Dislessia e DSA: Ancora molta ignoranza sul tema

Conoscere la dislessia attraverso il cuore, questo è il mezzo più veloce.

Un tema molto attuale che riguarda la scuola è la formazione sulla Dislessia e i Disturbi Specifici di Apprendimento.

Costante e forte nasce la richiesta di corsi di formazioni per docenti, genitori e studenti che non conoscono il problema.

Le necessità sono diverse:

Esigenza di formare gli insegnanti in modo che sappiano attuare i PDP in classe.

Uno dei maggiori disagi lamentati dai genitori, e dagli stessi studenti, è che spesso il PDP in classe non viene rispettato.

Mezzi compensativi che non vengono utilizzati e attuati male.

Metodi dispensativi mai messi in pratica.

Si lamenta ancora una grande ignoranza da parte della maggior parte degli insegnanti che credono che questi Piani Didattici siano vantaggiosi per i DSA e discriminatori verso gli altri studenti.

Gli stessi compagni di classe si ribellano al fatto che alcuni studenti (DSA) possano avere delle “agevolazioni”.

D’altra parte anche gli insegnanti ben preparati sul tema, lamentano il fatto che molti genitori prendono le distanze dalla richiesta di certificazione.

Insomma il problema è abbastanza trasversale.

In linea di massima le persone più informate sono i genitori con figli DSA che loro malgrado devono essere molto aggiornate sul tema in quanto devono occuparsi personalmente che la legge 170 venga rispettata.

Sono passati anni ormai, ma la situazione stenta a cambiare…

ci sono ancora troppe persone nella scuola e fuori dalla scuola che non conoscono la problematica.

Scambiano la Dislessia per una malattia.

Ragazzi DSA costretti a subire bullismo e discriminazione

Alla fine tiriamo fuori dalla scuola ragazzi con l’autostima sotto i piedi che hanno paura di affrontare la vita.

Riusciremo ad informare tutti?

La mia risposta è no

Alla maggior parte delle persone non interessa la dislessia, quindi perché dovrebbero informarsi?

Nessuno obbliga gli studenti non DSA e i loro genitori ad informarsi sul tema.

Si è parlato di corsi obbligatori per insegnanti

Una volta sono stato ad uno di questi corsi.

Estremamente tecnici e noiosi, la maggior parte dei docenti presenti era distratta al telefonino.

Gli stessi docenti distratti che alla fine del corso hanno ricevuto l’attestato di partecipazione.

Sarà servito?

Sarà sufficiente?

Non credo…

Dobbiamo rassegnarci all’idea che non sono le persone che devono cambiare

Se aspettiamo che tutti conoscano la Dislessia, non ne usciamo più.

La finalità è quella di cambiare la scuola.

Mettere una pezza a quello che già esiste è soltanto una soluzione temporanea.

Non dovrebbero essere i ragazzi ad adattarsi al sistema scolastico.

Ma che sia il sistema in grado di adattarsi a tutti.

Altrimenti non possiamo definire la scuola un sistema educante.

Come fare?

Io ho proposto il mio progetto attraverso “la scuola dei miei sogni“, potrebbe essere uno spunto interessante per capire quali dovrebbero essere le finalità educative sui giovani esseri umani.

Parlando con una mia collega mi diceva:

“Benny quello che hai scritto nel tuo libro è tutto vero, e sarebbe bellissimo, ma la scuola sta troppo indietro, e per fare quello che tu dici ci vorranno decine e decine di anni!”

è vero, non le do torto!

La scuola è troppo indietro ed arenata sulle proprie tradizioni.

Tutto quello che stiamo facendo adesso: Diagnosi, PDP, legge 170, formazione a tappeto, sono gli unici mezzi con cui aiutare questi ragazzi.

Come facciamo a far conoscere i DSA anche alle persone a cui non frega niente?

Con la sensibilizzazione ….

Trovo che la testimonianza dal vivo sia il mezzo migliore per arrivare anche alle persone a cui non interessa la Dislessia e i DSA.

Passare attraverso un vissuto reale riesce ad aprire una potente comunicazione emotiva che apre la mente anche ai meno interessati.

