Come apprende un bambino

L’esplorazione è alla base dell’apprendimento.

Già da piccolissimi i bambini godono di una spiccata curiosità.

Sono attratti da tutto ciò che li circonda.

Il mondo degli oggetti e delle persone sono al centro del suo interesse.

Il comportamento esplorativo del bambino è innato in quanto gli da la possibilità di apprendere come funziona il mondo degli oggetti e delle persone nel tempo e nello spazio. Continua a leggere “Come apprende un bambino”

Colloquio insegnanti genitori

Il film si intitola: “Colloquio insegnanti-genitori”

Genere: horror

Attori principali: insegnati e genitori

Ambientazione: casa e scuola

Il terrore iniziava esattamente nel momento in cui gli insegnanti annunciavano il giorno dei colloqui.

Attraverso un avviso sul diario da riportare in classe, firmato dai genitori.

Già nella mia mente iniziava la preoccupazione.

Pensavo a come nasconderlo ai miei.

Nascondere il diario?

Strappare la pagina del diario incriminata?

Sperare che i genitori non si accorgessero dell’avviso sul diario?

Far finta di essermene dimenticato?

Ma poi in classe ti chiedevano di vedere l’avviso firmato

Così alla fine, preso dai sensi di colpa, prendevo la saggia masochistica decisione, di far leggere l’avviso ai miei.

Non mi restava altro che non pensarci più

Quando il giorno del colloquio arrivava, ero in ansia tutto il giorno.

Sapevo che appena tornavano i miei genitori a casa, sarebbe stato il terrore, le minacce, i ricatti…

Le facce dei miei genitori quando rientravano dal colloquio, erano sempre ombrose, deluse, arrabbiate!

Non accettavano il fatto di sentire quelle brutte notizie dagli insegnanti!

Se ne vergognavano.

Cattiva condotta e cattivi risultati nella didattica.

La mia faccia era terrorizzata, pronto a scrutare nel volto dei miei genitori, qualche feedback sui risultati dell’incontro.

Mio padre quasi subito mi evitava e con fare severo mi diceva “domani facciamo i conti”

Anche lui probabilmente aveva bisogno di tempo per riflettere sul da farsi.

Io sapevo che avrei passato una notte in bianco, avvolto nella paura.

Mia madre era più preoccupata per la reazione di mio padre, e mi riservava la solita predica ansiosa Datti una regolata! Studia! Tua padre è veramente arrabbiato”

Nei giorni a seguire venivano prese le solite decisioni sotto forma di ricatto, di togliermi le poche cose a cui tenevo se non avessi studiato di più….

Tutta la famiglia risentiva dei miei problemi scolastici, perché l’aria di terrore si respirava in tutta la casa e anche oltre.

Non voglio aggiungere altro....riflettete!

Benny Fera psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

 


L’immaginazione dislessica

L’immaginazione dislessica è tanto vivida che sembra vera.

Ho immaginato le trivelle che scavano i fondali marini, i pesci che fuggono, senza più un riparo ed ho provato rabbia!

Ho immaginato fantastiche donne sensuali, ed ho provato piacere.

Ho immaginato me stesso cadere giù da un grattacielo, ed ho provato paura.

Ho immaginato tutto il mondo cementificato, ed ho provato rabbia.

Ho immaginato, mentre camminavo, una macchina che mi veniva addosso, ed ho avuto paura.

Ho immaginato di vivere su un’isola deserta ed essere sereno e felice.

Ho immaginato di costruire un tavolo, stando steso nel letto.

l’immaginazione dislessica è tanto vivida, che può farti provare emozioni negative o positive.

Questa immaginazione, ti regala una sensibilità supersonica, come un super potere, che può far male o può far bene.

Ricordo quando ero un ragazzino, e mi piaceva una ragazza, riuscivo ad immaginare vividamente di baciarla. 

Ed era un vero problema, perché poi quando ero realmente vicino a lei mi imbarazzavo e pensavo: “cavolo! L’ho baciata! E lei non lo sa!”

Che vita impacciata la mia, vivevo tra le nuvole! … Dicevano!

Si è vero! Vivevo in una realtà tutta mia, che continua ad essere molto migliore della realtà che sto vivendo

Benny 

La fabbrica dei robot umanoidi

La scuola vuole creare persone in serie, ma il cervello umano è creativo, è emozionale, la vita del robot gli sta stretta.

scuola dei robotLa società cerca di creare un’armata di robot bene istruiti e bene educati.

Purtroppo sta creando gente annoiata, frustrata, senza desideri.

La scuola è il magazzino di assemblaggio:

  • Fare i compiti 
  • Studiare
  • Scrivere 
  • Fare i conti
  • Leggere
  • Imparare a memoria
  • Non commettere errori

Queste sono esattamente le funzionalità di un robot.

Dove sono gli interessi? Le passioni? L’amore?

