Mio figlio non va bene a scuola chi se ne occupa?

Non mi è ben chiaro il ruolo della scuola rispetto ai bambini che non riescono a raggiungere risultati scolastici ottimali!

Non mi è ben chiaro del ruolo educativo della scuola verso i bambini!

Non mi è ben chiaro il ruolo della scuola rispetto ai bambini che non riescono a raggiungere risultati scolastici ottimali!

Mi sembra che qualcuno si sia arreso e non si voglia prendere la responsabilità di aiutare questi bambini.

Il momento dei colloqui scolastici a cosa serve esattamente?

Per quei bambini che vanno male a scuola è un incubo perché già sanno che tutte le responsabilità del loro cattivo rendimento verrano imputate a lui.

È uno scarica barile, i professori ammoniscono i genitori perché il figlio non studia abbastanza, che non si impegna, e i genitori ammoniscono il figlio.

Se la scuola non se ne occupa, saranno i genitori a doverlo fare..

Esattamente qual’è il ruolo del genitore?

Non certo quello di memorizzare nozioni o di passare il tempo a studiare con il figlio!

Il ruolo del genitore è ben diverso da quello dell’insegnante

Il genitore ha un ruolo educativo verso il figlio che esula dall’istruzione scolastica.

Quindi chi si occupa dei bambini che vanno male a scuola?

Per la maggior parte dei casi se ne occupano i genitori a casa o il doposcuola.

Quindi la scuola a fallito?

Quindi a che è servita la scuola al bambino con scarso rendimento? quel bambino che ce la mette tutta ma non riesce?

A niente, se non ad abbassare il suo livello di autostima e magari a renderlo ansioso ed oppositivo!

Qual’è la responsabilità della scuola verso questi bambini?

Se va tutto bene, siamo apposto…

Se un bambino va male il problema non è più della scuola….

Se la scuola si occupa di formazione, nessuno dovrebbe esserne escluso…

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In una scuola tutta pratica i DSA sarebbero i primi della classe!

Cosa succederebbe ai bambini senza DSA in una scuola solo pratica?
Avrebbero bisogno di metodi compensativi alla creatività!

Immaginate una scuola al contrario

Una scuola dove si fa solo pratica…

Laboratori di scienze, arte, bricolage!

Immaginate una scuola dove invece di lettere e numeri ci sono solo “cosa da fare e da creare”

É soltanto una fantasia certo!

Non sarebbe giusto fare una scuola SOLO PRATICA!

E per quale motivo oggi facciamo una scuola SOLO TEORIA?

Non ti suona assurdo?

Infatti ognuno di noi ha delle peculiari abilità

C’è chi è più bravo a memorizzare

C’è chi è più bravo a creare…

É il caso dei DSA, che sono molto portati per la pratica creativa e molto meno per la memorizzazione di nozioni…

Cosa succederebbe in una scuola solo pratica?

Beh ovviamente i DSA sarebbero i primi della classe

E i normolettori?

Cosa succederebbe ai bambini che leggono e scrivono bene e che memorizzano in fretta?

Beh loro avrebbero bisogno di metodi compensativi alla creatività!

Il cervello dei normolettori è più portato per il ragionamento logico e sequenziale, quindi nella pratica avrebbero bisogno del classico libretto di istruzioni.

Un libretto di istruzioni che gli indichi dall’inizio alla fine come procedere per svolgere un compito pratico.

Per il DSA questo non è necessario, il suo cervello procede ad intuito, ad immagini, va per salti.

Il cervello dei DSa è più portato per trovare soluzioni dove apparentemente non esistono..

Ed ecco che in una scuola tutta pratica avremmo i DSA primi della classe con l’autostima a palla!

Allora che ne dite?

Sono i bambini che non funzionano?

Condividi questo articolo, facciamolo sapere a tutti!

Prova a leggere “la scuola dei miei sogni” potrebbe piacerti 😉

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Parliamo anche delle scuola superiori e i DSA

Non c’è nessuna distinzione tra scuola primaria e scuola secondaria! la scuola andrebbe rivoluzionata TUTTA!

Si lo so non si chiamano più “scuole superiori”, ma “scuola secondarie di secondo grado”

Cambiano i titoli, ma la storia è la stessa.

Spesso i genitori mi dicono “bisognerebbe parlare di più delle scuola superiori”

Perché, secondo voi, c’è un a differenza ?

Per me la scuola non funziona TUTTA!

Si dice che nelle scuole superiori c’è ancora meno formazione sui DSA. 

Genitori e ragazzi fanno fatica a tenere il passo.

C’è sempre il solito dislivello tra scuole che si occupano di DSA in maniera proficua ed altre che se ne fregano alla grande.

I ragazzi arrivano alle superiori in una fase di sviluppo psicofisico.

Per loro la scuola non diventa altro che un ritrovo, un punto di incontro dove conoscersi meglio e scambiarsi le ultime news su gossip, calcio, moda e musica.

Resta però sempre l’incombenza dei voti e dell’ansia da interrogazione e verifiche …

Tutto è facile per i cervelli sinistri, cioè quelli che memorizzano facilmente le nozioni, a loro basta una semplice spiegazione per mandare tutto a memoria.

Il problema è dei cervelli destri, spesso con DSA, che non hanno un cervello fatto per memorizzare, ma per creare.

Il loro cervello fa una fatica doppia, se non tripla.

I prof. Di questo non si rendono conto! Vedendo ragazzi grandi e sani pensano “devi applicarti di più”, senza sapere che quell’alunno il giorno prima è stato sui libri fino a notte fonda!

Come si risolve questo problema ?

Cambiando completamente la scuola!

Puntando sulla crescita personale dell’individuo e non sulla prestazione!

In fondo qual’è lo scopo della vita di ognuno di noi?

Realizzare se stessi nelle proprie passioni, lo dice anche Steve Jobs.

Steve ha pensato bene di lasciare gli studi e di intraprendere un progetto personale 

Steve non è meglio di nessuno, ha fatto solo una scelta 

Non voleva morire dietro qualcosa che non gli interessava 

Voleva vivere dietro qualcosa verso cui nutriva profonda passione e interesse.

Apple, Pixar, Iphone e tutti i gingilli che teniamo oggi nelle nostre mani sono opera sua!

Non solo!

Lui ha fatto innovazione!

Ha pensato che il grande computer, allora utilizzati solo da super specialisti in grandi aziende, dovevano diventare alla portata di tutti!!

Fu lui a creare il Personal Computer, un’esperienza personale in cui ognuno di noi può lavorare nel privato.

La scuola porta nuove invenzioni? 

MAI

La scuola porta innovazione?

NO

Quindi non dobbiamo parlare di scuola in base ai livelli!

Non c’è nessuna distinzione tra scuola primaria e scuola secondaria!

La scuola andrebbe rivoluzionata TUTTA!

Hai letto “la scuola dei miei sogni”? clicca qui 

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore

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Come stai studiando i DSA?

Un appello a tutti gli addetti ai lavori sui DSA

In questo articolo voglio fare appello ai miei colleghi psicologi che si occupano di Disturbi Specifici di Apprendimento.

Ma è rivolto anche a logopedisti, insegnanti, tutor DSA.

Insomma a tutti quelli che si occupano di disturbi di apprendimento.

Dove stai studiando questo problema?

La maggior parte dei professionisti che si occupano di DSA, sono spesso alle prese con la teoria.

Sono persone molto ben preparate teoricamente e credono di poter affrontare il problema solo con la teoria e gli strumenti tecnici che molti libri offrono sull’argomento DSA.

C’è solo un piccolo grande problema!

Senza cuore non vai da nessuna parte!

Non sto accusando i colleghi di essere senza cuore.

Sto dicendo che spesso ci lasciamo abbagliare dai titoli.

Siamo portati a pensare che studiando molto la teoria e prendendo buoni voti all’università, possiamo fare un lavoro con i bambini.

Assolutamente non è cosi!

Prima di lavorare con i bambini DSA, devi sapere bene come pensano, cosa provano.

Devi conoscere le caratteristiche emotive ed empatiche del bambino, altrimenti non riuscirai ad avvicinarti nemmeno di un millimetro.

“chi si somiglia si piglia” si dice spesso, ma esiste anche il detto “gli opposti si attraggono”

io credo più al primo.

Credo che il lavoro con i DSA dovrebbe essere svolto da un altro DSA, cioè con la stessa forma mentis, con lo stesso stile cognitivo di elaborazione.

In questo caso mi rivolgo ai genitori: non vi lasciate abbagliare dalle etichette.

La preparazione di un professionista non è indicatore di una buona riuscita.

Scegliete chi parla con il cuore, quelle persone a cui brillano gli occhi, quelle persone che hanno la sensibilità a fior di pelle, solo queste persone potranno far sentire a suo agio vostro figlio.

I genitori spesso sono i più preparati sull’argomento DSA, se non fosse per il fatto che pensano che “la memoria a breve termine” sia una memoria corta!!

La memoria a breve termine è solo un processo durante la fase di memorizzazione che dura pochi secondi (di qui il nome “breve termine”), il fatto che si chiama “a breve termine” non vuol dire che sia più corta, ma è soltanto un passaggio per arrivare alla memoria a lungo termine

Tutti abbiamo la memoria a breve termine, non solo i DSA!

i DSA fanno più fatica a memorizzare concetti espressi in maniera astratta con le lettere e i numeri, diversamente se proviamo con immagini e schemi, la sua memoria funzionerà benissimo!

Un libro consigliato per capire a fondo il vissuto emotivo del DSA è sicuramente “il bambino dimenticato”.

Un libro scritto da uno psicologo dislessico che ha saputo colpire al cuore oltre che alla mente

Clicca qui per vedere il libro

Il bambino dimenticato Benny Fera

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Mio figlio è troppo emotivo

Il bambino emotivo è un osservatore ed è come un termometro, se lui sta bene, sta bene tutta la classe.

“Mi dai qualche consiglio per mio figlio? è troppo emotivo, si offende facilmente!”

Spesso mi chiedono di come gestire l’emotività nei bambini con DSA.

La sensibilità risulta essere una caratteristica molto legata all’emisfero destro del cervello.

Come sappiamo, le caratteristiche principali nel Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA), sono:

  • creatività
  • intuito
  • immaginazione
  • empatia
  • sensibilità

Queste caratteristiche sono tipiche dell’emisfero destro del nostro cervello, proprio quelle che nel DSA sono maggiormente sviluppate per una caratteristica genetica.

Tra queste caratteristiche spicca la sensibilità, che può essere un’arma a doppio taglio.

“Sente più forte” questa è la parola adatta

Le sensazioni sia corporee che psicologiche sono amplificate, basta un attimo per perdere la loro fiducia o per vederli imbronciati per un lungo periodo.

Come fare?

Un bambino che vive una vita serena difficilmente si mostrerà imbronciato.

Il problema di questo momento sociale, sopratutto a scuola, è che queste caratteristiche sono sottovalutate e non vengono prese in considerazione.

I programmi scolastici infatti sono ricolmi di nozioni a discapito dell’empatia.

In realtà, la comunicazione e la cura delle relazioni hanno un valore molto più grande per la vita umana.

Bisogna andare avanti con il programma: “in classe siamo in tanti e non c’è tempo per dedicarsi a tutti.”

Quantunque ci siano insegnanti che si dedicano alla cura delle relazione spesso ci sono bambini che comunque non apprezzano, perché il contesto scuola per loro è il primo ostacolo da superare.

Il bambino sensibile vive male in partenza in classe, in molti casi il bambino sensibile è anche DSA, quindi ha difficoltà con le materie di studio, e con i compiti a casa.

Possiamo usare tutto lo sforzo possibile per cercare di fargli capire che il voto è soltanto un numero e non identifica la persone, ma lui continuerà a svalutarsi, non solo per la stima che ha di se, ma anche per il dolore di non riuscire a soddisfare le aspettative degli adulti, genitori o insegnanti che siano.

I bambini sensibili ed emotivi hanno bisogno del loro spazio, del loro tempo, bisogna rispettare i loro ritmi, per loro la qualità del contesto è fondamentale per lavorare bene.

Spesso il contesto scuola non è ideale, per la poca cura che si ha delle relazioni.

Hanno bisogno di parlare, di sentirsi apprezzati, a loro non piace la competizione.

Per il bambino sensibile è la qualità delle emozioni che conta, la prestazione in fatto di numeri non è importante.

Per il bambino sensibile è importante sentirsi apprezzato per quello che è, sente il bisogno di sentirsi importante per gli altri e poter ricambiare la loro fiducia.

Il bambino emotivo è un osservatore ed è come un termometro, se lui sta bene, sta bene tutta la classe.

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore

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La responsabilità del genitore nel DSA del figlio – L’esperienza di Franca

Un messaggio per i genitori preoccupati che si sentono responsabili delle difficoltà del proprio figlio.

Buongiorno Benny,

Stanotte ho visto un film ‘MIO FIGLIO NON SA LEGGERE” tratto da un romanzo in cui viene fuori che nel primo anno di vita di un bambino si decide tutto il suo futuro.

É un film anni ’70 per cui non proprio attuale in quanto a conoscenze, ma nelle mille visite che abbiamo fatto io ed il mio bambino mai mi hanno detto che io, da mamma, potevo fare la differenza costringendolo a gattonare nel modo giusto o a leggere nonostante le difficoltà.

Non sono più riuscita a dormire e stamattina mi sento più demoralizzata che mai

Nella tristezza che vivo da anni si è aggiunto il senso di colpa.

Leggo e rileggo i tuoi libri e piango tutte le volte per te, per mio figlio, per tutti i bambini che devono faticare così tanto per ciò che gli spettava di diritto e invece la vita gli ha negato.

Ho aperto questo articolo con il messaggio di questa mamma perché volevo ringraziarla di cuore.

Mi sembra un ottimo spunto per portare tutti ad alcune riflessioni che spesso si perdono di vista.

Quanto è responsabile il genitore del DSA del figlio?

I genitori sono responsabili al 50% del DSA del proprio figlio.

La mamma e il papà trasmettono ai propri figli il 50% ognuno del loro patrimonio genetico.

Questo cosa vuol dire?

Vuol dire che se uno dei genitori ha gli occhi azzurri è molto probabile che anche il figlio li abbia.

Vuol dire che se un genitore soffre di miopia, probabilmente la passerà anche a suo figlio.

Insomma per farla breve, le caratteristiche dei genitori passano ai propri figli.

La dislessia non è una malattia!

Quando parliamo di DSA, parliamo di caratteristica, come avere gli occhi verdi, marroni o azzurri o avere i capelli rossi.

Quindi confermo che i genitori sono responsabili del DSA del proprio figlio.

Ma se i genitori sono sopravvissuti a questa caratteristica perché non dovrebbe farlo il proprio figlio?

Qual’è il vero problema?

  1. Il metodo scolastico non è adatto a tutti: ci sono persone più o meno portate alla letto-scrittura, per le loro caratteristiche cognitive.
  2. La scuola ha acquisito una credibilità inverosimile: non è vero che la scuola migliora la tua vita nel presente e nel futuro.

Per chi ama la scuola, la seconda postilla sarà un po’ scomoda, ma riflettiamoci su.

Molti bambini soffrono la scuola, odiano stare in classe seduti e chiusi, hanno difficoltà a leggere ed a scrivere eppure vengono costretti!

I bambini impareranno a leggere comunque, ognuno con i suoi tempi.

Purtroppo la scuola costringe a seguire tutti lo stesso programma con un ritmo serrato, è ovvio che seguendo tutti lo stresso programma, c’è chi arriverà prima e chi dopo.

Cosi come in una gara di corsa, è probabile che il bambino che legge male superi il bambino primo dell classe. Si confrontano su cose diverse e non possiamo essere bravi in tutto!

In secondo luogo la scuola non ti assicura un futuro.

Come sappiamo la scuola è tutta teoria, ti insegna ad imparare a memoria, ma cosa ti insegna per la vita?

Nulla, ti insegna ad obbedire, ti insegna che c’è sempre qualcuno che ti dice cosa fare!

Quando finirai l’università ti sentirai spaesato e non saprai cosa fare.

Il genitore può cambiare la genetica del figlio?

La mamma dice che se nel primo anno di vita avesse costretto suo figlio a gattonare avrebbe letto meglio.

A parte la discutibilità della forzatura; ed a parte che non è dimostrata una decisiva correlazione tra gattonamento e DSA (ci sono bambini che non hanno mai gattonato e non sono DSA), cosa è veramente importante per voi e per vostro figlio?

Se il vostro obiettivo è ottenere un figlio che sappia leggere bene e che prenda buoni voti a scuola allora vi invito a sperimentare questo “giochetto” del gattonamento.

A me sembra una crudeltà!

Sopratutto mi fa pensare che questa società ci sta portando verso la ricerca della perfezione in stile robot.

Ma la perfezione non esiste, esistono caratteristiche individuali, quindi questa “mania” è completamente fuori luogo.

Se invece il vostro obiettivo è avere un figlio felice vi conviene accettarlo per i suoi pregi e i suoi difetti!

Avete ragione, a scuola non lo fanno, mettono in risalto solo i difetti.

Quindi almeno voi genitori, accettate vostro figlio cosi com’è, lui ha bisogno di un porto sicuro, ha bisogno della vostra fiducia e del vostro sorriso, in questo modo cercheremo di tenere l’asticella dell’autostima un po’ più alta rispetto a quello che fanno a scuola.

E se ancora tu stesso genitore, hai bisogno di una botta di autostima ti consiglio di leggere “il bambino dimenticato“, la storia di un ragazzo DSA che nella vita ce l’ha fatta nonostante le difficoltà! clicca qui

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