9 consigli per genitori di bambini indaco

Sono bambini speciali, spesso non è facile approcciarsi a loro, ecco alcuni consigli…

Chi è il bambino indaco?

In questo blog ne ho parlato in un articolo precedente che puoi trovare qui

Adesso che sai chi sono, da genitore potresti aver riconosciuto alcune caratteristiche del bambino indaco in tuo figlio!

Ecco pronti per te 9 consigli utili su come approcciarsi al meglio a questi bambini.

Sono consigli preziosi in quanto i genitori non sanno proprio come comportarsi in questi casi:

  1. Trattateli con rispetto. Onorato la loro presenza nella vostra famiglia.
  2. Aiutateli a crearsi le soluzioni relative alle questioni di disciplina che li riguardano.
  3. Offrite loro delle scelte, su qualunque cosa!
  4. Non li sminuite-Non fatelo mai!
  5. Spiegate sempre perché fornite loro determinate istruzioni. Ascoltate voi stessi mentre date le spiegazioni. Rivedete le vostre istruzioni e cambiatele. I bambini che rispetteranno e vi aspetteranno. Ma se date loro ordini di in maniera autoritaria e dittatoriale, questi bambini vi distruggeranno. Non mi obbediranno, per di più, vi faranno la lista di cosa c’è che non va nelle vostre richieste. Talvolta vi basterà una semplice spiegazione. L’onestà vincerà su tutto, come nessun altra cosa. I bambini rifletteranno, e poi faranno quello che chiedete.
  6. Fate di loro dei consoci, mentre li educate. Riflettete molto su questo aspetto!
  7. Quando sono piccoli, spiegate loro tutto ciò che state facendo. Loro non capiranno le parole, ma la vostra consapevolezza e il rispetto che mostrate verso di loro saranno captati. È un grosso aiuto preparatorio per quando cominceranno a parlare.
  8. Fornite loro un sostegno in cui sia presente la componente della sicurezza. Evitate le critiche negative. Fate loro comprendere che li sostenete sempre nel loro attività. Spesso vi stupiranno nel rispondere alle vostre condivisioni verbali. Poi, festeggiati insieme! Non forzateli a raggiungere dei risultati, lasciate invece che lo facciano col vostro incoraggiamento.
  9. Non dite loro chi sono ora, Pochi diventeranno poi; loro lo sanno meglio di voi. Lasciate che siano loro a decidere quali interessi nutrire. Non forzateli a svolgere professioni o affari di famiglia specifici solo perché rappresentano consuetudini che la vostra famiglia ha seguito per generazioni. Questo tipo di bambino non sarà assolutamente una persona che vi imiterà.

Abbiamo aggiunto un altro tassello alla conoscenza di un fenomeno ancora molto sconosciuto, quello dei bambini indaco.

Pensi che questi consigli possano esserti utili?

Benny Fera
Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Come stai studiando i DSA?

Un appello a tutti gli addetti ai lavori sui DSA

In questo articolo voglio fare appello ai miei colleghi psicologi che si occupano di Disturbi Specifici di Apprendimento.

Ma è rivolto anche a logopedisti, insegnanti, tutor DSA.

Insomma a tutti quelli che si occupano di disturbi di apprendimento.

Dove stai studiando questo problema?

La maggior parte dei professionisti che si occupano di DSA, sono spesso alle prese con la teoria.

Sono persone molto ben preparate teoricamente e credono di poter affrontare il problema solo con la teoria e gli strumenti tecnici che molti libri offrono sull’argomento DSA.

C’è solo un piccolo grande problema!

Senza cuore non vai da nessuna parte!

Non sto accusando i colleghi di essere senza cuore.

Sto dicendo che spesso ci lasciamo abbagliare dai titoli.

Siamo portati a pensare che studiando molto la teoria e prendendo buoni voti all’università, possiamo fare un lavoro con i bambini.

Assolutamente non è cosi!

Prima di lavorare con i bambini DSA, devi sapere bene come pensano, cosa provano.

Devi conoscere le caratteristiche emotive ed empatiche del bambino, altrimenti non riuscirai ad avvicinarti nemmeno di un millimetro.

“chi si somiglia si piglia” si dice spesso, ma esiste anche il detto “gli opposti si attraggono”

io credo più al primo.

Credo che il lavoro con i DSA dovrebbe essere svolto da un altro DSA, cioè con la stessa forma mentis, con lo stesso stile cognitivo di elaborazione.

In questo caso mi rivolgo ai genitori: non vi lasciate abbagliare dalle etichette.

La preparazione di un professionista non è indicatore di una buona riuscita.

Scegliete chi parla con il cuore, quelle persone a cui brillano gli occhi, quelle persone che hanno la sensibilità a fior di pelle, solo queste persone potranno far sentire a suo agio vostro figlio.

I genitori spesso sono i più preparati sull’argomento DSA, se non fosse per il fatto che pensano che “la memoria a breve termine” sia una memoria corta!!

