Scolarizzare i bambini del 2020!

Cerchiamo di capire il senso della scolarizzazione nel 2020, ha senso l’educazione che stiamo dando ai bambini?

Siamo quasi approdati nel 2020 e l’unica istituzione che si evolve troppo lentamente è la scuola.

La domanda di oggi è: “ha senso tenere i bambini in classe ad ingurgitare nozioni, quando la fuori il mondo corre alla velocità della luce?”

“esattamente a cosa stiamo preparando i bambini?”

L’approccio scolastico ha proprio l’aria di caserma, dove le regole e le nozioni imposte dall’alto la fanno da padrone.

Cose come “fare l’appello” “scrivere alla lavagna” “fare il dettato” suonano tanto come modello del lavoratore in fabbrica.

Il problema è che il periodo dell’industrializzazione è finito da un pezzo e di queste mansioni non ne abbiamo più bisogno.

Un tempo i bambini venivano formati al meglio in un periodo in cui l’industrializzazione prendeva piede e bisognava avere una “formazione di base” che ti consentiva di accedere al lavoro.

Ma oggi è ancora cosi?

Mi farei qualche domanda…

Davvero abbiamo bisogno di libri e quaderni zeppi di nozioni per dare la possibilità al bambino che cresce nella società odierna di trovare una sistemazione nel futuro?

Questo è quanto mai lontano dalla realtà

In un mondo che …

  • Le informazioni le trovi ovunque su internet e puoi scegliere quelle che ti interessano.
  • La tecnologia continua ad avanzare mentre a scuola siamo ancora con mezzi obsoleti
  • Il tipo di educazione scolastica insegna all’obbedienza e il rispetto della figura adulta, reprimendo il senso critico e l’autonomia
  • Il lavoro di oggi non richiede “solo teoria”, ma sopratutto pratica e autonomia
  • Il lavoro di oggi richiede “specialisti” in ogni settore, e non una preparazione generica.

è un paradosso che un bambino si senta a disagio a scuola

Se non a disagio, quantomeno annoiato e insoddisfatto del fatto che non sta aggiungendo nulla alla sua crescita personale.

Lo testimonia il fatto che quando chiedo agli studenti “a quanti di voi piace la scuola?”

Di solito alza la mano circa il 5% del totale.

Un duro colpo per il mondo degli adulti che riconosce questa incombenza, ma si trova a fare i conti con una scuola povera, priva di risorse.

E i pochi eroi cercano di fare il possibile per rendere la classe un posto interessante, vivibile e sopratutto umano.

Benny Fera
Psicologo dislessico e Autore

Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Diagnosi DSA: più ne arrivano più la scuola fallisce la sua missione

Se la scuola fosse inclusiva, non ci sarebbe bisogno di certificazione per DSA

Oggi non posso fare a meno di mettere in risalto il commento di un’insegnante ricevuto su Facebook sotto un mio articolo.

Quando si parla di DSA a volte le soluzioni sono più facili di quello che si pensa.

Io adoro la semplicità, la chiarezza e l’onesta che questa insegnante ha mostrato nel suo commento.

Leggi sotto …

Da anni porto avanti nella mia scuola l’idea che non ci sarebbe bisogno di certificazione per DSA se la scuola fosse inclusiva.
Quello che si pensa necessita per i DSA è comune a tutti gli alunni: personalizzazione, individualizzazione, strumenti compensativi, attenzione al carico di lavoro.
Tutto questo è semplicemente essere un insegnante competente e una scuola che accoglie tutti con i loro bisogni speciali.
Molti insegnanti purtroppo aspettano di vederlo scritto su una certificazione!
A questi insegnanti dico leggete bene le certificazioni sono solo e semplici consigli per ricordarvi come essere buoni insegnanti e nulla di più e più ne arriveranno e maggiore sarà il fallimento messo per iscritto della scuola.

Ammetto che spesso sono prevenuto nei confronti degli insegnanti

La mia orrenda esperienza personale con la scuola, mi ha portato ad essere diffidente nei confronti di questa figura.

Ma sarebbe banale generalizzare.

Infatti come in tutti i mestieri ci sono sempre le eccezioni.

