LA GARA DELLE TABELLINE

Se continuiamo a valutare tutti con lo stesso metro avremo sempre una divisione tra bravi e ciucci.

Ricordo ancora l’umiliazione che provavo ogni volta che si faceva la gara delle tabelline in classe.

Non ero mai abbastanza veloce.

Tendevo a nascondermi sperando di passare inosservato all’insegnante che altrimenti mi avrebbe ripreso.

Erano sempre gli stessi quelli che rispondevano in fretta con una facilità di una passeggiata.

Per me invece era un incubo.

Avevo davvero paura di fare la figura dell’asino per l’ennesima volta.

In più mi faceva rabbia perché per quanto mi sforzassi non riuscivo ad essere al passo con gli altri.

Ma come ben sapete agli insegnanti non sfugge chi non interviene mai e quindi alla fine della gara venivano comunque interrogato, l’umiliazione non si poteva evitare.

L’insegnante si rivolgeva direttamente a me chiedendomi alcune tabelline ed io ormai irrigidito dalla paura non riuscivo a ragionare per di più i compagni scalpitavano per poter rispondere quasi frustrati dal mio limite.

Solo a 30 anni ho capito di avere il disturbo di apprendimento

Per me imparare qualcosa a memoria è tutt’ora ostico.

Ma perché gareggiare?

Perché competere per forza?

Forse alcuni potrebbero pensare che potrebbe essere stimolante oppure divertente, senza considerare che non è cosi per tutti.

Non c’è bisogno di uno scienziato per capire che siamo tutti diversi.

Ognuno di noi ha le sue potenzialità e non è detto che si esprimano nella didattica scolastica.

Come si può pensare di valutare tutti con lo stesso metro?

Come si dovrebbe sentire una persona lenta nella corsa ad una gara dei 100 metri?

Di certo non vorrebbe competere e di sicuro la gara dei 100 metri non è come la scuola… 

Puoi scegliere se correre o meno…

In classe invece devi correre che tu lo voglia o no.

 

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

 

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Il ritorno a scuola

Il ritorno a scuola porta la morte nel cuore

Che tristezza il ritorno a scuola.

Inizi a rivivere quel momento già qualche giorno prima che arrivi. Continua a leggere “Il ritorno a scuola”

Noia Dislessica

La noia in classe

Vi ricordate che noia stare in classe?

C’è una teoria in merito.

Guarda il video 🙂

Spesso i dislessici si distraggono dalla lezione

iniziano a fantasticare

perdono la percezione dello spazio e del tempo

fino a percepire  una sensazione di mal di mare.

Benny Fera psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

Il tempo in classe

Il tempo in classe non passa mai.

Ricordo quando andavo a scuola, il momento in cui l’insegnante entrava in classe.

Ero molto attento, dedicavo tutta la mia attenzione alle spiegazioni dell’insegnante.

Però, per quanto mi sforzassi, la mia memoria aveva una capienza limitata, la mia mente non è fatta per essere riempita di informazioni.

Sistematicamente, dopo 10 minuti di spiegazione, ero già in un altro mondo.

La mia mente ormai satura di informazioni, chiedeva insistentemente di evadere, non potevo fare altro che cedervi.

Quando entravo nel mio mondo immaginario, mi divertivo a scegliere l’argomento delle mie fantasie.

Il mio argomento preferito erano gli animali di cui prendevo cura nel giardino di casa mia.

Pensavo ai loro comportamenti, a come potevo costruire nuove voliere, nuovi nidi per i nuovi arrivati…. E sopratutto a dove fossero nascoste le uova delle mie tartarughe … Ogni anno era la stessa storia 🙂

Mentre immaginavo, il mio corpo si agitava, il mio cuore batteva più forte, la mia mente andava velocissima.

Tutto questo mi portava ad avere una percezione del tempo alterata.

Quando mi risvegliavo al richiamo della maestra, pensavo fosse passata almeno un’ora… Invece ahimè, erano passati solo 5 minuti.

Altri 5 minuti di attenzione all’insegnante… E poi di nuovo via, nel mio fantastico mondo …

Per conoscere tutta la storia di Benny clicca qui → IL BAMBINO DIMENTICATO

Altri libri di Benny 

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

Il clown dislessico in classe

Il bambino dislessico diventa il clown della classe.

La maestra: “quanto fa 6×8? Chi lo sa alzi la mano”…

Nessuno alzava la mano, quale occasione migliore per tirare fuori il clown che è in me!

Io alzo la mano
Maestra: “ah benissimo, finalmente si è accesa la lampadina, alzati in piedi e rispondi”

Io: “TOOOTIIIIIIIPPP!!”

(Ai miei tempi c’era una pubblicità sulle scommesse che aveva catturato l’attenzione del pubblico :))

Immaginate cosa è successo dopo…

Vai fuori

NO

Trambusto in classe, la maestra mi rincorreva e i compagni approfittavano dell’occasione per festeggiare. 😀

Io definirei questa una situazione degna dei migliori film di Pierino.

Ho citato questo racconto per mettere in luce, oltre all’ilarità, il lato triste della dislessia.

Dietro quella manifestazione pubblica da clown c’era una sofferenza.

La frustrazione che ogni volta provavo nel “non capire” quello che spiegava l’insegnante.

Soprattutto nelle tabelline: inutile tortura.

Memorizzare le tabelline resta difficile ancora oggi per me, uso altre strategie.

Vedo i numeri nella mente, nel caso di 6×8, risolvo prima 6×5 (che è più facile), poi faccio 6×3, e poi sommo i rispettivi risultati 30+18.

È la mia strategia.

Voi direte “bel casino“, essi è vero, ho una buona capacità di “adattamento” :D.

Concludo che da parte mia, con la mia difficoltà, ho dovuto fare una scelta, potevo abbattermi e deprimermi, oppure fregarmene;

Ho scelto di fregarmene e puntare alla simpatia dei compagni.

Le conseguenze sono che risulti vivace e maleducato per gli insegnanti, mentre per i compagni ero divertente, ma a volte fuori luogo.

Ovviamente gli insegnanti erano spiazzati dal mio comportamento, realmente pensavano che fossi “vivace e svogliato”.

Nessuno tra insegnanti, genitori, amici e parenti ebbe il dubbio che si trattasse di disturbi di apprendimento.

Era ancora un disturbo poco conosciuto.

Mai farsi illudere dalla apparenze, ciò che appare ai nostri occhi è solo una delle milioni di interpretazioni possibili, perché ognuno ha il suo punto di vista, ognuno ha la sua realtà.

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Benny Fera
psicologo dislessico e autore

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Il bambino dimenticato (autobiografico)

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Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?