“Siamo tutti un po’ dislessici”
Questa fu la frase con cui esordì un mio vecchio amico durante una presentazione sulla dislessia.
Quella frase mi ha fatto riflettere molto perché ha un senso profondo.
I disturbi di apprendimento che comprendono dislessia, discalculia, disortografia, disgrafia, non sono altro che un insieme di caratteristiche cognitive.
l’emisfero destro del nostro emisfero è:
- muto: non ci sono suoni
- agrafico: non ci sono aree adibite alla scrittura
- dislessico: non ci sono aree adibite alla lettura
- afasico: capacità di comprendere le parole
- aprassico: compiere movimenti finalizzati
E quindi a che serve l’emisfero destro?
- sintesi: capacità di sintetizzare problemi complessi
- capacità di problem solving: capacità di trovare soluzioni nuove ai problemi
- intuito: capacità di accedere alla soluzione attraverso un imput senza ragionmento
- creatività: capacità di pensiero libero e figurato
- atemporalità: assenza di tempo e spazio
- irrazionalità: pensare fuori dagli scemi
L’emisfero destro spicca per qualità artistiche, intuitive.
É la parte del cervello che vede meglio le connessioni nascoste e le associazioni remote tra due idee distinte.
Il lato sinistro del cervello, invece, si occupa di tutto il resto:
- linguaggio
- scrittura
- calcolo
- logica
- categorizzazione dei simboli
Ognuno di noi possiede entrambi gli emisferi cerebrali con la differenza che non li usiamo tutti allo stesso modo.
- C’è chi usa come emisfero dominante il destro e quindi oltre ad essere creativo può presentare un disturbo di apprendimento.
- C’è chi usa molto prevalentemente il sinistro e quindi è molto portato per la didattica scolastica e può avere delle carenze nel pensiero creativo.
- C’è chi li usa entrambi in maniera equilibrata.
Effettivamente il mio amico non ha tutti i torti, c’è un dislessico in ognuno di noi, come c’è un creativo in ognuno di noi, la differenza sta in come la genetica ha agevolato il nostro sviluppo cognitivo.
Oggi la dislessia ha assunto la connotazione di Disturbo (DSA), quando, in realtà, è una semplicemente una caratteristica.
Una scuola dove l’apprendimento avviene solo attraverso memorizzazione, lettura, scrittura e calcolo, c’è poco spazio per il gioco libero e alla creatività.
Oggi a scuola, serve una diagnosi per poter essere al pari degli altri in un contesto per loro molto svantaggioso.
Sarebbe opportuno superare questo empasse e cambiare radicalmente i metodi scolastici piuttosto che cambiare i bambini.
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