Come parli con tuo figlio? consigli pratici per il suo futuro

L’origine delle nevrosi negli adulti risale a come i genitori ci parlavano da bambini.

Tra le righe del libro “i bambini indaco” ho trovato qualcosa di davvero interessante che potrebbe essere utili ai genitori.

Molto spesso ci capita di rispondere in maniera istintiva e diretta ai nostri figli e questo pregiudica il loro sano sviluppo psicologico.

Molto spesso gli adulti parlano in modo tale che il bambino si sente non accolto, cattivo, un peso e un fastidio.

Questi messaggi sono estremamente dannosi per la crescita, l’apprendimento, l’impegno e la creatività dei bambini.

Messaggi che nella mente del bambino si traducono in “sono un bambino cattivo, qui non mi vogliono”.

Come facciamo a fare in modo che il bambino sviluppi un messaggio sano come: “Sono un bravo bambino; il mio mondo e positivo e pieno d’amore”?

I messaggi trasmessi ai bambini devono avere una natura più piacevole che dolorosa, e devono essere basati più sull’amore che sulla paura.

Dalla fiducia deriva un senso di unione e rispetto tra adulti e bambini.

Facciamo alcuni esempi pratici:

  1. Vostra figlia torna a casa coperta di fango e piangente. Vuole essere presa fra le braccia, trovare un rifugio lontano dalla delusione che ha ricevuto nel mondo fuori.

messaggio non accogliente: “non toccarmi con quelle mani sporche. Sei un disastro. stammi lontana!”

Messaggio accogliente: “Quando mi hai chiesto di prenderti in braccio pensavo ai miei vestiti che si sarebbero sporcati. Tu per me sei più importante dei vestiti. Andiamo a lavarci. Dopo di va di sederci sul divano, leggere un libro e farci un pò di coccole?”

2. Vostro figlio vi chiede attenzione nel bel mezzo di un momento stressante

Messaggio non accogliente: Alzate gli occhi al cielo mentre il bambino si avvicina e pensate: “ecco che arriva qualche problema”. Vi mettete in posizione di difesa.

Messaggio accogliente: Pensate all’amore di cui e vostro figlio avete bisogno e che potete scambiarvi. Lasciate che il vostro sguardo si ammorbidisca. Ora potete inviare un messaggio accogliente e affettuoso: “tu sei il benvenuto nella mia vita”.

3. I vostri figli vi fanno continuamente domande.

Messaggio non accogliente: Con tono di voce brusco, disinteressato e acuto dite: “adesso non è il momento, mi stai dando fastidio, vai sa un’altra parte”. Se usati continuamente questi messaggi fanno sentire il bambino non amato.

Messaggio accogliente: Modulate la vostra voce, fate respiri profondi che aiutano a rivitalizzare i vostri organi sopratutto quando siete stressati. Poi esercitatevi a parlare più a bassa voce e più lentamente.

4. siete all’aperto con vostro figlio.

Messaggio non accogliente: “non salire sullo scivolo, ti rompi il collo. Scendi giù che poi finiamo all’ospedale”. Oppure: “Non parlare con nessun estraneo. Ci sono persone strane ovunque. telefonami subito appena arrivi”. Aspettarsi continuamente il peggio riempie i vostri figli di paura, li mette a disagio e li fa stare sempre sul chi va là a livello fisico. Queste emozioni negative fanno si che nel loro organismo si liberino gli ormoni della paura, combattimento e fuga, che possono indebolire fortemente il sistema immunitario causando malattie come mal d’orecchi o disturbi della digestione.

Messaggio accogliente: ” so che abbiamo già parlato della sicurezza e di fare attenzione alle persone che non conosci. mi vuoi chiedere qualcosa prima di andare al concerto con i tuoi amici? So che oggi non ti succederà niente perché sai stare attento e prenderti cura di te. So che sai usare la testa insieme al cuore. Ricordati, puoi sempre telefonare a casa se vuoi parlare, intesi?”. Dichiarare affermativamente le azioni che vi aspettate dai figli rafforzerà in loro le corrette abitudini.

5. infrangere una promessa fatta a vostro figlio

Messaggio non accogliente: “smettila di frignare perché non siamo andati alla fiera con i tuoi cugini, vedrai che ti passa. Quando avevo la tua età nessuno mi portava in giro!”. In questo caso avente mancato di discutere le ragioni per cui avere infranto la vostra promessa. Un messaggio come questo lascia intendere che agli adulti non importa di certe cose, o che non si può avere fiducia in loro.

Messaggio accogliente: “ero cosi impegnato in un’altra cose che mi sono completamente dimenticato di portarti al luna park. mi dispiace. Se vuoi, parliamo di come ci sentiamo in questo momento.”

credo che nella vostra vita di genitore vi sia capitato talvolta di essere superficiali su alcuni messaggi mandati ai figli.

Non è certo semplice essere attenti alle risposte soprattutto nei momenti di grande stress.

Comunque è un sacrificio di cui vale la pena

Ne va del futuro dei vostri figli se non volete vedere replicare i vostri errori di adulti.

Bassa autostima, senso di colpa, sentirsi inadatti e sbagliati.

Sono sentimenti che si sviluppano nelle prime comunicazioni con i genitori.

Da oggi seguite queste piccole attenzioni

Ci vediamo nel prossimo articolo sempre dedicato alla comunicazione tra genitori e figli.

Se ti interessa approfondire il tema dell’educazione leggi il libro “la scuola dei miei sogni” clicca qui.

Benny Fera
Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

La pagella non è tanto diversa dallo scontrino del supermercato

Il bambino è un mondo aperto ed infinito, tu adulto con i tuoi voti e giudizi tendi alla repressione e a sottosviluppare anime e cervelli che potrebbero spiccare il volo

E i bambini sembrano tanta merce in vendita!

Era da un pò che non leggevo una pagella e sono rimasto sconcertato dalla freddezza e inutilità dei giudizi!

Ovviamente i modelli sono prestampati, quindi non c’è molta differenza tra una pagella e l’altra, a parte i voti e i giudizi come “adeguato o Elementare”.

In cosa esattamente ha fallito questo sistema?

Nel riconoscere le potenzialità di ogni bambino!

Siamo rimasti fermi sulla prestazione di contenuti che devono essere appresi in maniera passiva!

Devono essere imparati a memoria che ti piaccia o no!

Ed io bambino devo subire il tuo voto e il tuo giudizio senza diritto di replica!

La scuola si barrica dietro un tacito accordo che è “io so tutto e tu devi imparare” oppure “devi rispettare delle regole” o ancora “se il bambino non impara c’è qualcosa che non va nel bambino”

Ormai tutto questo suona strano perché nel 2019 siamo arrivati già ampiamente a capire che non è la memorizzazione di nozioni che costruisce una persone!

Ciò che costruisce una persona è il riconoscimento delle proprie abilità, delle proprie propensioni, di essere riconosciuto nelle sue specialità!

Invece no, la scuola ci dice che se tu sei lento, oppure leggi male, sei tu che non funzioni!

Siamo in una scuola che crede che i bambini abbiano bisogno di essere tenuti al guinzaglio, seduti per ore, costretti ad ascoltare lezioni a cui non sono interessati.

Oramai il voto e il giudizio sono diventati una minaccia, di cui la scuola si fa scudo per non incombere al suo dovere.

Siamo chiusi dietro un muro di acciaio e supponenza.

Chi sei tu adulto per giudicare un bambino!

Il bambino è un mondo aperto ed infinito, tu adulto con i tuoi voti e giudizi tendi alla repressione e a sottosviluppare anime e cervelli che potrebbero spiccare il volo

Questo ci fa capire quanto indietro siamo e quanta poca cura ci sia nei rapporti interpersonali ed alla cura della persona

Classi numerose e bambini trattati come polli!

Facce di bambini deluse da pagelle sterili senza emozioni che lasciano un senso di sgomento dopo tanti sacrifici fatti!

Si! ci sono bambini sensibili che davanti ad un giudizio “sufficiente” restano tristi, senza più la voglia di combattere contro un sistema che non li ascolta, che non li comprende…

Quando inizierà per loro la vita?

Dobbiamo aspettare la fine della scuola?

Benny Fera
Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Lezioni di matematica e le tette di Sonia

Non ho idea di quanto i miei genitori abbiano speso per le ripetizioni di matematica

Ricordo solo che il prof da cui andavo il pomeriggio fumava come un turco

Ed era una cosa che mi piaceva, in quanto potevo fumare insieme a lui all’insaputa dei miei genitori.

Ricordo perfettamente che dopo svariati tentativi, riuscivo finalmente ad imparare il meccanismo delle equazioni, le ripetevo così tante volte, che alla fine sapevo farle a macchie !

Ma vogliamo parlare dei teoremi?

Una vera e propria tortura

Mi sentivo un deficiente a ripetere il teorema decine e decine di volte !!

Non lo avrei mai capito !! Dovevo impararlo a memoria!

Ricordo che dopo là centesima volta avevo le allucinazione e le parole non avevano più alcun senso.

Avete presente il teorema di Pitagora ?

“La somma dell’area dei quadrati costruiti sui cateti è uguale all’area del quadrato costruito sull’ipotenusa”

Per me non ha mai avuto senso!

Per quante volte lo ripetessi a memoria, il girono dopo in classe non ricordavo nulla!

Solo a 30 anni ho capito il teorema di Pitagora guardando l’immagine

“Il quadrato grande è uguale agli altri due insieme”

Ma io lo dico !! Non è più semplice impararlo così, che perdere ore e cervello ad imparare qualcosa a memoria ?

Ma poi io dico … si può chiedere nella piena età di sviluppo di imparare a memoria questa roba pesante?

Ricordo che da ragazzino non riuscivo affatto ad applicarmi sullo studio perché mi venivano sempre in mente le tette della compagna di bambocci!!

Ah!! A proposito !!

Un’altra cosa che la scuola non fa “educazione sessuale”!

Ma non quella pallida che si fa a scienze !

Parlo di confrontarsi con gli studenti con domande aperte sulla sessualità !

Purtroppo in Italia il sesso è ancora tabù, infatti ci sono ancora adolescenti che fanno sesso ma non sanno nemmeno come si mette un preservativo…

Eppure il sesso è l’argomento che agli adolescenti piace di più, lo stanno sperimentando sul loro corpo!

Parlare di sesso con gli adolescenti è come segnare a porta vuota!

Vabbè … buon Natale a tutti

Se mi avessero regalato un libro a Natale

Ti voglio fare un piccolo regalo per natale, leggi l’articolo e troverai una sorpresa finale

Mi viene in mente un broncio lungo fino al pavimento se mi avessero regalato un libro a Natale.

Lo ammetto, non sono mai stato un grande lettore

Odiavo profondamente i libri

La scuola era la mia bestia nera

In particolare  libri di testo scolastici mi facevano venire la gastrite solo a vederli da lontano

Per questo motivo ho odiato i libri

Ho odiato i libri perché ingenuamente ho sempre pensato che i libri fossero tutti “schifosi” come quelli scolastici.

Ricordo che mio fratello leggeva parecchi fumetti di Dylan Dog, infatti cercavo sempre di evitarlo

Quando vedevo una persona leggere, mi faceva rabbia e infondo anche un pò invidia!

Ma non ci volevo pensare, preferivo passare il tempo all’aria aperta ed avevo dichiarato guerra ai libri.

Ho incontrato molte persone nella mia vita da giovane che mi parlavano della bellezza della lettura, sopratutto le ragazzine che frequentavo.

Mettevo subito in chiaro che per me i libri erano un tabù

Solo parlare di libri con me avrebbe compromesso la relazione!

Ed oggi?

Cosa e successo?

Leggo 3 o 4 libri ala volta a rotazione

Credo di leggere almeno 2 libri al mese

Come mai?

Ho scoperto che i libri non sono tutti come quelli scolastici: pieni di nozioni e contenuti freddi!

Esistono libri che riescono a passarti contenuti nobili e profondi con un linguaggio discorsivo e caldo.

Libri ed argomenti che hanno catturato la mia attenzione.

Libri che definisco un vero e proprio viaggio 

Ahimè mi definisco un ignorante, proprio perché ignoravo l’esistenza di questi libri straordinari…

L’alto apprezzamento per un certo tipo di scrittura che io definisco emotivo, creativo, ha catturato la mia attenzione a tal punto che ho deciso di  scrivere un libro.

Diverso, schietto, sincero, emozionante, scorrevole, da cui non riesci a staccarti!

In vista di Natale voglio regalarti le prime 10 pagine di ognuno dei miei libri, in modo tale da assaggiarli un po’ e decidere se metterne uno sotto il tuo albero di natale.

Aggiungo qui sotto una lista con il nome di ogni libro e il link a cui puoi leggere le prime 10 pagine:

Buona lettura e … buon natale

Mio figlio non va bene a scuola chi se ne occupa?

Non mi è ben chiaro il ruolo della scuola rispetto ai bambini che non riescono a raggiungere risultati scolastici ottimali!

Non mi è ben chiaro del ruolo educativo della scuola verso i bambini!

Non mi è ben chiaro il ruolo della scuola rispetto ai bambini che non riescono a raggiungere risultati scolastici ottimali!

Mi sembra che qualcuno si sia arreso e non si voglia prendere la responsabilità di aiutare questi bambini.

Il momento dei colloqui scolastici a cosa serve esattamente?

Per quei bambini che vanno male a scuola è un incubo perché già sanno che tutte le responsabilità del loro cattivo rendimento verrano imputate a lui.

È uno scarica barile, i professori ammoniscono i genitori perché il figlio non studia abbastanza, che non si impegna, e i genitori ammoniscono il figlio.

Se la scuola non se ne occupa, saranno i genitori a doverlo fare..

Esattamente qual’è il ruolo del genitore?

Non certo quello di memorizzare nozioni o di passare il tempo a studiare con il figlio!

Il ruolo del genitore è ben diverso da quello dell’insegnante

Il genitore ha un ruolo educativo verso il figlio che esula dall’istruzione scolastica.

Quindi chi si occupa dei bambini che vanno male a scuola?

Per la maggior parte dei casi se ne occupano i genitori a casa o il doposcuola.

Quindi la scuola a fallito?

Quindi a che è servita la scuola al bambino con scarso rendimento? quel bambino che ce la mette tutta ma non riesce?

A niente, se non ad abbassare il suo livello di autostima e magari a renderlo ansioso ed oppositivo!

Qual’è la responsabilità della scuola verso questi bambini?

Se va tutto bene, siamo apposto…

Se un bambino va male il problema non è più della scuola….

Se la scuola si occupa di formazione, nessuno dovrebbe esserne escluso…

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In una scuola tutta pratica i DSA sarebbero i primi della classe!

Cosa succederebbe ai bambini senza DSA in una scuola solo pratica?
Avrebbero bisogno di metodi compensativi alla creatività!

Immaginate una scuola al contrario

Una scuola dove si fa solo pratica…

Laboratori di scienze, arte, bricolage!

Immaginate una scuola dove invece di lettere e numeri ci sono solo “cosa da fare e da creare”

É soltanto una fantasia certo!

Non sarebbe giusto fare una scuola SOLO PRATICA!

E per quale motivo oggi facciamo una scuola SOLO TEORIA?

Non ti suona assurdo?

Infatti ognuno di noi ha delle peculiari abilità

C’è chi è più bravo a memorizzare

C’è chi è più bravo a creare…

É il caso dei DSA, che sono molto portati per la pratica creativa e molto meno per la memorizzazione di nozioni…

Cosa succederebbe in una scuola solo pratica?

Beh ovviamente i DSA sarebbero i primi della classe

E i normolettori?

Cosa succederebbe ai bambini che leggono e scrivono bene e che memorizzano in fretta?

Beh loro avrebbero bisogno di metodi compensativi alla creatività!

Il cervello dei normolettori è più portato per il ragionamento logico e sequenziale, quindi nella pratica avrebbero bisogno del classico libretto di istruzioni.

Un libretto di istruzioni che gli indichi dall’inizio alla fine come procedere per svolgere un compito pratico.

Per il DSA questo non è necessario, il suo cervello procede ad intuito, ad immagini, va per salti.

Il cervello dei DSa è più portato per trovare soluzioni dove apparentemente non esistono..

Ed ecco che in una scuola tutta pratica avremmo i DSA primi della classe con l’autostima a palla!

Allora che ne dite?

Sono i bambini che non funzionano?

Condividi questo articolo, facciamolo sapere a tutti!

Prova a leggere “la scuola dei miei sogni” potrebbe piacerti 😉

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Parliamo anche delle scuola superiori e i DSA

Non c’è nessuna distinzione tra scuola primaria e scuola secondaria! la scuola andrebbe rivoluzionata TUTTA!

Si lo so non si chiamano più “scuole superiori”, ma “scuola secondarie di secondo grado”

Cambiano i titoli, ma la storia è la stessa.

Spesso i genitori mi dicono “bisognerebbe parlare di più delle scuola superiori”

Perché, secondo voi, c’è un a differenza ?

Per me la scuola non funziona TUTTA!

Si dice che nelle scuole superiori c’è ancora meno formazione sui DSA. 

Genitori e ragazzi fanno fatica a tenere il passo.

C’è sempre il solito dislivello tra scuole che si occupano di DSA in maniera proficua ed altre che se ne fregano alla grande.

I ragazzi arrivano alle superiori in una fase di sviluppo psicofisico.

Per loro la scuola non diventa altro che un ritrovo, un punto di incontro dove conoscersi meglio e scambiarsi le ultime news su gossip, calcio, moda e musica.

Resta però sempre l’incombenza dei voti e dell’ansia da interrogazione e verifiche …

Tutto è facile per i cervelli sinistri, cioè quelli che memorizzano facilmente le nozioni, a loro basta una semplice spiegazione per mandare tutto a memoria.

Il problema è dei cervelli destri, spesso con DSA, che non hanno un cervello fatto per memorizzare, ma per creare.

Il loro cervello fa una fatica doppia, se non tripla.

I prof. Di questo non si rendono conto! Vedendo ragazzi grandi e sani pensano “devi applicarti di più”, senza sapere che quell’alunno il giorno prima è stato sui libri fino a notte fonda!

Come si risolve questo problema ?

Cambiando completamente la scuola!

Puntando sulla crescita personale dell’individuo e non sulla prestazione!

In fondo qual’è lo scopo della vita di ognuno di noi?

Realizzare se stessi nelle proprie passioni, lo dice anche Steve Jobs.

Steve ha pensato bene di lasciare gli studi e di intraprendere un progetto personale 

Steve non è meglio di nessuno, ha fatto solo una scelta 

Non voleva morire dietro qualcosa che non gli interessava 

Voleva vivere dietro qualcosa verso cui nutriva profonda passione e interesse.

Apple, Pixar, Iphone e tutti i gingilli che teniamo oggi nelle nostre mani sono opera sua!

Non solo!

Lui ha fatto innovazione!

Ha pensato che il grande computer, allora utilizzati solo da super specialisti in grandi aziende, dovevano diventare alla portata di tutti!!

Fu lui a creare il Personal Computer, un’esperienza personale in cui ognuno di noi può lavorare nel privato.

La scuola porta nuove invenzioni? 

MAI

La scuola porta innovazione?

NO

Quindi non dobbiamo parlare di scuola in base ai livelli!

Non c’è nessuna distinzione tra scuola primaria e scuola secondaria!

La scuola andrebbe rivoluzionata TUTTA!

Hai letto “la scuola dei miei sogni”? clicca qui 

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore

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Come stai studiando i DSA?

Un appello a tutti gli addetti ai lavori sui DSA

In questo articolo voglio fare appello ai miei colleghi psicologi che si occupano di Disturbi Specifici di Apprendimento.

Ma è rivolto anche a logopedisti, insegnanti, tutor DSA.

Insomma a tutti quelli che si occupano di disturbi di apprendimento.

Dove stai studiando questo problema?

La maggior parte dei professionisti che si occupano di DSA, sono spesso alle prese con la teoria.

Sono persone molto ben preparate teoricamente e credono di poter affrontare il problema solo con la teoria e gli strumenti tecnici che molti libri offrono sull’argomento DSA.

C’è solo un piccolo grande problema!

Senza cuore non vai da nessuna parte!

Non sto accusando i colleghi di essere senza cuore.

Sto dicendo che spesso ci lasciamo abbagliare dai titoli.

Siamo portati a pensare che studiando molto la teoria e prendendo buoni voti all’università, possiamo fare un lavoro con i bambini.

Assolutamente non è cosi!

Prima di lavorare con i bambini DSA, devi sapere bene come pensano, cosa provano.

Devi conoscere le caratteristiche emotive ed empatiche del bambino, altrimenti non riuscirai ad avvicinarti nemmeno di un millimetro.

“chi si somiglia si piglia” si dice spesso, ma esiste anche il detto “gli opposti si attraggono”

io credo più al primo.

Credo che il lavoro con i DSA dovrebbe essere svolto da un altro DSA, cioè con la stessa forma mentis, con lo stesso stile cognitivo di elaborazione.

In questo caso mi rivolgo ai genitori: non vi lasciate abbagliare dalle etichette.

La preparazione di un professionista non è indicatore di una buona riuscita.

Scegliete chi parla con il cuore, quelle persone a cui brillano gli occhi, quelle persone che hanno la sensibilità a fior di pelle, solo queste persone potranno far sentire a suo agio vostro figlio.

I genitori spesso sono i più preparati sull’argomento DSA, se non fosse per il fatto che pensano che “la memoria a breve termine” sia una memoria corta!!

La memoria a breve termine è solo un processo durante la fase di memorizzazione che dura pochi secondi (di qui il nome “breve termine”), il fatto che si chiama “a breve termine” non vuol dire che sia più corta, ma è soltanto un passaggio per arrivare alla memoria a lungo termine

Tutti abbiamo la memoria a breve termine, non solo i DSA!

i DSA fanno più fatica a memorizzare concetti espressi in maniera astratta con le lettere e i numeri, diversamente se proviamo con immagini e schemi, la sua memoria funzionerà benissimo!

Un libro consigliato per capire a fondo il vissuto emotivo del DSA è sicuramente “il bambino dimenticato”.

Un libro scritto da uno psicologo dislessico che ha saputo colpire al cuore oltre che alla mente

Clicca qui per vedere il libro

Il bambino dimenticato Benny Fera

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Mio figlio è troppo emotivo

Il bambino emotivo è un osservatore ed è come un termometro, se lui sta bene, sta bene tutta la classe.

“Mi dai qualche consiglio per mio figlio? è troppo emotivo, si offende facilmente!”

Spesso mi chiedono di come gestire l’emotività nei bambini con DSA.

La sensibilità risulta essere una caratteristica molto legata all’emisfero destro del cervello.