Purtroppo nella maggior parte dei casi, sento ancora storie di insegnanti autoritari che hanno la tendenza a forzare l’apprendimento, facendo diventare gli studenti dei robot.

La pretesa che i bambini rappresentino tutti lo stereotipo del primo della classe, è un modello impossibile da applicare int una scuola che finalizza l’apprendimento alla mera memorizzazione di nozioni.

Le abilità e le competenze di ognuno di noi sono svariate ed esclusive.

Ognuno di noi è bravo in qualcosa.

L’insegnante non può vivere nella pretesa di portare tutti allo stesso livello.

La missione di un insegnante dovrebbe essere di far scoprire a tutti in cosa sono speciale!

Prego di condividere questo articolo perché ci sia la massima diffusione dell’idea di quale dovrebbe essere la buona scuola.

Benny Fera
Psicologo e Autore

Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

22 Ansie scolastiche di un DSA

Quando la scuola può condizionare tutti i giorni della tua vita e la tua vita intera.

Oggi voglio fare un elenco dettagliato di quelle che sono state le mie ansie scolastiche da studente

Ansie che hanno fatto di me una persona insicura.

Ansie che ancora oggi, a 37 anni, mi tengono ben lontano dalla competizione.

Spesso usiamo il termina “ansia” in maniera impropria.

Diversamente dalla paura e preoccupazione che possono essere gestite, l’ansia è una stato patologico che condiziona in modo invalidante la tua vita.

La certezza di fallire tutti i giorni sui banchi di scuola ha fatto di me una persona ansiosa, non riuscivo più ad approcciarmi in maniera positiva alla vita, fino ad arrivare alla depressione e attacchi di panico.

Ci sono voluti due anni di psicoterapia per levarmi dalla testa l’immagine di fallito che mi ero fatto e iniziare ad affrontare la vita.

Di seguito le 22 ansie che hanno caratterizzato 14 anni della mia vita scolastica (p.s. sono stato bocciato un anno)

  1. Ansia di svegliarmi per andare a scuola
  2. Ansia di essere vestito bene
  3. Ansia di avere i capelli a posto
  4. Ansia di essere visto dall’insegnante e interrogato
  5. Ansia di non riuscire a stare fermo e prendere la nota sul diario
  6. Ansia di essere sbattuto fuori dalla porta
  7. Ansia di voler far ridere i compagni a tutti i costi
  8. Ansia di tornare a casa con una nota e un brutto foto
  9. Ansia di ricevere la fatidica domanda dai genitori “com’è andata a scuola”
  10. Ansia mentre pranzo sentendo la frase “dopo mangiato, subito a fare i compiti”.
  11. Ansia di mettersi a fare i compiti e non campirci niente
  12. Ansia di andare a ripetizioni di tutte le materie e continuare a non capirci niente.
  13. Ansia di capire il linguaggio astratto dei libri a tutti i costi.
  14. Ansia di memorizzare i concetti
  15. Ansia di tornare a casa da ripetizioni e sapere che il giorno dopo avresti deluso le aspettative dell’insegnante di ripetizioni
  16. Ansia della cena sapendo che papà mi avrebbe controllato i compiti e il diario e avrebbe visto la nota.
  17. Ansia di essere interrogato da papà
  18. Ansia di andare a dormire con la paura di dimenticare quel poco che ho memorizzato
  19. Ansia di svegliarmi la mattina e non trovare niente nella testa
  20. Ansia che qualche parente mi chieda “come va la scuola”
  21. Ansia stagionale estiva “prima o poi la scuola ricomincerà”
  22. Ansia di vivere

Hai altre ansie da aggiungere alla lista?

Scrivimi pure e le condividerò sui social.

Vuoi conoscere tutta la mia storia?

Leggi “il bambino dimenticato

La scuola e la falsa illusione

Il nozionismo scolastico resta una scelta discutibile dell’adulto, su quali dovrebbero essere le nozioni di base dei bambini.

Ragionando in verticale su quello che è la scuola di oggi non posso che arrivare a pensare che essa crea una falsa illusione nei bambini.

Ragioniamo insieme sul perché di questa mia affermazione.

Se pensiamo ad un qualsiasi giorno in classe, possiamo ricordare tutti come si svolge una lezione.

