La teoria è un muro per il DSA

Ho capito che lo studio freddo e teorico non è l’unico modo per realizzare la propria vita.

Una vita a scatti

Così la posso definire

Dal primo giorno di scuola, lettere e numeri hanno creato una barriera tra me e l’apprendimento.

Tonnellate di materiale astratto, diventano una barriera nei DSA

Ho sempre cercato di superare questo ostacolo usando tutta la forza della mia memoria

Per quanto cercassero di aiutarmi a comprendere teoremi e teorie, per me era incomprensibile.

L’ultima volta che mi sono imbattuto nel muro della teoria è stato all’università.

Nutrivo un forte interesse per l’argomento “Autismo”.

Avevo il desiderio di imparare sul campo, di osservare questa patologia.

Andai a colloqui con la prof. di psicologia dello sviluppo che a quel tempo era anche la referente nel mio percorso di laurea.

Ricordo che ero fortemente motivato.

Le chiesi se ci fosse una struttura in cui potessi svolgere un tirocinio formativo.

Feci intendere tutto il mio interesse verso l’argomento e verso i bambini.

Notai che il suo volto rimase rigido, nessun accenno alla mia fervida volontà!

“Hai fatto il mio esame?” mi chiese…

“Non ancora”

“Allora provveda e poi ne riparliamo…”

Uscii da quella stanza con sgomento

Per l’ennesima volta il mio entusiasmo era stato spento!

Cercavo una chiave per arrivare più facilmente all’apprendimento, ma ancora una volta mi era stato negato!

Tutto il mio percorso di studi è andato avanti a singhiozzo ed ha smorzato il mio interesse per qualsiasi cosa

Il messaggio del mondo dell’istruzione è “senza studiare non vai da nessuna parte”

Peccato che nella mia vita ho dovuto fare tutto da solo e se non fosse stato per la mia fervida immaginazione sarei stato ancora in giro a cercare lavori che umiliavano la mia esistenza.

La teoria è stato un muro che ho provato a sfondare con la testa e per molto tempo sono rimasto impotente davanti ad esso.

Con il tempo ho lentamente creduto in me stesso e nelle mie idee

Idee che oggi sono diventate il mio lavoro, ma che un tempo erano considerare fuori luogo anche da me!

Ho capito che lo studio freddo e teorico non è l’unico modo per realizzare la propria vita.

Esistono le emozioni, l’empatia, le arti, la creatività, tutte attività estranee al mondo scolastico.

Facile giudicare dietro uno schermo

è facile giudicare quando si è nascosti dietro uno schermo

Oggi mi piacerebbe muovere delle critiche contro me stesso e il mio modo di lavorare.

La prima questione che vorrei chiarire è che la mia lotta non è contro le persone che compongono la scuola

Spesso parlo di scuola e metodo, metto in chiaro ciò che secondo me non funziona nella didattica e andrebbe cambiato.

Metto in discussione un metodo troppo teorico ed a volte poco umano, in quanto basato su apprendimento passivo di nozioni e giudizi verso gli alunni.

Voglio specificare che non è mia intenzione giudicare gli insegnanti!

Sarebbe troppo riduttivo dire che gli insegnanti sbagliano, perché in quanto esseri umani, anche loro applicano il metodo mettendoci la loro personalità.

In base a questo possiamo giudicare un insegnante “buono” perché più ematico e comprensivo e un insegnante “cattivo” perché troppo metodico e severo!

Indipendentemente dalla personalità dell’insegnante, trovo errate le modalità secondo cui l’insegnamento viene espletato, che mette in condizioni il docente di essere il punto di riferimento della classe, unico e solo!

la seconda critica che vorrei muovere a me stesso è:

È facile parlare di scuola e bambini, se tu con loro non ci hai mai lavorato.

Starete pensando che sono troppo cattivo con me stesso, ma penso che se voglio fare questo lavoro di critica, devo esserlo anche verso me stesso.

