Dove sto andando? se mi segui voglio che tu lo sappia!

Ieri sera in diretta su Facebook ho spiegato con la mia solita enfasi la direzione in cui sto andando.

É importante che chi mi segue sappia qual’è il mio obiettivo e la direzione che sto prendendo.

La maggior parte delle persone che seguono questo blog e la pagina Facebook sono genitori, per lo più mamme. Continua a leggere “Dove sto andando? se mi segui voglio che tu lo sappia!”

Dalla diagnosi di DSA mio figlio è rinato

Ogni Sabato sera riporterò una testimonianza significativa di un genitore.

Anche tu puoi inviarmi la tua testimonianza su esperienze di DSA.

Riporto questa sera il caso di B. una mamma e un figlio che ha ritrovato sollievo scoprendo l’origine delle difficoltà.

Leggi la testimonianza …

Per noi la diagnosi è stata una rinascita.

Mio figlio è stato diagnosticato tre giorni prima di compiere i 18 anni.

ADHD, DOP, Dislessia.

È cresciuto senza saperlo, con comportamenti tipici di chi ha questo disturbo.

È un ragazzo con un quoziente intellettivo alto, troppo alto, per cui riusciva a compensare, ma a scuola veniva spesso mandato a farsi un giro, ripreso continuamente perché non stava fermo, parlava, rispondeva a tono.

A casa una fatica immane a fargli fare i compiti.

Spesso ho assistito ai suoi attacchi di rabbia, sempre più frequenti, libri che volavano, pugni, oggetti rotti.

Ogni volta che chiedevo perché mio figlio facesse così fatica a casa, perché avesse questi comportamenti la risposta era sempre la stessa “è troppo intelligente per avere qualcosa”.

Al liceo tutto è peggiorato, lui non voleva chiedere l’aiuto di uno psicologo e la situazione peggiorava sempre di più.

Finalmente siamo andati da una psicologa che ci ha parlato di dsa, di adhd e ci siamo rivolti a un neuropsichiatra.

Mio figlio ha pianto tanto.

“Allora non sono matto”.

Non si tratta di dare etichette, ma permettere di prendere coscienza delle proprie difficoltà, permette a noi genitori di imparare a rapportarci con loro nel giusto modo che è diverso da come ci si rapporterebbe con un bambino, ragazzo senza questo disturbo.

Permette a chi c’è l’ha di accettarsi, di cercare quelle strategie che ci permettono di vivere meglio.

La scuola dovrebbe adattarsi alle esigenze di ogni alunno, ma non è così, per cui la diagnosi permette a noi genitori di tutelare la serenità dei nostri figli.

Le diagnosi non sono etichette, senza diagnosi mio figlio aveva etichette ben peggiori.

Dopo, qualche insegnante si è scusato.

Questa testimonianza mi riposta indietro nel tempo, quando a 30 anni ho scoperto di essere dislessico.

Ho avuto la stessa reazione del figlio della Sig.ra B.

La mia adolescenza rispecchia molto la condizione che descrive la signora B. nella sua testimonianza.

Attacchi di rabbia, oppositività, comportamenti disfunzionali.

Odiavo la scuola perché mi faceva sentire diverso.

Con il tempo mi sono adattato, ma ancora avevo dubbi sulle mie capacità e potenzialità.

Come la signora B. sono d’accordo che riconoscersi in una caratteristica è un modo per capirsi meglio e per sviluppare il proprio potenziale.

Allo stesso modo sono d’accordo sul fatto che la scuola non dovrebbe mettere nelle condizioni un ragazzo di stare male e di dover ricorrere ad una diagnosi per migliorare la sua vita.

Sarebbe bello se la scuola cambiasse metodo e aprisse le porte alla creatività che è una caratteristica importante in queste persone “diverse”.

Ringrazio la sig.ra B. per avermi dato il consenso a riportare la sua testimonianza.

Se vuoi anche tu raccontarmi la tua storia scrivimi su Facebook alla pagina Benny Fera io e la dislessia clicca qui

Oppure scrivimi all’indirizzo di posta benedetto.fera@gmail.com

Articolo scritto da Benny Fera
Psicologo dislessico e autore

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Come genitore non accetto la diagnosi DSA

Come spesso accade si cade nell’inganno della generalizzazione.

Sento molti genitori, insegnanti, professionisti, che accusano i genitori che sono contrari o dubbiosi rispetto ad una diagnosi.

Mi rincresce dover dissentire da questa presa di posizione verso l’omologazione.

In effetti l’omologazione è un problema spesso rilevante a scuola, o siamo tutti uguali, o hai un “disturbo”!

Se non leggi come gli altri hai una dislessia

Se non stai fermo come gli altri hai un ADHD

Se non stai attento come gli altri hai un disturbo dell’attenzione 

e cosi via….

Tutto ciò che è diverso dalla massa, per la scuola è un disturbo.