Prendiamo come esempio la lezione di Storia

L’insegnante spiega, e cosa succede? 

A qualcuno la lezione non interessa e farà fatica a stare attento

Per altri sarà affascinante e non sarà difficile ricordare la spiegazione

Altri ancora avranno difficoltà a studiarla a casa perché magari hanno difficoltà a leggere ed imparare concetti.

Per alcuni l’insegnante sarà simpatica o antipatica.

Gli studenti, volenti o nolenti, devono imparare qualcosa che l’adulto decide a priori.

La finalità è quella di valutare la prestazione attraverso un giudizio che va da 1 a 10.

Cosa succederà alla fine ?

Se il bambino prenderà un voto basso sarà deluso e frustrato…

Deluso perché è stato giudicato con un voto scarso e sarà venuto meno alle aspettative dell’adulto

Frustrato perché non è interessato alla lezione in classe, ma deve studiarla per forza.

Il bambino che avrà preso un voto alto sarà felice e soddisfatto.

Felice perché è stato giudicato in maniera positiva ed avrà soddisfatto le aspettative dell’adulto

Soddisfatto perché sta facendo esattamente quello che gli piace.

Io questa la chiamo una falsa illusione.

Perché?

Il bambino che va male a scuola, automaticamente crederà di essere un fallimento e che nella vita non combinerà niente: risultato “bassa autostima”

Il bambino che va bene a scuola automaticamente crederà di essere un vincente e che sarà apprezzato dalla figura adulta, risultato un’autostima robusta!

Ma tutto questo è vero nel mondo reale ?

No …

Nel mondo reale difficilmente ti chiedono di imparare la lezione a memoria e difficilmente ti danno un voto, semplicemente o sei dentro o sei fuori.

Nel mondo reale dovresti essere tu a scegliere quello che ti piacerebbe fare da grande e non qualcuno che decide per te.

Nel mondo reale non esistono solo le nozioni scolastiche, ma esistono molteplici attività dove sopratutto manuali e creative.

Un imprenditore deve avere delle buone idee

Un elettricista o un idraulico deve avere una buona abilità con i ferri …

Un medico deve avere una buona pratica con i pazienti… infatti nessuno vorrebbe essere operato da un chirurgo laureato con 110 e lode ma senza esperienza o con una scarsa manualità.

Per di più nella tenera età dei bambini, dove spontaneamente sono portati al gioco è la creatività è al massimo, gli facciamo credere che la cosa giusta da fare sia imparare una lezione a memoria.

Gli facciamo credere che se l’adulto è soddisfatto della sua prestazione sei “un bravo bambino” altrimenti no!

Imparare nozioni a memoria, che siano di matematica, di italiano, storia o geografia, non migliorano la vita di una bambino

Assegnare un voto ad un bambino non migliora la consapevolezza di se è di quello che gli piace fare.

Si sentirà sempre ansioso di dover soddisfare delle aspettative.

Ridiamo ai bambini i loro diritti di conoscersi meglio

Dentro di loro sono già geneticamente predisposti a diventare quello che sono

I bambino sono studiosi per natura, sperimentano il mondo attraverso la loro curiosità, attraverso le domande che ci fanno, approfondiscono le conoscenze in base ai loro interessi.

Lo studio sui libri dovrebbe essere una loro scelta personale 

I bambini amano leggere se lo fanno in maniera spontanea 

Il nozionismo scolastico resta una scelta discutibile dell’adulto, su quali dovrebbero essere le nozioni di base dei bambini.

Questo aveva senso 80 anni fa quando il mondo era nella sua crescita industriale.

Oggi, abbiamo ampiamente compreso che il mondo verte sulla tecnologia e sulla capacità individuale di crearsi un lavoro.

Le nozioni scolastiche sono obsolete rispetto ai tempi odierni!

Siamo nell’era dell’informazione in cui tutti noi possiamo imparare quello che vogliamo attraverso il web.

La scuola crea una falsa illusione nei bambini.

Delle aspettative che non corrispondono al mondo reale.

Nessuno ha il diritto di giudicare nessuno!

Ma questo la scuola non lo capisce ancora!

Va tutto bene vero?

O siamo dei poveri illusi?

