Da sempre la scuola è incentrata su lettere e numeri, un modo di apprendere piuttosto univoco che esclude i DSA.
Oggi voglio lanciare una provocazione.
Non vi sorprende vero?
E’ il mio stile.
Più che una provocazione, vorrei sollevare una riflessione e richiedere un vostro parere in merito a quanto segue.
In tutte le salse ormai abbiamo capito che la Dislessia e i DSA, non sono una malattia.
Pur avendo l’odiosa denominazione di “Disturbo”, non risulta esserci alcuna disfunzione o lesione a livello cerebrale che determini tale difficoltà.
Insomma si parla di una caratteristica cognitiva.
A quanto pare questa caratteristiche consiste in un cervello poco propenso alla letto-scrittura.
Come chiedere ad un mancino di scrivere con la destra.
in buona sostanza il problema è il metodo scolastico!
Finalmente lo abbiamo capito, questo è chiaro!
Si, ma non del tutto chiaro.
Infatti la tendenza è quella di mantenere il metodo tale e quale, ma cambiare le modalità di approccio ai DSA attraverso compensativi e dispensativi, insomma degli strumenti che aiutano il DSA ad essere alla pari degli altri.
Anche se la situazione è decisamente migliorata, ci sono ancora svariate problematiche da risolvere:
Genitori che non accettano la diagnosi
Alunni che non accettano la diagnosi
Insegnanti che non rispettano il PDP
Scuole in cui la dislessia è ancora sconosciuta
Alunni che usano i metodi compensativi ma vengono scherniti o bullizzati dai compagni di classe
Studenti che si sentono un pò “stupidi” a dover essere trattati diversamente dagli altri
Insomma la situazione è più complessa di quanto si pensi.
Oltre tutto i famosi dislessici non sono stupidi, quindi si rendono conto di essere trattati diversamente dagli altri, e per quanto noi adulti ci sforziamo di fargli capire che per lui quegli strumenti sono essenziali e non si deve preoccupare del giudizio dei compagni, e per quanto lui lo capisca e lo accetti, dobbiamo ammettere che non è una situazione facile nel vissuto quotidiano.
Immaginate succedesse a voi sul posto di lavoro, vi piacerebbe?
Insomma siamo in un momento di transizione, in cui più o meno abbiamo capito che il problema è il metodo.
Ma è meglio essere più chiari!
Il problema di metodo non si riferisce solo al “modo” di insegnare, ma anche al “come” imparare.
Da sempre la scuola è incentrata su lettere e numeri, un modo di apprendere piuttosto univoco che esclude molti studenti svantaggiati da questo punto di vista, come appunto i DSA.
Quindi è chiaro?
Il problema è la modalità di insegnamento che passa solo attraverso la letto-scrittura!
Adesso chiedo a voi:
Quale dovrebbe essere il metodo che metta il DSA in condizioni naturali di apprendimento?
Ripeto, per il dislessico non è naturale la letto-scrittura, ha altre doti, tipiche dell’emisfero destro del nostro cervello:
Creatività
Intuito
Capacità di sintesi
Immaginazione
Problem solving
Alta sensibilità
Io mi sono fatto un’idea abbastanza chiara sulle metodologie di apprendimento nei DSA e sui metodi scolastici di cui ho parlato nel libro “la scuola dei miei sogni”
Adesso però ho bisogno del vostro spassionato parere:
Come facciamo ad uscire da questo Impasse metodologico di cui la scuola soffre oggi?
Quale dovrebbe essere il metodo che metta il DSA nelle condizioni di apprendere con facilità?
Voglio aprire questo dibattito perché mi interessa che voi stessi siate pienamente consapevoli e attivi nella soluzione del problema.
Vi ringrazio in anticipo per le vostre eventuali risposte.
Dr. Fera Benedetto Psicologo esperto DSA; Formatore e scrittore Amazon.
“la dislessia non è una malattia, è una caratteristica che porta difficoltà nella lettura ma spiccate abilità creative, intuitive ed empatiche!”
Sabato 12 Gennaio si è tenuto a Bari un incontro politematico sui disturbi di apprendimento.
Abbiamo affrontato il tema dal punto di vista fisiologico con il Dr. Giancarlo Favaretto, medico Posturologo.
Abbiamo approfondito la storia della dislessia ed i mezzi di intervento oggi disponibili per i bambini con DSA grazie alla dott.ssa Federica Liso, psicologa e pedagogista clinico.
