Dove detieni tuo figlio?

Lasciare un bambino di un anno per più di 3 ore dovrebbe essere vietato dalla legge!

A volte resto basito davanti alla stupidità dell’essere umano.

Resto basito di fronte al punto dove siamo arrivati.

Uscire di casa e vedere la realtà di oggi mi consente di capire che ormai la vita sta diventando un paradosso.

Ho sentito che i bambini, anche molto piccoli, vengono lasciati all’asilo ad orario continuato.

Se ho capito bene, la maggior parte dei genitori, non ha tempo di stare con i propri figli e quindi è costretto a lasciarli ad orario continuato all’asilo nido.

Questo vuol dire che tu genitore, lasci tuo figlio alle 7 della mattina all’asilo prima di andare a lavorare e lo riprendi la sera alle 18!

Voi vi rendete conto del danno che state facendo a questa generazione?

Di certo un bambino di 1 anno, non ti dirà “mamma voglio stare con te”

Di certo non capirà il motivo per cui deve stare lontano dalla mamma e il papà.

Ma cosa state facendo?

Chi sono i genitori di questi bambini

Da chi impareranno ad amare questi bambini?

Dove svilupperanno la loro intelligenza emotiva?

gli scienziati lo sanno! allontanare una piccola scimmietta dalla sua mamma nei primi anni di vita farà maturare un senso di paura nella piccola scimmia, fino a provocarne la morte.

Per gli esseri umani non è la stessa cosa, per fortuna abbiamo un cervello più evoluti delle scimmie, e i bambini sono in grado di sviluppare dei sistemi di protezione come la rabbia, l’indifferenza, il distacco emotivo.

Forse non vi è ben chiaro il concetto di genitorialità.

Forse non avete capito che cos’è una mamma!

Cari genitori! vostro figlio è carne della vostra carne!

Lo sapete che i bambini vi riconoscono già dai primi mesi di vita?

Vi riconoscono già da quando non ci vedono benissimo

Vi riconoscono dall’odore e dal suono della vostra voce.

E con voi si sentono al sicuro

Si sentono protetti

E sviluppano quel senso di sicurezza che è fondamentale per uno sviluppo sano.

Cosa succede ai bambini che lasciate all’asilo nido?

Per quanto le insegnanti possano essere buone e brave, vostro figlio è troppo piccolo per essere allontanato dai genitori.

Magari potrà sembrarvi che lui stia bene.

Ma cosa succede dentro di lui dopo 3 o 4 ore che state lontani?

Il senso di angoscia pervade il loro cuoricino.

Senza motivo questi bambini saranno stanchi, arrabbiati, e piangeranno!

Magari voi penserete che è tutto normale

Invece state trattando i vostri figli come agnelli da macello!

Ricordate che cosi non aiutate i vostri figli ad essere autonomi, aiutati i vostri figli ad essere spaventati per sempre e molto spesso a mostrare una facciata da super uomo.

Questa società è malata!

Lasciare un bambino cosi piccolo per più di 3 ore dovrebbe essere assolutamente vietato dalla legge!

Il consumismo ha preso il posto dell’amore!

Lavorate dalla mattina alla sera, per guadagnare il necessario per sopravvivere, ma poi dovete pagare onerose rette per l’asilo!

É ora di svegliarsi e di prendere in mano la nostra dignità di esseri umani!

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Un bambino sensibile in classe non apprende

Nel DSA la distrazione è solo un tentativo di fuga!

Mi hanno definito in molti modi diversi

“É tutto speciale”

“É molto sensibile”

Da bambino mi faceva arrabbiare davvero sentirmi dire che ero troppo sensibile, mi faceva pensare a una fragile femminuccia delle favole.

Eppure non si poteva definire altrimenti…

Ricordo che spesso in classe mi isolavo, cercavo di nascondermi, spesso non riuscivo nemmeno a rispondere alle domande più semplici perché ero come “bloccato”.

Cosa succedeva?