Per approfondire consiglio il testo “la scuola dei miei sogni

Benny Fera
Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Hai mai pensato alla scuola come ad un luogo di crescita personale?

Una proposta di scuola che non sia solo voti e memorizzazione, ma anche un luogo di crescita per i giovani.

Nell’articolo precedente vi ho fatto una domanda.

clicca sul link se non hai ancora letto l’articolo: il metodo per DSA

Una domanda abbastanza difficile, considerando che tutti quanti siamo invischiati in un mondo chiamato “scuola” che ci ha sempre fatto pensare a: “educazione, apprendimento, istruzione”.

La domanda era rivolta a tutti, soprattutto ai genitori che hanno figli con DSA:

Che metodo si dovrebbe usare a scuola senza che ci sia bisogno dei metodi compensativi?

Sembra una domanda stupida, ma è abbastanza complessa.

Considerato che i DSA hanno una intelligenza nella norma, ci dovrà pur essere un modo in cui loro imparano!

Partiamo dal presupposto che a scuola non si apprende, ma si impara a memoria.

Sono pochi i casi in cui gli studenti trovino piacere o giovamento da quello che si studia in classe.

La maggior parte degli studenti si annoia, non trova interessi nella scuola e impara la lezione a pappagallo solo per la paura di prendere delle insufficienze.

Apprendere non vuol dire imparare a memoria sotto la minaccia di un voto, bensì la motivazione interiore di imparare qualcosa che ci interessa.

Secondo punto da smontare: non è assolutamente vero che l’apprendimento avviene soltanto attraverso la letto-scrittura.

Voi lo sapete vero?

L’esperienza diretta, la manualità, il gioco libero, video e documentari, sono elementi molto potenti.

Eppure a scuola passa tutto attraverso la scrittura e la lettura.

Strano vero?

In effetti è difficile mentalmente uscire da questo impasse.

Siamo stati tutti abituati alla vecchia scuola, non abbiamo mai provato a mettere in discussione tale metodo.

Adesso che c’è la Dislessia, iniziamo finalmente a pensarci…..

Cosa si sta facendo per il dislessici?

Il programma scolastico è rimasto uguale, sempre apprendimento passivo, sempre gli stessi argomenti, abbiamo solo modificato gli strumenti con cui i DSA possono apprendere, chiamati appunto strumenti compensativi.

Lo studente inoltre, può essere esente da alcune attività scolastiche per esso difficoltose (ed es. leggere ad alta voce, scrivere alla lavagna).

Questo vi sembra sufficiente?

Sembra che questa soluzione funzioni non molto bene.

Spesso genitori, alunni ed insegnanti hanno tanta difficoltà per diversi motivi che non sto qui ad elencare.

Ebbene ho sempre pensato che la soluzione non sia cambiare il modo di studiare degli studenti, ma dare la possibilità a tutti di sfruttare il proprio potenziale.

Per quanto lo studente con DSA possa essere felice di usare gli strumenti per raggiungere lo stesso livello degli altri, non sarai mai completamente felice di doversi adattare!

La mia domanda di ieri era altamente provocatoria, e come immaginavo le risposte che ho ricevuto non si distaccano molto dall’attuale scuola.

Bisogna un pò guardare oltre e pretendere molto di più.

Lungi da me dal dire che la lettura e la scrittura siano inutili, ma almeno cercare di far scegliere ai ragazzi gli argomenti di studio.

Infondo la scuola è fatta di giovani, è brutto pensare che essi non abbiano interessi, loro ne hanno, solo che a voi non piacciono.

Molto importante è anche l’esperienza di laboratorio.

I ragazzi hanno bisogno di sperimentare in tutti i campi della scienza, dello sport, dell’arte, anche senza attività strutturate.

Dovrebbero avere a disposizione tutti i mezzi per poter scegliere cosa gli piace davvero.

Perché devono essere gli adulti a scegliere?

Brutta abitudine quella di obbligare i giovani ad imparare quello che dice l’adulto!

Da adulti saranno abituati a subire le scelte dall’alto e ad avere poco senso critico.

Inoltre non avranno mai sviluppato i loro veri interessi, perché da giovani non hanno avuto la possibilità di conoscersi.