Mi è successo più volte che alla fine dei miei interventi in pubblico, genitori o ragazzi che sono venuti solo come accompagnatori, siano stati entusiasti di sentire la storia del bambino dimenticato e quindi di imparare qualcosa in più sul cervello umano e le diverse caratteristiche del cervello.

Conoscere la dislessia attraverso il cuore, questo è il mezzo più veloce.

Benny Fera
Psicologo dislessico e autore
per collaborazioni ed eventi clicca qui

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Il metodo per i DSA

Da sempre la scuola è incentrata su lettere e numeri, un modo di apprendere piuttosto univoco che esclude i DSA.

Oggi voglio lanciare una provocazione.

Non vi sorprende vero?

E’ il mio stile.

Più che una provocazione, vorrei sollevare una riflessione e richiedere un vostro parere in merito a quanto segue.

In tutte le salse ormai abbiamo capito che la Dislessia e i DSA, non sono una malattia.

Pur avendo l’odiosa denominazione di “Disturbo”, non risulta esserci alcuna disfunzione o lesione a livello cerebrale che determini tale difficoltà.

Insomma si parla di una caratteristica cognitiva.

A quanto pare questa caratteristiche consiste in un cervello poco propenso alla letto-scrittura.

Come chiedere ad un mancino di scrivere con la destra.

in buona sostanza il problema è il metodo scolastico!

Finalmente lo abbiamo capito, questo è chiaro!

Si, ma non del tutto chiaro.

Infatti la tendenza è quella di mantenere il metodo tale e quale, ma cambiare le modalità di approccio ai DSA attraverso compensativi e dispensativi, insomma degli strumenti che aiutano il DSA ad essere alla pari degli altri.

Anche se la situazione è decisamente migliorata, ci sono ancora svariate problematiche da risolvere:

  • Genitori che non accettano la diagnosi
  • Alunni che non accettano la diagnosi
  • Insegnanti che non rispettano il PDP
  • Scuole in cui la dislessia è ancora sconosciuta
  • Alunni che usano i metodi compensativi ma vengono scherniti o bullizzati dai compagni di classe
  • Studenti che si sentono un pò “stupidi” a dover essere trattati diversamente dagli altri

Insomma la situazione è più complessa di quanto si pensi.

Oltre tutto i famosi dislessici non sono stupidi, quindi si rendono conto di essere trattati diversamente dagli altri, e per quanto noi adulti ci sforziamo di fargli capire che per lui quegli strumenti sono essenziali e non si deve preoccupare del giudizio dei compagni, e per quanto lui lo capisca e lo accetti, dobbiamo ammettere che non è una situazione facile nel vissuto quotidiano.

Immaginate succedesse a voi sul posto di lavoro, vi piacerebbe?

Insomma siamo in un momento di transizione, in cui più o meno abbiamo capito che il problema è il metodo.

Ma è meglio essere più chiari!

Il problema di metodo non si riferisce solo al “modo” di insegnare, ma anche al “come” imparare.

Da sempre la scuola è incentrata su lettere e numeri, un modo di apprendere piuttosto univoco che esclude molti studenti svantaggiati da questo punto di vista, come appunto i DSA.

Quindi è chiaro?

Il problema è la modalità di insegnamento che passa solo attraverso la letto-scrittura!

Adesso chiedo a voi:

Quale dovrebbe essere il metodo che metta il DSA in condizioni naturali di apprendimento?

Ripeto, per il dislessico non è naturale la letto-scrittura, ha altre doti, tipiche dell’emisfero destro del nostro cervello:

Creatività

Intuito

Capacità di sintesi

Immaginazione

Problem solving

Alta sensibilità

Io mi sono fatto un’idea abbastanza chiara sulle metodologie di apprendimento nei DSA e sui metodi scolastici di cui ho parlato nel libro “la scuola dei miei sogni”

Adesso però ho bisogno del vostro spassionato parere:

Come facciamo ad uscire da questo Impasse metodologico di cui la scuola soffre oggi?

Quale dovrebbe essere il metodo che metta il DSA nelle condizioni di apprendere con facilità?

Voglio aprire questo dibattito perché mi interessa che voi stessi siate pienamente consapevoli e attivi nella soluzione del problema.

Vi ringrazio in anticipo per le vostre eventuali risposte.

