Non ho mai imparato le tabelline, solo dopo ho capito di avere un DSA

Se continuiamo a valutare tutti con lo stesso metro avremo sempre una divisione tra bravi e ciucci.

Non posso dimenticare l’umiliazione che ho provato ogni volta che in classe si faceva la gara delle tabelline.

Ognuno di noi veniva interrogato a turno.

Non ero mai abbastanza veloce.

Tendevo a nascondermi sperando di passare inosservato.

Per i più bravi era una passeggiata.

vedevo che si divertivano molto, ed erano letteralmente gasati all’idea di rispondere per primi.

Da un lato ero felice per loro, mi faceva piacere vedere tanto entusiasmo e talento.

Per me invece era un incubo.

Avevo davvero paura di fare la figura dell’asino per l’ennesima volta.

Quando arrivava il mio turno un picco di ansia mi prendeva, ero completamente bloccato, dalla mia bocca non usciva nemmeno un suono.

Dai e facile!” dicevano i miei compagni, ma io con una faccia tra l’imbarazzo e il terrore, volevo sprofondare nel nulla.

L’umiliazione era doppia, dover sopportare lo sguardo rassegnato del primo della classe, e l’indifferenza dell’insegnante.

Quando l’insegnante passava avanti, mi arrabbiamo con me stesso.

Per quanto mi sforzassi non riuscivo ad essere al passo con gli altri.

Solo a 30 anni ho capito di avere il Disturbo di Specifico di Apprendimento

Per me imparare qualcosa a memoria è tutt’ora ostico.

Ma perché gareggiare?

Perché competere per forza?

Anche se per alcuni è fonte di divertimento, bisogna comunque tenere a mente che ci sono studenti con caratteristiche differenti, che in quel momento non si divertono affatto.

Non è detto che se fallisco nella gara delle tabelline resto un fallimento in tutto.

Eppure è questo il messaggio che spesso lo studente si autoinfligge.

Ognuno di noi ha le sue potenzialità.

Come si può pensare di valutare tutti con lo stesso metro?

Come si dovrebbe sentire una persona lenta nella corsa, ad una gara dei 100 metri?

Di certo non vorrebbe competere.

Può scegliere se correre o meno…

Invece a scuola devi correre!

che tu lo voglia o no!

Vuoi conoscere tutta la mia storia? leggi Il bambino dimenticato clicca qui

Se ti interessa portare questa ed altre testimonianze nella tua scuola o nella tua associazione clicca qui.

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato 

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

Ti ho lasciato un bacio in stazione

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