Per crescere una persona ha bisogno di conoscere

Rispondere alla domanda dell’articolo precedente diventa facile se pensiamo alla scuola come ad una fucina di crescita personale.

Conoscere non vuol dire obbligarlo a studiare delle materie ed avere un programma strutturato.

Conoscere vuol dire avere la possibilità scegliere ed avere a disposizione un ambiente arricchito che gli consenta di sperimentarsi.

è ovvio che in questo modo i famosi DSA avranno molti meno problemi, perché oltre a riconoscere i loro limiti nella scrittura e nella lettura, conosceranno anche i loro pregi, che vanno dalla creatività all’intuizione, dalla sensibilità all’empatia.

Immaginate una scuola dove vostro figlio DSA oltre ad essere riconosciuto come problematico nella lettura e nella scrittura, possa essere riconosciuto anche come un ottimo chitarrista, oppure molto bravo nella progettazione, o ancora un trascinatore nel campo della scienza e della biologia.

In questo modo, anche se i compagni e l’insegnante lo sentono leggere male non avranno in mente un ragazzo “difficile”, ma un ragazzo molto dotato in altre attività.

Ne va anche dell’autostima del ragazzo, che non prenderà troppo sul serio il fatto che ha difficoltà nella lettura, perché si riconosce essere più bravo in altre attività dove i suoi compagni falliscono.

Voi tutti sapete che i vostri figli hanno delle doti!

Ma nel mondo d’oggi, quelle riconosciute, sono solo quelle legate alla letto-scrittura.

Per approfondire il mio pensiero sulla scuola leggi il libro “la scuola dei miei sogni”

Benny Fera
Psicologo e Autore

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Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Sarà la formazione a cambiare il destino dei DSA?

La scuola sta sbagliando direzione, lo dimostra la sofferenza e la noia della maggior parte dei giovani in classe.

Cari signori tutti,

Sono alquanto sgomento di quanto la situazione scuola e DSA sia in alto mare.

Mi rattrista guardare adulti che si impegnano nel capire sempre di più cosa non funziona in questi DSA.

Pur sapendo che è una caratteristica, la scienza continua a cercare il problema …

Alla ricerca spasmodica del gene implicato!

Alla ricerca spietata dei neuroni coinvolti.

A me viene da ridere!

Ma possibile che non vi rendiate conto che il problema non sono i DSA!?

Ma possibile che non vi rendiate conto che il 90% dei giovani trova la scuola inutile e noiosa?

Noi adulti abbiamo i paraocchi

Continuiamo a cercare il problema invece di mirare alla soluzione.

I giovani sono annoiati, e non vogliono studiare.

I giovani sono ansiosi rispetto ai voti!

I giovani non ritrovano nella scuola un valore aggiunto nella propria vita, ma solo una massacrante percorso da cui liberarsi il prima possibile.

Ma noi adulti a cosa guardiamo?

Ci arrabbiamo se nostro figlio non va bene a scuola.

Ma quanto è importante la scuola ai fini delle realizzazione personale o al fine della ricerca di un lavoro?

Genitori! Riflettere!

Ci sono insegnanti pieni di ego che se ne fregano di che problemi hai, guardano solo la tua prestazione e portano avanti il programma con i paraocchi.

Questi insegnanti ti riducono allo sfinimento, alla frustrazione, all’ansia.

Ci sono insegnanti che hanno capito tutto sulla dislessia, in pratica conoscono anche il nome della mamma del gene coinvolto nella difficoltà della lettura, ma non hanno un minimo di sensibilità verso la sofferenza dello studente!

Pensano solo a come deve usare i metodi compensativi e dispensativi.

Vi aggiorno sul fatto che molti DSA, se ne fregano di qualsiasi metodo ! E vogliono vivere una vita serena e tranquilla senza vedere la vostra faccia tutti i giorni.

Potete aver fatto 100 master e avere 10 lauree, ma per me non siete nessuno se non riuscire ad essere empatici ed a guardare la sofferenza che oggi nelle scuole dilaga.

La scuola è dei giovani, non delle macabre menti degli adulti !

Iniziate ad ascoltarli

Iniziate a chiedere cosa vorrebbero

Iniziate a guardarli per le loro qualità.

Iniziate a lavorare sui loro punti di forza.