Dr. Fera Benedetto Psicologo esperto DSA; Formatore e scrittore Amazon.

Sono solo gli asini che soffrono la scuola?

A volte dietro ottimi risultati scolastici si nasconde molta sofferenza.

Proprio ieri parlavo con una mia collega.

Quando incontro una persona che la pensa come me sul mondo della scuola scatta subito l’idea “chissà probabilmente anche lei era ciuccia a scuola…”

La mia collega mi parlava molto di sofferenza e ansia durante i suoi anni scolastici.

Con mia grande sorpresa ho scoperto che lei, al contrario mio era molto brava a scuola, sempre voti alti e laureata con il massimo dei voti.

Mi sono chiesto come mai una persona con ottimi risultati scolastici dovesse vivere con ansia questo percorso.

Mi ha spiegato che per lei è stata davvero dura affrontare l’ansia delle interrogazioni, ne ha pagato le spese a livello di stress e ansia.

Ad un certo punto si è guardata allo specchio e si è detta “sono distrutta, sono dimagrita solo per prepararmi alle interrogazioni, ma perché la scuola dev’essere cosi brutta?”

È stato sconvolgente per me scoprire qualcosa del genere.

Ho capito che non sempre è come appare.

Anche chi è molto bravo a scuola può nascondere uno stato di sofferenza.

Mi ha spiegato che l’ansia deriva anche dal fatto di voler mantenere un certo standard di voto.

Sbagliamo a pensare che per alcuni la scuola sia facile.

Pur essendo la più brava della classe, ha dovuto portare questo enorme fardello per tanti e tanti anni!

Ma ne è valso davvero la pena?

In un certo senso si, perché lei ha sviluppato una certa sensibilità verso i giovani e la loro sofferenza.

Ha capito che gli studenti hanno bisogno di essere ascoltati e capiti.

Ci tiene al rispetto della persona!

Per lei viene prima la persona e solo dopo la prestazione!

Di certo la mia collega ancora oggi lotta perché il sistema scolastico cambi e ha dichiarato che non è facile stare a contatto con il sistema scolastico anche come psicologa.

Spesso deve confrontarsi con insegnanti oppositivi.

Con genitori che tendono a demandare l’educazione dei figli.

Tutti i giorni deve fare i conti con la sofferenza dei ragazzi nel suo lavoro.

Non è facile prendersi questo carico ed io voglio farle i miei complimenti!

Vi lascio di seguito il link del suo blog: Cristina Minotti e il suo progetto #ilsorrisonellostudio

Benny Fera
Psicologo e Autore

Il bambino dimenticato
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Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Sarà la formazione a cambiare il destino dei DSA?

La scuola sta sbagliando direzione, lo dimostra la sofferenza e la noia della maggior parte dei giovani in classe.

Cari signori tutti,

Sono alquanto sgomento di quanto la situazione scuola e DSA sia in alto mare.

Mi rattrista guardare adulti che si impegnano nel capire sempre di più cosa non funziona in questi DSA.

Pur sapendo che è una caratteristica, la scienza continua a cercare il problema …

Alla ricerca spasmodica del gene implicato!

Alla ricerca spietata dei neuroni coinvolti.

A me viene da ridere!

Ma possibile che non vi rendiate conto che il problema non sono i DSA!?

Ma possibile che non vi rendiate conto che il 90% dei giovani trova la scuola inutile e noiosa?

Noi adulti abbiamo i paraocchi

Continuiamo a cercare il problema invece di mirare alla soluzione.

I giovani sono annoiati, e non vogliono studiare.

I giovani sono ansiosi rispetto ai voti!

I giovani non ritrovano nella scuola un valore aggiunto nella propria vita, ma solo una massacrante percorso da cui liberarsi il prima possibile.

Ma noi adulti a cosa guardiamo?

Ci arrabbiamo se nostro figlio non va bene a scuola.

Ma quanto è importante la scuola ai fini delle realizzazione personale o al fine della ricerca di un lavoro?

Genitori! Riflettere!

Ci sono insegnanti pieni di ego che se ne fregano di che problemi hai, guardano solo la tua prestazione e portano avanti il programma con i paraocchi.