I ragazzi non lo sanno, perché gli vengono nascosti.

Devono arrangiarsi da soli, e come spesso accade, saranno continuamente alla ricerca di stimoli  come droghe, alcool e gioco d’azzardo.

Oppure saranno ansiosi e depressi, perché hanno paura di confrontarsi con la realtà.

E la realtà non è certo la scuola.

I bambini dovrebbero scoprire:

  • Cos’è l’amore
  • Cos’è la passione 
  • Cos’è lo sport
  • Cos’è l’arte
  • Cos’è la natura 
  • Cos’è la motivazione
  • Cos’è la pace interiore
  • Cos’è la collaborazione
  • Qual’è il senso della vita.

Pensate a quando un bambino o ragazzo finisce le ore scolastiche.

La prima cosa che ha in mente è fuggire a casa per rilassarsi un po’.

Ma poi ci sono anche i compiti a casa.

Che si devono fare.

La prima cosa che abbiamo imparato da bambini è che non c’è alternativa alla scuola.

la scuola dell’obbligo a diventare robot umanoidi.

Invece la scuola dovrebbe essere un momento di crescita, dove tutti possono esprimersi e confrontarsi.

L’insegnante dovrebbe chiamarsi mediatore.

Non c’è bisogno di infilare degli argomenti ai ragazzi.

Saranno i ragazzi stessi a proporne alcuni per loro interessanti.

Il mediatore non deve fare altro che veicolare la conversazione su un binario di scambio e non di giudizio.

La scuola vuole creare persone in serie, ma il cervello umano è creativo, è emozionale, la vita del robot gli sta stretta.

grazie

Benny Fera psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

Vita Impegnativa

Ho deciso di vivere la vita cosi com’è

Sono stato impegnato ad affrontare la depressione.

Sono stato impegnato in pensieri negativi su me stesso.

Sono stato impegnato a combattere contro l’ansia.

Sono stato impegnato ad avere paura.

Adesso ho capito che la depressione, l’ansia, pensieri negativi e paura, sono solo delle mie creazioni mentali.

Ho deciso di liberarmi da questi inutili impegni.

Ho deciso di vivere la vita cosi com’è 🙂

Benny

 

un saluto a tutti

buona giornata

… e buona vita

Benny

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Hai fatto i compiti?

Dislessia, compiti a casa e famiglia, non vanno proprio d’accordo.

Compiti a casa: una lotta per la sopravvivenza psicologica
Continua a leggere “Hai fatto i compiti?”

Il clown dislessico in classe

Il bambino dislessico diventa il clown della classe.

La maestra: “quanto fa 6×8? Chi lo sa alzi la mano”…

Nessuno alzava la mano, quale occasione migliore per tirare fuori il clown che è in me!

Io alzo la mano
Maestra: “ah benissimo, finalmente si è accesa la lampadina, alzati in piedi e rispondi”

Io: “TOOOTIIIIIIIPPP!!”

(Ai miei tempi c’era una pubblicità sulle scommesse che aveva catturato l’attenzione del pubblico :))

Immaginate cosa è successo dopo…

Vai fuori

NO

Trambusto in classe, la maestra mi rincorreva e i compagni approfittavano dell’occasione per festeggiare. 😀

Io definirei questa una situazione degna dei migliori film di Pierino.

Ho citato questo racconto per mettere in luce, oltre all’ilarità, il lato triste della dislessia.

Dietro quella manifestazione pubblica da clown c’era una sofferenza.

La frustrazione che ogni volta provavo nel “non capire” quello che spiegava l’insegnante.

Soprattutto nelle tabelline: inutile tortura.

Memorizzare le tabelline resta difficile ancora oggi per me, uso altre strategie.

Vedo i numeri nella mente, nel caso di 6×8, risolvo prima 6×5 (che è più facile), poi faccio 6×3, e poi sommo i rispettivi risultati 30+18.

È la mia strategia.

Voi direte “bel casino“, essi è vero, ho una buona capacità di “adattamento” :D.

Concludo che da parte mia, con la mia difficoltà, ho dovuto fare una scelta, potevo abbattermi e deprimermi, oppure fregarmene;

Ho scelto di fregarmene e puntare alla simpatia dei compagni.

Le conseguenze sono che risulti vivace e maleducato per gli insegnanti, mentre per i compagni ero divertente, ma a volte fuori luogo.

Ovviamente gli insegnanti erano spiazzati dal mio comportamento, realmente pensavano che fossi “vivace e svogliato”.

Nessuno tra insegnanti, genitori, amici e parenti ebbe il dubbio che si trattasse di disturbi di apprendimento.

Era ancora un disturbo poco conosciuto.

Mai farsi illudere dalla apparenze, ciò che appare ai nostri occhi è solo una delle milioni di interpretazioni possibili, perché ognuno ha il suo punto di vista, ognuno ha la sua realtà.

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Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?