La scuola è fissa nel tuo hard disk

Spesso non è facile sviluppare un pensiero critico verso la scuola pubblica, perché è fissa nel nostro hard disk e non riusciamo a vedere oltre ad essa.

Quando si parla di scuola spesso non riesco a farmi capire!

Tutto gira intorno al concetto di scuola pubblica 

Banchi, sedie e lavagna 

Lezioni frontali, un insegnante e 20 alunni.

Lettere, numeri e nozioni da memorizzare 

6 ore di lezioni, voti, compiti in classe e interrogazioni…

Compiti per casa e così via giorno per giorno …

In grandi linee è questa la scuola che conosciamo 

È l’unica scuola che conosciamo…

 Avete mai messo in discussione questo modello?

Avete mai sviluppato un pensiero critico verso la scuola pubblica?

Molti di voi mi risponderanno di no..

Sopratutto per la maggior parte degli insegnanti che ha sposato il modello scolastico vigente.

Proviamo insieme a sviluppare un pochino di pensiero critico 

Le lezioni frontali sono passive: “un insegnante spiega e 20 persone ascoltano” in maniera passiva nozioni di discutibile interesse per gli alunni. I programmi scolastici sono creati dagli adulti, partendo dal presupposto che siano utili per gli studenti, ovviamente questo bisognerebbe chiederlo agli studenti, scoprirete che almeno il 50% di loro trova le nozioni inutili e noiose. Il concetto di base è che bisogna seguire un programma che ti piaccia o no.

A scuola si apprende o si memorizza? A scuola si memorizza! L’apprendimento è ben diverso e riguarda ciò che noi impariamo secondo la nostra volontà. Apprendiamo attraverso una motivazione interna che ci spinge verso la conoscenza! Per tutte le persone che non provano interesse per il materiale didattico si tratta di memorizzare passivamente nozioni; un processo quantomai labile in quando il nostro cervello un po’ alla volta tende ad escludere il materiale che ritiene inutile.

La scuola è fatta di lettere e numeri! Ma il mondo è fatto anche di altro. Il fatto che la didattica scolastica sia incentrata su lettere e numeri crea dei limiti enormi. Dov’è la pratica ? Dove sono i laboratori? Per una pari opportunità bisognerebbe usare le mani almeno il 50% del tempo che si passa a scuola. Non esiste solo la mente ma tutto il corpo, questo andrebbe a vantaggio di altre caratteristiche umane come ad esempio la capacità creativa.

Il metodo è univoco e passivo da parte degli studenti. Gli studenti subiscono il metodo, non sono loro a crearlo. Come studente dovrei essere in grado di scegliere cosa mi piacerebbe studiare e sopratutto come! Invece le modalità e il contenuto sono calati dall’alto, vi sembra un gesto democratico?

A scuola si sviluppano qualità meccaniche che potrebbe svolgere anche un robot! Memorizzare nozioni, ripetere a loop teoremi ed esercizi, sono qualità che potremmo demandare anche ai robot! Infatti già è successo ! Le caratteristiche che fanno dell’essere umano quello che è sono il pensiero critico, la creatività, l’empatia … tutte caratteristiche che a scuola non vengono sviluppate!

Si sta chiusi per ore in 4 mura mentre il mondo è li fuori! Uno dei limiti dell’essere umano è quello di essersi distaccato dal mondo naturale, la vera fonte di conoscenza è proprio essa, i più grandi studiosi hanno preso spunto da essa per generare idee rivoluzionarie.

La scuola si basa sul giudizio: il voto dovrebbe servire a stabilire un metro di giudizio dell’insegnante rispetto alla classe e dell’alunno rispetto ai compagni; dovrebbe servire all’alunno come sprone per fare di più. La maggior parte delle volte però il voto si fonde con la persona stessa, che inizia a credere di valere il voto che riceve. Ci crede tutta la classe e anche l’insegnante creando l’effetto pigmalione. Non da meno, il voto crea ansia da prestazione e competitività, che per alcuni diventano fonte di somatizzazione per tutta la vita.

Tutto ciò che ho descritto sopra non mi sembra niente di straordinario, sono solo ragionamenti dettati dal buon senso.

Non capisco perché ragazzi e bambini di oggi devono essere trattati come automi senza essere chiamati in causa.

Sarebbero loro i primi da interpellare per un cambiamento, iniziando dalle loro idee!

Spesso non è facile perché la scuola è fissa nel nostro hard disk e non riusciamo a vedere oltre ad essa.

La prendiamo come un modello giusto a prescindere!

A maggior ragione per un insegnante che ci ha passato la vita dentro!

Ho dovuto guardare oltre, studiare libri di pedagogia, di luminari che hanno sviluppato teorie educative alternative per capire il motivo del mio disagio scolastico 

Volevo credere di non essere l’unico pazzo a pensare che la scuola così non funziona!

Provate a leggere la mia idea di scuola clicca qui e mi direte cosa ne pensate 

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore

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Alcuni riferimenti sui metodi educativi:

“Educare alla libertà” Maria Montessori

“Liberi di imparare” Francesco Codello

“Tutta un’altra scuola! quella di oggi ha i minuti contati” Giacomo Stella

“A scuola di Futuro” Goleman

 

Mal di scuola

La sofferenza mentale reiterata porta al dolore anche nel corpo

Stanotte ho fatto un incubo.

Un incubo ricorrente.

Quello di tornare a scuola tra i banchi carico di ansia. Continua a leggere “Mal di scuola”

Come la scuola può trasformare la vita di un bambino

La scuola può diventare un incubo senza via di uscita.

“PERCHÉ MI HAI FATTO NASCERE!?”

“VOGLIO MORIRE!!”

Ero disperato, odiavo la scuola.

La mattina prima di andare a scuola e la sera dopo aver passato molte ore sui libri con la rabbia in faccia esprimevo tutta la mia disperazione ai miei genitori.

Quando sei un bambino nessuno ti ascolta, a scuola DEVI andarci, e non c’è stato verso di mettere fine a questa sofferenza.

Ogni secondo passato in classe era come un carcere per me.

L’odore di chiuso e il suono stridulo delle spiegazioni interminabili degli insegnanti hanno lentamente assopito la mia gioia di bambino.

Non avevo più spazio, dopo 6 ore di scuola l’unico momento libero era il pranzo, subito dopo bisognava iniziare a fare i compiti e il mio cuore si straziava.

Mal volentieri passavo ore sui libri e al doposcuola senza capirci niente, immaginando la mia libertà.

Il desiderio di correre per i campi, di sentire l’odore dell’erba fresca, di osservare il comportamento degli animali, era questo ciò che amavo.

Non era prevista la libertà.

“Un ciuccio deve stare più ore sui libri per diventare bravo”

Preferivo morire piuttosto che fare quella vita

Urlavo a mia madre “perché mi hai fatto nascere, voglio morire” con gli occhi colmi di lacrime e rabbia.

La stessa rabbia che ho riversato contro me stesso dicendomi che ero un fallimento senza speranza.

Oggi sono adulto e per nulla al mondo rinuncerei alla mia libertà.

Incontro genitori, insegnanti e bambini per raccontare la mia testimonianza e far capire loro quanto male si può fare a un bambino.

Benny Fera

psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato (autobiografico)

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

Il ritorno a scuola

Il ritorno a scuola porta la morte nel cuore

Che tristezza il ritorno a scuola.

Inizi a rivivere quel momento già qualche giorno prima che arrivi. Continua a leggere “Il ritorno a scuola”