Ebbene si, non sono mai stato insegnante e nemmeno genitore!

Sono una persona che guarda dall’esterno e giudica basandosi sulla propria esperienza e sull’osservazione.

Il fatto di essere stato un cattivo studente, il fatto di essere stato la pecora nera della famiglia ha concentrato tutte le forze su questi aspetti della vita.

Scuola, educazione e età evolutiva, sono i temi che mi affascinano maggiormente.

Per questo motivo divoro libri di pedagogia, di psicologia su questi argomenti.

Ritengo di avere una certa formazione in merito, e nella maggior parte dei casi ho trovato un gran riscontro tra quello che penso e quello che c’è scritto nei libri.

Ho scoperto che la maggior parte delle teorie pedagogiche sullo sviluppo del bambino, sono diametralmente opposte a quello che succede oggi nelle scuole!

Credo che inconsciamente (spero) si ignori che il metodo educativo nelle scuole di oggi sia diametralmente opposto all’idea di sviluppo che ha teorizzato Montessori, Stainer, Neill, Pestalozzi …. e molti altri!

Il mio lavoro attuale è quello di risvegliare le menti

Dare una scossa dove il mondo credo si sia fermato

Il mondo della scuola si sia un po’ bloccato e attraversa un periodo di impasse! un lungo periodi di impasse

Durante i miei eventi nelle scuola cerco di lasciare una traccia, una piccola strada che cerca di far intravedere uno spiraglio di verità a questa scuola cosi tanto formale!

Ho messo la mia vita a disposizione di tutti per far capire al mondo che da essa si può uscire a testa alta oppure strisciando come è successo a me.

Il mio obiettivo è di dare a tutti gli studenti la propria dignità, non giudicandolo con un buon o cattivo voto, ma dando a lui la possibilità di conoscersi come persona di valore in qualcosa in cui è bravo!

Dare allo studente qualcosa in cui riconoscersi e sentirsi felice e realizzato della propria vita.

Se offri lo stessa pietanza a tutti gli studenti, ad alcuni piacerà, ad altri non piacerà, alcuni ne saranno entusiasti, altri non accetteranno di mangiarlo, e per quelli allergici o intolleranti saranno davvero cazzi amari!!

Mi sento diverso – come la scuola gestisce la diversità

Come affronta la scuola il tema della “diversità”?

Stamattina ho avuto modo di parlare con una mamma.

Suo figlio di 6 anni dice “mamma forse era meglio che non nascevo”

Un colpo al cuore per un genitore, che è il primo a sentirsi responsabile.

Ci sono due nuclei sociali a cui il bambino fa riferimento

1 è la mamma, che può offrire il suo supporto e sostegno

2 è la scuola, che cosa offre?

Spesso la scuola non offre molto a livello sociale e umanitario

L’unico vantaggio è quello di stare tutti insieme in classe e magari avere l’occasione di fare amicizia

L’obiettivo principale resta quello di seguire il programma, sia a scuola che a casa.

A casa con l’aiuto del genitore che magari non è in grado di seguire il figlio nei compiti

Il disagio si prolunga, si arriva all’esasperazione da parte i genitori e figli che pesano tutta la giornata sui quaderni.

Qual’è l’alternativa? mi pare che la scuola non ne offra una e continua con i paraocchi ad andare avanti!

Se lo studente è fortunato trova in classe un’insegnante sensibile e comprensiva in grado di accogliere le difficoltà ed anche di confrontarsi con la classe.

Non è il caso di questa mamma e di tante altre mamme che spesso mi scrivono.

Sono i compagni stessi che si prendono gioco di alcuni bambini, magari perché è lento a leggere, oppure ha gli occhiali, oppure ha la pelle di un altro colore…

Cosa fa la scuola di fronte a questi “disagi”?

Spesso agisce con la punizione o l’ammonimento verso tutta la classe, ma è sufficiente?

Mai!