Questi insegnanti ti riducono allo sfinimento, alla frustrazione, all’ansia.

Ci sono insegnanti che hanno capito tutto sulla dislessia, in pratica conoscono anche il nome della mamma del gene coinvolto nella difficoltà della lettura, ma non hanno un minimo di sensibilità verso la sofferenza dello studente!

Pensano solo a come deve usare i metodi compensativi e dispensativi.

Vi aggiorno sul fatto che molti DSA, se ne fregano di qualsiasi metodo ! E vogliono vivere una vita serena e tranquilla senza vedere la vostra faccia tutti i giorni.

Potete aver fatto 100 master e avere 10 lauree, ma per me non siete nessuno se non riuscire ad essere empatici ed a guardare la sofferenza che oggi nelle scuole dilaga.

La scuola è dei giovani, non delle macabre menti degli adulti !

Iniziate ad ascoltarli

Iniziate a chiedere cosa vorrebbero

Iniziate a guardarli per le loro qualità.

Iniziate a lavorare sui loro punti di forza.

So che ci sono insegnanti molto sensibili, e sono quelli che di solito seguono questo blog o vengono ai miei convegni.

Vorrei che questo articolo arrivasse ai sordi!

Quegli insegnati che ai miei convegni non ci vengono mai.

Mi ritrovo sempre costretto a fare un appello finale.

È l’istituzione scuola che non mette nelle condizione i giovani e gli insegnanti di lavorare bene.

Programmi, lezioni frontali, classi numerose, ambienti chiusi, nozioni antiquate, fanno della scuola un posto vecchio ed obsoleto.

Ma la scuola è fatta di persone e vorrei che il mio pensiero porti a riflettere ed a cambiare le cose.

Benny Fera Psicologo e Autore

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Benny fuori classe

L’insegnante che credeva di essere perfetta

L’insegnante perfetta dice: “io sono una brava insegnante, al massimo sono i bambini svogliati”.

C’era un volta un’insegnante perfetta

Andava a scuola a petto in su, inforcava i suoi occhiali ed iniziava a spiegare le lezione.

Ripassava a voce tutte le sue conoscenze rivolgendosi ai suoi alunni.

La sua preparazione impeccabile era considerata la migliore della scuola.

Ammirata dagli altri insegnanti, tutti cercavano di prendere esempio da lei.

Il suo metodo non era mai messo in discussione!

Quando un alunno non capiva qualcosa e alzava la mano, l’insegnante perfetta ripeteva esattamente ciò che aveva detto in precedenza senza cambiare una virgola.

“Se l’alunno ancora non capisce non è certo colpa mia! deve impegnarsi di più”

L’insegnante perfetta con il suo 110 e lode e bacio accademico non poteva pensare che qualcosa era sbagliato in lei.

Lei, con la sua preparazione, non poteva essere messa in discussione, d’altronde non l’aveva fatto mai nessuno nel suo percorso di studi.

Figuriamoci se un branco di studenti può mettere in dubbio la sua preparazione!

Spesso il morbo della perfezione si insinua nella mente degli insegnanti.

Non è difficile che lo faccia, perché l’ambiente in cui si sono formate mira a costruire un’insieme di conoscenze come bagaglio da portare per tutta la vita!

L’insegnante perfetta crede di essere nel giusto perché non hai mai guardato oltre le sue scarpe e tutto ciò che è diverso da lei non le riguarda!

L’insegnante perfetta dice: “io sono una brava insegnante, al massimo sono i bambini svogliati”.

Ma l’insegnante perfetta, pur avendo studiato una marea di contenuti, e pur avendo un ottimo bagaglio di conoscenze, non ha mai studiato comunicazione!

Che cos’è la comunicazione?

La comunicazione è la capacità di trasmettere dei contenuti, ma è sufficiente?

Assolutamente no!

Bisogna “entrare” nella comunicazione!

E che vuol dire?

Vuol dire che non basta tirare fuori parole dalla bocca, ma preoccuparsi che l’interlocutore ci comprenda!

E come si fa?

Devi conoscere gli stili comunicativi

E quali sono?

Sono 3: Uditivo, Visivo, Cinestesico!

Il problema dell’insegnante perfetta è che conosce solo uno di questi, quello uditivo, e non si accorge di escludere gli altri due!

Cosa succede se l’insegnante perfetto non usa anche lo stile visivo e cinsestesico?

Succede che esclude dalla comunicazione molti bambini che hanno una comunicazione in stile visivo o cinestesico!

Pensate che l’insegnante perfetta possa mettersi in discussione riguardo all’argomento “comunicare“?

Spero di si!

Purtroppo anche se l’insegnante perfetta non se ne accorge, sta facendo un grande danno ad una buona percentuale di bambini!

Quindi come fare?

L’insegnante perfetta dovrebbe studiare un po’ di comunicazione per scoprire che il suo metodo di insegnamento uditivo che avviene attraverso la spiegazione a voce, deve essere implementato da immagini visive, ad esempio con schemi alla lavagna (mappe concettuali) e deve coinvolgere emotivamente, magari raccontando qualche aneddoto su quello che sta spiegando!

Cosa cambia ampliando il metodo di spiegare?

Cambia che:

  • Gli alunni maggiormente uditivi ti ascoltano e apprendono i contenuti.
  • Gli alunni maggiormente visivi guardano i disegni alla lavagna e si creano un’immagine mentale.
  • Gli alunni maggiormente cinestesici, quando l’insegnante racconta una storia emozionante si attivano e accendono l’attenzione.

Siete fortunati voi a seguire questo blog, perché imparate molte cose interessanti.

Se sei un’insegnante e vuoi migliorare il tuo metodo di comunicazione ti consiglio il libro “Come ottenere il meglio da se e dagli altri” di Anthony Robbins > clicca qui 

Come dovrebbe essere la scuola secondo Benny? oggi ultimo giorno di promozione per il libro “la scuola dei miei sogni”, poi aumenterà di 3 euro, acquistalo subito clicca qui

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L’unione fa la forza: la testimonianza di Marina

Ricordo ancora la fatica e le lacrime di Andre per il grande sforzo.

Ci sono stati due anni della mia vita in cui ho fatto un tirocinio presso uno studio privato che si occupava di potenziamento nei Disturbi specifici di Apprendimento.

Andrea a quel tempo aveva 10 anni!

Ricordo ancora la fatica e le lacrime di Andrea per il grande sforzo.

Ricordo ancora il dolore che provavo dentro nel vederlo soffrire!

La mamma vuole raccontare la loro storia … a lieto fine..

Buongiorno Benny!

Non so se ti ricordi (è passato un po’ di tempo), sono la mamma di Andrea.

Vorrei parlarti dell’esperienza di Andrea e di riflesso della mia come mamma di un DSA.

Seguo con interesse la tua pagina anche se quasi mai riesco ad esserci per le dirette.

Leggendo tutte le testimonianze dei ragazzi che ti scrivono, la tua esperienza e quelle delle mamme mi sono ritrovata a rivivere i difficili momenti passati.

Abbiano scoperto la dislessia di Andrea in prima media.

Ovviamente fino ad allora il copione è stato uguale a tutti gli altri:

Andrea si rifiutava di studiare, non voleva andare a scuola perché diceva di essere incapace, attacchi di ansia, rabbia. insomma tutto quello di cui si parla sulla tua pagina.

Un bel giorno ho deciso di chiedere consulenza ad una psicologa per me, non per Andrea, perché io e mio marito avevamo divorziato e ritenevo di avere bisogno di un supporto.

Mi si è aperto un mondo.

Parlando con lei è venuto fuori il discorso di Andrea e subito lei ha fatto leva su un punto, la sua autostima.

Il percorso da mio si è trasformato nel percorso mio di Andrea e del papà.

É stato difficilissimo, lungo, pieno di salite, ma il lavoro sull’autostima di Andrea ha funzionato.

Ovviamente ogni tanto ha qualche “ricaduta”😅 seppur breve, ma va a gonfie vele.

In tutto questo vorrei aggiungere che è stata positiva anche la mia esperienza con la scuola. Forse siamo stati fortunati (anche se ormai dovrebbe essere la prassi e non si dovrebbe parlare di fortuna), per la scuola elementare non ho parole, è stata una catastrofe, ma dalla scuola media è andata meglio.

Siamo stati fortunati ad aver trovato l’insegnante di italiano che non ha fatto pesare la situazione di Andrea. Gli parlava, lo metteva a suo agio, coinvolgeva gli altri insegnanti in metodi alternativi per i DSA, seguivano il PDP, hanno saputo valorizzare la sua inventiva coinvolgendolo in attività. In questo modo Andrea ha capire il suo valore.

Ora Andrea fa il primo superiore all’alberghiero, ci siamo trasferiti a firenze per lavoro e avevo paura di trovare una situazione differente in questa scuola e in questo nuovo ambiente. invece sono rimasta piacevolmente sorpresa. la scuola ha una coordinatrice per i DSA alla quale i ragazzi e i genitori possono rivolgersi per qualsiasi problema,dubbio ecc. Hanno organizzato la scorsa settimana una riunione con i genitori dei DSA per confrontarsi e ora ne organizza una con i ragazzi per illustrargli programmi che possono trovare su internet per studiare con mappe ecc.

Andrea ormai studia da solo senza il mio aiuto, ha concluso gli esami di terza media con 8 e ora le prime interrogazioni vanno bene con voti 8/8.5.

Ha trovato la fiducia in se stesso, ha capito che la sua non è una malattia (cosa della quale è stato convinto per un po’ di tempo) ed è molto migliorata la sua autostima.

Aggiungo che anche lo sport sta facendo la sua parte.

Scusa se mi sono dilungata troppo ma, tra le tante esperienze negative, volevo dare la mia positiva per mandare il messaggio che fortunatamente ci sono (anche se in netta minoranza) insegnanti e scuole che supportano i nostri ragazzi.

ti faccio il mio in bocca al lupo per il percorso che hai intrapreso.

a presto

Marina

Grazie a Marina per il prezioso contributo!

Ed un grande abbraccio ad Andre con il quale c’è sempre stata una grande intesa! In bocca al lupo amico mio!

Ogni sabato una testimonianza

Se vuoi inviarmi la tua testimonianza scrivimi a benedetto.fera@gmail.com

Oppure scrivimi un messaggio privato su Facebook cliccando qui

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Conoscere la dislessia: formazione e sensibilizzazione

la sensibilizzazione e la formazione sui DSA è fondamentale per migliorare le dinamiche scolastiche e familiari, organizza un evento nella tua scuola.

Il tempo passa, ma la situazione non cambia … I problemi legati alla conoscenza dei disturbi di apprendimento sono sempre presenti nelle scuole.
  • Insegnanti che credono che dalla dislessia si guarisce;
  • Altri che pensano che gli strumenti compensativi siano una ingiusta agevolazione;
  • PDP mai applicati a dovere.

Gli studenti con DSA vengono considerati svogliati, distratti o troppo vivaci.

Spesso sono gli stessi genitori a non voler riconoscere questa difficoltà del figlio. Chi ci rimette è lo studente. Gli Alunni DSA portano sulle spalle un grosso fardello di sofferenza Bambini intelligenti che si sentono diversi e frustrati.

Il Dr. Fera ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza dei disturbi di Apprendimento.

Scopre a 30 anni di essere dislessico.

Dopo tanta fatica a scuola, umiliazioni e una bocciatura, riesce a laurearsi in psicologia.

La scuola per Benny è stata una tortura. Una sfida che ha lasciato molte tracce nella sua vita.

Oggi dedica tutto il suo tempo alla sensibilizzazione del tema DSA e dislessia.

Nel 2016 scrive “il bambino dimenticato”, un libro diventato punto di riferimento sul tema dei Disturbi di apprendimento.

Formazione e Sensibilizzazione devono essere unite!

Gli eventi formativi organizzati dal Dr. Fera hanno 3 principali obiettivi:

  1. Sensibilizzare al tema dei DSA attraverso la testimonianza “il bambino dimenticato”.
  2. Formare insegnanti, genitori e studenti sul funzionamento della mente DSA.
  3. Aumentare la consapevolezza sul potenziale dei DSA che spesso viene sottovalutato.

Come si svolgono gli eventi?

Per arrivare al risultato è importante parlare con il cuore, quindi pochi tecnicismi e molta emozione.