Eppure i manuali scientifici parlano chiaro!

Tutti i test di psicologia sono tarati su una media

Che vuol dire?

Vuol dire che tutti i test, compresi quelli di intelligenza che fanno ai vostri figli con una diagnosi, sono tarati su un campione di individui.

I risultati di questi test mostrano che c’è una fascia più numerosa di bambini che ottengono un valore simile.

Man mano che ci si allontana dal punteggio normativo, la persona risulta avere caratteristiche diverse dalla media.

Esseri diversi dalla media non vuol dire essere strani, ad esempio ci sono bambini DSA che hanno un’intelligenza superiore alla media, ma sicuramente non fa di loro dei disturbati, ANZI!

Quando si parla di test e di risultati tendiamo sempre a diventare delle macchine senza cuore.

Dovete sempre tenere a mente che siamo parlando di persone.

Di essere umani con dei sentimenti, con dei vissuti personali.

Sopratutto stiamo parlando di bambini in pieno sviluppo

E ancora parliamo di famiglie ognuna con le proprie dinamiche interne.

Non esiste giusto o sbagliato in assoluto!

Esiste ciò che è giusto o sbagliato per ognuno di noi!

Non potete sapere perché la famiglia sceglie di non sottoporre il figlio alla diagnosi, i motivi che sento tutti i giorni sono tanti:

  • il figlio si oppone
  • Non vogliono che il figlio venga etichettato
  • non vogliono che il figlio si senti diverso
  • Gli insegnanti sono poco sensibili
  • La scuola non è sensibile al tema DSA
  • i genitori si stanno separando
  • Ci sono problemi più gravi in famiglia
  • Svantaggi socioculturali…..

Sento anche molti genitori che pur avendo accettato di portare il figli alla neuropsichiatria infantile si ritrovano cosi:

  • mio figlio viene sfottuto dai compagni
  • Dopo tante lotte non riusciamo ad attuare il PDP
  • Continuano a chiamare “stupido” mio figlio
  • Mio figlio si sente diverso ed è depresso
  • Mio figlio si vergogna di avere quella etichetta, non vuole più andare a scuola
  • Non è cambiato niente da prima della diagnosi a dopo

Tengo a specificare che ci sono casi virtuosi in cui maestre sensibili e scuole sensibili al tema sono riuscite a portare avanti situazioni di DSA con successo.

Ovviamente non possiamo affidarci al caso, o aspettare che tutte le insegnanti è le scuole diventino sensibili.

Spesso divento nervoso davanti a queste discussioni banali rispetto ad un tema molto più ampio: quello di una scuola inclusiva

Una scuola inclusiva che fa fatica ad emergere nell’istruzione pubblica italiana.

La scuola è strutturata male fin nelle fondamenta della didattica.

Una didattica esclusiva.

Presto in uscita “la scuola dei miei sogni” un libro che descrive la scuola ideale secondo Benny , un sogno che porto nella testa fin da bambino.

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Esci da scuola che ti fumano le orecchie

Ho fatto un tuffo nel passato a quando andavo a scuola

Ho potuto vedere delle immagini nei ricordi

Ho potuto vivere le stesse sensazioni che ho provato allora

A volte nella mia mente le sensazioni sono cosi vivide che quasi mi spavento e mi rattristo

Le maestre, i miei genitori, mi accusavano di essere svogliato, di non impegnarmi abbastanza.

Spesso reagivo con rabbia, ma presto mi prendeva lo sconforto, mi sembrava una battaglia inutile.

Ricordo che ogni tanto dentro di me una vocina si faceva spazio.

una vocina flebile tra le altre voci grosse “sei un asino, sei la pecora nera, non vali niente”

La vocina flebile era il coraggio

Il coraggio mi diceva: “Dai Benny! Provaci! ce la puoi fare!”

Davo coraggio a me stesso!

Mi facevo delle promesse

“Dai Benny, oggi proviamo a stare attenti in classe, proviamo a seguire la lezione e magari anche a rispondere a qualche domanda”

E ci riuscivo, a volte ci riuscivo, ma a quale costo?

La fatica che facevo per stare attento in classe era immane.

Fatica verso lunghissimi monologhi dell’insegnante che a me sembravano sterili e privi di contenuti interessanti.

Eppure mi dicevo “tutti seguono la lezione, posso farcela anche io”

Era una lotta con me stesso

Dovevo ascoltare la voce dell’insegnante e mandare al diavolo tutti i pensieri meravigliosi che avevo per la testa.

un lavoro faticosissimo!

Ricordo perfettamente il mio stato quando terminavano le lezioni.

Affannato, privo di ossigeno, sembrava che avessi fatto la maratona dei 100 chilometri.

Testa e orecchie bollenti, gambe tremolanti, respiravo a pieni polmoni l’aria aperta.

