante e più o meno facile da memorizzare.

Questo fa una enorme differenza tra la formazione e l’informazione.

La conoscenza è un elemento indispensabile per poter approfondire pienamente un argomento.

Cosa intendo con “Conoscenza e Informazione”.

Il modo migliore per imparare è attraverso le emozioni.

È il cervello emotivo che consente al cervello logico di ricordare per sempre quello che impariamo.

Per questo è molto importante il ruolo delle testimonianze.

Conoscere le difficoltà che una persona con DSA prova in classe, e sopratutto le emozioni che prova.

In questo modo l’astante riesce ad intrare in risonanza con il problema ed a prenderlo a “cuore”.

Solo dopo aver fatto breccia nel cervello emotivo, si può passare alla conoscenza teorica dell’argomento.

I DSA, non sono solo disturbi, ma un complesso di comportamenti, emozioni, e problematiche, che si riassumono nel termine Neurodiversità.

Ad esempio una persona con DSA, può essere anche estremamente introverso, estremamente sensibile, e questo non gli consente di svolgere una interrogazione e quindi di esporsi davanti a tutti.

Una persona con DSA, può avere difficoltà a stare tra tanta gente per una elevata sensibilità sensoriale (difficoltà a gestire la confusione), ma questo spesso gli insegnanti non lo sanno.

Molte altre caratteristiche appartenenti alla categoria delle Neurodiversità fanno parte del bagaglio delle conoscenze che un insegnante dovrebbe avere per sapere come approcciarsi ad uno studente con DSA.

Svolgo questo lavoro di “formazione e informazione” ormai da anni.

Gli insegnanti e i genitori mi hanno riferito di aver davvero capito attraverso di me, questa difficoltà, e di aver finalmente aperto gli occhi su qualcosa che ancora non gli era particolarmente chiaro.

Ci ho messo la mia faccia e la mia storia (vedi biografia: “Il bambino dimenticato“) per far si che si riduca al minimo la sofferenza in classe, e si riduca al minimo l’ignoranza sull’argomento.

Ho dedicato la mia vita allo studio dei DSA e tutte le Neurodiversità (ADHD; DSA; Autismo; Asperger); uno studio per me molto affascinante e appassionante che cerco di trasmettere agli altri con la stessa passione.

Per questo motivo non ho mai messo limiti al mio raggio di azione e mi sono recato ovunque mi hanno ospitato per una conferenza.

Sono il Dr. Fera Benedetto, Psicologo e Autore.

Se ritieni questo articolo importante, puoi condividerlo sui social, o con persone interessate all’argomento.

Se fai parte di una Scuola o Associazione e sei interessato/a ad ospitare una conferenza di “formazione/informazione” compila il modulo seguente.

Paura di Sbagliare: Come Il Cervello Emotivo condiziona i nostri comportamenti

Il cervello emotivo registra le cattive esperienze del passato mettendo in atto comportamenti che sabotano la nostra vita.

Da cosa dipende il nostro modo di reagire agli errori e agli sbagli?

Da cosa dipende che non riusciamo mai a prendere delle decisioni senza non essere sopraffatti dall’ansia e dalla preoccupazione?

Bisogna che ti spieghi qualcosa sul funzionamento del cervello.

Ogni nostra scelta e comportamento, dipende dalle nostre esperienze emotive del passato.

Esattamente!

Ogni prima forte delusione ricevuta dagli altri, che possa essere un genitore, un insegnante, ci condiziona per il resto della vita.

In termini pratici, immaginiamo uno studente in classe che ha delle difficoltà nella scrittura, nella lettura o nel calcolo.

Si ritroverà spesso il quaderno pieno di segni rossi, a delimitare tutti gli errori che abbiamo commesso.

O ancora si ritroverà a fare scena muta davanti a tutti i compagni di classe durante l’interrogazione.

Questo comporta chiaramente un grandissimo imbarazzo!

Il cervello emotivo manderà un segnale al cervello razionale e dirà “evitare di esporsi, evitare di sbagliare”.

Da quel momento in poi la tua vita subisce una profonda inerzia, come se avessi il freno a mano tirato.

Fai di tutto per non sbagliare e per esporti il meno possibile, con lo scopo di evitare il forte imbarazzo, ma chiaramente a scuola viene richiesto di agire e di esporsi, e questo comporta ansia e paura quotidiana.

Ogni giorno la preoccupazione è presente dalla mattina appena ti svegli, e faresti di tutto per renderti invisibile e non subire più quel dolore che comporta l’errore.

Perché tanto sai che sbaglierai, tutto ciò che riguarda leggere, scrivere e far di calcolo ti riesce difficile.

Cosa succede poi … Quando inizi a crescere?

Il tuo cervello sviluppa pensieri figli della paura di sbagliare e quindi inizia a dirti “non sei all’altezza, non vali niente!”

Inizi a convincerti che tutte le tue scelte, tutte le tue parole e i tuoi comportamenti non hanno valore, perché così ti hanno giudicato sempre a scuola.

Questo profondo senso di inadeguatezza pervade la tua vita, fino ad infiltrarsi nelle relazioni sentimentali e nei rapporti con i pari.

“Perché questa persona mi ama? non me lo merito!”

E allora inizi a sabotare le relazioni amorose, perché continui a ripeterti “non è possibile che possa amare una persona come me!”

Fai di tutto per renderti antipatico, diventi passivo, non prendi iniziative perché appunto hai paura di sbagliare, e vedi il tuo rapporto naufragare.

Non è facile uscire da questi meccanismi, sopratutto quando il tuo cervello emotivo ha subito anni ed anni di rinforzi negativi durante il percorso di studi.

Ancor di più quando anche i tuoi genitori non sono dalla tua parte e non comprendono il tuo disagio.

Adesso sei adulto, e non ci sarà nessuno a curare le tue ferite, a meno che non te ne prenda cura tu stesso!

È importante riprendere queste ferite del passato, riviverle e rielaborarle in modo che siano meno presenti nella vita di oggi.

È importante capire questi meccanismi che stanno condizionando la tua vita, mettere in discussione le convinzioni che ti sei creato, e crearne di nuove e funzionali.

È il momento di tirarsi fuori dalle sabbie mobili e lasciarsi aiutare.

Clicca qui per metterti in contatto con me su whatsapp e fissare una prima consulenza.

Dr. Fera Benedetto
Psicologo

DSA: Disturbo o Qualità?


Inizierò questo articolo dicendo qualcosa che sapete già benissimo, e lo faccio per mettervi a vostro agio.

Ti invito a continuare fino in fondo la lettura per cercare di aprire un pò gli orizzonti sui “Disturbi”.

Si chiama Disturbo Specifico di Apprenidmento e comprende Dislessia, Disortografia, Discalculia, Disgrafia, Disturbo della compitazione e chi più ne ha, più ne metta.

Sono queste le informazioni che vanno per la maggiori riguardanti la Dislessia e i Disturbi di apprendimento, ma ci basta? e quali sono i lati nascosti della Dislessia e tutti i DSA?

La maggior parte degli insegnanti, genitori ed addetti ai lavori, si approccia ai DSA come ad un “problema da gestire” per l’appunto un disturbo.

Riflettiamo un attimo, da dove viene questo Disturbo!?

Di sicuro dall’esigenza di aiutare quelle persone che hanno delle difficoltà oggettive nella scrittura, lettura e calcolo, ma andiamo avanti e chiediamoci ancora: per aiutarle in cosa?

Imperativo del mondo di oggi è la scuola, dove la lettura, scrittura e calcolo, la fanno da padrone.

Non dico che non sia importante, ma dico che nella vita non esistono solo queste fonti di apprendimento.

Anzi, lettura, scrittura e calcolo, sono abilità piuttosto moderne per il nostro cervello considerando la nostra evoluzione.

È necessario parlare di evoluzione, perché nella nostra storia ogni tipo di cervello si è evoluto per ragioni diverse.

Ad esempio si parla spesso di iperattività e disturbo di attenzione, ma non si parla del fatto che un iperattivo è molto più produttivo ed in grado di passare da un compito all’altro molto più velocemente di chiunque altro, e questo non è un ragionamento legato esclusivamente alla scuola, ma alla vita di tutti i giorni.

Quello che viene detto disturbo dell’attenzione a scuola, possiamo definirlo anche una ipervigilanza, persone in grado di processare a livello cognitivo e di prendere decisioni, più velocemente di chiunque altro.

Per i DSA è molto meno evidente, in quanto, purtroppo, quello che si mette in evidenza oggi, sono le qualità dei bambini nel leggere, scrivere, fare i calcoli e imparare a memoria.

Per quanto queste abilità possano essere utili, non sono strettamente necessarie per tutti.

Ho conosciuto bambini dislessici con una grandissima intelligenza emotiva, riescono a comprendere le emozioni degli altri, riescono meglio degli altri a sentire i segnali provenienti dal proprio corpo, sono più introspettivi e sono più bravi degli altri ad elaborare le informazioni derivanti dai comportamenti altrui, sono molto curiosi, ma certo queste qualità non sono facili da riconoscere per i meno esperti, ed un giorno questi bambini possono essere degli psicologi, scrittori, personaggi politici, oratori, musicisti, poeti, artisti, assistenti sociali, educatori, insomma persone in grado di lavorare con le emozioni.

Ho conosciuto bambini dislessici con una enorme intelligenza corporea, riescono ad elaborare i movimenti molto meglio degli altri, riescono a visualizzare in mente ogni minima sfumatura del proprio corpo e per questo eccellono negli sport ed un giorno possono diventare grandi ballerini, coreografi, sportivi, insegnanti di fitness e cosi via, ma tutto questo a scuola si vede molto poco, e spesso vengono trascurate queste abilità.

Ho conosciuto bambini dislessici abilissimi nella comprensione dei sistemi informatici, con una curiosità ed una naturale propensione verso la comprensione dei linguaggi informatici, che un giorno sfrutteranno a pieno questa abilità, ma oggi a scuola soffrono, perché purtroppo, almeno nei primi anni di scuola, su tutto questo si lavora molto poco.

Potrei andare avanti con altri esempi, ma credo che ci siamo capiti.

Serve davvero chiamarlo Disturbo?

Siamo sicuri che non sia troppo ristretto la modalità di apprendimento scolastico?

Siamo sicuri che questi bambini siano davvero “pigri, svogliati, e incapaci”?

Non ho mai avuto dubbi sul fatto che la responsabilità di noi adulti verso i bambini sia quella di sforzarci di capire quale direzione prendere quando la situazione scolastica non è delle migliori.

Lo sforzo dell’adulto è quello di aiutare i giovani a trovare interesse nel mondo ed interesse nel proprio modo di essere, in modo da poter vivere pienamente la propria vita, senza nessun “disturbo”.

Dr. Fera Benedetto
Psicologo
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Ansia Cronica associata ai DSA

Come psicologo, ho dedicato completamente la mia carriera alla Dislessia e i Disturbi di Apprendimento (DSA).

L’ho fatto perché l’ho vissuta come un’esperienza personale, e quindi mi sono appassionato all’argomento, ma anche perché è nato in me il desiderio di aiutare i miei “simili” a riconoscersi in alcune caratteristiche associate ai DSA.

Non mi è bastato soffermarmi alla Dislessia, Disortografia, Discalculia e via dicendo, quello che mi interessa davvero è capire tutte le sfaccettature mentali, comportamentali ed emotive di questa Neurodiversità.

Quando parliamo di Neurodiversità ci apriamo ad un vasto mondo di unicità fisiologiche che si esprimono in maniera “diversa” dallo standard degli esseri umani, nel comportamento e nel vivere le emozioni.

Ai Disturbi di Apprendimento, spesso si possono associare disturbi di attenzione, iperattività, ipersensibilità, Sindrome di Asperger, disturbi ossessivo compulsivi, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia.

Al giorno d’oggi siamo concentrati sulla unica e sola etichetta, quella dei DSA, più comune e conosciuta, e trascuriamo altri disturbi ad essa associati che possono essere davvero invalidanti sia nel mondo scolastico per i più giovani, che nel mondo lavorativo per gli adulti.

Da qualche anno svolgo diagnosi di DSA per adulti attraverso dei test che possono essere svolti online attraverso l’ausilio di un pc, e mi sono accorto che il punto di volta di molti adulti è capire di avere un DSA e di attivarsi per avere una vita migliore.

I disturbi d’ansia associati a questo unico modo di essere, sono uno degli elementi di evitamento dei soggetti neurodiversi.

Spesso non si tratta di un’ansia gestibile, per ansia gestibile intendo quella che abbiamo mentre ci prepariamo per un esame o per un colloquio di lavoro che serve per prepararci al meglio, diversamente quando l’ansia diventa un blocco per studiare o lavorare, allora si deve intervenire.

Perché l’ansia nei casi di DSA a volte è cosi spiccata e cronica?

Perchè nei DSA, spesso si associa anche un’alta sensibilità sensoriale ed emotiva, che fa percepire i pericoli in maniera più elevata, e quindi a bloccarci.

Questo comportamento ha uno scopo antropologico, altrimenti non ci sarebbe un motivo per cui queste persone si sarebbero evolute fino ad oggi.

Essere particolarmente soggetti all’ansia, e sentire il pericolo, è una dote che tempi addietro serviva, nelle tribù, per difendersi dai pericoli.

Non tutti possiedono questa dotazione, infatti la differenza sta nel fatto che molto probabilmente un soggetto ansioso non si butterebbe con il paracadute, chi lo fa ha un altro tipo di dotazione cognitiva che serve a sperimentare le novità e quindi a sopravvivere.

Se fossimo tutti spericolati o conservativi non ci saremmo affatto evoluti.

La differenza sta tutta in come sentiamo interiormente il pericolo.

Nel caso di alcuni DSA, questa percezione è molto forte e la tendenza è quella di darsi delle colpe, di sentirsi diversi e quindi di ridurre l’autostima al minimo.

Un altro punto che concerne i DSA, e le Neurodiversità, è quello che in alcuni casi, la tendenza è di essere molto introspettivi e interoccettivi, per questo spesso ogni segnale proveniente dal corpo e dalla mente lo prendiamo come pericoloso o reale al 100%.

È molto importante in questi casi intervenire con una terapia psicologica, non perché questi soggetti siano malati o abbiamo qualche problema, anzi, queste caratteristiche li porteranno un giorno a sviluppare delle capacità che altri non hanno. (io faccio lo Psicologo proprio grazie a questa alta sensibilità, quindi sfrutto questa capacità come un vantaggio e non come un limite).

Il problema dell’ansia cronica nella società di oggi si associa alla richiesta da parte del mondo sociale che non è in linea con il modo di essere di una piccola percentuale di persone, parlo appunto dei DSA e le Neurodiversità in genere.

Per prima cosa bisogna ristabilire un contatto reale con il proprio modo di sentire e pensare, e in seconda istanza bisogna cercare un contesto, o per meglio dire una nicchia, dove queste persone possono vivere a proprio agio.

Se questo articolo ha sollecitato la tua attenzione e in qualche modo senti di essere in una situazione del genere, non esitare a contattarmi su whatsapp cliccando qui, ti darò tutte le informazioni per un primo colloquio.

Dr. Fera Benedetto
Psicologo Specializzato nelle Neurodiversità

Test delle Neurodivesità: rispondi a alle 30 domande su DSA, ADHD, Asperger.

Fai il test di 30 domande per scoprire la tua Neurodiversità: Iperattività; Disattenzione; Dislessia; Disgrafia; Disortografia; Asperger; Autismo.

In questa pagina troverai un test di 30 domande dove potrai scoprire a che tipo di Neurodiversità appartieni.

Che cos’è la Neurodiversità?

Una piccola percentuale di persone che pensano, ragionano e vivono in maniera diversa dalla maggior parte della popolazione.

Il cervello dei Neurodiversi non ha dei deficit o delle disfunzioni, semplicemente funziona in modo diverso dal normale.

Le caratteristiche che spesso si riconoscono nelle Neurodiversità sono:

ADHD: Disturbo da Deficiti di Attenzione e Iperattività

DSA: Disturbo Specifico di Apprendimento (dislessia, discalculia, disortografia, disgrafia)

Sindrome di Asperger (Autismo di livello 1)

Ognuna di queste particolarità si esprime in modalità di comportamenti differenti, ed ognuna di loro ha degli aspetti negativi e positivi.

Rispondi a 30 semplici domande nel test di seguito, lascia la tua mail e riceverai per posta elettronica la valutazione di uno Psicologo esperto (gratuitamente).

Il risultato del test non ha valore diagnostico, per una valutazione completa contattami su whatsapp al numero 3480019600 Dr. Fera Benedetto

Diagnosi Dislessia Adulti Online

Servizio Online per la diagnosi della Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento nell’adulto

Da oggi è disponibile il servizio di Diagnosi per Dislessia, Disgrafia, Disortografia, Discalculia negli adulti dai 18 ai 66 anni.

I Test si svolgono Online tramite video conferenza (Google Meet) e consistono in prove di lettura, scrittura e calcolo, standardizzate.

Standardizzate vuol dire che i punteggi ottenuti dalla tua prestazione, verranno confrontati con i punteggi del campione normativo, cioè le persone che hanno svolto il test precedentemente a scopo sperimentale.

Per ogni prova verranno calcolati i tempi e gli errori.

I punteggi ottenuti rileveranno le tue Specifiche Difficoltà di Apprendimento (DSA) in ambito di scrittura, lettura e calcolo.

Questi test non possono essere auto somministrati, è necessaria la supervisione di professionalità competenti nelle modalità di somministrazione e valutazione dei risultati.

Puoi comunque richiedere un questionario di valutazione preliminare (non ha valore diagnostico) che potrai svolgere comodamente da casa.

Per ricevere via email il questionario di autovalutazione preliminare, compila il modulo qui sotto.

Se invece vuoi accedere direttamente alla diagnosi, contattami su WhatsApp cliccando direttamente sul numero di seguito 3480019600

Compila il modulo per ricevere gratuitamente via mail il questionario di valutazione preliminare e i primi consigli del professionista.

Dr. Fera Benedetto, Psicologo Specializzato nei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) e Neurodiversità, Formatore e Autore.

La mente DSA: Cosa pensa un Dislessico di se stesso.

È chiaro che non sono qui con la presunzione di sapere cosa pensa la gente, ma con l’esperienza nel settore DSA, mi sono fatto un’idea dei meccanismi di pensiero che potrebbero innescarsi in una persona con un Disturbo specifico di Apprendimento.

Ieri abbiamo parlato approfonditamente di quali possono essere i disturbi correlati ai DSA, oggi ne approfondiamo in particolare uno, e cioè quello della Bassa Autostima.

È bene fare qualche premessa:

Oggi, rispetto a 10 o 20 anni fa, la situazione è migliorata decisamente in quanto con le diagnosi di DSA, molti bambini sono più tutelati a scuola e a casa grazie all’utilizzo dei metodi compensativi e dispensativi.

Nella migliore delle ipotesi, lo studente accetta di buon grado gli aiuti offerti e ne giova in termini di efficienza di apprendimento.

È anche migliorato molto l’approccio di molti genitori e insegnanti, che, grazie all’informazione hanno capito le difficoltà che i DSA portano con se, e quindi si interfacciano con loro in modo più funzionale.

Uno degli aspetti che ritengo più importante, spesso applicato daalle mamme dei DSA, è quello di non concentrarsi troppo sui risultati scolastici, ma su attività, hobby, sport collaterali, per cui i ragazzi sono portati e attraverso i quali possono migliorare la propria autostima e i loro successi futuri.

Fatta questa premessa, che ad occhio e croce riguarda il 20 o 30% dei DSA, cosa succede a tutti gli altri?

Cosa succede alla vecchia guardia?

A Quelli oggi già adulti che hanno sofferto per le difficoltà scolastiche e non sono stati compresi?

E cosa succede ancora oggi a molti bambini che tutti i giorni vengono messi in croce per l’impegno, anche se hanno una diagnosi di DSA.

E che dire di tutti quegli studenti a cui una diagnosi non è stata mai fatta?

Beh in questo caso è inevitabile che si faccia i conti con se stessi!

Spesso si rimane soli a pensare: “sono un disastro, non valgo niente”

Senza dubbio non biasimo queste persone che arrivano a maturare questi pensieri.

D’altronde gli basta guardarsi intono per rendersi conto di essere diversi, di avere delle difficoltà che altri non hanno, e quindi etichettarsi come “incapaci” è la via più diretta!

Per queste persone la vita è una lotta doppia, una con se stessi perché ogni giorno devono svegliarsi con l’idea di falliti, e una con il mondo nel quale non riescono a coesistere e convivere.

È uno dei grandi problemi con i quali mi sono battuto nella vita!

Chi ha letto il bambino dimenticato, conosce perfettamente questo vissuto che si riscopre essere molto condiviso da un buon numero di DSA.

In effetti ho dovuto lavorare tanto per capire il DSA fino in fondo. E dopo aver studiato approfonditamente il problema ho anche dovuto cercare delle soluzioni attraverso psicologi esperti in questo campo.

Grazie ai percorsi dallo psicologo, ho imparato a conoscere me stesso, ho imparato a conoscere i miei limiti e i pensieri disfunzionali, ho imparato a vivere secondo il mio modo di essere fino ad essere sereno, e dare origine alla migliore versione di me.

Il lavoro che faccio oggi è esattamente legato alla mia missione!

So che ci sono molte persone li fuori che hanno sofferto e soffrono ancora.

Persone che hanno bisogno di una mano per uscire da una situazione di vita scomoda e complessa.

Oggi sono qui come parte attiva a dare una mano a queste persone.

Mi ritengo un esperto nel campo, non solo perché ho studiato e sono uno Psicologo, ma perché ho vissuto in prima persona queste difficoltà.

La differenza nei risultati di una terapia psicologica sta proprio nel comprendere lo stile mentale della persona che mi sta di fronte, ed avere le chiavi giuste per aprire le porte del cambiamento

Se tu che stai leggendo questo articolo credi che la tua situazione di bassa autostima e la tua auto svalutazione siano qualcosa di definitivo o qualcosa che non si può cambiare, ti invito a prendere subito provvedimento per scoprire che non è affatto cosi.

Molti di noi sono legati ad una situazione di stallo dove la falsa credenza di non essere all’altezza, diventa un alibi per non entrare in azione.

Quando scoprirai il fascino del mondo che ti si aprirà davanti dopo un percorso Psicologico, ti pentirai di non averlo fatto prima!

Dr. Fera Benedetto – Psicologo esperto DSA
Contattami su WhatsApp: 3480019600

DSA non vuol dire soltanto Difficoltà scolastiche, quali sono i Disturbi correlati?

Oggi parliamo di un argomento di cui si parla pochissimo, e cioè della limitazioni di informazioni che ci fornisce una diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA).

Come sappiamo, oggi il mondo scolastico è ricolmo di ogni tipo di diagnosi sugli studenti, e per quanto possano essere funzionali a fornire dei supporti scolastici ai ragazzi, non ci dice nulla su come migliorare la loro vita di tutti i giorni.

Questo non vale solo per gli studenti, ma anche per gli adulti che cercano di capire se anche loro sono Dislessici, perché notano in se stessi alcune caratteristiche che non sono legate solo al leggere male.

Quando si parla di DSA, si parla contemporaneamente di Neurodiversità!!

DSA è solo il trampolino di lancio più conosciuto da cui poi si scopre la propria Neurodiversità.

In qualche modo ci si sente diversi dagli altri e questo non vale solo per la lettura e la scrittura, ma anche nel modo di vivere.

Di seguito andremo a vedere alcuni dei più comuni disturbi che possono essere legati ai DSA.

  1. Primo fra tutti l’ADHD, spesso poco diagnosticato, ma che ha molta influenza sulla vita della persona, e non solo dal punto di vista dell’iperattività, ma anche della difficoltà di attenzione e concentrazione, fino alla incapacità di organizzare il proprio spazio e il proprio tempo nella vita quotidiana: sempre in ritardo, sempre distratti, persone che vivono alla giornata e spesso ci vivono male.

2. Ipersensibilità: se ne parla pochissimo, eppure nella Neurodiversità, in cui ribadisco che i DSA sono compresi, ci può essere una iper o ipo sensorialità a livello dei 5 sensi che comporta non poche difficoltà nella vita quotidiana.
Faccio un esempio: una persona con un udito ipersensibile, ha una dispercezione dei suoni, cioè sente i rumori molto più forti di quello che sono, quindi non sopporta gli ambienti rumorosi e si distraggono perché riescono addirittura a sentire cosa dice una persona nell’altra stanza. Se ne deduce che queste persone possono avere delle difficoltà a scuola, sul lavoro, e anche a casa se si vive nel centro cittadino. Persone che risultano essere sempre stressate, quindi stanche e irritabili e magari non ne capiscono il motivo.

3. Alessitimia: molte persone DSA non riconoscono le emozioni proprie e degli altri, esatto, manca il riconoscimento delle emozioni e magari le percepiscono sotto soglia o le fraintendono o le esprimono sempre nello stesso modo, ad esempio usano la rabbia anche quando in realtà sono tristi, ma non lo sanno. Questo comporta molte difficoltà nelle interazioni con gli altri, non accorgersi del dolore altrui, comporta di poter dire qualcosa di indelicato che ferisce l’altra persona, ma di questo ne è del tutto inconsapevole.

4. Tendenza all’ansia e agli sbalzi di umore: sapere di esser diversi, di avere particolarità a volte fastidiose, li mette al bando del giudice interiore. Si etichettano come strani, incapaci, diversi e quindi soffrono di ansia da prestazione, nonché a lungo andare di forti cadute emotive dovute al loro modo di essere.

5. Difficoltà relazionali: Non sanno come comportarsi con gli altri, non riescono a parlare del più e del meno, ed hanno la tendenza a confrontarsi solo con persone con cui hanno degli interessi speciali in comune, evitano le questioni sociali conviviali perché provano un senso di imbarazzo e inutilità, e la vivono più come una sofferenza che come un piacere. Preferiscono la solitudine o pochi e strettissimi amici. Queste caratteristiche si associano allo Spettro Autistico, in particolare alla Sindrome di Asperger (oggi con il nome di Autismo di livello 1).

In conclusione, non è solo il DSA il problema, ma una serie di caratteristiche che possono essere collegate e presenti nella persona.

Caratteristiche che spesso ci fanno vivere male e a cui non sappiamo come porre rimedio.

Ci sono delle soluzoni?

Si, uno psicologo può rendere migliore la vita di queste persone, alleviando le ansie, le rigidità e donando alle persone succubi di queste difficoltà, una nuova vita dove la difficoltà diventa risorsa.

Dr. Benedetto Fera, Psicologo esperto DSA e Neurodiversità.
Contatto Whatsapp: 3480019600

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