Hanno detto che mio figlio è malato

Quando dico che mio figlio ha una diagnosi di DSA, cosa penseranno di lui?

Durante una delle mie dirette, parlavamo di dislessia e di disturbi di apprendimento, un argomento che mi sta molto a cuore, non solo perché mi riguarda di persona, ma perché riguarda migliaia di bambini a scuola.

Una mamma esordisce con questa frase:

“Benny, un’insegnante ha detto che mio figlio è malato! ti rendi conto? siamo nel 2018 e c’è ancora tanta ignoranza!”

La mia prima risposta di stomaco è stata:

“Beh non mi sorprende affatto!”

Per una persona che non sa nulla sulla dislessia e i disturbi di apprendimento, è normale pensare che una diagnosi equivale ad una malattia.

Infatti se andiamo sul vocabolario troviamo:

Diagnosi: In medicina, la determinazione della natura o della sede di una malattia in base alla valutazione dei sintomi.

Nel caso specifico, la situazione è molto grave.

Un’insegnante che oggi non sa cosa sia la dislessia e i disturbi di apprendimento rischia la denuncia. Oggi esiste la legge 170 a tutela di questi bambini.

Se l’insegnante conoscesse la legge, saprebbe che non si tratta di una malattia.

Nei manuali il Disturbo Specifico di Apprendimento, viene definito come “neurodiversità” cioè un modo diverso del cervello di reagire alla lettura rispetto alla media della popolazione.

Non mi dilungherò molto sull’argomento scuola e insegnanti, ne parlo già abbondantemente.

Vorrei portare la riflessione fuori dalla scuola.

Pensate ad una situazione del genere:

Una mamma incontra un’altra mamma e mentre parlano dei propri figli viene fuori che il figlio di una delle due ha una diagnosi di dislessia.

Come spesso accade l’altra mamma cadrà dalle nuvole, al massimo dirà “ah si! ne ho sentito parlare…”

Cosa volete che pensi una persona che sente, “mio figli ha una diagnosi di dislessia?”

Beh. la prima cosa che penserei se non conoscessi il tema, sarebbe che il bambino ha una malattia: diagnosi = malattia.

A parte il mondo scolastico, non credo che sia nell’interesse di tutta la popolazione conoscere cosa sia la dislessia e i disturbi di apprendimento!

Un problema che riguarda solo il 5% della popolazione.

Oggi è importante sapere tutto su Chiara Ferragni, Su Fedez, sull’isola dei famosi.

Ma vi assicuro che pochi si prendono la briga di informarsi su un tema che porta delle contraddizioni. In primis: affibiare una diagnosi ad un bambino intelligente e sano.

Quindi cosa stiamo combinando?

Un bel pasticcio!

la scuola che usa metodi di apprendimento restrittivi ed antiquati, basati sulla letto-scrittura.

Questi metodi didattici escludono dall’apprendimento tanti bambini che hanno delle caratteristiche cognitive differenti. 

Il primo obiettivo è cambiare la scuola!

Fare una bella diagnosi alla scuola per scoprire che soffre di demenza senile.

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore del libro “il bambino dimenticato”

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Niente scuola, niente disturbi!

Spesso mi trovo a dover affrontare il tema delle diagnosi sui disturbi di apprendimento.

C’è una divisione netta tra i genitori

Chi accetta la diagnosi come mezzo di supporto a scuola

Chi non accetta una diagnosi perché la ritiene un’etichetta orrenda

Chi dice che la diagnosi non serve a niente

Chi dice che la diagnosi è un modo per capire come approcciarsi a questi ragazzi con DSA

Mi ritrovo sempre a mettere il punto su un argomento, che va oltre la diagnosi, i disturbi di apprendimento e la scuola.

Il valore per cui mi batto è la dignità dell’essere umana e il diritto di essere se stessi!

La questione oggi tanto dibattuta del “sentirsi diversi”, deriva dal semplice fatto che i bambini e gli adoloscenti vengono costretti a confrontarsi.

Dove?

A scuola

Come?

Attraverso i voti, attraverso i giudizi!

In quale campo?

Nel campo delle lettere, numeri ed apprendimento mnemonico.

Questa forzatura non consente a tutti di riconoscersi nelle proprie capacità.

Purtroppo avviene esattamente il contrario.

Nei ragazzi etichettati dislessici, disortografici, discalculi, si instilla insistentemente un dubbio:

“perché io non riesco a fare le cose come tutti gli altri?”

Ma da dove viene questa domanda?

Questa domanda nasce da una didattica limitata alle lettere e ai numeri!

Sappiamo che questi ragazzi non sono bravissimi in questo campo, ma sono molto bravi nella creatività, tanto da essere definiti spesso molto intelligenti.

Il problema esistenziale di questi individui è che nella loro testa NON nasce una domanda ben più importante!

“in cosa sono bravo?”

“cosa so fare bene?”

Il contesto scolastico impedisce a questi brillanti giovani di scoprire se stessi.

Nella maggior parte dei casi gli viene affibbiata una diagnosi, vengono aiutati, e si sentono più adeguati in un contesto per loro non ideale.

Vi lancio una provocazione:

Cosa succederebbe in un mondo senza scuola?

Cosa succederebbe se questi individui fossero liberi di esprimere il loro potenziale?

Cosa succederebbe se invece di costringerli a leggere, scrivere e imparare a memoria, potessero esprimere la loro creatività?

Sarò un visionario, ma io vedo un mondo felice, dove ognuno può esprimere se stesso per quello che è senza etichette, disturbi e diagnosi.

Benny Fera
psicolgo e autore 

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La cosa più importante che ho imparato a scuola? Le fotografie degli animali sui libri di scienze

Ciao sono Benny, quello che spara sempre a zero sulla scuola!

Dai scherzo, questa volta voglio essere sincero e fare un discorso serio Continua a leggere “La cosa più importante che ho imparato a scuola? Le fotografie degli animali sui libri di scienze”

Il pensiero di un bambino con una diagnosi

Mi chiedo spesso come fa un bambino con una diagnosi sulle spalle a non sentirsi malato!

É una domanda che mi è venuta in mente durante un evento che ho tenuto a Bari in cui ho parlato della dislessia ed ho presentato il libro il bambino dimenticato

Ho visto bambini spaventati, con la faccia quasi rassegnata, ma con il cuore pieno di voglia di vivere e di divertirsi.

Anche se spesso i genitori fanno di tutto per far capire al figlio che una diagnosi di DSA non vuol dire essere malati!

Ci sono insegnanti molto sensibili che cercano in tutti i modi di non far pesare questo peso sui bambini diagnosticati DSA.

Ma come fate voi a stare nella testa di un bambino?

Come fate a convincere quel bambino che è stato portato a fare dei test cognitivi e che tutti i giorni viene deriso dai compagni?

Questi bambini non sono stupidi ed andando per logica capiscono che diagnosi = malattia.

Se cercate sul dizionario la parola diagnosi troverete: “la determinazione della natura o della sede di una malattia in base alla valutazione dei sintomi.”

Diagnosi è un termine usato in medicina per categorizzare una malattia in base ai sintomi.

Per quanto riguarda il disturbo di apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia) non parliamo di sintomi ma di caratteristiche.

Infatti il mondo scientifico non ha riscontrato assolutamente nessuna lesione e nessuna disfunzione in questi soggetti.

Tutto funziona correttamente, ma diversamente dal normolettore.

Durante la lettura una persona con DSA utilizza aree diverse del cervello, le aree dedicate alle immagini.

Per quanto il soggetto si sforzi di leggere le lettere, cercherà sempre di trasformare le parole in immagini, quindi doppia fatica.

Il mio obiettivo è quello di eliminare dalle spalle dei bambini quest’ombra di ospedalizzazione.

L’idea è quella di non dire ad un bambino che ha bisogno di una diagnosi per essere aiutato!

L’idea è quella di cambiare il modo di insegnare in modo da smettere di produrre diagnosi!

É importante per me diffondere una giusta informazione riguardo i disturbi di apprendimento.

Faccio questo attraverso gli eventi dal vivo in cui racconto la mia personale testimonianza con la dislessia e porto alla luce tutti gli studi che ho fatto da psicologo per fare finalmente chiarezza sulle potenzialità del cervello DSA

Contattami per organizzare un evento nella tua scuola o nella tua associazione.

Benny Fera
Psicologo dislessico e autore

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Vediamo a scuola molti alunni in difficoltà, in media solo un terzo della classe se la cavano bene, vediamo perché.

Ho già avuto modo di parlare della connessione tra disturbi di apprendimento e PNL (clicca qui per leggere)

La PNL (Programmazione Neurolinguistica) classifica tre canali preferenziali cono i quali ognuno di noi comunica e apprende. Continua a leggere “I 3 canali di accesso all’apprendimento”

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