Le aquile sono nate per volare #3: “caratteristiche dislessiche”

Link di acquisto >>> Le aquile sono nate per volare <<<Proprio qualche giorno fa ho pubblicato un post sulla sensibilità, e come per magia, oggi continuando la lettura del libro “Le aquile sono nate per volare”, mi ritrovo testuali parole sulle caratteristiche dei dislessici:

“In particolare, la loro sensibilità agli odori, ai rumori e al tatto: la loro sensibilità agli stimoli esterni è tale che hanno difficoltà a filtrarli.

Il senso del tatto è quello che spicca di più: non sopportano la lana e le etichette dei vestiti sulla pelle. Sono molto esigenti su quello che indossano. Amano abbracciare ed essere abbracciati, ma solo quando piace a loro, cioè odiano essere toccati senza preavviso.”

Queste parole mi hanno fatto sobbalzare, non potevo credere ai miei occhi, mi ci sono ritrovato completamente. Mai avrei pensato che sono caratteristiche comuni alla maggior parte delle persone dislessiche. A quanto pare si è già abbastanza avanti nello studio della personalità dislessiche, fino ad individuare delle caratteristiche “peculiari della specie” 😛 :D.

Adesso andiamo avanti nella meravigliosa scoperta di me stesso, a proposito dell’apprendimento:

“Il loro stile di apprendimento è «tutto o niente», con delle illuminazioni improvvise chiamate aha phenomenon. Una volta che l’apprendimento di un fatto ha preso piede, esso crea un cambiamento permanente nella comprensione e nella consapevolezza del bambino. Egli apprende meglio se gli sono dati molti stimoli, materiale complesso e superiore, presentato con un andamento veloce.”

Benissimo!! Sembrerà strano, ma io mi sono sempre trovato meglio con le sintesi di concetti complessi, piuttosto che con lunghe spiegazioni, per me noiose. Io pensavo di essere “strano”, invece nei concetti sintetici mi viene più facile creare collegamenti visivi nella mia mente. Non è mai una conoscenza specifica di un determinato argomento, è sempre una rete di conoscenze che si va a legare con tutte le altre che già possiedo. Un cervello senza compartimenti.

E ancora nel libro viene messa in evidenza ciò che per un dislessico è ARABO:

“Memorizzare e fare esercitazioni in modo ripetitivo è realmente dannoso per gli studenti visuo-spaziali giacché vengono enfatizzati i punti deboli invece dei loro punti di forza

La lettura è completamente inutile e irrilevante al loro stile di apprendimento, per cui è normale che nascano delle incomprensioni da parte degli insegnanti, come è già stato detto.

Per gli studenti visuo-spaziali con problemi nell’elaborazione sequenziale-uditiva, è come vivere in un paese straniero, con una conoscenza della lingua alquanto imprecisa, avendo problemi con il linguaggio ricettivo, espressivo, verbale e non-verbale e difficoltà a riconoscere le regole della comunicazione interpersonale, sebbene qualcuno affermi che tali soggetti abbiano abilità a «leggere» le persone attraverso il linguaggio del corpo e le espressioni facciali. Per tale motivo questi bambini possono avere difficoltà, non solo a farsi degli amici, ma anche a interagire con gli adulti (genitori e insegnanti).”

Il mio sogno è quello di creare uno stile di apprendimento specifico per i dislessici. Ho già un’idea in mente, e sto lavorando su un progetto di apprendimento. Se riesco a finirlo i dislessici saranno molto più veloci delle persone normali ad apprendere. Basta trasformare i testi scritti in “storie di immagini di interesse personalizzato“.

Invece a proposito della capacità comunicative dei dislessici, i passaggi sono tre:

  1. le modalità di apprendimento di un dislessico sono diverse da quelle delle persone “normali”
  2. di conseguenza dalla modalità di apprendimento dislessica si svilupperanno modalità comunicative differenti dalle persone “normali”,
  3. visto che le persone “normali” sono molto di più delle persone dislessiche, è ben facile capire che tra dislessici ci si capisce al volo, mentre tra dislessici e “normali” ci si capisce poco.

La proporzione è questa:

Dislessici : “normali” = 5 :100

Nel libro è spiegato bene cosa avviene:

“Quando devono comunicare i loro pensieri, per prima cosa devono acchiappare delle immagini precise nella loro testa e poi metterle in ordine, in modo tale da memorizzarle. Poi devono trovare le parole per descrivere le loro immagini e poi devono trovare le immagini per poter parlare!”

Io infatti preferisco non parlare con le persone “normali” :D, sono una persona abbastanza solitaria e riflessiva.

Vi lascio con una bella citazione di un illustre collega dislessico:

“Il paleontologo Horner, ad esempio, non vuole essere etichettato come dislessico. Generalmente pensa ai dislessici come a dei pensatori spaziali, e ai non-dislessici come a dei pensatori lineari, persone che potrebbero quindi essere chiamate «dis-spaziali», come ha scritto in un articolo del 2008 per la Dyslexia Association International. Mentre entrambi hanno doti di apprendimento e risoluzione dei problemi, egli crede che la dislessia sia «una straordinaria caratteristica e non qualcosa che dovrebbe essere risolta, o guarita, o eliminata»”

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Un saluto a tutti, anche ai dispaziali 😛

le aquile sono nate per volare #1

Le aquile sono nate per volare #2

Le aquile sono nate per volare #4

Grazie

Benny

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One thought on “Le aquile sono nate per volare #3: “caratteristiche dislessiche””

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