il musicista dislessico

La dislessia vale anche per la lettura dello spartito.

Vi chiederete: “ma la dislessia
vale anche nella lettura della musica?

la risposta è: “SI

voi: “e tu come fai a saperlo?”

io: “lo so perché suono”

Ho sentito non molto tempo fa l’intervista del cantante Mika, che ha confermato il mio dubbio, infatti mi chiedevo spesso “ma perchè sono cosi lento a leggere le note?!” e mi rispondevo: “che domanda del cazzo! suona e basta”.

È veramente faticoso leggere la musica per i dislessici. Per carità, con sforzo e allenamento costante si può migliorare, ma secondo me non ne vale la pena.

Voi: “e come si fa?”

io: “Bravi! ottima domanda! adesso ve lo spiego.”

La lettura della musica sullo spartito non è molto diversa dalla lettura delle lettere. Le lettere sono simboli che corrispondono a un suono, esattamente come una nota scritta su uno spartito. Quindi c’è sempre lo stesso problema di codifica.

Quando facevo il “musicista”, non sapevo della connessione tra dislessia e musica, e purtroppo l’ho scoperto solo dopo aver smesso di suonare.

Allora mi sono chiesto: “ma come ho fatto a studiare musica?”

Beh semplice, evitavo gli spartiti, usavo più le diteggiature.
Con le diteggiature riuscivo a capire meglio la posizione del dito sui tasti della chitarra.

Ah si, non vi ho detto che suonavo la chitarra. Metto una foto figa di me che suono in un locale, me l’ha scattata un fotografo professionista, ma intendiamoci, l’ha fatto di sua volontà, io non gli ho chiesto niente.


Comunque facevo molta fatica a leggere lo spartito, quindi il più delle volte imparavo i temi delle canzoni ad orecchio.

Ma nel jazz è fondamentale l’improvvisazione.

Io amo improvvisare, anche nella vita, ma nel caso della musica non potevo proprio “improvvisare”.

Dovevo mettermi sotto ad imparare scale, arpeggi, pentatoniche, insomma un bel pò di roba. Per fortuna l’innamoramento verso la musica mi ha agevolato il compito, passavo praticamente le giornate a suonare.

Insomma, a proposito della mia carriera da musicista, andò abbastanza bene, io con il mio gruppo avemmo un discreto successo e ricevetti anche un premio dalla scuola di musica, come allievo più studioso dell’anno. Fu molto emozionante, perché avevo capito che non ero un completo fallimento, come mi avevano insegnato a scuola, ma potevo farcela. L’incentivo del premio mi spinse ancora di più ad impegnarmi con la musica.

Ironia della sorte, l’avventura della musica finì per motivi di studio, mi dovevo laureare in psicologia, e quindi dovevo andar via dalla mia città.

Ho capito che la dislessia aveva influito sul mio modo di studiare la musica, infatti la mia strategia era quella di suonare attraverso schemi. In pratica avevo imparato a visualizzare sulla chitarra delle “forme geometriche” che seguivo in base alla tonalità della canzone. Questa strategia non è la migliore per un dislessico, perché porta a chiudersi in degli schemi che riducono la creatività tipica della dislessia, e fanno largo alla noia.

Un dislessico che vuole imparare a suonare, deve allenarsi a suonare quello che “sente e vede” nella sua mente. Continuare a seguire gli spartiti è una perdita di tempo. Una volta approfondita la tecnica base sullo strumento, bisogna distaccarsene ed accrescere il proprio potenziale creativo.

Bisogna allenare la creatività, ve lo dico perché io, essendo stato abituato agli schemi di cui parlavo, oggi faccio fatica a creare musica sullo strumento, anche se nella mia testa compongo continuamente, anche nei sogni. Dovete collegare la mente creativa allo strumento.

Purtroppo e per fortuna facciamo parte di una nicchia, quindi gli altri non sanno come noi impariamo, dobbiamo cercare di capire da soli cosa è meglio per noi, ed io sono qui proprio per darvi qualche consiglio. 🙂

Vi lascio con una lista di musicisti dislessici famosi tra quelli riconosciuti, ma sicuramente ce ne sono molti altri:

MOZART, BEETHOVEN, TCHAIKOVSKY (tranquilli si pronuncia ceicoschi :D); CARUSO; JOHN LENNON; CHER; ROBBIE WILLIAMS; MIKA; BRITNEY SPEARS.

E dulcis in fundo, metto un video di me che suono in un locale.

La qualità video è pessima, ma l’audio è buono.

Benny Fera psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

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