Non sono io ad essere strano, la sensibilità, come caratteristica, esiste e viene chiamata più tecnicamente “ipersensibilita” o ancora Highly Sensivite Person (persone altamente sensibili).

Questa caratteristica riguarda ovviamente sia bambini che adulti.

Si tratta di una spiccata sensibilità dei 5 sensi:

  • sensibilità agli odori sviluppata
  • sensibilità al contatto sulla pella
  • sensibilità agli stimoli visivi 
  • sensibilità agli stimoli uditivi
  • sensibilità ai sapori

Queste persone sentono più forte rispetto alla media.

La caratteristica che io ritengo più interessante ed importante ritengo che sia l’empatia.

Empatia vuol dire percepire le emozioni delle altre persone.

Purtroppo questo non sempre è un bene, in quanto spesso le emozioni delle altre persone non sono buone e ci si appiccicano addosso anche senza che noi lo vogliamo.

Per entrare nello specifico, immaginiamo una situazione del genere in classe:

La maestra è nervosa, stanca e il bambino altamente sensibile lo capisce dal volto, dal tono della voce, dai gesti.

Non c’è bisogno che l’insegnante dica esplicitamente di essere nervosa e stanca, il bambino sensibile (caratteristica del DSA) lo sente!

Il bambino dislessico è anche molto sensibile e di farà carico dello stato d’animo dell’insegnante.

Si sentirà preoccupato, diventerà nervoso anche lui e si sentirà sotto minaccia.

In qualche modo questo bambino vorrebbe andare via per sottrarsi alle brutte sensazioni, ma non può perché è in classe a far lezione.

Il bambino entra in protezione, la minaccia mette in funzione il cervello rettiliano.

Il cervello rettiliano è la parte più antica del nostro cervello, la parte che ci aiuta a difenderci.

Quando il bambino si sente in pericolo, entra in funzione questa parte del cervello.

Quando il cervello rettiliano è attivato, nessun altra parte del cervello entra in funzione.

Si mette in atto una sorta di protezione “attacco o fuga”.

Le condizione in cui si lavora in classe, lo stato d’animo degli alunni e dell’insegnante, sono molto importanti.

Una classe caotica, problematica, un’insegnante nervosa, ansiosa, stanca, sono tutti fattori che hanno un potente effetto sui bambini sensibili.

Spesso si dice “il bambino è distratto, sembra in un altro mondo”

Ebbene quella distrazione non è altro che un tentativo di fuga.

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Spesso i genitori mi chiedono: come hai fatto a laurearti?

Si dice che la Laurea è un punto di arrivo, per me è stato un lancio nel vuoto.

La domanda che spesso mi fanno i genitori durante gli eventi sulla dislessia è:

“Come hai fatto a laurearti?”

Ed io rispondo: “Tra un Gin Tonic e un Margarita…”

A parte gli scherzi, non è stato facile arrivare al traguardo della laurea, se consideriamo anche il fatto che ho intrapreso questo percorso per diversi motivi:

  1. Dimostrare alla mia famiglia di essere capace
  2. Dimostrare a me stesso di potercela fare
  3. capire me stesso

Mi sono laureato in psicologia, ma non è stato grazie alla laurea che ho capito me stesso, ma grazie ai libri che ho letto per mia libera scelta.

A parte questo, quando intraprendi un percorso di studi con la rabbia dentro non è mai facile, sopratutto se hai delle difficoltà nell’apprendimento.

Durante il percorso di laurea non sapevo di avere un DSA.

Sono andato avanti con molta fatica.

  • Cercavo di imparare le parti più importanti a memoria
  • Facevo piccoli riassuntini
  • mi segnavo delle parole chiave

Vi assicuro che mi rimaneva ben poco di quello che studiavo, e non per gli argomenti trattati, quelli erano interessanti di certo, ma per il modo in cui erano scritti.

I testi scolastici e universitari sono scritti in maniera formale e descrittiva, praticamente veleno per il cervello DSA.

Il linguaggio preferibile per una mente DSA è quello discorsivo, dove si racconta un contenuto sotto forma di storia.

Il mio percorso di studi si è concluso con 3 anni fuori corso e con molta delusione.

il giorno dopo la laurea ero distrutto perché mi ero accorto di aver fatto tanta fatica per dimostrare qualcosa alla mia famiglia.

Portavo dentro tanta rabbia per le ingiustizie che avevo subito a scuola.

E con la stessa rabbia puntavo il dito contro me stesso e dicendo: “ce la devi fare! altrimenti hanno avuto ragione tutti gli insegnanti che ti dicevano che sei un asino.”

Sapete non è questa la realizzazione di una persona.

Infatti dentro mi sentivo svuotato, non avevo più nessun obiettivo in mente e non avevo idea da dove iniziare.

Si dice che la Laurea è un punto di arrivo, per me è stato un lancio nel vuoto.

La realizzazione di una persona arriva quando l’individuo riconosce le sue abilità, le sue passioni, il senso della sua vita, e mette a disposizione le sue conoscenze per il mondo.

La realizzazione di una persona arriva quando senti che quello che stai facendo ti fa stare bene e non lo usi come un mezzo per punirti o per dimostrare qualcosa agli altri.

Per questo motivo cari genitori lavoro per una scuola diversa.

Perché un giorno i vostri figli non siano colmi di rabbia e non compiano azioni solo per dimostrare qualcosa agli altri, o addirittura contro loro stessi.

Per questo cari genitori ci tengo a dire che un bambino arrabbiato per la scuola, porterà questa rabbia dentro come un’ingiustizia e la vivrà dentro di se come un demone.

Per questo cari genitori la laurea non è cosi importante.

É importante la gioia di vostro figlio, l’amore e la passione che metterà nel lavoro che sceglierà di fare.

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Una volta i DSA non andavano a scuola.

La scuola non è per tutti, e questa non è una triste verità!

Tanto clamore oggi sulla dislessia e i Disturbi Specifici di Apprendimento.

Ma cosa succedeva nei tempi passati?

Una volta la scuola ricopriva un ruolo fondamentale nella società.

Il ruolo di istruire e formare la popolazione che altrimenti non avrebbe avuto i mezzi per farlo.

La scuola nasce con un obiettivo sociale nobile, nasce da un’esigenza.

Ci sono sempre stati i bambini e ragazzi che non andavano bene a scuola.

Cosa facevano i genitori di questi ragazzi?

dicevano: “non sei fatto per studiare, vai a lavorare!”

A quel tempo le alternative erano due: Lavorare o studiare. 

Oggi pare che l’alternativa sia solo una: studiare, studiare, studiare. La competitività è arrivata alle stelle e per un genitore sarebbe un disonore avere un figlio non laureato!

In realtà, mentre noi discutiamo, ci sono migliaia di persone nel mondo che a scuola non ci sono andati ed oggi hanno comunque avuto successo.

La scuola non è per tutti, e questa non è una triste verità!

Pensate alle persone con spiccate doti intuitive e creative che a scuola si annoiano a morte.

Persone che non sono stimolate dall’apprendimento passivo, come anche dai lavori di routine.

Sono le stesse persone che il lavoro se lo inventano.

Parliamo adesso della generazione successiva

La generazione successiva è stata quella degli “studiosi”

“La scuola è importante, ci devi andare, pensa a studiare!”

In questa generazione, come nella precedente, ci sono stati studenti che ottenevano scarsi risultati.

Venivano chiamati asini, svogliati, pigri e incapaci, ma a scuola dovevano andarci nonostante tutto e subire vessazioni sia a scuola che a casa.

La generazione attuale invece vive nel pieno bum dei disturbi specifici di apprendimento, quasi fosse una moda le diagnosi fioccano alla velocità della luce.

É stata istituita la legge 170 a tutela dei DSA, sono stati applicati dei piani didattici personalizzati e dei metodi compensativi e dispensativi.

Il problema non è risolto in quanto ci sono numerose situazioni spiacevoli in cui il DSA non viene riconosciuto dagli insegnanti.

