Le aquile sono nate per volare #4: bacchettate agli insegnanti

La prima regola della dislessia è non rispettare le regole.

Eccoci ad affrontare questa 4a tappa del fantastico viaggio nel mondo della dislessia.

Approfittiamo del fantastico contributo di Rossella Grenci, con il libro “le aquile sono nate per volare“, per scavare più a fondo alla scoperta del tesoro nascosto.

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Vi incollo pezzi del libro per avere un riferimento chiaro delle parti che mi hanno acceso la lampadina.

Come al solito ci ho messo del mio, commentando secondo il mio modo di vedere.

buon divertimento 😀

Essi amano la novità e il cambiamento; se sono di carattere introverso, ripetono mentalmente, per intero, ogni cosa, prima di provare a farla: camminare, parlare, leggere, ecc. L’altalenanza fra prestazioni brillanti in alcuni campi e prestazioni pessime in altri, rende questi bambini frustrati; la loro autostima è continuamente variabile, sia che essi siano a scuola sia fuori.

In queste poche righe lette sopra, si riassumono dei grandi concetti:

  • L’anima vitale del dislessico sono la novità e il cambiamento. Sono spesso preoccupato dei miei cambi di programma. Gli stimoli mentali al cambiamento sono tantissimi nella testa di un dislessico, infatti spesso si rimane bloccati nel scegliere la decisione giusta e di qui viene la progettazione mentale, ripetere mentalmente l’idea prima di provare a farla.
  • Immaginate di andare al cinema, mentre siete davanti allo schermo passano da un film d’azione ad un film d’amore, e poi ancora ad un fil horror, ogni mezz’ora. Come vi sentireste? quantomeno un po’ spaesati. È esattamente quello che succede ad un dislessico a scuola, passare da una materia all’altra, non ci da il tempo di elaborare. Sarebbe più giusto il termine fantasticare, in quanto noi dislessici abbiamo bisogno di padroneggiare un argomento facendolo diventare parte della nostra esperienza emotiva, sempre a patto che la troviamo interessante.
  • Ovviamente frustrazione, immaginate che vita è non poter usufruire di materiale didattico perché non si ha il tempo di elaborarlo. È esattamente come stare in mezzo al mare con mare forza 9, senza nemmeno vedere la costa.

A proposito della frustrazione che nel tempo si trasforma in ansia e panico ho scritto un articolo che puoi leggere qui: ovviamente panico.

Adesso passiamo ai numeri.

Negli Stati Uniti, il numero di grafici è aumentato di dieci volte in un decennio; i graphic designer superano gli ingegneri chimici per 4 a 1. Dal 1970 gli Stati Uniti hanno il 30% in più di persone che si guadagnano da vivere come scrittori e il 50% di musicisti e compositori.

Questo è il classico esempio di persone che si sono fatte da sole, nel senso che hanno riposto la loro vita sulla loro creatività.

Tanto ormai per imparare c’è internet, puoi fare tranquillamente tutto da casa 🙂

Ed infatti veniamo alla grande domanda:

le scuole stanno preparando gli studenti per il loro successo futuro? Purtroppo no, in quanto il successo scolastico dipende ancora da abilità come:

  • seguire le indicazioni;
  • finire in tempo il lavoro assegnato;
  • memorizzare;
  • essere veloci nel richiamare i dati;
  • mostrare le fasi del lavoro;
  • avere una grafia leggibile;
  • avere una ortografia accurata;
  • essere puntuali;
  • essere ordinati e ben organizzati.

Beh penso possiate capire da soli che queste attività non aumentano nettamente le abilità cognitive, ma più precisamente creano dei robot.

Di seguito la soluzione:

Sono utili, per i nostri studenti, le capacità tipiche di un pensatore visuo-spaziale come:

  • prevedere le tendenze;
  • cogliere il quadro generale;
  • pensare fuori dagli schemi;
  • assumersi rischi;
  • lavorare in squadra;
  • l’alfabetizzazione informatica;
  • saper trattare con la complessità;
  • avere capacità empatiche.

Attenzione, qui non parliamo puramente di dislessia, qui parliamo di benefici di cui potrebbero usufruire tutti i bambini indistintamente. I vantaggi saranno scontati.

Torniamo alle caratteristiche dei dislessici:

La loro capacità di inventare e di esplorare va di pari passo con la loro curiosità di vedere come qualcosa possa influenzare qualcos’altro. Per loro, tutto è interconnesso e, naturalmente, legato. Sono molto consapevoli delle relazioni personali tra le persone e di come le cose passano dall’uno all’altro.

Queste caratteristiche che avete appena letto, spiegano perfettamente quali sono le difficoltà dei dislessici a scuola. Come fa un bambino che esplora, crea legami, cerca le interconnessioni, ad andare di pari passo con gli altri? Sicuramente avrà bisogno di più tempo, sia nella fase di apprendimento che nella fase di esposizione.

Adesso vediamo ad un argomento molto delicato, la funzione genitoriale:

Generalmente, alle spalle di un adulto creativo o che ha raggiunto posizioni di leadership, c’è stato un genitore che ha fornito un supporto emotivo al figlio quando era piccolo, che lo ha incoraggiato e ha approvato la sua «esploratività», senza limitarlo o reprimerlo ma sostenendolo nei suoi tentativi (Oliverio, 1999).

Lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi ha analizzato un gruppo di giovani per capire le ragioni del successo di alcuni e dell’insuccesso di altri. Tra gli adolescenti studiati, alcuni vivevano lo studio in modo diverso dagli altri e la differenza era legata alloro ambiente familiare; infatti i giovani che vivevano in famiglie che svolgevano un’azione di sostegno e di stimolo, avevano imparato a impegnarsi nello studio e avevano fatta propria tale abitudine. Tali azioni possono venire anche da persone molto implicate nella vita del ragazzo, come ad esempio fu il libraio Riebau per Michael Faraday.

In verità il mondo degli adulti dà per scontato che non si possa essere dotati in ogni campo dello scibile umano. Eppure tutti i genitori esercitano sui figli una fortissima pressione perché essi riescano in tutto ciò che fanno. Neanche gli adulti sono capaci in tutti i campi. Ogni mente ha specialità e punti deboli propri (Levine, 2004). Mel Levine, pediatra «evolutivo-comportamentale», dopo trent’anni di lavoro e con un’infanzia segnata da insuccessi scolastici, ha fondato in America, insieme a Charles Schawb, l’istituzione senza fini di lucro All Kinds of Mind, che si dedica allo studio dei diversi tipi di apprendimento in collaborazione con genitori, ricercatori e piccoli pazienti.

Io non sono genitore, quindi non posso sapere precisamente il dolore e la frustrazione che prova un genitore di un bambino che non va bene a scuola. Però come si legge bene dalle righe sopra, i vantaggi di avere sostegno nelle difficoltà è indispensabile.

Adesso voi immaginare un bambino che non va bene a scuola, che deve combattere contro se stesso perchè si odia, che deve combattere tutti i giorni con i suoi insuccessi, poi torna a casa terrorizzato e deve anche essere rimproverato dai genitori.

Leggi anche il mio articolo sulla lotta tra figli e genitori sui compiti a casa: Hai fatto i compiti?

Le conseguenze saranno visibili nella vita adulta del bambino.

Adesso veniamo all’età di internet e la scuola:

I bambini di oggi elaborano un grosso volume di informazioni, perciò hanno il rifiuto del metodo lineare di categorizzazione che viene insegnato nelle nostre scuole. Sono proprio i dislessici che risentono di più di tale sovraccarico di informazioni.

È abbastanza assodato che ormai la scuola è OUT.

Oggi i ragazzi possono prendere informazioni ovunque su internet, quando vogliono e come le vogliono.

Appena entri in classe invece inizia la lobotomizzazione. !_!

Di seguito alcune frustate alla scuola, si se le merita!

Ma la scuola come sviluppa la creatività? Sebbene negli ultimi anni la parola creatività è stata inflazionata, nel mondo della scuola pare essere ancora un tabù. La creatività dà una visione di insieme tipica del pensiero di molti dislessici, mentre il sistema educativo attuale è focalizzato sulla parcellizzazione del sapere. Manca la capacità di sintesi.

Se non raggiungi un certo voto in una certa materia, allora significa che non puoi andare avanti. La scuola dunque dedica poco tempo a incoraggiare le personalità autonome e a riconoscerne il potenziale.

Le prossime righe mi danno un senso di soddisfazione e di grande respiro, la mia piccola rivincita sui “secchioni” 😀

E perché gli studenti «secchioni», nonostante abbiano un curriculum invidiabile, spesso non sono all’altezza delle aspettative? Perché non hanno imparato a gestire rischi, incertezze e problemi complessi, sono persone che non sanno improvvisare né immedesimarsi.

E adesso veniamo ad alcune bacchettate agli insegnanti:

Quando gli è stato chiesto di valutare i loro studenti tramite una serie di misure della personalità, tra cui «individualista», «ricerca del rischio» e «rispetto dell’autorità» è emerso che i tratti più strettamente connessi al pensiero creativo erano significativamente legati agli alunni «meno graditi» dai professori stessi. I ricercatori hanno osservato che le decisioni legate «all’alunno prediletto» sono correlate negativamente con la creatività, mentre i giudizi legati agli alunni «meno amati» sono significativamente correlati alla creatività! (Torrance, Goffi e Sotterfield, 1998).

Quello che rende sospettosi gli insegnanti è che, dal momento che non tutte le idee divergenti sono originali e di valore (possono essere anche stravaganti e sciocche), il bambino stia soltanto «facendo il furbo». Sfortunatamente (o fortunatamente) la creatività è una cosa imprevedibile e noi non possiamo pretendere che si estrinsechi sempre in una forma adatta alle circostanze del momento.

Parto dalla considerazione che per un’insegnante è complesso sostenere fino anche a 30 personalità diverse in una sola classe.

La naturale soluzione a questo tipo di classi enormi è cercare degli schemi e delle regole in cui tutti devono rientrare.

Ovviamente chi ne fa le spese è il bambino dislessico, che pensa e apprende diversamente, il bambino iperattivo, che non riesce a stare fermo, il bambino plus dotato, che si annoia durante la lezione.

Chiaramente l’insegnante farà simpatia con gli alunni più rispettosi delle regole.

Il mio consiglio è quello di non prendere mai le parti di nessuno, è sufficiente ascoltarsi tra insegnanti, bambini e genitori, per capire dove sta il problema.

Molto spesso ci facciamo un’idea personale della situazione senza essere pronti a considerare il punto di tutti gli interessati.

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La comunicazione è la base della comprensione.

Le aquile sono nate per volare #1

Le aquile sono nate per volare #2

Le aquile sono nate per volare #3

a presto

Benny

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3 thoughts on “Le aquile sono nate per volare #4: bacchettate agli insegnanti”

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