Leggendo il titolo potrebbe apparire una banalità, ma per alcuni di noi è assolutamente necessario vivere in un clima sereno per poter apprendere.

Molto spesso si parla di dislessia, difficoltà di apprendimento, disturbi di attenzione, ma non si parla mai di quello che spesso queste difficoltà sottendono.

Non sempre le difficoltà che un bambino presenta in classe sono dovute ad una sua problematica o ad un suo “disturbo” (termine molto di moda oggi), spesso le difficoltà che un bambino manifesta in classe sono dovute a problemi in famiglia, alle tensioni scolastiche e relazionali.

Non posso generalizzare dicendo che per tutti i bambini è cosi.

Voglio riferirmi nello specifico a quei bambini che vivono la vita attraverso le emozioni.

Mi spiego meglio…

Ho parlato spesso nel mio blog di PNL e di come ognuno di noi usa un diverso stile comunicativo preferenziale sia per comunicare che per apprendere.

Se vuoi approfondire clicca qui.

Ma voglio fare riferimento nello specifico a quei bambini che usano come canale preferenziale quello emotivo/cinestesico.

Come vive la vita un bambino definito emotivo?

Spesso vengono etichettati come eccessivamente sensibili, timidi, evitanti, ostili, lamentosi, lenti nella comprensione.

Ma perché questo accade?

Questi bambini sono fortemente influenzati da ciò che gli succede intorno.

Facciamo qualche esempio:

Genitori che litigano in casa;

Insegnante eccessivamente esigente;

Un compagno in difficoltà;

Una classe chiassosa;

Un evento traumatico.

Non è detto che l’evento debba riguardare il bambino in prima persona, è sufficiente che lui assista ad una situazione stressante per assorbirne tutto il contenuto.

Un bambino eccessivamente sensibile si sente invaso dalle situazioni esterne e dalle emozioni altrui, lo sente sulla sua pelle come qualcosa di tangibile.

Cosa succede al cervello del bambino quando vive una di queste situazioni?

Si chiude!

Si attiva il sistema di difesa emotivo.

Se il bambino si sente in pericolo, non è sereno, il sistema cognitivo va in blocco verso l’esterno ed è tutto impegnato a salvaguardare la sua salute emotiva.

Ci sono bambini molto più sensibili di altri, per i quali le emozioni sono il pane quotidiano.

Vivono la vita attraverso quello che provano verso il mondo esterno.

Non è difficile comprendere come in un ambiente scolastico dove spesso le classi sono sovraffollate, i problemi non sono di uno ma sono di tutti.

Per un bambino emotivo non esistono solo i suoi problemi, non riesce a staccarsi razionalmente da quello che gli succede intorno, ne rimane invischiato.

Immaginate in classe un bambino che arriva dopo aver assistito ad una litigata tra i genitori, nella sua testa non esiste altro che il tentativo di risolvere il problema della sua famiglia.

O ancora un bambino emotivo di fronte ad un’insegnante rigida ed impositiva, non farà altro che aver paura e non gli passeranno nemmeno per la mente le nozioni apprese.

A livello cerebrale si attiva la parte del cervello rettiliano, che sarebbe la parte più antica del nostro cervello e funziona come un interruttore on/off.

Quando il cervello rettiliano è tranquillo si può avere accesso a tutte le attività superiori, come l’apprendimento, il gioco, le relazioni.

Quando il cervello rettiliano è su off, sono sospese tutte le altre attività del cervello.

É un sistema di protezione molto antico che si attiva senza il nostro volere.

La scuola ha delle esigenze e delle scadenze molto rigide, cosa facciamo con i bambini che hanno bisogno di più attenzione? Cosa facciamo con i bambini che restano indietro perché non riescono ad apprendere nel clima scolastico?

Pare che nessuno sia interessato a questo, perché la scuola continua a marciare al ritmo della follia, sempre uguale, sempre con gli stessi metodi a cercare di scolpire bambini perfetti.

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Posted by Benny Fera

Psicologo dislessico e autore del libro bestseller "il bambino dimenticato". Si occupa di sensibilizzazione e formazione sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

One Comment

  1. come tutti i disturbi se presi in tempo possono essere curati ai miei tempi chi aveva questo disturbo era considerato un scansafatiche svogliato auguro ai ragazzi che non succeda quello che è successo a me ho 63 anni ormai pensionato e sono tormentato da fantasmi del passato

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