L’ultimo intervento è stato dedicato alla parte emotiva del DSA.
Benny Fera, psicologo dislessico e autore, con la sua testimonianza ha commosso il pubblico, tra lacrime e sorrisi abbiamo fatto un vero e proprio viaggio nella mente DSA.
Se non hai ancora letto la storia di Benny ti invito a farlo, il suo libro “il bambino dimenticato” lo trovi su Amazon. Clicca qui
Come posso aiutare mio figlio dislessico con la scuola?
La domanda che spesso mi viene fatta dai genitori è:
“…. allora come posso aiutare mio figlio?”
Purtroppo la scuola non è il posto dove può svilupparsi una mente creativa.
Nella scuola di oggi si utilizzano metodi basati su apprendimento meccanico di nozioni e memorizzazione di procedure.
Il grande problema dei dislessici è che la loro mente non è fatta per introdurre contenuti, ma per tirarli fuori completamente nuovi.
La capacità visiva della mente DSA gli consente di immaginare, quel processo che a scuola viene chiamato “distrazione”.
In realtà l’immaginazione è un vero e proprio processo creativo che consente alla mente di esplorare mondi nuovi e costruire nuove e diversificate realtà.
Per questo si parla di bambini intelligenti che non sanno leggere.
Perché pur avendo delle spiccate capacità di:
problem solving
pensiero trasversale
creatività
immaginazione
Hanno difficoltà nella memorizzazione di concetti astratti come:
lettere
numeri
tutte le parole che non hanno un corrispettivo in immagini
Resto sgomento davanti alla mole di manipolazioni che vengono svolte sui bambini con DSA.
Questi poveri ragazzi non hanno pace, e sembra che bisogna fare di tutto per renderli dei normolettori.
Non posso fare a meno di prendere nota di quello che stiamo oggi facendo a questi bambini.
Sembra una corsa ansiosa e compulsiva verso una “soluzione”.
Ma di quale soluzione parliamo?
La dislessia è solo una caratteristica, non è qualcosa da modificare.
Lo sappiamo tutti ormai, eppure continuiamo a voler cambiare i bambini e non i metodi scolastici obsoleti.
Di seguito vi riporto una lista di trattamenti che i DSA potrebbero subire:
ElettrostimolazioneAttraverso la stimolazione cerebrale non invasiva è possibile migliorare le capacità di lettura dei bambini in tempi molto ridotti. La tecnica è stata sperimentata dai ricercatori di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con il Laboratorio di Stimolazione Cerebrale della Fondazione Santa Lucia. E’ la prima volta che si tenta questa strada per i pazienti affetti da questo disturbo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Restorative, Neurology and Neuroscience.
Stimolazione acusticaUno strumento complementare ad una cura terapeutica o pedagogica. Esso consente di moltiplicare i risultati ottenuti, e quindi di ridurre significativamente la durata di un accompagnamento medico tradizionale. Lo possiamo utilizzare a qualsiasi età della vita (infanzia, età adulta, maturità) sia per lo sviluppo personale sia per contrastare disturbi di apprendimento.
Stimolazione visiva
L’Optometria trova applicazione, da diversi decenni, nel trattamento dei disturbi dell’apprendimento, occupandosi dei disordini visivi connessi e, in accordo con le figure professionali che tradizionalmente si interessano di apprendimento, l’optometrista fornisce un valido contributo valutativo e rieducativo.
Trattamenti riabilitativiAttività di potenziamento specifiche nelle abilità di scrittura, lettura, scrittura e calcolo.
Mi chiedo perché cambiare ciò che madre natura ci ha donato!
Perché curiamo la dislessia come se fosse una malattia …
Forse perché dobbiamo essere tutti uguali?
I bambini si fidano degli adulti!
Lasciamo liberi i bambini di esprimere la loro vera natura.
La repressione porta all’odio, alla rabbia.
Sono fortemente convinto che rimpiangeremo quello che oggi stiamo facendo ai bambini.
Noi adulti siamo degli essere inconsapevoli con la brama delle perfezione, e poi alla fine non ci accorgiamo di essere noi stessi incompleti e cerchiamo la perfezione nei nostri figli.
Un giorno le chiameremo torture!
Benny Fera
Psicologo dislessico e Autore
Servizio di formazione e sensibilizzazione DSAIl bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe