NON C’É SPAZIO PER NOI

Pensare fuori dagli schemi ed essere creativo non sono necessariamente un male.

La società è malata.

Ci ha portato a diventare dei consumatori passivi, senza senso critico, senza spirito di iniziativa, dove la noia regna sovrana.

Una società preconfezionata dove devi essere uguale agli altri, vestire come gli altri, sapere le stesse cose degli altri.

La paura ha preso il sopravvento e non ci si riesce a distaccare dal gregge che ormai ha formato un mantello unico con il mondo mediatico.

Perché alcuni sono “diversi“.

Diverso vuol dire una persona che non si adatta, una persona che non ci sta!

Perché sente nel profondo del suo cuore che c’è qualcosa che non sta funzionando.

Sente impellente il bisogno di rompere gli schemi perché gli schemi sono diventata la sua prigione.

Nella storia molti scienziati, poeti, critici e pensatori sono stati emarginati per il loro modo di pensare fuori degli schemi per poi diventare dei capisaldi dell’evoluzione.

Alcuni di noi non si adattano perché sentono forte il peso del cambiamento, sentono impellente la necessita di evolversi.

Lo spirito libero è incollato al cuore che pulsa incessantemente il desiderio di libertà.

Ogni giorno ho sofferto in classe, tutto il mio corpo e la mia anima si sono rifiutati di incasellarmi in un ruolo popolare.

Che io lo volessi o no, la necessità di pensare diversamente dagli altri è stata pressante e non mi ha dato pace.

Ho dovuto subire una lunga agonia prima di poter esprimere finalmente la mia Personalità Creativa.

Oggi nelle scuole ci sono tanti bambini come me, li chiamano DSA.

DSA, un’etichetta che serve alla società per incasellare ed etichettare tutto, cosicchè nulla posso rimanere fuori posto e senza una risposta.

Quello che non ha risposta ci fa paura.

Non c’è più spazio per la creatività, per l’amore, per l’emotività.

La personalità creativa è sola, pensa fuori dagli schemi, si nutre di libertà, ama la natura.

Ma questo non è uno svantaggio, senza di noi la società è destinata a soccombere sotto il peso del freddo denaro, sotto il peso della competizione, sotto il peso della carriera, sotto il peso del distacco.

Noi siamo veri e non possiamo fare a meno di esserlo.

 

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

 

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LA GARA DELLE TABELLINE

Se continuiamo a valutare tutti con lo stesso metro avremo sempre una divisione tra bravi e ciucci.

Ricordo ancora l’umiliazione che provavo ogni volta che si faceva la gara delle tabelline in classe.

Non ero mai abbastanza veloce.

Tendevo a nascondermi sperando di passare inosservato all’insegnante che altrimenti mi avrebbe ripreso.

Erano sempre gli stessi quelli che rispondevano in fretta con una facilità di una passeggiata.

Per me invece era un incubo.

Avevo davvero paura di fare la figura dell’asino per l’ennesima volta.

In più mi faceva rabbia perché per quanto mi sforzassi non riuscivo ad essere al passo con gli altri.

Ma come ben sapete agli insegnanti non sfugge chi non interviene mai e quindi alla fine della gara venivano comunque interrogato, l’umiliazione non si poteva evitare.

L’insegnante si rivolgeva direttamente a me chiedendomi alcune tabelline ed io ormai irrigidito dalla paura non riuscivo a ragionare per di più i compagni scalpitavano per poter rispondere quasi frustrati dal mio limite.

Solo a 30 anni ho capito di avere il disturbo di apprendimento

Per me imparare qualcosa a memoria è tutt’ora ostico.

Ma perché gareggiare?

Perché competere per forza?

Forse alcuni potrebbero pensare che potrebbe essere stimolante oppure divertente, senza considerare che non è cosi per tutti.

Non c’è bisogno di uno scienziato per capire che siamo tutti diversi.

Ognuno di noi ha le sue potenzialità e non è detto che si esprimano nella didattica scolastica.

Come si può pensare di valutare tutti con lo stesso metro?

Come si dovrebbe sentire una persona lenta nella corsa ad una gara dei 100 metri?

Di certo non vorrebbe competere e di sicuro la gara dei 100 metri non è come la scuola… 

Puoi scegliere se correre o meno…

In classe invece devi correre che tu lo voglia o no.

 

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?