SIAMO TUTTI UN PO’ DISLESSICI

Hai scoperto di essere dislessico? non mi sorprende!

“Siamo tutti un po’ dislessici”

Questa fu la frase con cui esordì un mio vecchio amico durante una presentazione sulla dislessia. Continua a leggere “SIAMO TUTTI UN PO’ DISLESSICI”

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VUOI ORGANIZZARE UN EVENTO SULLA DISLESSIA?

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Questo articolo è rivolto a tutte quelle associazioni, scuole, gruppi di genitori o altro che vogliono organizzare un evento sulla dislessia con la partecipazione del dott. Benny Fera. Continua a leggere “VUOI ORGANIZZARE UN EVENTO SULLA DISLESSIA?”

NON CE LA PUOI FARE

Per alcuni di noi non esiste una strada sicura perché la strada dobbiamo costruircela da soli.

C’è sempre stata una parte interiore di me che andava contro di me.

Quella voce interiore che ti dice:

non ce la puoi fare

non vali niente

sei un buono a nulla Continua a leggere “NON CE LA PUOI FARE”

SENSIBILITÀ E SOLITUDINE NEL DSA

La spiccata sensibilità del dislessico richiede spesso momenti di pace interiore.

Il tema della solitudine mi sta molto a cuore.

Ricordo che i miei genitori erano spesso preoccupati per me che uscivo poco e avevo pochi amici.

Oggi ho capito tante cose sul mio modo di essere.

Ho scoperto a 30 anni di essere dislessico e questo ha aperto le porte alla conoscenze del mio stile mentale.

É tipico della personalità creativa avere una fervida immaginazione che fa a cazzotti con le lettere e i numeri.

Questo modo di essere comprende anche una estrema sensibilità.

La sensibilità deriva dal fatto che abbiamo una forte empatia e quindi ci immedesimiamo anche senza volerlo nel dolore degli altri.

La ricerca della solitudine per me è necessaria e ristorativa.

Passare troppo tempo nella confusione o ad ascoltare persone che hanno bisogno di aiuto mette in moto la mia empatia e quindi scatta in me la tendenza naturale ad aiutare il prossimo.

Questa tendenza può essere nociva perché per pensare agli altri dimentichiamo noi stessi.

Per questo motivo scelgo spesso di stare solo

É un modo per ricaricare le energia guardando dentro di me.

Mi rivolgo a tutti quei genitori che spingono i figli ad uscire, ad avere molti amici anche se loro non lo vogliono.

Per noi è una sofferenza la confusione

Per noi è una sofferenza immergerci nei problemi degli altri.

Purtroppo assorbiamo tutto quello che ci sta intorno e spesso abbiamo bisogno di pace.

Ognuno di noi sa perfettamente cosa è giusto o sbagliato per se stesso perché lo sente nel profondo del cuore, quindi è inutile forzare la mano.

La salute mentale è direttamente collegata alla nostra natura.

Per noi persone sensibili stare sole è rigenerante e ci da la possibilità di esprimere al meglio la nostra creatività.

Il periodico contatto con la nostra interiorità è la chiave per stare bene con noi stessi e di conseguenza anche con gli altri.

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

 

NON C’É SPAZIO PER NOI

Pensare fuori dagli schemi ed essere creativo non sono necessariamente un male.

La società è malata.

Ci ha portato a diventare dei consumatori passivi, senza senso critico, senza spirito di iniziativa, dove la noia regna sovrana.

Una società preconfezionata dove devi essere uguale agli altri, vestire come gli altri, sapere le stesse cose degli altri.

La paura ha preso il sopravvento e non ci si riesce a distaccare dal gregge che ormai ha formato un mantello unico con il mondo mediatico.

Perché alcuni sono “diversi“.

Diverso vuol dire una persona che non si adatta, una persona che non ci sta!

Perché sente nel profondo del suo cuore che c’è qualcosa che non sta funzionando.

Sente impellente il bisogno di rompere gli schemi perché gli schemi sono diventata la sua prigione.

Nella storia molti scienziati, poeti, critici e pensatori sono stati emarginati per il loro modo di pensare fuori degli schemi per poi diventare dei capisaldi dell’evoluzione.

Alcuni di noi non si adattano perché sentono forte il peso del cambiamento, sentono impellente la necessita di evolversi.

Lo spirito libero è incollato al cuore che pulsa incessantemente il desiderio di libertà.

Ogni giorno ho sofferto in classe, tutto il mio corpo e la mia anima si sono rifiutati di incasellarmi in un ruolo popolare.

Che io lo volessi o no, la necessità di pensare diversamente dagli altri è stata pressante e non mi ha dato pace.

Ho dovuto subire una lunga agonia prima di poter esprimere finalmente la mia Personalità Creativa.

Oggi nelle scuole ci sono tanti bambini come me, li chiamano DSA.

DSA, un’etichetta che serve alla società per incasellare ed etichettare tutto, cosicchè nulla posso rimanere fuori posto e senza una risposta.

Quello che non ha risposta ci fa paura.

Non c’è più spazio per la creatività, per l’amore, per l’emotività.

La personalità creativa è sola, pensa fuori dagli schemi, si nutre di libertà, ama la natura.

Ma questo non è uno svantaggio, senza di noi la società è destinata a soccombere sotto il peso del freddo denaro, sotto il peso della competizione, sotto il peso della carriera, sotto il peso del distacco.

Noi siamo veri e non possiamo fare a meno di esserlo.

 

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

 

LA GARA DELLE TABELLINE

Se continuiamo a valutare tutti con lo stesso metro avremo sempre una divisione tra bravi e ciucci.

Ricordo ancora l’umiliazione che provavo ogni volta che si faceva la gara delle tabelline in classe.

Non ero mai abbastanza veloce.

Tendevo a nascondermi sperando di passare inosservato all’insegnante che altrimenti mi avrebbe ripreso.

Erano sempre gli stessi quelli che rispondevano in fretta con una facilità di una passeggiata.

Per me invece era un incubo.

Avevo davvero paura di fare la figura dell’asino per l’ennesima volta.

In più mi faceva rabbia perché per quanto mi sforzassi non riuscivo ad essere al passo con gli altri.

Ma come ben sapete agli insegnanti non sfugge chi non interviene mai e quindi alla fine della gara venivano comunque interrogato, l’umiliazione non si poteva evitare.

L’insegnante si rivolgeva direttamente a me chiedendomi alcune tabelline ed io ormai irrigidito dalla paura non riuscivo a ragionare per di più i compagni scalpitavano per poter rispondere quasi frustrati dal mio limite.

Solo a 30 anni ho capito di avere il disturbo di apprendimento

Per me imparare qualcosa a memoria è tutt’ora ostico.

Ma perché gareggiare?

Perché competere per forza?

Forse alcuni potrebbero pensare che potrebbe essere stimolante oppure divertente, senza considerare che non è cosi per tutti.

Non c’è bisogno di uno scienziato per capire che siamo tutti diversi.

Ognuno di noi ha le sue potenzialità e non è detto che si esprimano nella didattica scolastica.

Come si può pensare di valutare tutti con lo stesso metro?

Come si dovrebbe sentire una persona lenta nella corsa ad una gara dei 100 metri?

Di certo non vorrebbe competere e di sicuro la gara dei 100 metri non è come la scuola… 

Puoi scegliere se correre o meno…

In classe invece devi correre che tu lo voglia o no.

 

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

 

PREMIO NOBEL DISLESSICO

La dislessia non è un limite, se si conosce è solo un vantaggio.

É di questi giorni la notizia della consegna del premio Nobel per la chimica 2017 al dott. Jacques Dubochet.

Ho ricevuto la notizia attraverso il mio blog IO E LA DISLESSIA.

Mamme, insegnanti e amici hanno voluto condividere con me questa fantastica notizia.

Vorrei esprimere il mio pensiero a riguardo

Qual’è la sorpresa?

Cosa di questa notizia ci risulta sconvolgente?

Io sono dislessico e personalmente non sono affatto sorpreso perché so perfettamente che il Disturbo di Apprendimento è un problema solo per il mondo scolastico.

Per quanto una persona possa trovare degli intoppi e delle difficoltà nel suo percorso di studi nulla gli vieta di andare oltre.

La dislessia non è una disabilità, si tratta di un cervello che funziona ad immagini.

Nel cervello del DSA non ci sono lettere numeri e suoni, ci sono IMMAGINI.

Questa preferenza per le immagini fa passare in secondo piano il codice alfanumerico.

Come ha fatto il Dott. Dubochet a raggiungere questo bellissimo traguardo?

Semplicemente con la passione e la volontà.

La passione ci porta a superare tutti i limiti.

Che io voglia costruire il teletrasporto o che voglia inventare un nuovo modo di pulire i pavimenti, nessuno ci impedirà di farlo se è quello che veramente vogliamo.

Il grande bom del disturbo di apprendimento si è creato nella scuola dove si tende a livellare tutti i bambini sotto le stesse nozioni, troppo generiche, troppo antiche, troppo noiose e non si considerano altre forme di apprendimento.

Nel percorso degli studi dopo le scuole superiori si può scegliere finalmente di lavorare con le proprie passioni, ed ecco che nessun ostacolo potrà più fermarci, perché la fame di sapere sarà talmente forte che supererà la dislessia. 

Se vi fa piacere, prendete come esempio Jacques Dubochet che va a distruggere tutto il triste teatrino di etichette, diagnosi, potenziamento, metodi compensativi e dispensativi che nella scuola si è messo in atto.

 

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?