Ricordo esattamente l’odore degli alberi e della terra nel giardino della scuola.

Un profumo che mi ridava le forze, che mi faceva sentire di nuovo vivo.

Sfinito tornavo a casa e mi chiedevano: “com’è andata a scuola?

E come se non bastasse “Dopo mangiato subito a fare i compiti

Ero un bambino, ero ignaro sul perché facessi tanta fatica a scuola, non facevo altro che sentirmi diverso e chiedermi: “ma come fanno gli altri?”

Oggi ho capito che non sono distratto, non sono svogliato, sono solo dislessico.

Oggi resto concentrato per ore sul mio lavoro!

Studio, organizzo eventi sulla dislessia, faccio lo psicologo e lo scrittore.

Ma come faccio oggi?

Semplice!

Seguo i miei interessi e le mie passione, ciò che a scuola mi hanno sempre impedito di fare.

Articolo scritto da Benny Fera psicologo dislessico e autore

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Dislessia e DSA: bisogna sensibilizzare

Il tema della sensibilizzazione mi tocca molto da vicino.

Sono anni ormai che con la mia testimonianza vado in giro per tutto il territorio nazionale con il fine di portare maggiore consapevolezza di un disagio che ho vissuto personalmente. Continua a leggere “Dislessia e DSA: bisogna sensibilizzare”

La cosa più importante che ho imparato a scuola? Le fotografie degli animali sui libri di scienze

Ciao sono Benny, quello che spara sempre a zero sulla scuola!

Dai scherzo, questa volta voglio essere sincero e fare un discorso serio Continua a leggere “La cosa più importante che ho imparato a scuola? Le fotografie degli animali sui libri di scienze”

Sono preoccupata per mio figlio – Ansia da scuola

Mi capita spesso di incontrare bambini felici con genitori preoccupati.

É da un po’ che voglio affrontare questo tema.

L’ansia della mamma!

Mi è successo più volte di ricevere a consulenza famiglie dove la vera difficoltà non era nel DSA del bambino, ma nella preoccupazione del genitore.

Oggi più che mai l’attenzione sui Disturbi di Apprendimento e Dislessia è alle stelle.

Molte mamme vanno in allarme appena sentono che il figlio potrebbe avere un problema nell’apprendimento.

Questo “falso allarme” porta il genitore ad entrare in uno stato ansioso, a non guardare più il figlio per quel che è, ma a proiettare un’immagine che il figlio dovrebbe avere.

Alla domanda verso il genitore:

Ma suo figlio è triste? Come affronta il fatto di avere una diagnosi?

Spesso mi viene risposto che il figlio è sereno e va a scuola volentieri.

Deduco che la battaglia si sta svolgendo tutta nella testa del genitore.

Ovviamente non sono tutti questi i casi.

Ci sono bambini che soffrono davvero la scuola. Non ci vogliono andare e la loro difficoltà diventa davvero invalidante dal punto di vista dell’apprendimento e sociale.

Viviamo nell’era del cervello, nell’era del sapere, dove se non sai, sei uno scarto della società.

La conoscenza è importante, ma iniziamo a distinguere tra l’apprendimento scolastico e la conoscenza vera e propria.

L’apprendimento scolastico è di tipo passivo e come ben sappiamo viene spesso rifiutato dalla mente DSA.

la vera conoscenza avviene spontaneamente attraverso l’esperienza del mondo che ci circonda; attraverso il materiale che scegliamo più giusto per noi perché ci piace.

Vi porto la mia esperienza, a scuola non ho imparato nulla e seppur qualcosa ho imparato a memoria, l’ho dimenticata nel tempo.

Ho odiato i libri fino alla cima dei capelli.

Con il passare del tempo, nell’età adulta ho scoperto che non bisogna generalizzare, bisogna soltanto scegliere, ho scoperto dei libri molto interessanti di psicologia anche molto complessi che a me piacciono moltissimo.

É vero la scuola mi ha lasciato uno strascico di odio verso i libri, ogni volta che ne apro uno mi viene un leggero mal di pancia che mi passa non appena entro nel vivo della lettura.

Quindi cari genitori ci tengo a specificare che la scuola non è cosi importante, per meglio dire, l’apprendimento scolastico non è cosi importante.

Le nozioni che vostro figlio apprende o non apprende nel sue percorso scolastico saranno del tutto irrilevanti se non vanno ad accrescere il suo personale piacere di conoscenza.

Non siamo tutti uguali, ognuno ha il suo gusto nella conoscenza come nel gusto del gelato.

Quindi cari genitori, niente ansia, se vostro figlio è sereno e va a scuola serenamente è inutile crearseli i problemi, lasciate che continui il suo percorso, tanto dopo la fine degli anni scolastici dovranno comunque cercare la loro strada! Che sarà la loro personale scelta e non quello che voi volete per loro.

Benny Fera
psicologo e autore
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