So che ci sono insegnanti molto sensibili, e sono quelli che di solito seguono questo blog o vengono ai miei convegni.

Vorrei che questo articolo arrivasse ai sordi!

Quegli insegnati che ai miei convegni non ci vengono mai.

Mi ritrovo sempre costretto a fare un appello finale.

È l’istituzione scuola che non mette nelle condizione i giovani e gli insegnanti di lavorare bene.

Programmi, lezioni frontali, classi numerose, ambienti chiusi, nozioni antiquate, fanno della scuola un posto vecchio ed obsoleto.

Ma la scuola è fatta di persone e vorrei che il mio pensiero porti a riflettere ed a cambiare le cose.

Benny Fera Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Per creare un capolavoro ci vuole un autentico asino.

Hai un figlio che si oppone all’autorità? Sarà una persona che svilupperà un ottimo senso critico è costruirà il futuro con le sue mani, esattamente come hanno fatto menti eccelse del passato.

Tra le pagine del libro “Less is more”, scorgo qualcosa che catturerà la vostra attenzione. Di certo ha catturato la mia che per esperienza di asini me ne intendo 😉 Pensieri sovversivi sulla scuola li scorgo in ogni libro, anche in alcuni di cui non ti aspetteresti Vi lascio a questo breve stralcio di “Less is more” per cogliere la bellezza di essere “asini”
Lo studente modello è così pieno di proprietà da non aver più spazio per imparare nulla di nuovo.
È rispettoso del maestro perché il maestro è l’autorità che sia un genio o un idiota.
È meticoloso nello studio e raramente tralascia i compiti: piuttosto sacrifica il gioco la fantasia.
È ampiamente rifornito di aspettative anzi, i suoi genitori ne riempiono il serbatoio ogni giorno.
È, insomma, uno studente da percorso netto: mai una bocciatura, ottimi voti, fisico da inetto e la propensione a coltivare tutti i vizi nazionali, per primo quello di essere forte con i deboli e debole con i forti.
Gli altri, gli asini, avranno abbandonato la scuola già da anni.
Qualcuno di loro nonostante tutto, riesce a farsi strada nella società “perbene”!
Eppure, quegli asini che sono sfuggiti al giogo della scuola hanno avuto l’occasione di imparare da se tutto quello che conoscono
la loro cultura è come un territorio accidentato, con profondissimi, imprevisti baratri
ma anche improvvise vette di originalità. (Einstein, Truffout).
Gabriel Garcia Marquez ha confessato nella sua biografia di non aver mai avuto un rapporto sereno con la grammatica, la sua vera scuola furono le fiabe raccontate dalla nonna.
Ma se fosse stato forgiato in un ambiente sterile, la sua mente non sarebbe stata quello strano prisma in grado di immaginare Macondo.
E cosa sarebbe stato di 400 colpi, se Truffaout non avesse passato parte della sua infanzia in un istituto di correzione per minori?
Certi bravi ragazzi non girano capolavori. Per film di quel tipo servono degli autentici ASini.
Volendo, un ciuccio può avere il coraggio di mettere in discussione qualsiasi autorità.
Einstein non ha avuto paura del ridicolo, quando ha preso in considerazione l’ipotesi che il tempo lo spazio non fossero assoluti.
Ci vuole un coraggio, ma non chinare la testa davanti all’autorevolezza di chi sta rincantucciato nelle conoscenze comuni, che solo un seguace di lucignolo può scovare.
Bisogna essere In grado di piantare gli zoccoli nel selciato e scalciare per bene.
Ci sono diverse sfumature di dire la stessa cosa Cioè che la scuola segue una rotta ben precisa e non per tutti è la strada giusta. Lo studente che oggi va fuori dai binari per un modo diverso di apprendere o per un modo diverso di comportarsi, viene messo un po’ da parte. Lo studente fuori rotta è costretto a mettere in discussione l’autorità per non soccombere. È proprio dal pensiero critico che nascono le idee e si sviluppa la creatività. Forse è meglio lasciare la scuola così com’è?… in modo che si sviluppò maggiormente un senso critico verso l’autorità … O forse è meglio rendere la scuola più alla portata di tutti ? Benny Fera Psicologo e Autore Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe