Diagnosi Dislessia Adulti Online

Servizio Online per la diagnosi della Dislessia e Disturbi Specifici di Apprendimento nell’adulto

In cosa consiste la di Diagnosi per Dislessia, Disgrafia, Disortografia, Discalculia negli adulti dai 18 ai 66 anni.

I Test si possono svolgere Online, sotto la supervisione di un professionista, tramite video conferenza (Google Meet) e consistono in prove di lettura, scrittura e calcolo, standardizzate.

Standardizzate vuol dire che i punteggi ottenuti dalla tua prestazione, verranno confrontati con i punteggi del campione normativo, cioè le persone che hanno svolto il test precedentemente a scopo sperimentale.

Per ogni prova verranno calcolati i tempi e gli errori.

I punteggi ottenuti rileveranno le tue Specifiche Difficoltà di Apprendimento (DSA) in ambito di scrittura, lettura e calcolo.

Questi test non possono essere auto somministrati!

È necessaria la supervisione di professionalità competenti nelle modalità di somministrazione e valutazione dei risultati.

Test valido per richiedere strumenti Dispensativi e Compensativi ai fini di Esami Universitari, ed esami di guida per Patente (informarsi prima in segreteria se si accettano diagnosi di privati)

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Dr. Fera Benedetto, Psicologo Specializzato nei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) e Neurodiversità, Formatore e Autore.

DSA non vuol dire soltanto Difficoltà scolastiche, quali sono i Disturbi correlati?

Oggi parliamo di un argomento di cui si parla pochissimo, e cioè della limitazioni di informazioni che ci fornisce una diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA).

Come sappiamo, oggi il mondo scolastico è ricolmo di ogni tipo di diagnosi sugli studenti, e per quanto possano essere funzionali a fornire dei supporti scolastici ai ragazzi, non ci dice nulla su come migliorare la loro vita di tutti i giorni.

Questo non vale solo per gli studenti, ma anche per gli adulti che cercano di capire se anche loro sono Dislessici, perché notano in se stessi alcune caratteristiche che non sono legate solo al leggere male.

Quando si parla di DSA, si parla contemporaneamente di Neurodiversità!!

DSA è solo il trampolino di lancio più conosciuto da cui poi si scopre la propria Neurodiversità.

In qualche modo ci si sente diversi dagli altri e questo non vale solo per la lettura e la scrittura, ma anche nel modo di vivere.

Di seguito andremo a vedere alcuni dei più comuni disturbi che possono essere legati ai DSA.

  1. Primo fra tutti l’ADHD, spesso poco diagnosticato, ma che ha molta influenza sulla vita della persona, e non solo dal punto di vista dell’iperattività, ma anche della difficoltà di attenzione e concentrazione, fino alla incapacità di organizzare il proprio spazio e il proprio tempo nella vita quotidiana: sempre in ritardo, sempre distratti, persone che vivono alla giornata e spesso ci vivono male.

2. Ipersensibilità: se ne parla pochissimo, eppure nella Neurodiversità, in cui ribadisco che i DSA sono compresi, ci può essere una iper o ipo sensorialità a livello dei 5 sensi che comporta non poche difficoltà nella vita quotidiana.
Faccio un esempio: una persona con un udito ipersensibile, ha una dispercezione dei suoni, cioè sente i rumori molto più forti di quello che sono, quindi non sopporta gli ambienti rumorosi e si distraggono perché riescono addirittura a sentire cosa dice una persona nell’altra stanza. Se ne deduce che queste persone possono avere delle difficoltà a scuola, sul lavoro, e anche a casa se si vive nel centro cittadino. Persone che risultano essere sempre stressate, quindi stanche e irritabili e magari non ne capiscono il motivo.

3. Alessitimia: molte persone DSA non riconoscono le emozioni proprie e degli altri, esatto, manca il riconoscimento delle emozioni e magari le percepiscono sotto soglia o le fraintendono o le esprimono sempre nello stesso modo, ad esempio usano la rabbia anche quando in realtà sono tristi, ma non lo sanno. Questo comporta molte difficoltà nelle interazioni con gli altri, non accorgersi del dolore altrui, comporta di poter dire qualcosa di indelicato che ferisce l’altra persona, ma di questo ne è del tutto inconsapevole.

4. Tendenza all’ansia e agli sbalzi di umore: sapere di esser diversi, di avere particolarità a volte fastidiose, li mette al bando del giudice interiore. Si etichettano come strani, incapaci, diversi e quindi soffrono di ansia da prestazione, nonché a lungo andare di forti cadute emotive dovute al loro modo di essere.

5. Difficoltà relazionali: Non sanno come comportarsi con gli altri, non riescono a parlare del più e del meno, ed hanno la tendenza a confrontarsi solo con persone con cui hanno degli interessi speciali in comune, evitano le questioni sociali conviviali perché provano un senso di imbarazzo e inutilità, e la vivono più come una sofferenza che come un piacere. Preferiscono la solitudine o pochi e strettissimi amici. Queste caratteristiche si associano allo Spettro Autistico, in particolare alla Sindrome di Asperger (oggi con il nome di Autismo di livello 1).

In conclusione, non è solo il DSA il problema, ma una serie di caratteristiche che possono essere collegate e presenti nella persona.

Caratteristiche che spesso ci fanno vivere male e a cui non sappiamo come porre rimedio.

Ci sono delle soluzoni?

Si, uno psicologo può rendere migliore la vita di queste persone, alleviando le ansie, le rigidità e donando alle persone succubi di queste difficoltà, una nuova vita dove la difficoltà diventa risorsa.

Dr. Benedetto Fera, Psicologo esperto DSA e Neurodiversità.
Contatto Whatsapp: 3480019600

Il futuro dei DSA

“E se non trovi la tua strada, sono problemi tuoi”

Mi circola in testa questa frase da qualche giorno pensando al fatto che l’educazione di tipo scolastica pur provvedendo all’istruzione, non provvede alla crescita personale individuale.

La parola “crescita personale” può sembrare uno slogan new age, in realtà è la base che ogni individuo dovrebbe avere.

Sento spesso parlare di crescita personale associata al mondo degli adulti, questo perché molte persone non hanno ancora trovato la propria strada, cercano dei percorsi di crescita personale per scoprire le proprie potenzialità e sfruttarle.

È proprio vero, non tutti riconoscono le proprie potenzialità, sopratutto quando vengono considerate di second’ordine o addirittura inutili.

Ad esempio la creatività e la sensibilità che sono alla base dell’arte, sembrano argomenti vacui che vengono poco presi in considerazione dal mondo scolastico.

Di certo una mente creativa, non si nutre di nozioni imparate a memoria, ma è stimolata quando può usare la creatività nella sua specifica maniera.

Dopo anni passati in classe, la tua vita si trasforma lentamente in un surrogato di te stesso.

Non sai più chi sei, e ti convinci che se non sai fare le cose come gli altri, vieni etichettato come una persona che nella vita non avrà successo.

Come il caso di Valeria Cagnina, una ragazza del 2001 che aveva già intrapreso autonomamente la strada della robotica, portando importantissime innovazioni in questo campo e diventando tra le prime 5 donne al mondo più influenti nel settore.

Eppure la sua scuola non ha previsto un riconoscimento per il successo di Valeria, anzi, ha rischiato la bocciatura per le assenze e lo scarso rendimento.

La ragazza ha scelto di diplomarsi privatamente e spiccare il volo nella sua nuova azienda di robotica, attraverso la quale è riuscita anche a creare un modello educativo sperimentale e personalizzato.

Questo è solo un esempio tra tante migliaia, che descrivono come la scuola ha trasformato profondamente la nostra personalità nel bene e nel male.

Molti di noi portano ancora addosso un grande senso di insoddisfazione per non aver ancora trovato la propria strada e non aver trovato nessuno che li aiutasse a capire le proprie abilità.

Perché a scuola non aiutiamo i bambini a crescere secondo le proprie capacità e non secondo degli standard predefiniti?

È una domanda che mi faccio da molto tempo ormai, sopratutto da quando ho capito che il mondo è cambiato tanto, ma la scuola non è cambiata affatto.

Letture consigliate: La scuola dei miei sogni clicca qui

Benny Fera
Psicologo dislessico e Autore

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Mi piace la maestra che sorride

Tornavo dalle poste e avevo davanti a me una bambina con la mano stretta in quella della sua mamma.

La mamma curiosa le chiedeva come fosse andata e cosa avessero fatto in classe.

In particolare si disquisiva sulla maestra preferita.

“Mamma mi piace la maestra Claudia!”

“E come mai è la tua preferita? perché spiega bene?”

“No mamma, perché è quella che sorride di più!”

Infondo spesso noi adulti ci perdiamo in un marasma di nozioni e tecnicismi, pensando come rendere l’apprendimento accessibile a tutti.

Ma in realtà basta poco per ottenere l’attenzione dei bambini.

Affetto ed empatia, sono gli elementi che aprono la relazione all’emotività, il primo fondamentale passo per costruire un rapporto di fiducia tra studente e insegnante.

Il piccolo studente, fuori dalla famiglia, non cerca altro che un nuovo punto di riferimento che risulti familiare, un porto sicuro dove chiedere aiuto al momento del bisogno.

Sono bambini, e per questo hanno bisogno di figure accoglienti che ancora una volta si prendano cura di loro.

Cosa succede quando un bambino non trova una figura di riferimento fuori dalla famiglia?

Si perde!

Sembra spaesato e sopratutto chiude tutti i canali dell’apprendimento.

Non serve essere degli insegnanti preparati per insegnare, serve avere il cuore aperto e approcciarsi in modo naturale.

Benny Fera
Psicologo dislessico e autore
Formatore DSA

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Una volta i mancini venivano costretti a scrivere con la destra, cosa stiamo facendo oggi con i DSA?

Un giorno ricorderemo tutto questo come un brutto sogno

Lo sapevate che una volta i mancini venivano costretti a scrivere con la destra?

Il motivo era di origine religioso, la mano sinistra veniva considerata la mano del diavolo.

🧠 Lo sapevi? La forzatura del mancinismo era un errore basato sulla non conoscenza del cervello. Spesso, chi è mancino ha una lateralizzazione diversa che può essere associata a un modo differente di apprendere, proprio come accade nei DSA. Se vuoi approfondire come funziona la mente di chi apprende in modo non convenzionale, ne parlo ampiamente nel mio manuale “Il Potenziale DSA”.

Continua a leggere “Una volta i mancini venivano costretti a scrivere con la destra, cosa stiamo facendo oggi con i DSA?”

Scolarizzare i bambini del 2020!

Cerchiamo di capire il senso della scolarizzazione nel 2020, ha senso l’educazione che stiamo dando ai bambini?

Siamo quasi approdati nel 2020 e l’unica istituzione che si evolve troppo lentamente è la scuola.

La domanda di oggi è: “ha senso tenere i bambini in classe ad ingurgitare nozioni, quando la fuori il mondo corre alla velocità della luce?”

“esattamente a cosa stiamo preparando i bambini?”

Continua a leggere “Scolarizzare i bambini del 2020!”

“L’anno prossimo la rivolto come un calzino” disse l’insegnante

Testimonianza di una mamma terrorizzata dalle parole dell’insegnante.

Non molti giorni fa è venuta a colloquio da me una famiglia.

La richiesta era quella di dare “un’occhiata” alla propria figlia di 7 anni che si approccia alla seconda primaria.

Mi riferiscono lentezza nella lettura ed errori ricorrenti nella scrittura.

La prima cosa che mi ha colpito di questa bimba dagli occhi azzurri è stata la sua dolcezza la sua sensibilità.

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Hai mai pensato alla scuola come ad un luogo di crescita personale?

Una proposta di scuola che non sia solo voti e memorizzazione, ma anche un luogo di crescita per i giovani.

Nell’articolo precedente vi ho fatto una domanda.

clicca sul link se non hai ancora letto l’articolo: il metodo per DSA

Una domanda abbastanza difficile, considerando che tutti quanti siamo invischiati in un mondo chiamato “scuola” che ci ha sempre fatto pensare a: “educazione, apprendimento, istruzione”.

La domanda era rivolta a tutti, soprattutto ai genitori che hanno figli con DSA:

Che metodo si dovrebbe usare a scuola senza che ci sia bisogno dei metodi compensativi?

Sembra una domanda stupida, ma è abbastanza complessa.

Considerato che i DSA hanno una intelligenza nella norma, ci dovrà pur essere un modo in cui loro imparano!

Partiamo dal presupposto che a scuola non si apprende, ma si impara a memoria.

Sono pochi i casi in cui gli studenti trovino piacere o giovamento da quello che si studia in classe.

La maggior parte degli studenti si annoia, non trova interessi nella scuola e impara la lezione a pappagallo solo per la paura di prendere delle insufficienze.

Apprendere non vuol dire imparare a memoria sotto la minaccia di un voto, bensì la motivazione interiore di imparare qualcosa che ci interessa.

Secondo punto da smontare: non è assolutamente vero che l’apprendimento avviene soltanto attraverso la letto-scrittura.

Voi lo sapete vero?

L’esperienza diretta, la manualità, il gioco libero, video e documentari, sono elementi molto potenti.

Eppure a scuola passa tutto attraverso la scrittura e la lettura.

Strano vero?

In effetti è difficile mentalmente uscire da questo impasse.

Siamo stati tutti abituati alla vecchia scuola, non abbiamo mai provato a mettere in discussione tale metodo.

Adesso che c’è la Dislessia, iniziamo finalmente a pensarci…..

Cosa si sta facendo per il dislessici?

Il programma scolastico è rimasto uguale, sempre apprendimento passivo, sempre gli stessi argomenti, abbiamo solo modificato gli strumenti con cui i DSA possono apprendere, chiamati appunto strumenti compensativi.

Lo studente inoltre, può essere esente da alcune attività scolastiche per esso difficoltose (ed es. leggere ad alta voce, scrivere alla lavagna).

Questo vi sembra sufficiente?

Sembra che questa soluzione funzioni non molto bene.

Spesso genitori, alunni ed insegnanti hanno tanta difficoltà per diversi motivi che non sto qui ad elencare.

Ebbene ho sempre pensato che la soluzione non sia cambiare il modo di studiare degli studenti, ma dare la possibilità a tutti di sfruttare il proprio potenziale.

Per quanto lo studente con DSA possa essere felice di usare gli strumenti per raggiungere lo stesso livello degli altri, non sarai mai completamente felice di doversi adattare!

La mia domanda di ieri era altamente provocatoria, e come immaginavo le risposte che ho ricevuto non si distaccano molto dall’attuale scuola.

Bisogna un pò guardare oltre e pretendere molto di più.

Lungi da me dal dire che la lettura e la scrittura siano inutili, ma almeno cercare di far scegliere ai ragazzi gli argomenti di studio.

Infondo la scuola è fatta di giovani, è brutto pensare che essi non abbiano interessi, loro ne hanno, solo che a voi non piacciono.

Molto importante è anche l’esperienza di laboratorio.

I ragazzi hanno bisogno di sperimentare in tutti i campi della scienza, dello sport, dell’arte, anche senza attività strutturate.

Dovrebbero avere a disposizione tutti i mezzi per poter scegliere cosa gli piace davvero.

Perché devono essere gli adulti a scegliere?

Brutta abitudine quella di obbligare i giovani ad imparare quello che dice l’adulto!

Da adulti saranno abituati a subire le scelte dall’alto e ad avere poco senso critico.

Inoltre non avranno mai sviluppato i loro veri interessi, perché da giovani non hanno avuto la possibilità di conoscersi.

Per crescere una persona ha bisogno di conoscere

Rispondere alla domanda dell’articolo precedente diventa facile se pensiamo alla scuola come ad una fucina di crescita personale.

Conoscere non vuol dire obbligarlo a studiare delle materie ed avere un programma strutturato.

Conoscere vuol dire avere la possibilità scegliere ed avere a disposizione un ambiente arricchito che gli consenta di sperimentarsi.

è ovvio che in questo modo i famosi DSA avranno molti meno problemi, perché oltre a riconoscere i loro limiti nella scrittura e nella lettura, conosceranno anche i loro pregi, che vanno dalla creatività all’intuizione, dalla sensibilità all’empatia.