La memoria a breve termine è solo un processo durante la fase di memorizzazione che dura pochi secondi (di qui il nome “breve termine”), il fatto che si chiama “a breve termine” non vuol dire che sia più corta, ma è soltanto un passaggio per arrivare alla memoria a lungo termine

Tutti abbiamo la memoria a breve termine, non solo i DSA!

i DSA fanno più fatica a memorizzare concetti espressi in maniera astratta con le lettere e i numeri, diversamente se proviamo con immagini e schemi, la sua memoria funzionerà benissimo!

Un libro consigliato per capire a fondo il vissuto emotivo del DSA è sicuramente “il bambino dimenticato”.

Un libro scritto da uno psicologo dislessico che ha saputo colpire al cuore oltre che alla mente

Clicca qui per vedere il libro

Il bambino dimenticato Benny Fera

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Box e girello, meglio di no!

Muoversi gattonando gli consente di affinare la coordinazione occhio mano, di valutare la dimensione e la distanza degli oggetti. e sopratutto di poter decidere autonomamente dove dirigersi.

Il mio principio base è che i bambini già sanno come crescere.

Di certo nei primi mesi di vita non sono autosufficienti, hanno bisogno della mamma per nutrirsi e per tutte le esigenze primarie. Continua a leggere “Box e girello, meglio di no!”

4 consigli per genitori disperati

Qualche consiglio per i genitori che si trovano i difficoltà con i propri figli

“Sono una mamma di un bimbo dislessico che ce la mette tutta con la scuola, ma gli insegnanti ci stanno rendendo la scuola un incubo. Mi fa male vedere lottare un ragazzino e avere poca soddisfazione del lavoro che fa. Purtroppo non riesce a ottenere buoni risultati. Ho paura che prima o poi molli…”

“Ho acquistato il suo libro “Il bambino dimenticato” perché pare che mio figlio abbia dei campanellini d’allarme che fanno pensare alla dislessia. Lui ha 6 anni, odia la scuola. Vorrei evitargli il supplizio della scuola, so che lei può capirmi, per lui è un tormento…”

Ho voluto riportare un paio di messaggi che due mamme mi hanno mandato per esprimere il disagio dei loro figli a scuola.

Sono questi i messaggi che mi fanno più male.

Sono queste le persone per cui io ho aperto il mio blog e per le quale faccio il mio lavoro da psicologo.

Non è facile essere di aiuto in questi casi, lo ammetto.

Conosco profondamente cosa vuol dire odiare la scuola con tutte le forze.

Proprio per questo ho voluto scrivere il bambino dimenticato, la voce di un bambino che grida la rabbia che ha tenuto stretta nel cuore.

Come professionista mi sento di dare qualche consiglio a questi genitori

  • Aspettare che tutto finisca presto

In tutta sincerità è questo il consiglio che mi sento di dare dal profondo del mio cuore, per un bambino che soffre la scuola, vuole solo starne fuori, quindi l’augurio è quello di finire presto gli anni scolastici nel modo meno indolore possibile.

  • Chiedere aiuto

Nel frattempo potete chiedere aiuto e supporto, parlate con gli insegnanti a cuore aperto, nella maniera più sincera possibile, cercando insieme delle possibili soluzioni per aiutare il figlio, chiedete che i metodi dispensativi e compensativi vengano utilizzati. E non vi fermate, cercate di creare un vero e proprio team, parlate anche con il dirigente scolastico, cercando un contatto con loro anche prima che la scuola inizi. Andate a parlare con lo psicologo scolastico, mettete in chiaro la vostra situazione, lui potrà essere di supporto sia all’alunno che alla famiglia. Cercate sempre una persona sensibile di cui il bambino si possa fidare e con cui possa parlare nei momenti difficili. La figura del genitore spesso non è sufficiente, perché il genitore ha un ruolo preciso nella famiglia, e spesso la figura supportiva deve per forza di cose  venire meno, meglio una figura esterna che sappia affrontare il problema senza esserne coinvolta in prima persona.

  • Non aspettare che qualcosa cambi, cambia tu.

É inutile restare concentrati su quello che non va. Se la scuola che frequenta tuo figlio non offre un buon servizio, se la scuola non è attenta alle necessita del bambino, se usa metodi troppo selettivi, è meglio cercare altrove. Andate in altre scuole ed informatevi sulla sensibilità e i progetti innovativi che la scuola offre. Pensate sempre al bene di vostro figlio e distogliete l’attenzione da sterili battaglie con insegnanti che non vogliono applicare le cautele per i DSA.

  • educazione parentale

Nei casi più estremi, in cui vedete vostro figlio depresso e ansioso, dove non riuscite a trovare una soluzione per farlo stare meglio, io consiglio l’educazione parentale. In italia è assolutamente legale, in questo modo il bambino non è costretto a stare in classe, ho scritto un libro a riguardo che analizza diverse forme di scuola alternativa (clicca qui)

Benny Fera
Psicologo dislessico e Autore

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