I bambini non sono cattivi in se, ma hanno bisogno di conoscere quello che non sanno.

Se vedono qualcosa di molto diverso dalla massa cercano in qualche modo di adattarsi al disagio interiore verso ciò che non conoscono

Cosa si fa in questi casi?

Ci si siede in cerchio con tutta la classe e si parla tutti insieme almeno una volta alla settimana!

I Bambini hanno bisogno di conoscersi, hanno bisogno di crescere sopratutto a livello umano e non solo memorizzando nozioni!

Il tempo che dedichi alla condivisione, all’apertura, al confronto, non è mai tempo sprecato!

Ha la doppia funzione di creare un legame più forte tra i compagni e con l’insegnante

Oltre ad essere un mezzo per confrontarsi rispetto alle diversità

Per quanto mi riguarda non esistono persone “diverse” per il colore della pelle, per la religione che seguono, per l’aspetto fisico! 

Siamo esseri umani e per questo abbiamo l’esigenza di sentirci accettati

La società di oggi, sopratutto a scuola, crea un dislivello sia da un punto di vista didattico (stesso programma per tutti) sia dal punto di vista umano (c’è chi vale 10 e chi 2).

Sopratutto la scuola ha sempre avuto un grande vuoto verso l’apertura, il confronto e lo sviluppo dell’empatia.

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

La scuola come trampolino verso il futuro

Cosa stiamo facendo per il futuro dei giovani esseri umani ?
Non credo che le tabelline, i teoremi e le coniugazioni siano sufficienti

l’obiettivo non è essere la scuola prima nelle classifiche 

L’obiettivo è lasciare che i ragazzi realizzino i loro sogni!

Ve lo dico per esperienza 

Sono uscito dalla scuola soffocato dai pregiudizi

Preoccupato dalla paura di sbagliare 

Ero irrigidito al pensiero del giudizio degli altri

Non sapevo chi fossi, e non avevo nessuna idea di dove volessi andare …

A scuola avevo ereditato la convinzione di essere io quello sbagliato!

Questa convinzione mi è rimasta per anni!

Ripeto 

L’obiettivo della scuola dovrebbe essere di dare la possibilità ai ragazzi di scegliere

Di confrontarsi 

Di capirsi 

Di esprimere le loro idee e il loro pensiero critico …

La scuola purtroppo ancora oggi continua a lavorare sul fronte della “formazione passiva”

Cosa stiamo facendo per il futuro dei giovani esseri umani ?

Come li stiamo aiutando ad affrontare la vita ?

Non credo che le tabelline, i teoremi e le coniugazioni siano sufficienti !!

Articolo scritto da Benny Fera psicologo e autore

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

La scuola è fissa nel tuo hard disk

Spesso non è facile sviluppare un pensiero critico verso la scuola pubblica, perché è fissa nel nostro hard disk e non riusciamo a vedere oltre ad essa.

Quando si parla di scuola spesso non riesco a farmi capire!

Tutto gira intorno al concetto di scuola pubblica 

Banchi, sedie e lavagna 

Lezioni frontali, un insegnante e 20 alunni.

Lettere, numeri e nozioni da memorizzare 

6 ore di lezioni, voti, compiti in classe e interrogazioni…

Compiti per casa e così via giorno per giorno …

In grandi linee è questa la scuola che conosciamo 

È l’unica scuola che conosciamo…

 Avete mai messo in discussione questo modello?

Avete mai sviluppato un pensiero critico verso la scuola pubblica?

Molti di voi mi risponderanno di no..

Sopratutto per la maggior parte degli insegnanti che ha sposato il modello scolastico vigente.

Proviamo insieme a sviluppare un pochino di pensiero critico 

Le lezioni frontali sono passive: “un insegnante spiega e 20 persone ascoltano” in maniera passiva nozioni di discutibile interesse per gli alunni. I programmi scolastici sono creati dagli adulti, partendo dal presupposto che siano utili per gli studenti, ovviamente questo bisognerebbe chiederlo agli studenti, scoprirete che almeno il 50% di loro trova le nozioni inutili e noiose. Il concetto di base è che bisogna seguire un programma che ti piaccia o no.