Come sappiamo, le caratteristiche principali nel Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA), sono:

  • creatività
  • intuito
  • immaginazione
  • empatia
  • sensibilità

Queste caratteristiche sono tipiche dell’emisfero destro del nostro cervello, proprio quelle che nel DSA sono maggiormente sviluppate per una caratteristica genetica.

Tra queste caratteristiche spicca la sensibilità, che può essere un’arma a doppio taglio.

“Sente più forte” questa è la parola adatta

Le sensazioni sia corporee che psicologiche sono amplificate, basta un attimo per perdere la loro fiducia o per vederli imbronciati per un lungo periodo.

Come fare?

Un bambino che vive una vita serena difficilmente si mostrerà imbronciato.

Il problema di questo momento sociale, sopratutto a scuola, è che queste caratteristiche sono sottovalutate e non vengono prese in considerazione.

I programmi scolastici infatti sono ricolmi di nozioni a discapito dell’empatia.

In realtà, la comunicazione e la cura delle relazioni hanno un valore molto più grande per la vita umana.

Bisogna andare avanti con il programma: “in classe siamo in tanti e non c’è tempo per dedicarsi a tutti.”

Quantunque ci siano insegnanti che si dedicano alla cura delle relazione spesso ci sono bambini che comunque non apprezzano, perché il contesto scuola per loro è il primo ostacolo da superare.

Il bambino sensibile vive male in partenza in classe, in molti casi il bambino sensibile è anche DSA, quindi ha difficoltà con le materie di studio, e con i compiti a casa.

Possiamo usare tutto lo sforzo possibile per cercare di fargli capire che il voto è soltanto un numero e non identifica la persone, ma lui continuerà a svalutarsi, non solo per la stima che ha di se, ma anche per il dolore di non riuscire a soddisfare le aspettative degli adulti, genitori o insegnanti che siano.

I bambini sensibili ed emotivi hanno bisogno del loro spazio, del loro tempo, bisogna rispettare i loro ritmi, per loro la qualità del contesto è fondamentale per lavorare bene.

Spesso il contesto scuola non è ideale, per la poca cura che si ha delle relazioni.

Hanno bisogno di parlare, di sentirsi apprezzati, a loro non piace la competizione.

Per il bambino sensibile è la qualità delle emozioni che conta, la prestazione in fatto di numeri non è importante.

Per il bambino sensibile è importante sentirsi apprezzato per quello che è, sente il bisogno di sentirsi importante per gli altri e poter ricambiare la loro fiducia.

Il bambino emotivo è un osservatore ed è come un termometro, se lui sta bene, sta bene tutta la classe.

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore

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La responsabilità del genitore nel DSA del figlio – L’esperienza di Franca

Un messaggio per i genitori preoccupati che si sentono responsabili delle difficoltà del proprio figlio.

Buongiorno Benny,

Stanotte ho visto un film ‘MIO FIGLIO NON SA LEGGERE” tratto da un romanzo in cui viene fuori che nel primo anno di vita di un bambino si decide tutto il suo futuro.

É un film anni ’70 per cui non proprio attuale in quanto a conoscenze, ma nelle mille visite che abbiamo fatto io ed il mio bambino mai mi hanno detto che io, da mamma, potevo fare la differenza costringendolo a gattonare nel modo giusto o a leggere nonostante le difficoltà.

Non sono più riuscita a dormire e stamattina mi sento più demoralizzata che mai

Nella tristezza che vivo da anni si è aggiunto il senso di colpa.

Leggo e rileggo i tuoi libri e piango tutte le volte per te, per mio figlio, per tutti i bambini che devono faticare così tanto per ciò che gli spettava di diritto e invece la vita gli ha negato.

Ho aperto questo articolo con il messaggio di questa mamma perché volevo ringraziarla di cuore.

Mi sembra un ottimo spunto per portare tutti ad alcune riflessioni che spesso si perdono di vista.

Quanto è responsabile il genitore del DSA del figlio?

I genitori sono responsabili al 50% del DSA del proprio figlio.

La mamma e il papà trasmettono ai propri figli il 50% ognuno del loro patrimonio genetico.

Questo cosa vuol dire?

Vuol dire che se uno dei genitori ha gli occhi azzurri è molto probabile che anche il figlio li abbia.

Vuol dire che se un genitore soffre di miopia, probabilmente la passerà anche a suo figlio.

Insomma per farla breve, le caratteristiche dei genitori passano ai propri figli.

La dislessia non è una malattia!

Quando parliamo di DSA, parliamo di caratteristica, come avere gli occhi verdi, marroni o azzurri o avere i capelli rossi.

Quindi confermo che i genitori sono responsabili del DSA del proprio figlio.

Ma se i genitori sono sopravvissuti a questa caratteristica perché non dovrebbe farlo il proprio figlio?

Qual’è il vero problema?

  1. Il metodo scolastico non è adatto a tutti: ci sono persone più o meno portate alla letto-scrittura, per le loro caratteristiche cognitive.
  2. La scuola ha acquisito una credibilità inverosimile: non è vero che la scuola migliora la tua vita nel presente e nel futuro.

Per chi ama la scuola, la seconda postilla sarà un po’ scomoda, ma riflettiamoci su.

Molti bambini soffrono la scuola, odiano stare in classe seduti e chiusi, hanno difficoltà a leggere ed a scrivere eppure vengono costretti!

I bambini impareranno a leggere comunque, ognuno con i suoi tempi.

Purtroppo la scuola costringe a seguire tutti lo stesso programma con un ritmo serrato, è ovvio che seguendo tutti lo stresso programma, c’è chi arriverà prima e chi dopo.

Cosi come in una gara di corsa, è probabile che il bambino che legge male superi il bambino primo dell classe. Si confrontano su cose diverse e non possiamo essere bravi in tutto!

In secondo luogo la scuola non ti assicura un futuro.

Come sappiamo la scuola è tutta teoria, ti insegna ad imparare a memoria, ma cosa ti insegna per la vita?

Nulla, ti insegna ad obbedire, ti insegna che c’è sempre qualcuno che ti dice cosa fare!

Quando finirai l’università ti sentirai spaesato e non saprai cosa fare.

Il genitore può cambiare la genetica del figlio?

La mamma dice che se nel primo anno di vita avesse costretto suo figlio a gattonare avrebbe letto meglio.

A parte la discutibilità della forzatura; ed a parte che non è dimostrata una decisiva correlazione tra gattonamento e DSA (ci sono bambini che non hanno mai gattonato e non sono DSA), cosa è veramente importante per voi e per vostro figlio?

Se il vostro obiettivo è ottenere un figlio che sappia leggere bene e che prenda buoni voti a scuola allora vi invito a sperimentare questo “giochetto” del gattonamento.

A me sembra una crudeltà!

Sopratutto mi fa pensare che questa società ci sta portando verso la ricerca della perfezione in stile robot.

Ma la perfezione non esiste, esistono caratteristiche individuali, quindi questa “mania” è completamente fuori luogo.

Se invece il vostro obiettivo è avere un figlio felice vi conviene accettarlo per i suoi pregi e i suoi difetti!

Avete ragione, a scuola non lo fanno, mettono in risalto solo i difetti.

Quindi almeno voi genitori, accettate vostro figlio cosi com’è, lui ha bisogno di un porto sicuro, ha bisogno della vostra fiducia e del vostro sorriso, in questo modo cercheremo di tenere l’asticella dell’autostima un po’ più alta rispetto a quello che fanno a scuola.

E se ancora tu stesso genitore, hai bisogno di una botta di autostima ti consiglio di leggere “il bambino dimenticato“, la storia di un ragazzo DSA che nella vita ce l’ha fatta nonostante le difficoltà! clicca qui

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