Sono venuta al tuo evento e sono rimasta affascinata

L”apprendimento avviene attraverso il coinvolgimento emotivo.

Ciao Benny, ti ho conosciuto grazie all’incontro a Bovolone (VE), al quale ho partecipato con una mia amica.

Devo dire che siamo rimaste molto colpite e affascinate dagli argomenti trattati e soprattutto dal modo in cui li hai trattati.

É stato coinvolgente, diciamo che non è stata la solita lezione di psicologia a cui siamo abituate a scuola…

Questo messaggio ricevuto in direct su Instagram da Sofia, mi ha dato un’enorme soddisfazione!

Il mio obiettivo non è tanto quello di indottrinare persone su un argomento.

Il mio obiettivo è quello di far vivere un pezzo di vita.

Di far vivere alle persone un’esperienza di vita vera che passa attraverso il cuore dell’autore del Bambino dimenticato.

Il mio obiettivo non è quello di mostrare la mia preparazione da psicologo.

Il mio obiettivo è quello di affascinare le persone con la mia stessa passione.

Questo mio modo di fare eventi dal vivo colpisce anche chi non è realmente interessato all’evento.

Colpisce chi Viene “solo per accompagnare la moglie” e poi va via con un bagaglio di conoscenze in più.

Colpisce anche chi inizialmente gironzola distratto infondo all’aula e dopo un po’ lo ritrovi sotto la platea con un sorriso sul volto!

Perché la formazione deve essere una noia?

Ho sempre odiato la scuola perché mi annoiavo a morte

Nel tempo ho capito che una persona che si rivolge al pubblico ebbene che lo faccia in modo appassionato, altrimenti non riuscirà a trasmettere molto.

La maggior parte dell’apprendimento avviene attraverso il coinvolgimento emotivo.

vuoi organizzare un evento con Benny? compila il modulo che puoi trovare cliccando qui

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DSA trasmissibile, la testimonianza di Alessia

“La diagnosi di DSA era percepita come una malattia trasmissibile!”

Il Sabato è dedicato alle testimonianze.

Oggi diamo voce ad Alessia, una ragazza che frequenta la scuola e vuole raccontare la sue esperienza con i compagni e i professori:

Ciao, io sono Alessia, frequento l’ultimo anno di superiori e sono DSA.

Ho perso un anno, poi ho cambiato scuola e vi dirò, “menomale!!”

Non mi trovavo bene con i compagni e tanto meno i prof.

La diagnosi di DSA in quel periodo scolastico era percepita da loro come una malattia trasmissibile!

E ciò non mi faceva stare bene per niente.

Per fortuna le cose sono cambiate e tra qualche mese sarò libera a tutti gli effetti! nonostante questa specie di sfogo.

Ci tenevo a dirti che nelle cose che scrivi mi ci rivedo molto, non solo perché è una situazione che vivo in prima persona, ma anche perché mi piace ciò che scrivi.

Ti ammiro tanto, continua così🍀💙

Cara Alessia, sono felice che tu sia riuscita ad uscire da quella brutta situazione!

Purtroppo la formazione e sensibilizzazione nelle scuole non è mai abbastanza!

Chissà forse un giorno andrò a fare uno dei miei convegni nella scuola dove ti trattavano male e alla fine capiranno!

Giusto per informazione del pubblico la dislessia e i DSA non sono una malattia e tanto meno trasmissibile!

Stiamo parlando di una caratteristica di cui la maggior parte di voi non proverà mai la meraviglia ❤

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Raccontami anche tu la tua esperienza, la pubblicheremo sabato prossimo!

Grazie da Benny Fera, psicologo dislessico e autore de “il bambino dimenticato”

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Il giorno del mio compleanno

Da bambino i festeggiamenti mi imbarazzavano, non mi piaceva stare al centro dell’attenzione.

26-10-1981

Oggi è il mio compleanno, e sono felice!

Lo so, le belle notizie non fanno mai molto audience, ma se mi conosci sai quello che ho passato.

Sono Benny Fera autore del libro “il bambino dimenticato”

Oggi voglio raccontarti di come mi sentivo il giorno del mio compleanno quando ero un bambino.

Mi vergognavo

I festeggiamenti mi imbarazzavano, non mi piaceva stare al centro dell’attenzione.

Non mi piaceva perché mi succedeva spesso in classe di essere umiliato davanti a tutta la classe.