Immaginate una scuola dove vostro figlio DSA oltre ad essere riconosciuto come problematico nella lettura e nella scrittura, possa essere riconosciuto anche come un ottimo chitarrista, oppure molto bravo nella progettazione, o ancora un trascinatore nel campo della scienza e della biologia.

In questo modo, anche se i compagni e l’insegnante lo sentono leggere male non avranno in mente un ragazzo “difficile”, ma un ragazzo molto dotato in altre attività.

Ne va anche dell’autostima del ragazzo, che non prenderà troppo sul serio il fatto che ha difficoltà nella lettura, perché si riconosce essere più bravo in altre attività dove i suoi compagni falliscono.

Voi tutti sapete che i vostri figli hanno delle doti!

Ma nel mondo d’oggi, quelle riconosciute, sono solo quelle legate alla letto-scrittura.

Per approfondire il mio pensiero sulla scuola leggi il libro “la scuola dei miei sogni”

Benny Fera
Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Il metodo per i DSA

Da sempre la scuola è incentrata su lettere e numeri, un modo di apprendere piuttosto univoco che esclude i DSA.

Oggi voglio lanciare una provocazione.

Non vi sorprende vero?

E’ il mio stile.

Più che una provocazione, vorrei sollevare una riflessione e richiedere un vostro parere in merito a quanto segue.

In tutte le salse ormai abbiamo capito che la Dislessia e i DSA, non sono una malattia.

Pur avendo l’odiosa denominazione di “Disturbo”, non risulta esserci alcuna disfunzione o lesione a livello cerebrale che determini tale difficoltà.

Insomma si parla di una caratteristica cognitiva.

A quanto pare questa caratteristiche consiste in un cervello poco propenso alla letto-scrittura.

Come chiedere ad un mancino di scrivere con la destra.

in buona sostanza il problema è il metodo scolastico!

Finalmente lo abbiamo capito, questo è chiaro!

Si, ma non del tutto chiaro.

Infatti la tendenza è quella di mantenere il metodo tale e quale, ma cambiare le modalità di approccio ai DSA attraverso compensativi e dispensativi, insomma degli strumenti che aiutano il DSA ad essere alla pari degli altri.

Anche se la situazione è decisamente migliorata, ci sono ancora svariate problematiche da risolvere:

  • Genitori che non accettano la diagnosi
  • Alunni che non accettano la diagnosi
  • Insegnanti che non rispettano il PDP
  • Scuole in cui la dislessia è ancora sconosciuta
  • Alunni che usano i metodi compensativi ma vengono scherniti o bullizzati dai compagni di classe
  • Studenti che si sentono un pò “stupidi” a dover essere trattati diversamente dagli altri

Insomma la situazione è più complessa di quanto si pensi.

Oltre tutto i famosi dislessici non sono stupidi, quindi si rendono conto di essere trattati diversamente dagli altri, e per quanto noi adulti ci sforziamo di fargli capire che per lui quegli strumenti sono essenziali e non si deve preoccupare del giudizio dei compagni, e per quanto lui lo capisca e lo accetti, dobbiamo ammettere che non è una situazione facile nel vissuto quotidiano.

Immaginate succedesse a voi sul posto di lavoro, vi piacerebbe?

Insomma siamo in un momento di transizione, in cui più o meno abbiamo capito che il problema è il metodo.

Ma è meglio essere più chiari!

Il problema di metodo non si riferisce solo al “modo” di insegnare, ma anche al “come” imparare.

Da sempre la scuola è incentrata su lettere e numeri, un modo di apprendere piuttosto univoco che esclude molti studenti svantaggiati da questo punto di vista, come appunto i DSA.

Quindi è chiaro?

Il problema è la modalità di insegnamento che passa solo attraverso la letto-scrittura!

Adesso chiedo a voi:

Quale dovrebbe essere il metodo che metta il DSA in condizioni naturali di apprendimento?

Ripeto, per il dislessico non è naturale la letto-scrittura, ha altre doti, tipiche dell’emisfero destro del nostro cervello:

Creatività

Intuito

Capacità di sintesi

Immaginazione

Problem solving

Alta sensibilità

Io mi sono fatto un’idea abbastanza chiara sulle metodologie di apprendimento nei DSA e sui metodi scolastici di cui ho parlato nel libro “la scuola dei miei sogni”

Adesso però ho bisogno del vostro spassionato parere:

Come facciamo ad uscire da questo Impasse metodologico di cui la scuola soffre oggi?

Quale dovrebbe essere il metodo che metta il DSA nelle condizioni di apprendere con facilità?

Voglio aprire questo dibattito perché mi interessa che voi stessi siate pienamente consapevoli e attivi nella soluzione del problema.

Vi ringrazio in anticipo per le vostre eventuali risposte.

Dr. Fera Benedetto Psicologo esperto DSA; Formatore e scrittore Amazon.

Sarà la formazione a cambiare il destino dei DSA?

La scuola sta sbagliando direzione, lo dimostra la sofferenza e la noia della maggior parte dei giovani in classe.

Cari signori tutti,

Sono alquanto sgomento di quanto la situazione scuola e DSA sia in alto mare.

Mi rattrista guardare adulti che si impegnano nel capire sempre di più cosa non funziona in questi DSA.

Pur sapendo che è una caratteristica, la scienza continua a cercare il problema …

Alla ricerca spasmodica del gene implicato!

Alla ricerca spietata dei neuroni coinvolti.

A me viene da ridere!

Ma possibile che non vi rendiate conto che il problema non sono i DSA!?

Ma possibile che non vi rendiate conto che il 90% dei giovani trova la scuola inutile e noiosa?

Noi adulti abbiamo i paraocchi

Continuiamo a cercare il problema invece di mirare alla soluzione.

I giovani sono annoiati, e non vogliono studiare.

I giovani sono ansiosi rispetto ai voti!

I giovani non ritrovano nella scuola un valore aggiunto nella propria vita, ma solo una massacrante percorso da cui liberarsi il prima possibile.

Ma noi adulti a cosa guardiamo?

Ci arrabbiamo se nostro figlio non va bene a scuola.

Ma quanto è importante la scuola ai fini delle realizzazione personale o al fine della ricerca di un lavoro?

Genitori! Riflettere!

Ci sono insegnanti pieni di ego che se ne fregano di che problemi hai, guardano solo la tua prestazione e portano avanti il programma con i paraocchi.

Questi insegnanti ti riducono allo sfinimento, alla frustrazione, all’ansia.

Ci sono insegnanti che hanno capito tutto sulla dislessia, in pratica conoscono anche il nome della mamma del gene coinvolto nella difficoltà della lettura, ma non hanno un minimo di sensibilità verso la sofferenza dello studente!

Pensano solo a come deve usare i metodi compensativi e dispensativi.

Vi aggiorno sul fatto che molti DSA, se ne fregano di qualsiasi metodo ! E vogliono vivere una vita serena e tranquilla senza vedere la vostra faccia tutti i giorni.

Potete aver fatto 100 master e avere 10 lauree, ma per me non siete nessuno se non riuscire ad essere empatici ed a guardare la sofferenza che oggi nelle scuole dilaga.

La scuola è dei giovani, non delle macabre menti degli adulti !

Iniziate ad ascoltarli

Iniziate a chiedere cosa vorrebbero

Iniziate a guardarli per le loro qualità.

Iniziate a lavorare sui loro punti di forza.

So che ci sono insegnanti molto sensibili, e sono quelli che di solito seguono questo blog o vengono ai miei convegni.

Vorrei che questo articolo arrivasse ai sordi!

Quegli insegnati che ai miei convegni non ci vengono mai.

Mi ritrovo sempre costretto a fare un appello finale.

È l’istituzione scuola che non mette nelle condizione i giovani e gli insegnanti di lavorare bene.

Programmi, lezioni frontali, classi numerose, ambienti chiusi, nozioni antiquate, fanno della scuola un posto vecchio ed obsoleto.

Ma la scuola è fatta di persone e vorrei che il mio pensiero porti a riflettere ed a cambiare le cose.

Benny Fera Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
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