Il Bambino Dimenticato – recensioni a 5 stelle

Cosa dicono i lettori del Bambino Dimenticato

Recensioni Il bambino dimenticato di Benny Fera

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Dislessia: quale scuola?

Manuale per i genitori che intendono avviare un percorso formativo personalizzato per i propri figli.

Link di acquisto: DISLESSIA: quale scuola? Se sei un genitore di un bambino dislessico, conosci benissimo le difficoltà e le frustrazione che tuo figlio deve subire ogni giorno. La dislessia non è una malattia, ma una mente con specifiche caratteristiche. Il cervello del dislessico è propenso al pensiero visivo, apprende attraverso le immagini. Una mente siffatta risulta avere poca dimestichezza con numeri e lettere scritti. Infatti a scuola il bambino dislessico è spesso disorientato e distratto, semplicemente perché nutre poco interesse verso del materiale a lui poco affine. Nel manuale “Dislessia: quale scuola?” potrai trovare delle informazioni interessanti per avviare un approccio di scuola differente. Attraverso la legge sull’educazione parentale possiamo esimere il bambino dal carico scolastico ed intraprendere un percorso di studi personalizzato fuori dalla scuola. Nel manuale troverai un approccio basato sull’esperienza diretta e solo dopo all’apprendimento di nozioni. La scuola pubblica attualmente non ha più valore, in quanto basata sulla produzione di operai durante il periodo dell’industrializzazione. Oggi che il periodo industriale è agli sgoccioli, bisogna dar vita allo sviluppo del senso critico, al senso di responsabilità, bisogna alimentare un cervello attivo e curioso per dare la possibilità agli adulti di domani di creare il proprio lavoro. Questo manuale è un’alternativa alla sofferenza che vedo tutti i giorni negli occhi dei bambini dislessici. Un’alternativa alla frustrazione che tutti i giorni i genitori devono subire nel mondo della scuola pubblica. L’alternativa è possibile, ed è ad un passo da te. Buona lettura 🙂 leggi le prime 10 pagine clicca qui Link di acquisto manuale: Dislessia: Quale scuola? Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe .

Il diritto del bambino al rispetto

Bellissimo libro quello del dottor Korczak dal titolo “il diritto del bambino al rispetto” Un pediatra votato all’educazione e alla difesa dei diritti dei bambini al tempo delle dittature. Lo definirei un manuale. Contiene tutte le informazioni sul punto di vista del bambino, che noi adulti non vediamo. La tendenza del l’adulto è quella di prevaricare i bambini. Di usare la forza fisica e psicologica su di loro. La naturale libertà del bambino, mette in difficoltà l’adulto che vive in schemi prestabiliti. Mi ha riportato indietro nel tempo. Quando ero piccolo, le fatiche che dovevo sopportare a causa della scuola erano enormi. Costretto a stare attento e immobile in classe. Costretto a studiare a casa con la forza. Urlavo spesso ai miei genitori: “Io non dovevo nascere! Perché mi avete fatto nascere!” Parole dettate dalla sofferenza. Leggete il libro è liberatevi dal pregiudizio, i bambini vi faranno conoscere la libertà che avete dimenticato. Clicca qui per acquistare il libro Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe

Le aquile sono nate per volare: caratteristiche dislessiche

“In particolare, la loro sensibilità agli odori, ai rumori e al tatto: la loro sensibilità agli stimoli esterni è tale che hanno difficoltà a filtrarli.

Il senso del tatto è quello che spicca di più: non sopportano la lana e le etichette dei vestiti sulla pelle. Sono molto esigenti su quello che indossano. Amano abbracciare ed essere abbracciati, ma solo quando piace a loro, cioè odiano essere toccati senza preavviso.”

Queste parole mi hanno fatto sobbalzare, non potevo credere ai miei occhi, mi ci sono ritrovato completamente. Mai avrei pensato che sono caratteristiche comuni alla maggior parte delle persone dislessiche. Adesso andiamo avanti nella meravigliosa scoperta del mondo DSA:

“Il loro stile di apprendimento è «tutto o niente», con delle illuminazioni improvvise chiamate aha phenomenon. Una volta che l’apprendimento di un fatto ha preso piede, esso crea un cambiamento permanente nella comprensione e nella consapevolezza del bambino. Egli apprende meglio se gli sono dati molti stimoli, materiale complesso e superiore, presentato con un andamento veloce.”

Ho sempre preferito le sintesi di concetti complessi, piuttosto che con lunghe spiegazioni, per me noiose. Pensavo di essere “strano”, invece per una mente visiva è importantissima la sintesi. Non è mai una conoscenza specifica di un determinato argomento, è sempre una rete di conoscenze che si va a legare con tutte le altre che già possiedo. Un cervello senza compartimenti. E ancora nel libro viene messa in evidenza ciò che per un dislessico è ARABO:

“Memorizzare e fare esercitazioni in modo ripetitivo è realmente dannoso per gli studenti visuo-spaziali giacché vengono enfatizzati i punti deboli invece dei loro punti di forza

La lettura è completamente inutile e irrilevante al loro stile di apprendimento, per cui è normale che nascano delle incomprensioni da parte degli insegnanti, come è già stato detto.

Per gli studenti visuo-spaziali con problemi nell’elaborazione sequenziale-uditiva, è come vivere in un paese straniero, con una conoscenza della lingua alquanto imprecisa, avendo problemi con il linguaggio ricettivo, espressivo, verbale e non-verbale e difficoltà a riconoscere le regole della comunicazione interpersonale, sebbene qualcuno affermi che tali soggetti abbiano abilità a «leggere» le persone attraverso il linguaggio del corpo e le espressioni facciali. Per tale motivo questi bambini possono avere difficoltà, non solo a farsi degli amici, ma anche a interagire con gli adulti (genitori e insegnanti).”

A proposito della capacità comunicative dei dislessici, i passaggi sono tre:
  1. le modalità di apprendimento di un dislessico sono diverse dal solito
  2. di conseguenza dalla modalità di apprendimento dislessica si svilupperanno modalità comunicative differenti.
  3. tra dislessici ci si capisce al volo
La proporzione è questa:

Nel libro è spiegato bene cosa avviene:

“Quando devono comunicare i loro pensieri, per prima cosa devono acchiappare delle immagini precise nella loro testa e poi metterle in ordine, in modo tale da memorizzarle. Poi devono trovare le parole per descrivere le loro immagini e poi devono trovare le immagini per poter parlare!”

Vi lascio con una bella citazione di un illustre collega dislessico:

“Il paleontologo Horner, ad esempio, non vuole essere etichettato come dislessico. Generalmente pensa ai dislessici come a dei pensatori spaziali, e ai non-dislessici come a dei pensatori lineari, persone che potrebbero quindi essere chiamate «dis-spaziali», come ha scritto in un articolo del 2008 per la Dyslexia Association International. Mentre entrambi hanno doti di apprendimento e risoluzione dei problemi, egli crede che la dislessia sia «una straordinaria caratteristica e non qualcosa che dovrebbe essere risolta, o guarita, o eliminata»”

Link di acquisto >>> le aquile sono nate per volare <<< Un saluto a tutti, anche ai dispaziali 😛 le aquile sono nate per volare #1 Le aquile sono nate per volare #2 Le aquile sono nate per volare #4 Grazie Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe

Le aquile sono nate per volare

La prima regola della dislessia è non rispettare le regole.

Approfittiamo del fantastico contributo di Rossella Grenci, con il libro “le aquile sono nate per volare“, per scavare più a fondo alla scoperta del tesoro nascosto. Vi lascio ad una breve lettura commentata del libro dedicato ai DSA
Essi amano la novità e il cambiamento; se sono di carattere introverso, ripetono mentalmente, per intero, ogni cosa, prima di provare a farla: camminare, parlare, leggere, ecc. L’altalenanza fra prestazioni brillanti in alcuni campi e prestazioni pessime in altri, rende questi bambini frustrati; la loro autostima è continuamente variabile, sia che essi siano a scuola sia fuori.
In queste poche righe lette sopra, si riassumono dei grandi concetti:
  • L’anima vitale del dislessico sono la novità e il cambiamento. Sono spesso preoccupato dei miei cambi di programma. Gli stimoli mentali al cambiamento sono tantissimi nella testa di un dislessico, infatti spesso si rimane bloccati nel scegliere la decisione giusta e di qui viene la progettazione mentale, ripetere mentalmente l’idea prima di provare a farla.
  • Immaginate di andare al cinema, mentre siete davanti allo schermo passano da un film d’azione ad un film d’amore, e poi ancora ad un film horror, ogni mezz’ora. Come vi sentireste? quantomeno un po’ spaesati. È esattamente quello che succede ad un dislessico a scuola, passare da una materia all’altra, non ci da il tempo di elaborare. Sarebbe più giusto il termine fantasticare, in quanto i dislessici hanno bisogno di padroneggiare un argomento facendolo diventare parte della loro esperienza emotiva, sempre a patto che la trovino interessante.
Passiamo ai numeri
Negli Stati Uniti, il numero di grafici è aumentato di dieci volte in un decennio; i graphic designer superano gli ingegneri chimici per 4 a 1. Dal 1970 gli Stati Uniti hanno il 30% in più di persone che si guadagnano da vivere come scrittori e il 50% di musicisti e compositori.
Questo è il classico esempio di persone che si sono fatte da sole, nel senso che hanno riposto la loro vita sulla loro creatività. Veniamo alla grande domanda etica:
le scuole stanno preparando gli studenti per il loro successo futuro? Purtroppo no, in quanto il successo scolastico dipende ancora da abilità come:
  • seguire le indicazioni;
  • finire in tempo il lavoro assegnato;
  • memorizzare;
  • essere veloci nel richiamare i dati;
  • mostrare le fasi del lavoro;
  • avere una grafia leggibile;
  • avere una ortografia accurata;
  • essere puntuali;
  • essere ordinati e ben organizzati.
Beh penso possiate capire da soli che queste attività non aumentano nettamente le abilità cognitive, ma più precisamente creano dei robot. Di seguito la soluzione:
Sono utili, per i nostri studenti, le capacità tipiche di un pensatore visuo-spaziale come:
  • prevedere le tendenze;
  • cogliere il quadro generale;
  • pensare fuori dagli schemi;
  • assumersi rischi;
  • lavorare in squadra;
  • l’alfabetizzazione informatica;
  • saper trattare con la complessità;
  • avere capacità empatiche.
Attenzione, qui non parliamo puramente di dislessia, qui parliamo di benefici di cui potrebbero usufruire tutti i bambini indistintamente. I vantaggi saranno scontati. Torniamo alle caratteristiche dei dislessici:
La loro capacità di inventare e di esplorare va di pari passo con la loro curiosità di vedere come qualcosa possa influenzare qualcos’altro. Per loro, tutto è interconnesso e, naturalmente, legato. Sono molto consapevoli delle relazioni personali tra le persone e di come le cose passano dall’uno all’altro.
Queste caratteristiche che avete appena letto, spiegano perfettamente quali sono le difficoltà dei dislessici a scuola. Come fa un bambino che esplora, crea legami, cerca le interconnessioni, ad andare di pari passo con gli altri? Sicuramente avrà bisogno di più tempo, sia nella fase di apprendimento che nella fase di esposizione. Adesso vediamo ad un argomento molto delicato, la funzione genitoriale:
Generalmente, alle spalle di un adulto creativo o che ha raggiunto posizioni di leadership, c’è stato un genitore che ha fornito un supporto emotivo al figlio quando era piccolo, che lo ha incoraggiato e ha approvato la sua «esploratività», senza limitarlo o reprimerlo ma sostenendolo nei suoi tentativi (Oliverio, 1999). Lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi ha analizzato un gruppo di giovani per capire le ragioni del successo di alcuni e dell’insuccesso di altri. Tra gli adolescenti studiati, alcuni vivevano lo studio in modo diverso dagli altri e la differenza era legata alloro ambiente familiare; infatti i giovani che vivevano in famiglie che svolgevano un’azione di sostegno e di stimolo, avevano imparato a impegnarsi nello studio e avevano fatta propria tale abitudine. Tali azioni possono venire anche da persone molto implicate nella vita del ragazzo, come ad esempio fu il libraio Riebau per Michael Faraday. In verità il mondo degli adulti dà per scontato che non si possa essere dotati in ogni campo dello scibile umano. Eppure tutti i genitori esercitano sui figli una fortissima pressione perché essi riescano in tutto ciò che fanno. Neanche gli adulti sono capaci in tutti i campi. Ogni mente ha specialità e punti deboli propri (Levine, 2004). Mel Levine, pediatra «evolutivo-comportamentale», dopo trent’anni di lavoro e con un’infanzia segnata da insuccessi scolastici, ha fondato in America, insieme a Charles Schawb, l’istituzione senza fini di lucro All Kinds of Mind, che si dedica allo studio dei diversi tipi di apprendimento in collaborazione con genitori, ricercatori e piccoli pazienti.
Io non sono genitore, quindi non posso sapere precisamente il dolore e la frustrazione che prova un genitore di un bambino che non va bene a scuola. Però come si legge bene dalle righe sopra, i vantaggi di avere sostegno nelle difficoltà è indispensabile. Adesso voi immaginare un bambino che non va bene a scuola, che deve combattere contro se stesso perché si odia e pensa di essere stupido, che deve combattere tutti i giorni con i suoi insuccessi, poi torna a casa terrorizzato e riceve anche rimproveri da parte dei genitori. Le conseguenze saranno visibili nella vita adulta del bambino. Adesso veniamo all’età di internet e la scuola:
I bambini di oggi elaborano un grosso volume di informazioni, perciò hanno il rifiuto del metodo lineare di categorizzazione che viene insegnato nelle nostre scuole. Sono proprio i dislessici che risentono di più di tale sovraccarico di informazioni.
Oltre la scuola, c’è un mondo! Oggi i ragazzi possono prendere informazioni ovunque su internet, quando vogliono e come le vogliono. Di seguito alcune giuste riflessioni sulla scuola …
Ma la scuola come sviluppa la creatività? Sebbene negli ultimi anni la parola creatività è stata inflazionata, nel mondo della scuola pare essere ancora un tabù. La creatività dà una visione di insieme tipica del pensiero di molti dislessici, mentre il sistema educativo attuale è focalizzato sulla parcellizzazione del sapere. Manca la capacità di sintesi. Se non raggiungi un certo voto in una certa materia, allora significa che non puoi andare avanti. La scuola dunque dedica poco tempo a incoraggiare le personalità autonome e a riconoscerne il potenziale.
Le prossime righe mi danno un senso di soddisfazione e di grande respiro, la mia piccola rivincita sui “secchioni”
E perché gli studenti «secchioni», nonostante abbiano un curriculum invidiabile, spesso non sono all’altezza delle aspettative? Perché non hanno imparato a gestire rischi, incertezze e problemi complessi, sono persone che non sanno improvvisare né immedesimarsi.
E adesso veniamo ad alcune bacchettate agli insegnanti:
Quando gli è stato chiesto di valutare i loro studenti tramite una serie di misure della personalità, tra cui «individualista», «ricerca del rischio» e «rispetto dell’autorità» è emerso che i tratti più strettamente connessi al pensiero creativo erano significativamente legati agli alunni «meno graditi» dai professori stessi. I ricercatori hanno osservato che le decisioni legate «all’alunno prediletto» sono correlate negativamente con la creatività, mentre i giudizi legati agli alunni «meno amati» sono significativamente correlati alla creatività! (Torrance, Goffi e Sotterfield, 1998). Quello che rende sospettosi gli insegnanti è che, dal momento che non tutte le idee divergenti sono originali e di valore (possono essere anche stravaganti e sciocche), il bambino stia soltanto «facendo il furbo». Sfortunatamente (o fortunatamente) la creatività è una cosa imprevedibile e noi non possiamo pretendere che si estrinsechi sempre in una forma adatta alle circostanze del momento.
Parto dalla considerazione che per un’insegnante è complesso sostenere fino anche a 30 personalità diverse in una sola classe. La naturale soluzione a questo tipo di classi enormi è cercare degli schemi e delle regole in cui tutti devono rientrare. Ovviamente chi ne fa le spese è il bambino dislessico, che pensa e apprende diversamente, il bambino iperattivo, che non riesce a stare fermo, il bambino plus dotato, che si annoia durante la lezione. Chiaramente l’insegnante farà simpatia con gli alunni più rispettosi delle regole. Il mio consiglio è quello di non prendere mai le parti di nessuno, è sufficiente ascoltarsi tra insegnanti, bambini e genitori, per capire dove sta il problema. Molto spesso ci facciamo un’idea personale della situazione senza essere pronti a considerare il punto di tutti gli interessati. Link di acquisto >>> le aquile sono nate per volare <<< La comunicazione è la base della comprensione. Le aquile sono nate per volare #1 Le aquile sono nate per volare #2 Le aquile sono nate per volare #3 a presto Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe

“una ragazza come me” di Sara Tricoli

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Le aquile sono nate per volare : “il cervello alla rovescia”

Nel cervello del dislessico il cervello è più attivo del normale, questo alcune difficoltà nella lettura…

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