Ormai era un’abitudine per me essere trattato come un asino.

Dentro di me ero convinto di non valere nulla!

La mia autostima era sempre sotto terra, e qualsiasi complimento mi facessero, mi sembrava una presa in giro.

Il giorno del mio compleanno non mi piaceva, perché non accettavo il fatto di essere festeggiato e di essere apprezzato.

Questo apprezzamento non risuonava nel mio cuore.

Erano battaglie con la mamma per cercare di organizzare una festicciola con i compagni di classe.

Andavo in ansia, perché per me era una prestazione anche stare in compagnia degli amici.

Mi dicevo: “sarò all’altezza della loro compagnia? e se non si divertono?”

Mi mettevo sempre in discussione, perché il mondo della scuola lo faceva con me.

ho passato la maggior parte degli anni della mia vita a nascondermi, sopratutto il giorno del mio compleanno.

Non volevo gli auguri di nessuno, sentivo di non meritarli.

Voglio dire a tutti che oggi sono felice

E apprezzo molto i vostri auguri!

Sento il vostro amore

E adesso vi accolgo perché mi sento finalmente un uomo realizzato.

Un uomo che si sente libero

Un uomo che finalmente ha trovato la sua missione di vita

Aiutare i bambini che soffrono!

Oggi è uscito il mio nuovo libro ad un prezzo speciale, clicca qui per acquistare

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Mi occupo dei diritti dei bambini

Quando i diritti dei bambini verranno rispettati, scompariranno le diagnosi e le etichette.

Non mi occupo di scuola

Non mi occupo di DSA

Mi occupo dei diritti dei bambini.

Questo blog è nato nel 2015 con l’intendo di sensibilizzare al disagio scolastico.

In particolare a quel disagio scolastico sofferto da alcuni bambini con disturbi specifici di apprendimento.

Ma non è solo questo che faccio

L’obiettivo di questo blog e la mia missione di vita è restituire i diritti ai bambini.

Diritto dei bambini ad essere ascoltati

Oggi i bambini a scuola vengono trattati come numeri, non vengono ascoltati e per di più devono eseguire compiti che l’adulto impone dell’alto.

I bambini hanno i loro desideri, le loro passioni ed hanno il diritto di essere ascoltati.

Hanno il diritto di perseguire i loro sogni perché è proprio questo il senso della vita: la realizzazione di sé.

Diritto dei bambini al gioco

Per natura i bambini apprendono attraverso il gioco.

L’età dello sviluppo è il momento più creativo nella crescita di un individuo.

oggi teniamo i bambini chiusi in classe a leggere, scrivere, far di conto e imparare a memoria in maniera passiva.

La creatività è libertà di espressione

Diritto del bambino alla libertà

Per alcuni bambini è una vera sofferenza stare 6 ore chiuso in classe.

Per loro non c’è scampo, la scuola è un passaggio obbligato, stare chiusi in classe è la norma!

Siamo nel 2018 è nulla cambia da 100 anni.

Voglio che sia chiaro che questo blog nasce per un valore che va oltre le diagnosi, il PDP, mezzi compensativi e dispensativi.

Queste cose mi fanno venire l’orticaria!

Io combatto per dei valori più grandi!

Combatto per i diritti dei bambini che oggi non vengono ascoltati!

Nel momento in cui i diritti dei bambini verranno rispettati, scompariranno le diagnosi e tutti questi finti “disturbi”!

Se anche tu credi in questi valori condividi questo articolo.

Articolo scritto da Benny Fera
Psicologo e autore de “il bambino dimenticato”

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Cosa vuol dire insegnare

dal vocabolario Treccani:

In genere, far sì, con le parole, con spiegazioni, o anche solo con l’esempio, che qualcun altro acquisti una o più cognizioni, un’esperienza, un’abitudine, la capacità di compiere un’operazione, o apprenda il modo di fare un lavoro, di esercitare un’attività, di far funzionare un meccanismo.

Adesso passiamo al codice deontologico (codice di comportamento) dell’insegnante.

Prenderò in esame solo la parte del rapporto con gli allievi e la esaminerò nelle parti

E’ nel concreto dell’azione educativa, nel modo di stare nella scuola, nella valutazione, nell’organizzazione del lavoro del gruppo-classe, che devono emergere i valori della cultura, della giustizia, della tolleranza, del rispetto delle differenze. 

“I valori di giustizia, tolleranza e rispetto delle differenze” non vengono applicati dagli insegnanti.

Non è bello generalizzare, faccio riferimento al rapporto di molti insegnanti con gli alunni DSA, settore di cui mi occupo. Sento spesso genitori lamentarsi, anzi soffrire per come viene trattato il proprio figlio in classe.

“La giustizia” è diventato un concetto inapplicabile in quanto sappiamo che i DSA hanno diritto a Piani Didattici Personalizzati e questo già li porta ad affrontare l’apprendimento in maniera diversa dai propri compagni. Per quanto l’insegnante possa accettare o meno di applicare il PDP, “l’esclusività” del PDP rende “diverso” l’alunno con DSA e i compagni di classe ne risentono come un’ingiustizia.

“La tolleranza” questa sconosciuta la sostituirei con frustrazione, visto che molti insegnanti non sono affatto tolleranti verso il modo si apprendere degli alunni DSA (errori ortografici, grafia illeggibile, lettura lenta o sillabata, difficoltà nel calcolo). In questi casi in genere l’insegnante spinge a fare meglio dove l’alunno non può.

Per non parlare del “rispetto delle differenze”, il concetto meno applicato di tutti, e non riguarda solo gli alunni DSA. In genere si tende al livellamento. Tutti devono essere bravi a fare la stesso compito. Se il principio di “essere bravo” si basa sul giudizio di un solo insegnante sarà molto difficile che “le differenze” siano rispettate.

Ma anche e fortemente il valore del merito, che deve essere sostenuto e accompagnato da altri due valori, da vivere come complementari e non contrapposti, la solidarietà e l’emulazione positiva. Questi due valori troppo spesso presentati come contraddittori e antagonisti devono, invece, alimentarsi reciprocamente: le azioni positive dei compagni, i loro successi, possono, devono spingere ad una emulazione costruttiva.

Inutile dire che il più bravo riceve un trattamento diverso rispetto agli altri. Se partiamo dal presupposto che il voto definisce delle categorie di bravi e meno bravi, la contraddizione è intrinseca nel codice stesso.

Quando si parla di “solidarietà” a cosa ci si riferisce? Magari al fatto che il compagno più bravo può aiutare quello meno bravo? Non mi pare che questo succeda a scuola, la regola è: “non copiare”, quindi di quale solidarietà stiamo parlando?

“L’emulazione positiva” può essere definita come la volontà da parte dell’alunno meno bravo di fare bene come l’alunno “meritevole”, ma qui entriamo nel campo delle differenze, e cioè che non siamo tutti uguali, infatti per quanto un alunno si possa sforzare a fare meglio (come nei casi di DSA) spesso non ci riesce e addirittura lo sforzo non viene nemmeno riconosciuto.

“le azioni positive dei compagni, i loro successi, possono, devono spingere ad una emulazione costruttiva” , ok! tante belle parole! ma come si applica in una classe di 25 alunni?

… dovere dell’insegnante di avere comportamenti coerenti con le finalità della “formazione”. Tutto questo implica il dovere di non appiattire l’insegnamento su di un modello standardizzato e in quanto tale astratto, ma di progettarlo ed applicarlo, tenendo conto delle inclinazioni e aspirazioni degli allievi che si hanno di volta in volta di fronte.

Questa parte mi sembra anche inutile da commentare in quanto non viene quasi mai applicata.

Il modello standardizzato è l’unico modo per “portare avanti il programma”, se ogni insegnante si dedicasse alle inclinazioni e aspirazioni di ogni allievo, avremmo di fronte molti casi di burnout ed esaurimento nervoso. Non si può chiedere questo ad un’insegnante. É una persona, non un eroe, siamo di fronte comunque a scolaresche di 20 bambini. L’appiattimento ad un modello standardizzato è l’unica soluzione.

Il rendimento medio rimarrà un traguardo importante, ma non potranno essere trascurati né gli allievi con difficoltà, né quelli particolarmente dotati.

Siamo di nuovo di fronte a un’assunto contraddittorio. Di base in una classe ci sarà sempre da un lato il più bravo e dal lato opposto il meno bravo e il resto della classe che sarà nella media.

Di solito nella in un campione statistico (in questo caso 25 alunni) il rendimento si distribuisce intorno ad una gaussiana, che difficilmente si modifica.

Quindi il rendimento medio è quello che è!

Più importante è invece “non trascurare gli allievi con difficoltà, ne quelli particolarmente dotati”: molto spesso questi ragazzi sono costretti a seguire passivamente il flusso della classe, perché in minoranza.

Non diamo sempre la colpa agli insegnanti, in questo caso è implicato l’alto numero di alunni che non consente di lavorare adeguatamente.

Facciamo appello anche all’ego di qualche insegnante che spesso per mostrare la sua incredibile capacità di migliorare il rendimento della classe tende a rinforzare i più bravi lasciando indietro i meno bravi.

La valutazione è un momento importantissimo nella relazione educativa: è importante per imparare, è importante perché attraverso di essa si comunicano implicitamente dei valori, come quello della giustizia, è importante per capire come si debba e si possa stabilire un rapporto di fiducia fra allievo e insegnante anche di fronte a risultati negativi, è importante perché può rafforzare o indebolire l’autostima, perché può stimolare l’apprendimento o al contrario indurre atteggiamenti di rinuncia e di rifiuto. E’ nella valutazione che massimamente si coglie l’importanza della componente emotiva ed affettiva dell’apprendimento.

Trovo questa parte molto lacunosa, si dice “il voto è importante per imparare”, cosa vorrà mai dire? che il voto ha intrinseca una qualità educativa? secondo me, ne più nemmeno dello zuccherino per il cavallo.

“Si comunica il valore della giustizia”, anche questo non mi è ben chiaro, quale giustizia? forse vorrà dire che quelli più bravi hanno il diritto di andare avanti e quelli meno bravi no?

Si possa stabilire la fiducia anche in caso di risultati negativi” e come? dopo un brutto voto mi fai una carezza e mi dici che va tutto bene? e poi la prossima volta che fai mi alzi il voto o mi fai un’altra carezza? non sono mica un cavallo! (con tutto il rispetto per il cavallo).

Si dice ancora “il voto è importante perché può rafforzare o indebolire l’autostima”, molto bene, e allora non sarebbe molto meglio non darli? se il rischio che si corre è quello di abbattere l’autostima di qualcuno, beh io ne farei volentieri a meno.

“può stimolare l’apprendimento o al contrario indurre atteggiamenti di rinuncia e di rifiuto”: loro lo sanno che il voto ha un lato oscuro, ma si continua ad andare avanti cosi.

“E’ nella valutazione che massimamente si coglie l’importanza della componente emotiva ed affettiva dell’apprendimento.”: Questa è la bugia più grossa che abbia mai sentito, una vera cazzata! Cosa c’entra un numero con le emozioni e l’affetto!  Quindi ne deduco che un buon voto equivale ad un consenso, ad una carezza, mentre un brutto voto equivale ad uno scappellotto! Molto triste!

Non c’entra nulla l’apprendimento con il voto. L’apprendimento è qualcosa che avviene spontaneamente nella volontà della persona secondo i suoi valori, le sue passioni e il suo amore per la vita. A mio parere la scuola non c’entra proprio nulla con l’apprendimento.

Ciò non toglie che la certificazione finale delle conoscenze e delle competenze debba essere il più possibile obiettiva ed imparziale e prescindere da condizionamenti di carattere psicologico, ambientale, sociale o economico degli allievi.

Questo mi sembra d’obbligo, ed è giusto scriverlo, casomai qualcuno se ne dimenticasse. Altrimenti parleremmo di razzismo, classismo, bullismo e compagnia bella.

Quindi chi è l’insegnante?

L’insegnante oggi ha un ruolo molto difficile, perché ha diversi compiti da dirimere:

  • educazione
  • affettività
  • civiltà
  • apprendimento
  • rispetto

A mio parere chiediamo troppo a questa figura professionale, perché ognuna delle voci elencate sopra richiede un lavoro a parte.

Non possiamo delegare all’insegnante tutto questo bagaglio per di più in condizioni di 25 alunni per classe con la croce del programma da portare a termine.

Io di formazione faccio lo psicologo e mi rendo conto di quanto è complesso il mio lavoro in una relazione uno ad uno.

Ho imparato che bisogna riconoscere i propri dolori, i propri traumi del passato, i propri limiti e i propri schemi, per non cadere nell’errore di confondersi con l’altra persona.

