Tragedia a scuola, 14enne cade dalla finestra del secondo piano.

Le indagini sono in corso sulla tragedia avvenuta a Ruvo di Puglia per lo studente di 14 anni che a quanto pare si è lasciato cadere dalla finestra del secondo piano.

Questo è quanto riferiscono i compagni di classe che hanno tentato di farlo desistere.

Si parla di un’interrogazione a sorpresa che ha colto impreparati la maggior parte degli studenti.

Può uno studente togliersi la vita per un brutto voto? E sarà davvero questa la causa?

Di sicuro lo sapremo dalle indagini, allo stato attuale è poco accreditata la strada di un gesto involontario, a quanto pare il ragazzo ha scelto volontariamente di lanciarsi.

Come è potuto succedere?

Non possiamo sapere la storia di questo ragazzo e cosa c’è dietro quel brutto gesto, magari una bassa stima di se, oppure la paure delle conseguenze legate al brutto voto.

A questo punto prenderei l’esempio in questione per fare un’analisi su più larga scala riguardo al valore del voto, e quindi del giudizio, nelle scuole.

A che serve il voto?

A questa domanda molti non sanno bene cosa rispondere, in genere si risponde che il voto è un punto di partenza per capire la preparazione dello studente e di tutta la classe, in teoria dovrebbe essere un feedback da parte dell’insegnante per far comprendere al ragazzo il livello della sua preparazione.

Ma è davvero cosi?

Tutti noi siamo andati a scuola e sappiamo che nella maggior parte dei casi il voto viene usato come un’arma intimidatoria, come uno strumento punitivo.

Anche nel caso di voti alti, spesso lo studente entra in un vortice di ansia per cercare di mantenere la media alta e non deludere le aspettative.

Alla fine dei conti la classe diventa un luogo stratificato fatto dai più bravi, dai mesi, e dai più somari!

Ma questa realtà è del tutto alterata perché chiunque di noi può fare mente locale e rendersi conto che un buon rendimento scolastico non garantisce un percorso lavorativo brillante, anzi spesso ho notato il contrario.

Molti esempi si vedono nella storia, grandi scienziati ed imprenditori, non erano delle cime a scuola, vedi Einstein, Steve Jobs …

Quindi a che serve il voto?

A mio parere il voto serve solo agli insegnanti.

Degli effetti sui ragazzi non ne abbiamo mai parlato, non so perché ci interessa poco.

Spesso l’aggravante è che molti genitori inveiscono contro i figli per invogliarli a studiare di più, peggiorando la situazione e schierandosi dalla parte del più forte.

Non siamo tutti uguali, e quindi anche l’effetto di un brutto voto cambia da una persona all’altra.

Ho parlato spesso di alta sensibilità, di un modo “diverso” di reagire agli stimoli esterni.

Anche se vi sembrerà impossibile, una persona particolarmente sensibile, può provare un dolore e un terrore cosi forti nel ricevere un giudizio negativo che in un particolare momento potrebbero anche lasciarsi andare ad un gesto estremo, e non sarebbe la prima volta che sentiamo parlare di gesti estremi compiuti in situazioni che apparentemente, per i più, potrebbero sembrare indifferenti o neutrali, non solo a scuola.

Ma restiamo sempre collegati all’idea che non siamo tutti uguali e i principi scolastici possono essere vissuti in maniera traumatica per alcuni di noi.

A volte non ti uccidono, ma ti segnano per tutta la vita!

Quindi di chi è la colpa, dove sta l’errore?

Se la scuola non cambia, continueremo a creare generazioni di persone annoiate, con complessi di personalità, bassa autostima, ansia, depressione, senza aspettative e senza un’idea chiara di chi sono e di dove stanno andando.

La scuola dovrebbe essere la fucina del futuro, il posto dove i ragazzi si preparano alla vita, ma alla loro vita!!! non a quella di 100 anni fa, dove la scuola aveva un senso per essere assunti in fabbrica.

Oggi l’unico modo per mettersi al passo coi tempi è quello di cercare di capire le capacità di ogni ragazzo che vanno oltre la lettura la scrittura e il calcolo, questo non ci basta più.

Non è più sufficiente saper leggere e scrivere per avere un futuro, non è più sufficiente imparare a memoria nozioni.

Il mondo di oggi richiede altissima specializzazione e non preparazioni generiche.

L’dea è una scuola ad imbuto, dove all’inizio del percorso scolastico (scuola primaria) la preparazione preveda più offerta, con proposte che vanno oltre la didattica, e quindi l’approccio all’arte e al saper fare, il poter sperimentare tutti i rami della conoscenza e dei mestieri, per poter vedere dove lo studente spicca e dove dovrebbe impegnare di più le sue energie e dove meno.

Questa è una scuola che ha senso, una scuola che ti accompagna verso il futuro, una scuola che ti aiuta a scoprire le tue capacità, dove l’adulto non ha bisogno di giudicare quello che sai fare, ma ti accompagna verso la strada più adatta a te.

Se la scuola esiste per la preparazione delle nuove generazioni al futuro, non può essere altro che questa la mission, oggi invece siamo ancora a tirare le somme con modelli basati sulla stratificazione e il massimo rendimento, in pratica impariamo tutti le stesse cose, lo dobbiamo fare al meglio altrimenti riceviamo un brutto voto, per poi ottenere cosa? un posto di lavoro? magari!!! Sappiamo che nella maggior parte dei casi non è cosi, e la maggior parte degli studenti esce da scuola senza un’idea precisa sul futuro e si du se.

Che senso ha punire con un brutto voto se un ragazzo anche impegnandosi non ci riesce?

Che senso ha terrorizzare con l’interrogazione a sorpresa?

Che senso ha minacciare gli studenti con i voti?

è davvero questa la scuola?

è davvero questo che serve al futuro dei ragazzi?

Dobbiamo svegliarci e capire che la scuola non è più funzionale alla vita del bambino, in generale, e sopratutto a quello di oggi!

A differenza di noi adulti, I bambini sognano e sta a noi adulti regalargli dei posti da favola La scuola dei miei sogni

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