SENSIBILITÀ E SOLITUDINE NEL DSA

La spiccata sensibilità del dislessico richiede spesso momenti di pace interiore.

Il tema della solitudine mi sta molto a cuore.

Ricordo che i miei genitori erano spesso preoccupati per me che uscivo poco e avevo pochi amici.

Oggi ho capito tante cose sul mio modo di essere.

Ho scoperto a 30 anni di essere dislessico e questo ha aperto le porte alla conoscenze del mio stile mentale.

É tipico della personalità creativa avere una fervida immaginazione che fa a cazzotti con le lettere e i numeri.

Questo modo di essere comprende anche una estrema sensibilità.

La sensibilità deriva dal fatto che abbiamo una forte empatia e quindi ci immedesimiamo anche senza volerlo nel dolore degli altri.

La ricerca della solitudine per me è necessaria e ristorativa.

Passare troppo tempo nella confusione o ad ascoltare persone che hanno bisogno di aiuto mette in moto la mia empatia e quindi scatta in me la tendenza naturale ad aiutare il prossimo.

Questa tendenza può essere nociva perché per pensare agli altri dimentichiamo noi stessi.

Per questo motivo scelgo spesso di stare solo

É un modo per ricaricare le energia guardando dentro di me.

Mi rivolgo a tutti quei genitori che spingono i figli ad uscire, ad avere molti amici anche se loro non lo vogliono.

Per noi è una sofferenza la confusione

Per noi è una sofferenza immergerci nei problemi degli altri.

Purtroppo assorbiamo tutto quello che ci sta intorno e spesso abbiamo bisogno di pace.

Ognuno di noi sa perfettamente cosa è giusto o sbagliato per se stesso perché lo sente nel profondo del cuore, quindi è inutile forzare la mano.

La salute mentale è direttamente collegata alla nostra natura.

Per noi persone sensibili stare sole è rigenerante e ci da la possibilità di esprimere al meglio la nostra creatività.

Il periodico contatto con la nostra interiorità è la chiave per stare bene con noi stessi e di conseguenza anche con gli altri.

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

 

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SCENA MUTA ALL’INTERROGAZIONE

Una mente che funziona ad immagini non è fatta per memorizzare nozioni astratte

“Adesso ascolta e impara!” mi diceva l’insegnante.

Era ricorrente che facessi scena muta alle interrogazioni.

L’insegnante pensando di fare a me una cosa gradita, interrogava la prima della classe per farmi sentire come si espone durante un’interrogazione. Continua a leggere “SCENA MUTA ALL’INTERROGAZIONE”

Il ritorno a scuola

Il ritorno a scuola porta la morte nel cuore

Che tristezza il ritorno a scuola.

Inizi a rivivere quel momento già qualche giorno prima che arrivi. Continua a leggere “Il ritorno a scuola”

Sei troppo idealista

Sei troppo sognatore…

Mi sentivo ripetere spesso dalle persone che mi sono e mi erano a fianco.

La loro paura di fallimento ha condizionato anche la mia natura da sognatore.

Per me non è mai stato facile adeguarmi, perché la mia mente mi proponeva sempre nuovi stimoli, nuovi sogni, nuove idee. Continua a leggere “Sei troppo idealista”

L’immaginazione dislessica

L’immaginazione dislessica è tanto vivida che sembra vera.

Ho immaginato le trivelle che scavano i fondali marini, i pesci che fuggono, senza più un riparo ed ho provato rabbia!

Ho immaginato fantastiche donne sensuali, ed ho provato piacere.

Ho immaginato me stesso cadere giù da un grattacielo, ed ho provato paura.

Ho immaginato tutto il mondo cementificato, ed ho provato rabbia.

Ho immaginato, mentre camminavo, una macchina che mi veniva addosso, ed ho avuto paura.

Ho immaginato di vivere su un’isola deserta ed essere sereno e felice.

Ho immaginato di costruire un tavolo, stando steso nel letto.

l’immaginazione dislessica è tanto vivida, che può farti provare emozioni negative o positive.

Questa immaginazione, ti regala una sensibilità supersonica, come un super potere, che può far male o può far bene.

Ricordo quando ero un ragazzino, e mi piaceva una ragazza, riuscivo ad immaginare vividamente di baciarla. 

Ed era un vero problema, perché poi quando ero realmente vicino a lei mi imbarazzavo e pensavo: “cavolo! L’ho baciata! E lei non lo sa!”

Che vita impacciata la mia, vivevo tra le nuvole! … Dicevano!

Si è vero! Vivevo in una realtà tutta mia, che continua ad essere molto migliore della realtà che sto vivendo

Benny 

La fabbrica dei robot umanoidi

La scuola vuole creare persone in serie, ma il cervello umano è creativo, è emozionale, la vita del robot gli sta stretta.

scuola dei robotLa società cerca di creare un’armata di robot bene istruiti e bene educati.

Purtroppo sta creando gente annoiata, frustrata, senza desideri.

La scuola è il magazzino di assemblaggio:

  • Fare i compiti 
  • Studiare
  • Scrivere 
  • Fare i conti
  • Leggere
  • Imparare a memoria
  • Non commettere errori

Queste sono esattamente le funzionalità di un robot.

Dove sono gli interessi? Le passioni? L’amore?

I ragazzi non lo sanno, perché gli vengono nascosti.

Devono arrangiarsi da soli, e come spesso accade, saranno continuamente alla ricerca di stimoli  come droghe, alcool e gioco d’azzardo.

Oppure saranno ansiosi e depressi, perché hanno paura di confrontarsi con la realtà.

E la realtà non è certo la scuola.

I bambini dovrebbero scoprire:

  • Cos’è l’amore
  • Cos’è la passione 
  • Cos’è lo sport
  • Cos’è l’arte
  • Cos’è la natura 
  • Cos’è la motivazione
  • Cos’è la pace interiore
  • Cos’è la collaborazione
  • Qual’è il senso della vita.

Pensate a quando un bambino o ragazzo finisce le ore scolastiche.

La prima cosa che ha in mente è fuggire a casa per rilassarsi un po’.

Ma poi ci sono anche i compiti a casa.

Che si devono fare.

La prima cosa che abbiamo imparato da bambini è che non c’è alternativa alla scuola.

la scuola dell’obbligo a diventare robot umanoidi.

Invece la scuola dovrebbe essere un momento di crescita, dove tutti possono esprimersi e confrontarsi.

L’insegnante dovrebbe chiamarsi mediatore.

Non c’è bisogno di infilare degli argomenti ai ragazzi.

Saranno i ragazzi stessi a proporne alcuni per loro interessanti.

Il mediatore non deve fare altro che veicolare la conversazione su un binario di scambio e non di giudizio.

La scuola vuole creare persone in serie, ma il cervello umano è creativo, è emozionale, la vita del robot gli sta stretta.

grazie

Benny Fera psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

Sensibilità

La sensibilità è una malattia.

La malattia del “sentire troppo”. Continua a leggere “Sensibilità”