Sento spesso di insegnanti che offendono i bambini, che usano le etichette “vivace, lento, dislessico e addirittura stupido” con una facilità estrema.

Questo fenomeno lo capisco benissimo, non è facile lavorare tutti i giorni sotto stress, succede che alla fine si cade in errore.

In questi giorni ho letto tutti i vostri commenti su Facebook, tutte le vostre sofferenze e mi sono profondamente immedesimato.

Sono dolori che ho provato anche io, che hanno provato anche i miei genitori per le difficoltà subite a scuola.

Ma dobbiamo sempre avere la mente aperta e saper guardare anche l’altro lato delle medaglia.

Mettetevi nei panni di un’insegnante e provate a capire per un attimo cosa vuol dire lavorare tutti i giorni con decine e decine di alunni diversi, con un programma da seguire, con delle regole da rispettare, e spesso anche sotto stress per una classe “vivace”.

Guardate anche le condizioni in cui la scuola mette l’insegnante, costretto a far rispettare delle regole, a mettere voti e ad esprimere giudizi, non è di certo un ruolo imparziale.

Abbiamo oggi esaminato una parte del codice deontologico, e avrete notato quante parti lacunose presenta.

Cercano di confonderci con le chiacchiere, ma a Benny non sfugge nulla 😉

E tu cosa pensi di questo articolo? cosa pensi del ruolo dell’insegnante? scrivilo nei commenti.

 

Niente scuola, niente disturbi!

Spesso mi trovo a dover affrontare il tema delle diagnosi sui disturbi di apprendimento.

C’è una divisione netta tra i genitori

Chi accetta la diagnosi come mezzo di supporto a scuola

Chi non accetta una diagnosi perché la ritiene un’etichetta orrenda

Chi dice che la diagnosi non serve a niente

Chi dice che la diagnosi è un modo per capire come approcciarsi a questi ragazzi con DSA

Mi ritrovo sempre a mettere il punto su un argomento, che va oltre la diagnosi, i disturbi di apprendimento e la scuola.

Il valore per cui mi batto è la dignità dell’essere umana e il diritto di essere se stessi!

La questione oggi tanto dibattuta del “sentirsi diversi”, deriva dal semplice fatto che i bambini e gli adoloscenti vengono costretti a confrontarsi.

Dove?

A scuola

Come?

Attraverso i voti, attraverso i giudizi!

In quale campo?

Nel campo delle lettere, numeri ed apprendimento mnemonico.

Questa forzatura non consente a tutti di riconoscersi nelle proprie capacità.

Purtroppo avviene esattamente il contrario.

Nei ragazzi etichettati dislessici, disortografici, discalculi, si instilla insistentemente un dubbio:

“perché io non riesco a fare le cose come tutti gli altri?”

Ma da dove viene questa domanda?

Questa domanda nasce da una didattica limitata alle lettere e ai numeri!

Sappiamo che questi ragazzi non sono bravissimi in questo campo, ma sono molto bravi nella creatività, tanto da essere definiti spesso molto intelligenti.

Il problema esistenziale di questi individui è che nella loro testa NON nasce una domanda ben più importante!

“in cosa sono bravo?”

“cosa so fare bene?”

Il contesto scolastico impedisce a questi brillanti giovani di scoprire se stessi.

Nella maggior parte dei casi gli viene affibbiata una diagnosi, vengono aiutati, e si sentono più adeguati in un contesto per loro non ideale.

Vi lancio una provocazione:

Cosa succederebbe in un mondo senza scuola?

Cosa succederebbe se questi individui fossero liberi di esprimere il loro potenziale?

Cosa succederebbe se invece di costringerli a leggere, scrivere e imparare a memoria, potessero esprimere la loro creatività?

Sarò un visionario, ma io vedo un mondo felice, dove ognuno può esprimere se stesso per quello che è senza etichette, disturbi e diagnosi.

Benny Fera
psicolgo e autore 

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Questo è un quaderno non quello di suo figlio!

Pensavo fosse solo una reminiscenza del passato.

Pensavo fosse solo un ricordo di mia madre che ancora si commuove a pensare a quel giorno in cui a colloquio con gli insegnanti le venne mostrato un quaderno:

“Guardi signora! questo è un quaderno perfetto e ordinato, non quello di suo figlio!” Continua a leggere “Questo è un quaderno non quello di suo figlio!”