In altri casi pur essendo riconosciuto, non viene trattato come dovrebbe attraverso l’applicazione del PDP.

La dislessia e i disturbi di apprendimento sono sempre esistiti.

É cambiato solo il modo di affrontare il problema.

Vi assicuro che la situazione avrà ancora nuovi sviluppi, non ci fermeremo certo alle diagnosi!

Per fortuna siamo esseri umani in gradi si evolverci … spero non in negativo.

Esprimi il tuo parere nei commenti.

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Sono preoccupata per mio figlio – Ansia da scuola

Mi capita spesso di incontrare bambini felici con genitori preoccupati.

É da un po’ che voglio affrontare questo tema.

L’ansia della mamma!

Mi è successo più volte di ricevere a consulenza famiglie dove la vera difficoltà non era nel DSA del bambino, ma nella preoccupazione del genitore.

Oggi più che mai l’attenzione sui Disturbi di Apprendimento e Dislessia è alle stelle.

Molte mamme vanno in allarme appena sentono che il figlio potrebbe avere un problema nell’apprendimento.

Questo “falso allarme” porta il genitore ad entrare in uno stato ansioso, a non guardare più il figlio per quel che è, ma a proiettare un’immagine che il figlio dovrebbe avere.

Alla domanda verso il genitore:

Ma suo figlio è triste? Come affronta il fatto di avere una diagnosi?

Spesso mi viene risposto che il figlio è sereno e va a scuola volentieri.

Deduco che la battaglia si sta svolgendo tutta nella testa del genitore.

Ovviamente non sono tutti questi i casi.

Ci sono bambini che soffrono davvero la scuola. Non ci vogliono andare e la loro difficoltà diventa davvero invalidante dal punto di vista dell’apprendimento e sociale.

Viviamo nell’era del cervello, nell’era del sapere, dove se non sai, sei uno scarto della società.

La conoscenza è importante, ma iniziamo a distinguere tra l’apprendimento scolastico e la conoscenza vera e propria.

L’apprendimento scolastico è di tipo passivo e come ben sappiamo viene spesso rifiutato dalla mente DSA.

la vera conoscenza avviene spontaneamente attraverso l’esperienza del mondo che ci circonda; attraverso il materiale che scegliamo più giusto per noi perché ci piace.

Vi porto la mia esperienza, a scuola non ho imparato nulla e seppur qualcosa ho imparato a memoria, l’ho dimenticata nel tempo.

Ho odiato i libri fino alla cima dei capelli.

Con il passare del tempo, nell’età adulta ho scoperto che non bisogna generalizzare, bisogna soltanto scegliere, ho scoperto dei libri molto interessanti di psicologia anche molto complessi che a me piacciono moltissimo.

É vero la scuola mi ha lasciato uno strascico di odio verso i libri, ogni volta che ne apro uno mi viene un leggero mal di pancia che mi passa non appena entro nel vivo della lettura.

Quindi cari genitori ci tengo a specificare che la scuola non è cosi importante, per meglio dire, l’apprendimento scolastico non è cosi importante.

Le nozioni che vostro figlio apprende o non apprende nel sue percorso scolastico saranno del tutto irrilevanti se non vanno ad accrescere il suo personale piacere di conoscenza.

Non siamo tutti uguali, ognuno ha il suo gusto nella conoscenza come nel gusto del gelato.

Quindi cari genitori, niente ansia, se vostro figlio è sereno e va a scuola serenamente è inutile crearseli i problemi, lasciate che continui il suo percorso, tanto dopo la fine degli anni scolastici dovranno comunque cercare la loro strada! Che sarà la loro personale scelta e non quello che voi volete per loro.

Benny Fera
psicologo e autore
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Se ti affacci per la prima volta a questo blog voglio che tu sappia che io non sono a favore di etichette come DSA, dislessico, discalculico.

Guardo alla dislessia come una caratteristica.

La caratteristica di un cervello che funziona ai immagini con poco interesse verso le lettere e i numeri. Esiste un intero video corso a riguardo. Continua a leggere “5 modi per riconoscere un bambino dislessico”