80% dei giovani dichiara che la scuola è inutile

Oggi i giovani sono abbandonati ed esprimono il loro disagio come meglio possono.

Il titolo è un pò forte vero?

Beh forse è quello che vi serve!

Un disagio che noi adulti difficilmente ascoltiamo

Un disagio che appare continuamente alla domanda

“ragazzi a quanti di voi piace la scuola?”

Ad alzare la mano sono sempre circa il 10%

E’ questo che vedo durante tutti i miei convegni con i giovani in giro per l’Italia.

Da una lettera anonima letta durante uno dei miei convegni è emerso:

“la scuola è fatta dagli adulti, è per questo che non funziona, dovrebbe essere normata dai giovani. La scuola per me è come un carcere, per questo dico senza vergogna che la scuola fa schifo!”

Dopo la lettura di questa testimonianza i ragazzi in sala sono insorti con vari commenti a sostegno della dichiarazione forte!

Ho voluto accogliere la loro frustrazione, il loro disagio, la loro rabbia!

La scuola non è orrenda solo per i DSA, ma per l’80% degli studenti!

Questa situazione è molto grave!

Non va tenuta all’oscuro!

La soluzione a questo disagio non può venire dall’alto, perché in questo modo non funzionerebbe mai!

Devono essere i giovani stessi a trovare una soluzione adeguata al loro disagio.

Ho avuto modo di parlare con gli studenti delle loro passioni, dei loro hobby, di ciò che li rende felici!

Ho viaggiato nel loro fantastico monto attraverso i loro racconti.

i ragazzi hanno dei sogni

ma la scuola li spegne lentamente.

Quali sono le reazioni della scuola?

Indignazione

Gli insegnanti e gli adulti restano indignati davanti ad una dichiarazione cosi forte. Io invece mi vergogno di non poter fare abbastanza per loro, ed è quello che dovrebbero fare tutte le istituzioni scolastiche ad un grido di allarme cosi chiaro.

Se i giovani mostrano rabbia, frustrazione, noia, aggressività, una domanda dovremmo farcela noi adulti. e la soluzione non è certo l’oppressione o la punizione, che pare siano le uniche armi che la scuola conosce

Il pugno duro

Ho ascoltato l’intervento di un dirigente scolastico davanti ad una platea di 300 persone che inveiva a gran voce contro i genitori che non fanno abbastanza. Dichiarava che “la scuola è la scuola, e bisogna studiare”. I suoi toni alti, hanno mosso la rabbia degli astanti che lentamente hanno lasciato la sala.

Quindi la lotta dove si svolge?

Ai piani alti, tra dirigenti che decidono, insegnanti imbrigliati con i programmi scolastici e genitori che diventano gli avvocati dei propri figli.

Per sopperire alle difficoltà dei ragazzi li ricopriamo con etichette (DSA, ADHD, BES), oppure con provvedimenti disciplinari, giudizi e voti bassi!

La scuola non può essere solo voti e verifiche!

Oggi i giovani sono abbandonati ed esprimono il loro disagio come meglio possono.

La scuola: una scala di potere. Il sondaggio Instagram

Leggi le risposte di genitori e studenti.

Era da un po’ che volevo scrivere un articolo sulla forma piramidale della scuola.

Ho fatto una domanda sul mio profilo Instagram dr_benny_fera che potete vedere nell’immagine qui sotto

Mi piaceva mettere in evidenza come la scuola è un escalation di potere, dove in alto c’è il dirigente, a metà ci sono gli insegnanti e alla fine della catena ci sono gli studenti

Mi è sembrato sempre strano vedere all’ultimo posto di questi piramide proprio gli studenti, che in realtà dovrebbero essere in cima alla piramide.

Se non sbaglio, dovrebbero essere gli studenti a fare la scuola perché è proprio per loro che è stata creata.

Eppure si continua a far finta di niente

Gli studenti continuano a subire il potere come se niente fosse.

Non pensavo che la domanda su Instagram potesse suscitare tanto interesse.

Sopratutto non immaginavo le risposte che son venute fuori.

“Il dirigente dirige, l’insegnante insegna, e lo studente…?”

Mi aspettavo la classica risposta: “studiano”

Invece, come sempre è venuto fuori il malessere.

Vi metto in elenco le risposte:

  • Eseguono
  • Si annoiano
  • Soffrono
  • Muoiono dalla fatica
  • Subiscono
  • Si rompono le palle
  • Marinano
  • Sfioriscono
  • Vengono umiliati
  • Aspettano le vacanze e le allerte
  • Non vengono capiti
  • Non sono mai liberi di fare quello che vogliono
  • Studiano secondo le proprie capacità, nonostante un insegnante insegni a modo suo
  • Non studiano

Queste sono state alcune delle risposte che mettono in luce il disagio che oggi si vive nella scuola.

Sono le risposte di alunni e genitori che si commentano da sole.

Se anche tu vuoi rispondere a questa domanda seguimi sul profilo Instagram dr_benny_fera

La teoria è un muro per il DSA

Ho capito che lo studio freddo e teorico non è l’unico modo per realizzare la propria vita.

Una vita a scatti

Così la posso definire

Dal primo giorno di scuola, lettere e numeri hanno creato una barriera tra me e l’apprendimento.

Tonnellate di materiale astratto, diventano una barriera nei DSA

Ho sempre cercato di superare questo ostacolo usando tutta la forza della mia memoria

Per quanto cercassero di aiutarmi a comprendere teoremi e teorie, per me era incomprensibile.

L’ultima volta che mi sono imbattuto nel muro della teoria è stato all’università.

Nutrivo un forte interesse per l’argomento “Autismo”.

Avevo il desiderio di imparare sul campo, di osservare questa patologia.

Andai a colloqui con la prof. di psicologia dello sviluppo che a quel tempo era anche la referente nel mio percorso di laurea.

Ricordo che ero fortemente motivato.

Le chiesi se ci fosse una struttura in cui potessi svolgere un tirocinio formativo.

Feci intendere tutto il mio interesse verso l’argomento e verso i bambini.

Notai che il suo volto rimase rigido, nessun accenno alla mia fervida volontà!

“Hai fatto il mio esame?” mi chiese…

“Non ancora”

“Allora provveda e poi ne riparliamo…”

Uscii da quella stanza con sgomento

Per l’ennesima volta il mio entusiasmo era stato spento!

Cercavo una chiave per arrivare più facilmente all’apprendimento, ma ancora una volta mi era stato negato!

Tutto il mio percorso di studi è andato avanti a singhiozzo ed ha smorzato il mio interesse per qualsiasi cosa

Il messaggio del mondo dell’istruzione è “senza studiare non vai da nessuna parte”

Peccato che nella mia vita ho dovuto fare tutto da solo e se non fosse stato per la mia fervida immaginazione sarei stato ancora in giro a cercare lavori che umiliavano la mia esistenza.

La teoria è stato un muro che ho provato a sfondare con la testa e per molto tempo sono rimasto impotente davanti ad esso.

Con il tempo ho lentamente creduto in me stesso e nelle mie idee

Idee che oggi sono diventate il mio lavoro, ma che un tempo erano considerare fuori luogo anche da me!

Ho capito che lo studio freddo e teorico non è l’unico modo per realizzare la propria vita.

Esistono le emozioni, l’empatia, le arti, la creatività, tutte attività estranee al mondo scolastico.

Facile giudicare dietro uno schermo

è facile giudicare quando si è nascosti dietro uno schermo

Oggi mi piacerebbe muovere delle critiche contro me stesso e il mio modo di lavorare.

La prima questione che vorrei chiarire è che la mia lotta non è contro le persone che compongono la scuola

Spesso parlo di scuola e metodo, metto in chiaro ciò che secondo me non funziona nella didattica e andrebbe cambiato.

Metto in discussione un metodo troppo teorico ed a volte poco umano, in quanto basato su apprendimento passivo di nozioni e giudizi verso gli alunni.

Voglio specificare che non è mia intenzione giudicare gli insegnanti!

Sarebbe troppo riduttivo dire che gli insegnanti sbagliano, perché in quanto esseri umani, anche loro applicano il metodo mettendoci la loro personalità.

In base a questo possiamo giudicare un insegnante “buono” perché più ematico e comprensivo e un insegnante “cattivo” perché troppo metodico e severo!

Indipendentemente dalla personalità dell’insegnante, trovo errate le modalità secondo cui l’insegnamento viene espletato, che mette in condizioni il docente di essere il punto di riferimento della classe, unico e solo!

la seconda critica che vorrei muovere a me stesso è:

È facile parlare di scuola e bambini, se tu con loro non ci hai mai lavorato.

Starete pensando che sono troppo cattivo con me stesso, ma penso che se voglio fare questo lavoro di critica, devo esserlo anche verso me stesso.

Ebbene si, non sono mai stato insegnante e nemmeno genitore!

Sono una persona che guarda dall’esterno e giudica basandosi sulla propria esperienza e sull’osservazione.

Il fatto di essere stato un cattivo studente, il fatto di essere stato la pecora nera della famiglia ha concentrato tutte le forze su questi aspetti della vita.

Scuola, educazione e età evolutiva, sono i temi che mi affascinano maggiormente.

Per questo motivo divoro libri di pedagogia, di psicologia su questi argomenti.

Ritengo di avere una certa formazione in merito, e nella maggior parte dei casi ho trovato un gran riscontro tra quello che penso e quello che c’è scritto nei libri.

Ho scoperto che la maggior parte delle teorie pedagogiche sullo sviluppo del bambino, sono diametralmente opposte a quello che succede oggi nelle scuole!

Credo che inconsciamente (spero) si ignori che il metodo educativo nelle scuole di oggi sia diametralmente opposto all’idea di sviluppo che ha teorizzato Montessori, Stainer, Neill, Pestalozzi …. e molti altri!

Il mio lavoro attuale è quello di risvegliare le menti

Dare una scossa dove il mondo credo si sia fermato

Il mondo della scuola si sia un po’ bloccato e attraversa un periodo di impasse! un lungo periodi di impasse

Durante i miei eventi nelle scuola cerco di lasciare una traccia, una piccola strada che cerca di far intravedere uno spiraglio di verità a questa scuola cosi tanto formale!

Ho messo la mia vita a disposizione di tutti per far capire al mondo che da essa si può uscire a testa alta oppure strisciando come è successo a me.

Il mio obiettivo è di dare a tutti gli studenti la propria dignità, non giudicandolo con un buon o cattivo voto, ma dando a lui la possibilità di conoscersi come persona di valore in qualcosa in cui è bravo!

Dare allo studente qualcosa in cui riconoscersi e sentirsi felice e realizzato della propria vita.

Se offri lo stessa pietanza a tutti gli studenti, ad alcuni piacerà, ad altri non piacerà, alcuni ne saranno entusiasti, altri non accetteranno di mangiarlo, e per quelli allergici o intolleranti saranno davvero cazzi amari!!

Mi sento diverso – come la scuola gestisce la diversità

Come affronta la scuola il tema della “diversità”?

Stamattina ho avuto modo di parlare con una mamma.

Suo figlio di 6 anni dice “mamma forse era meglio che non nascevo”

Un colpo al cuore per un genitore, che è il primo a sentirsi responsabile.

Ci sono due nuclei sociali a cui il bambino fa riferimento

1 è la mamma, che può offrire il suo supporto e sostegno

2 è la scuola, che cosa offre?

Spesso la scuola non offre molto a livello sociale e umanitario

L’unico vantaggio è quello di stare tutti insieme in classe e magari avere l’occasione di fare amicizia

L’obiettivo principale resta quello di seguire il programma, sia a scuola che a casa.

A casa con l’aiuto del genitore che magari non è in grado di seguire il figlio nei compiti

Il disagio si prolunga, si arriva all’esasperazione da parte i genitori e figli che pesano tutta la giornata sui quaderni.

Qual’è l’alternativa? mi pare che la scuola non ne offra una e continua con i paraocchi ad andare avanti!

Se lo studente è fortunato trova in classe un’insegnante sensibile e comprensiva in grado di accogliere le difficoltà ed anche di confrontarsi con la classe.

Non è il caso di questa mamma e di tante altre mamme che spesso mi scrivono.

Sono i compagni stessi che si prendono gioco di alcuni bambini, magari perché è lento a leggere, oppure ha gli occhiali, oppure ha la pelle di un altro colore…

Cosa fa la scuola di fronte a questi “disagi”?

Spesso agisce con la punizione o l’ammonimento verso tutta la classe, ma è sufficiente?

Mai!

I bambini non sono cattivi in se, ma hanno bisogno di conoscere quello che non sanno.

Se vedono qualcosa di molto diverso dalla massa cercano in qualche modo di adattarsi al disagio interiore verso ciò che non conoscono

Cosa si fa in questi casi?

Ci si siede in cerchio con tutta la classe e si parla tutti insieme almeno una volta alla settimana!

I Bambini hanno bisogno di conoscersi, hanno bisogno di crescere sopratutto a livello umano e non solo memorizzando nozioni!

Il tempo che dedichi alla condivisione, all’apertura, al confronto, non è mai tempo sprecato!

Ha la doppia funzione di creare un legame più forte tra i compagni e con l’insegnante

Oltre ad essere un mezzo per confrontarsi rispetto alle diversità

Per quanto mi riguarda non esistono persone “diverse” per il colore della pelle, per la religione che seguono, per l’aspetto fisico! 

Siamo esseri umani e per questo abbiamo l’esigenza di sentirci accettati

La società di oggi, sopratutto a scuola, crea un dislivello sia da un punto di vista didattico (stesso programma per tutti) sia dal punto di vista umano (c’è chi vale 10 e chi 2).

Sopratutto la scuola ha sempre avuto un grande vuoto verso l’apertura, il confronto e lo sviluppo dell’empatia.

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

La scuola come trampolino verso il futuro

Cosa stiamo facendo per il futuro dei giovani esseri umani ?
Non credo che le tabelline, i teoremi e le coniugazioni siano sufficienti

l’obiettivo non è essere la scuola prima nelle classifiche 

L’obiettivo è lasciare che i ragazzi realizzino i loro sogni!

Ve lo dico per esperienza 

Sono uscito dalla scuola soffocato dai pregiudizi

Preoccupato dalla paura di sbagliare 

Ero irrigidito al pensiero del giudizio degli altri

Non sapevo chi fossi, e non avevo nessuna idea di dove volessi andare …

A scuola avevo ereditato la convinzione di essere io quello sbagliato!

Questa convinzione mi è rimasta per anni!

Ripeto 

L’obiettivo della scuola dovrebbe essere di dare la possibilità ai ragazzi di scegliere

Di confrontarsi 

Di capirsi 

Di esprimere le loro idee e il loro pensiero critico …

La scuola purtroppo ancora oggi continua a lavorare sul fronte della “formazione passiva”

Cosa stiamo facendo per il futuro dei giovani esseri umani ?

Come li stiamo aiutando ad affrontare la vita ?

Non credo che le tabelline, i teoremi e le coniugazioni siano sufficienti !!

Articolo scritto da Benny Fera psicologo e autore

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

La scuola è fissa nel tuo hard disk

Spesso non è facile sviluppare un pensiero critico verso la scuola pubblica, perché è fissa nel nostro hard disk e non riusciamo a vedere oltre ad essa.

Quando si parla di scuola spesso non riesco a farmi capire!

Tutto gira intorno al concetto di scuola pubblica 

Banchi, sedie e lavagna 

Lezioni frontali, un insegnante e 20 alunni.

Lettere, numeri e nozioni da memorizzare 

6 ore di lezioni, voti, compiti in classe e interrogazioni…

Compiti per casa e così via giorno per giorno …

In grandi linee è questa la scuola che conosciamo 

È l’unica scuola che conosciamo…

 Avete mai messo in discussione questo modello?

Avete mai sviluppato un pensiero critico verso la scuola pubblica?

Molti di voi mi risponderanno di no..

Sopratutto per la maggior parte degli insegnanti che ha sposato il modello scolastico vigente.

Proviamo insieme a sviluppare un pochino di pensiero critico 

Le lezioni frontali sono passive: “un insegnante spiega e 20 persone ascoltano” in maniera passiva nozioni di discutibile interesse per gli alunni. I programmi scolastici sono creati dagli adulti, partendo dal presupposto che siano utili per gli studenti, ovviamente questo bisognerebbe chiederlo agli studenti, scoprirete che almeno il 50% di loro trova le nozioni inutili e noiose. Il concetto di base è che bisogna seguire un programma che ti piaccia o no.

A scuola si apprende o si memorizza? A scuola si memorizza! L’apprendimento è ben diverso e riguarda ciò che noi impariamo secondo la nostra volontà. Apprendiamo attraverso una motivazione interna che ci spinge verso la conoscenza! Per tutte le persone che non provano interesse per il materiale didattico si tratta di memorizzare passivamente nozioni; un processo quantomai labile in quando il nostro cervello un po’ alla volta tende ad escludere il materiale che ritiene inutile.

La scuola è fatta di lettere e numeri! Ma il mondo è fatto anche di altro. Il fatto che la didattica scolastica sia incentrata su lettere e numeri crea dei limiti enormi. Dov’è la pratica ? Dove sono i laboratori? Per una pari opportunità bisognerebbe usare le mani almeno il 50% del tempo che si passa a scuola. Non esiste solo la mente ma tutto il corpo, questo andrebbe a vantaggio di altre caratteristiche umane come ad esempio la capacità creativa.

Il metodo è univoco e passivo da parte degli studenti. Gli studenti subiscono il metodo, non sono loro a crearlo. Come studente dovrei essere in grado di scegliere cosa mi piacerebbe studiare e sopratutto come! Invece le modalità e il contenuto sono calati dall’alto, vi sembra un gesto democratico?

A scuola si sviluppano qualità meccaniche che potrebbe svolgere anche un robot! Memorizzare nozioni, ripetere a loop teoremi ed esercizi, sono qualità che potremmo demandare anche ai robot! Infatti già è successo ! Le caratteristiche che fanno dell’essere umano quello che è sono il pensiero critico, la creatività, l’empatia … tutte caratteristiche che a scuola non vengono sviluppate!

Si sta chiusi per ore in 4 mura mentre il mondo è li fuori! Uno dei limiti dell’essere umano è quello di essersi distaccato dal mondo naturale, la vera fonte di conoscenza è proprio essa, i più grandi studiosi hanno preso spunto da essa per generare idee rivoluzionarie.

La scuola si basa sul giudizio: il voto dovrebbe servire a stabilire un metro di giudizio dell’insegnante rispetto alla classe e dell’alunno rispetto ai compagni; dovrebbe servire all’alunno come sprone per fare di più. La maggior parte delle volte però il voto si fonde con la persona stessa, che inizia a credere di valere il voto che riceve. Ci crede tutta la classe e anche l’insegnante creando l’effetto pigmalione. Non da meno, il voto crea ansia da prestazione e competitività, che per alcuni diventano fonte di somatizzazione per tutta la vita.

Tutto ciò che ho descritto sopra non mi sembra niente di straordinario, sono solo ragionamenti dettati dal buon senso.

Non capisco perché ragazzi e bambini di oggi devono essere trattati come automi senza essere chiamati in causa.

Sarebbero loro i primi da interpellare per un cambiamento, iniziando dalle loro idee!

Spesso non è facile perché la scuola è fissa nel nostro hard disk e non riusciamo a vedere oltre ad essa.

La prendiamo come un modello giusto a prescindere!

A maggior ragione per un insegnante che ci ha passato la vita dentro!

Ho dovuto guardare oltre, studiare libri di pedagogia, di luminari che hanno sviluppato teorie educative alternative per capire il motivo del mio disagio scolastico 

Volevo credere di non essere l’unico pazzo a pensare che la scuola così non funziona!

Provate a leggere la mia idea di scuola clicca qui e mi direte cosa ne pensate 

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore

[maxbutton id=”1″]

[maxbutton id=”2″]

[maxbutton id=”3″]

Alcuni riferimenti sui metodi educativi:

“Educare alla libertà” Maria Montessori

“Liberi di imparare” Francesco Codello

“Tutta un’altra scuola! quella di oggi ha i minuti contati” Giacomo Stella

“A scuola di Futuro” Goleman