A scuola si apprende o si memorizza? A scuola si memorizza! L’apprendimento è ben diverso e riguarda ciò che noi impariamo secondo la nostra volontà. Apprendiamo attraverso una motivazione interna che ci spinge verso la conoscenza! Per tutte le persone che non provano interesse per il materiale didattico si tratta di memorizzare passivamente nozioni; un processo quantomai labile in quando il nostro cervello un po’ alla volta tende ad escludere il materiale che ritiene inutile.

La scuola è fatta di lettere e numeri! Ma il mondo è fatto anche di altro. Il fatto che la didattica scolastica sia incentrata su lettere e numeri crea dei limiti enormi. Dov’è la pratica ? Dove sono i laboratori? Per una pari opportunità bisognerebbe usare le mani almeno il 50% del tempo che si passa a scuola. Non esiste solo la mente ma tutto il corpo, questo andrebbe a vantaggio di altre caratteristiche umane come ad esempio la capacità creativa.

Il metodo è univoco e passivo da parte degli studenti. Gli studenti subiscono il metodo, non sono loro a crearlo. Come studente dovrei essere in grado di scegliere cosa mi piacerebbe studiare e sopratutto come! Invece le modalità e il contenuto sono calati dall’alto, vi sembra un gesto democratico?

A scuola si sviluppano qualità meccaniche che potrebbe svolgere anche un robot! Memorizzare nozioni, ripetere a loop teoremi ed esercizi, sono qualità che potremmo demandare anche ai robot! Infatti già è successo ! Le caratteristiche che fanno dell’essere umano quello che è sono il pensiero critico, la creatività, l’empatia … tutte caratteristiche che a scuola non vengono sviluppate!

Si sta chiusi per ore in 4 mura mentre il mondo è li fuori! Uno dei limiti dell’essere umano è quello di essersi distaccato dal mondo naturale, la vera fonte di conoscenza è proprio essa, i più grandi studiosi hanno preso spunto da essa per generare idee rivoluzionarie.

La scuola si basa sul giudizio: il voto dovrebbe servire a stabilire un metro di giudizio dell’insegnante rispetto alla classe e dell’alunno rispetto ai compagni; dovrebbe servire all’alunno come sprone per fare di più. La maggior parte delle volte però il voto si fonde con la persona stessa, che inizia a credere di valere il voto che riceve. Ci crede tutta la classe e anche l’insegnante creando l’effetto pigmalione. Non da meno, il voto crea ansia da prestazione e competitività, che per alcuni diventano fonte di somatizzazione per tutta la vita.

Tutto ciò che ho descritto sopra non mi sembra niente di straordinario, sono solo ragionamenti dettati dal buon senso.

Non capisco perché ragazzi e bambini di oggi devono essere trattati come automi senza essere chiamati in causa.

Sarebbero loro i primi da interpellare per un cambiamento, iniziando dalle loro idee!

Spesso non è facile perché la scuola è fissa nel nostro hard disk e non riusciamo a vedere oltre ad essa.

La prendiamo come un modello giusto a prescindere!

A maggior ragione per un insegnante che ci ha passato la vita dentro!

Ho dovuto guardare oltre, studiare libri di pedagogia, di luminari che hanno sviluppato teorie educative alternative per capire il motivo del mio disagio scolastico 

Volevo credere di non essere l’unico pazzo a pensare che la scuola così non funziona!

Provate a leggere la mia idea di scuola clicca qui e mi direte cosa ne pensate 

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

Alcuni riferimenti sui metodi educativi:

“Educare alla libertà” Maria Montessori

“Liberi di imparare” Francesco Codello

“Tutta un’altra scuola! quella di oggi ha i minuti contati” Giacomo Stella

“A scuola di Futuro” Goleman

 

In una scuola tutta pratica i DSA sarebbero i primi della classe!

Cosa succederebbe ai bambini senza DSA in una scuola solo pratica?
Avrebbero bisogno di metodi compensativi alla creatività!

Immaginate una scuola al contrario

Una scuola dove si fa solo pratica…

Laboratori di scienze, arte, bricolage!

Immaginate una scuola dove invece di lettere e numeri ci sono solo “cosa da fare e da creare”

É soltanto una fantasia certo!

Non sarebbe giusto fare una scuola SOLO PRATICA!

E per quale motivo oggi facciamo una scuola SOLO TEORIA?

Non ti suona assurdo?

Infatti ognuno di noi ha delle peculiari abilità

C’è chi è più bravo a memorizzare

C’è chi è più bravo a creare…

É il caso dei DSA, che sono molto portati per la pratica creativa e molto meno per la memorizzazione di nozioni…

Cosa succederebbe in una scuola solo pratica?

Beh ovviamente i DSA sarebbero i primi della classe

E i normolettori?

Cosa succederebbe ai bambini che leggono e scrivono bene e che memorizzano in fretta?

Beh loro avrebbero bisogno di metodi compensativi alla creatività!

Il cervello dei normolettori è più portato per il ragionamento logico e sequenziale, quindi nella pratica avrebbero bisogno del classico libretto di istruzioni.

Un libretto di istruzioni che gli indichi dall’inizio alla fine come procedere per svolgere un compito pratico.

Per il DSA questo non è necessario, il suo cervello procede ad intuito, ad immagini, va per salti.

Il cervello dei DSa è più portato per trovare soluzioni dove apparentemente non esistono..

Ed ecco che in una scuola tutta pratica avremmo i DSA primi della classe con l’autostima a palla!

Allora che ne dite?

Sono i bambini che non funzionano?

Condividi questo articolo, facciamolo sapere a tutti!

Prova a leggere “la scuola dei miei sogni” potrebbe piacerti 😉

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

Siamo nell’era degli ipercognitivi

“Mio figlio ancora non parla”

“Mio figlio non ha ancora imparato a leggere”

“Mio figlio non sta mai fermo”

Sono queste le frasi ricorrenti che sento dai genitori 

Vogliamo tutti figli poco impegnativi e studiosi

Come se nella vita esista solo il cervello 

Studiare, leggere, scrivere, laurearsi pare che siano caratteristiche imprescindibili in questa epoca!

I bambini sono portati ad essere tutta testa, perché secondo la mentalità corrente, devono competere in un mondo altamente competitivo.

E se il bambino non inizia a leggere, parla in ritardo o non sta mai fermo ?

Ecco che scatta la diagnosi “DSA, ADHD”

Non si rispettano i tempi di nessuno!

Si segue la marcia della proposta pubblica 

La scuola!

Si segue il programma, e chi ha difficoltà deve essere “aiutato”

Spesso i bambini sono spaesati in questo mondo 

Si vedono portati alla neuropsichiatria infantile senza un apparente motivo!

Leggo peggio degli altri, scrivo male, non sto mai fermo … quindi ho un disturbo!

Mi ricorda la storia dei mancini che venivano costretti a scrivere con la destra … ne portano i segni anche da adulti!

Per fortuna per loro non c’era una diagnosi!

Voglio ricordare al mondo che non abbiamo solo la testa per imparare nozioni, abbiamo anche tutto il resto del corpo!

Questo vale sopratutto per i bambini che hanno come esigenza prioritaria quella di  usare il corpo!

Gioco, creatività, coordinazione motoria, relazione tra i pari, emotività, pare che siano qualità passate di moda!

Se il bambino non memorizza, scatta subito l’allarme diagnosi!

Ma è davvero la memorizzazione la caratteristica più importante da sviluppare?

Esatto, MEMORIZZAZIONE, perché a scuola non c’è apprendimento!

L’apprendimento è volontario e sotteso dalla motivazione individuale, e questo spesso a scuola non avviene.

La memorizzazione è un processo meccanico che possono fare anche i robot!

Anche chi non ha mai avuto “disturbi” può concordare con me che molte delle nozioni imparate a scuola vengono dimenticate.

Quindi mi chiedo, sono davvero utili?

Ma sopratutto è giusto portare i bambini alla neuropsichiatria, fargli una diagnosi, solo perché non memorizza le nozioni scolastiche?

Ho visto bambini DSA che fuori da scuola usano la creatività in maniera sorprendente!

Bisogna studiare studiare e ancora studiare per arrivare dove ?

Ancora non si sa ….

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore 

Leggi l’ultimo libro di Benny clicca qui

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

Se avessi scoperto prima i DSA sarebbe andato tutto diversamente

Spesso mi chiedono come sarebbe andata se avessi scoperto prima i DSA …

“Benny, secondo te cosa sarebbe successo se avessi scoperto prima di essere DSA?”

Questa domanda mi viene fatta spesso.

l’ultima volta mi è stata rivolta il 30 Novembre 2018 dal Prof. Claudio Vio, neuropsicologo esperto di DSA.

La domanda fa nascere diretta una risposta “non so cosa sarebbe successo”.

Di una cosa sono certo, che a prescindere dalle mie difficoltà scolastiche, la scuola non mi piaceva come contesto.

Non mi piaceva l’odore!

Non mi piaceva stare stipato insieme a tanti altri bambini in classe.

Non mi piaceva stare seduto per ore

Non mi piaceva che dovevamo fare tutti la stessa cosa

Non mi piacevano i voti!

La competizione mi metteva ansia!

Non mi piaceva l’atteggiamento autoritario delle insegnanti

Non mi piacevano le punizioni

Non mi piacevano le note sul diario

Non mi piaceva che non si poteva parlare con i compagni

Mi fermo, altrimenti non so dove arrivo

Cosa sarebbe successo se avessi scoperto prima di essere dislessico?

Intanto tutto quello che ho elencato sopra non sarebbe cambiato!

Forse sarebbe cambiato l’atteggiamento delle insegnanti?

Mi ricordo che a volte alcune insegnanti cercavano di essere gentili e comprensive con me …

Ma a me la scuola non piaceva a prescindere, quindi il loro atteggiamento non cambiava il mio stato di disagio!

Pensavo: “inutile che fai la gentile, lasciami libero e forse meriti il mio rispetto”

Spesso gli insegnanti chiedono “rispetto”

Ma avete chiesto agli alunni se loro per primi si sentono rispettati?

Se lo avessero chiesto a me avrei risposto di no!!!

Per me la scuola era come un carcere!

In conclusione non posso sapere cosa sarebbe successo se avessero scoperto prima i miei DSA.

Mi baso sulla mia esperienza reale che molti di voi conoscono attraverso il libro “il bambino dimenticato”

Sento molti genitori lamentarsi.

Pur avendo una diagnosi di DSA ci sono tanti problemi:

Autostima a terra

PDP non rispettati

Oppositività

Rabbia repressa

Quindi la domanda andrebbe a voi adulti!

Pensiamo per un attimo oltre i DSA!

Chiedetevi

I bambini stanno bene a scuola?

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

Una visione chiara del futuro dei DSA

La creatività, l’empatia, il pensiero critico, l’emotività sono le qualità umane più preziose, quelle su cui dovremmo puntare di più, quelle che i robot non potranno mai sostituirci!

A volte mi fermo a pensare:

Chi vincerà?

La scuola o i bambini?

Se la domanda vi sembra impertinente, provate a chiedervi:

Cosa sta dando oggi la scuola ai bambini?

La scuola viaggia con 100 anni di ritardo.

Siamo nell’era della tecnologia:

Si scrive sugli smartphone con il touch screen e con la sintesi vocale

A scuola invece andiamo ancora con penna e calamaio… forse sto esagerando, ma non troppo.

Su internet possiamo trovare tutte le informazioni di cuoi abbiamo bisogno.

Quali sono le informazioni di cui più abbiamo bisogno?

quelle che ci interessano

Anche l’insegnante più preparata non può ad avere le informazioni che servono a tutti, infatti si usano i programmi scolastici ed un modello uguale per tutti.

Ad esempio io ho imparato a coltivare grazie a internet: periodi di semina, trattamenti e raccolta, esposizione al sole.

Ho imparato metodi biologici come trattamento per le piante, di conseguenza anche il nome di alcuni parassiti e di come debellarli.

E se vuoi imparare a costruire una casa, ad aggiustare il motore della tua auto, dipingere un quadro, creare un sito internet trovi tutto su internet, non sarò qui a fare l’elenco perché sarebbe troppo lungo.

A scuola siamo ancora ad imparare le tabelline, le coniugazioni dei verbi e la storia della rivoluzione industriale.

Per non parlare del fatto che a scuola gli smartphone sono vietati!

Rigorosamente carta e penna!

Molto strano visto che i ragazzi ci stanno perennemente attaccati!

Perché non sfruttare la situazione e fare un corso su come usare lo smartphone per qualcosa che può esserci utile?

No! a scuola continuiamo ad usare i buoni e vecchi programmi!

Da 100 anni a questa parte tante cose sono cambiate:

Le TV: siamo passati dal tubo catodico agli schermi piatti.

Il lavoro: con l’invenzione del Personal Computer, oggi una persona può lavorare direttamente da casa

É cambiata la comunicazione, siamo passati dalle lettere spedite per posta agli smartphone per tenerci in contatto ogni attimo.

Anche molti servizi pubblici si sono evoluti, basti guardare le poste.

Una volta facevamo file chilometriche.

Oggi è tutto automatizzato, addirittura puoi prenotare dallo smartphone esattamente l’ora del duo turno.

Perché sto parlando di queste cose?

Perché la scuola da 100 anni non è cambiata affatto!

Una lavagna, un insegnante, sedie e banchi, programmi da seguire e lezioni da imparare a memoria!

Perché la scuola non si evolve?

Perché la scuola non si mette al passo coi tempi lasciando indietro i bambini?

Molto strano non vi pare?

Eppure la nostra maggiore risorsa non sono le TV, le auto, gli smartphone, ma i bambini.

Dovremmo investire sulla qualità della formazione dei bambini, sono loro il futuro.

La mia visione a volte spaventa, a volte attira il consenso di molte persone che hanno capito il senso delle mie parole.

So che questa mia visione va a toccare certe salde posizioni che mantengono le persone che lavorano nella scuola.

Spesso turante i miei eventi sulla dislessia alcuni insegnanti storcono il naso!

Una visione nuova funziona quando smuove gli animi delle persone, nel bene e nel male.

Ci sono persone che sposano a pieno la mia idea, altre che la respingono fortemente.

Non ha importanza, purché se ne parli!

I bambini di oggi hanno il diritto di stare al passo con i tempi

I bambini che oggi soffrono la scuola hanno bisogno di vedere riconosciuti i loro diritti

Il futuro del lavoro non è dietro una scrivania a compilare moduli, non è la catena di montaggio.

La maggior parte dei lavori purtroppo scomparirà perché saranno automatizzati.

Il futuro del lavoro è online, sarà importante avere nuove idee, saper comunicare, saper costruire un sito internet, avere buone capacità empatiche ed emotive, sono queste le qualità che dovremmo sviluppare per il futuro.

La creatività, l’empatia, il pensiero critico, l’emotività sono le qualità umane più preziose, quelle su cui dovremmo puntare di più, quelle che i robot non potranno mai sostituirci!

Quella dei DSA è una grande bolla che non tarderà ad esplodere insieme a tutti gli altri disagi che ci sono nelle scuole.

Non credo che sia importante fare diagnosi a tappeto e mettere un’etichetta alla metà della classe.

Credo che il nostro primario obiettivo sia cambiare modo di crescere i bambini, di dare pari opportunità a tutti!

Non esiste un metodo buono per tutti!

Esiste il singolo individuo con le sue peculiari caratteristiche!

Vuoi un esempio? leggi “La scuola dei miei sogni”, lo trovi su Amazon, clicca qui!

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore.

Se vuoi sostenere la mia idea, iscriviti al blog lasciando la tua E-mail.

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

La scuola è entrata in casa

Questa scuola è cosi grande che ha perso il suo ruolo educativo, ed è diventata una grande fabbrica.

Questa scuola pubblica, lascia le sue tracce anche in famiglia.

Ho raccontato nel libro “il bambino dimenticato” che spesso non avevo il tempo per vivere.

6 ore di scuola più il pomeriggio passato a cercare di fare i compiti, non mi lasciavano spazio per altro.

Non avevo molta scelta, “dovevo” andare a scuola e “dovevo” fare i compiti, anche i miei genitori erano molto rigidi su questo.

La scuola aveva preso possesso di me e della mia famiglia.

Ho sempre pensato che fosse colpa mia:

“sono ciuccio quindi devo impegnarmi di più” era questo che mi dicevo e ne ero convinto.

Pensavo fosse solo un mio problema.

Oggi mi accorgo che la maggior parte dei genitori che mi segue, sono nella stessa situazione.

Eppure le conoscenze sui DSA sono aumentate, di sicuro abbiamo posto rimedio sul fatto di riconoscere questi bambini non come ciucci e svogliati, ma come DSA.

I vantaggi sono che i bambini hanno diritto alla diagnosi, al PDP, ai metodi compensativi e dispensativi.

Gli svantaggi sono:

  • La diagnosi fa sempre pensare ad una malattia, quindi chi non conosce il problema avrà sempre un dubbio.
  • Il PDP nella maggior parte dei casi non viene rispettato ed il genitore è costretto a diventare avvocato, andare a scuola e far rispettare i diritti del figlio.
  • I metodi compensativi e dispensativi, oltre e non essere sempre applicati a volte non vengono accettati nemmeno dallo studente con DSA.

Oltretutto i compiti a casa, che dovrebbero essere in quantità minore, secondo il PDP, spesso sono sempre della stessa quantità e lo studente passa tutto il pomeriggio sui libri.

Questo articolo fa riferimento alle testimonianze dei genitori che tutti i giorni mi scrivono ed esprimono la loro sofferenza.

Bambini con l’autostima a terra sono all’ordine del giorno.

Il mio blog è dedicato al disagio scolastico, ai diritti dei bambini, porta la testimonianza del libro “il bambino dimenticato”, quindi mi sembra abbastanza scontato che le persone che si avvicinino a me, stiano vivendo la stessa mia esperienza.

So che ci sono casi positivi e ben riusciti di inclusione scolastica e di scuole molto ben funzionanti per quanto riguarda i DSA, ma a me non interessa raggiungere il consenso di tutti, se stanno bene io sono felice per loro.

A me interessa aiutare quei bambini che solo nel mettere piede a scuola stanno male.

Quei bambini che non hanno più tempo per vivere perché devono fare i compiti.

Quei bambini che hanno l’autostima a terra e gridano ai propri genitori: “perché mi hai fatto nascere!”

“se la vita fa cosi schifo perché mi hai fatto nascere” è una frase che usavo spesso anche io verso i miei genitori.

Questa scuola è cosi grande che ha occupato la libertà di molti bambini.

Questa scuola è cosi grande che ha contaminato anche le menti dei genitori.

Questa scuola è cosi grande che ha perso il suo ruolo educativo, ed è diventata una grande fabbrica.

Quanto ha preso la scuola della tua vita familiare?

Rispondi nei commenti!

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore.

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: