Dislessia iceberg

La dislessia è come un iceberg, quello che si vede è solo la minima parte.

Si vedono sopratutto le difficoltà scolastiche.

Non si vedono le qualità più spiccate rispetto alla media:

Capacità di sintesi

Capacità di problem solving

Capacità creativa

Capacità associativa

Nel dislessico, queste qualità non si esprimono attraverso la lettura, scrittura e calcolo.

Si esprimono attraverso le immagini durante i processi cognitivi.

Questa qualità rende i processi cognitivi molto più veloci.

Nella testa del dislessico si lavora con le immagini.

Nella testa del dislessico si crea con le immagini.

Non mi sorprende che molti insegnanti e molti alunni non sappiano cos’è la dislessia.

Loro possono vedere solo quello che non funziona: “dislessia = difficoltà di lettura”.

Il paradosso del dislessico è la scuola, dove è costretto a mettere a nudo le sue incapacità a discapito delle sue capacità.

Benny Fera psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

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4 thoughts on “Dislessia iceberg”

  1. Sono Valeria e ho scoperto di essere dislessica solo pochi anni fa. Sono un’insegnante di scuola primaria, laureata in pedagogia. Fin dai primi anni d’insegnamento ho cercato e sviluppato un mio metodo per aiutare i bambini con difficoltà di apprendimento e studiando ho scoperto di essere dislessica, non del tutto ma per ciò che attiene la capacità di lettura di codici, sequenze, mappe, schemi, grafici. Ho anche scoperto di aver sovracompensato i miei deficit attraverso le abilità descritte nell’articolo. Sono una grande appassionata di musica, non riesco a leggere uno spartito, né a suonare uno strumento ma negli anni ho imparato ad usare la voce come uno strumento, infatti adoro il jazz. Riesco, a partire dalla nota base, ad intonare una partitura, cioè a seguire l’andamento e vorrei suonare il clarinetto ma non riesco ad associare le note ai tasti dello strumento e viceversa. Sono alla ricerca di un metodo che mi permetta di visualizzare uno spartito per immagini piuttosto che per segni. Esiste qualcosa del genere? In 25 anni d’insegnamento ho visto molti ragazzi con spiccato talento musicale fermarsi di fronte alla lettura di uno spartito ed abbandonare la speranza di diventare musicisti. Vorrei aiutare me e loro a realizzare un sogno. Grazie

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    1. Ciao Valeria, piacere di conoscerti, è successa la stessa cosa a me con la musica. Ho studiato per anni chitarra jazz senza mai riuscire ad associare i tasti alle note e tantomeno a leggere lo spartito. Il mio modo di suonare si è ridotto ad essere meccanico fino a portarmi alla noia. Per quando mi riguarda penso che “il dislessico” debba sviluppare l’orecchio. Cioè imparare ad orecchio ad intonarsi sugli accordi e sulle scale. Non ci ho mai provato perché ho smesso di suonare, ma sono fiducioso che questa sia la tecnica migliore. A presto e spero di risentirti 🙂

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    2. Inoltre a mio avviso non è un caso che noi scegliamo il jazz dove c’è una buona parte di improvvisazione … il nostro cervello è fatto proprio per generare nuove idee e lo fa spontaneamente. Ecco perché a mio avviso per rendere al meglio dovrebbe essere “libero” di creare e non legato a concetti preconfezionati.

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