L’evento si svolge in maniera informale e teatrale, tristezza e gioia si alternano durante l’evento.

il Dr. Benny Fera riesce a trasmettere le informazioni in maniera semplice grazie alle sue capacità comunicative.

Quanto tempo dura un evento formativo dal vivo?

L’evento si svolge in 2 ore con ulteriore spazio per le domande del pubblico.

A chi è rivolto?

  • Genitori
  • Insegnanti
  • Studenti
  • Professionisti

Chi può richiedere un evento formativo?

Associazioni e Scuole di tutta Italia.

Quanto costa e come faccio a prenotare?

Per ricevere un preventivo, compila il modulo qui sotto.

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

Cosa dicono del Dr. Benny Fera
Abbiamo avuto il piacere di ascoltare Benny presso la nostra associazione, “La torre del sorriso” in un incontro fatto di confronti aperti, di formazione e riflessione.Una storia di vita emozionante, vera, raccontata con passione: con il suo modo di porsi e di rivolgersi alla gente, Benny è riuscito a coinvolgere tutti e ad emozionare!! È riuscito a far sentire le famiglie accolte, comprese e libere di esprimere il proprio disagio e la propria frustrazione! I dubbi sono stati accolti e le esperienze condivise in un incontro autentico ed emozionante! Grazie Benny….un sincero grazie a te!!! Alla prossima…
Felice di aver organizzato il tuo seminario a scuola. Sei entrato in una scuola dopo tanto tempo, questa volta con la consapevolezza del tuo valore, questa volta sei stato tu a parlare davanti a tanti insegnanti. Sei stato un grande.. con te hanno riso ma sopratutto hanno potuto riflettere sulle emozioni che ogni bambino prova a scuola. La tua parola chiave è stata ” accettazione” ogni bambino chiede solo di essere accettato!

Non ho mai imparato le tabelline, solo dopo ho capito di avere un DSA

Se continuiamo a valutare tutti con lo stesso metro avremo sempre una divisione tra bravi e ciucci.

Non posso dimenticare l’umiliazione che ho provato ogni volta che in classe si faceva la gara delle tabelline.

Ognuno di noi veniva interrogato a turno.

Non ero mai abbastanza veloce.

Tendevo a nascondermi sperando di passare inosservato.

Per i più bravi era una passeggiata.

vedevo che si divertivano molto, ed erano letteralmente gasati all’idea di rispondere per primi.

Da un lato ero felice per loro, mi faceva piacere vedere tanto entusiasmo e talento.

Per me invece era un incubo.

Avevo davvero paura di fare la figura dell’asino per l’ennesima volta.

Quando arrivava il mio turno un picco di ansia mi prendeva, ero completamente bloccato, dalla mia bocca non usciva nemmeno un suono.

Dai e facile!” dicevano i miei compagni, ma io con una faccia tra l’imbarazzo e il terrore, volevo sprofondare nel nulla.

L’umiliazione era doppia, dover sopportare lo sguardo rassegnato del primo della classe, e l’indifferenza dell’insegnante.

Quando l’insegnante passava avanti, mi arrabbiamo con me stesso.

Per quanto mi sforzassi non riuscivo ad essere al passo con gli altri.

Solo a 30 anni ho capito di avere il Disturbo di Specifico di Apprendimento

Per me imparare qualcosa a memoria è tutt’ora ostico.

Ma perché gareggiare?

Perché competere per forza?

Anche se per alcuni è fonte di divertimento, bisogna comunque tenere a mente che ci sono studenti con caratteristiche differenti, che in quel momento non si divertono affatto.

Non è detto che se fallisco nella gara delle tabelline resto un fallimento in tutto.

Eppure è questo il messaggio che spesso lo studente si autoinfligge.

Ognuno di noi ha le sue potenzialità.

Come si può pensare di valutare tutti con lo stesso metro?

Come si dovrebbe sentire una persona lenta nella corsa, ad una gara dei 100 metri?

Di certo non vorrebbe competere.

Può scegliere se correre o meno…

Invece a scuola devi correre!

che tu lo voglia o no!

Vuoi conoscere tutta la mia storia? leggi Il bambino dimenticato clicca qui

Se ti interessa portare questa ed altre testimonianze nella tua scuola o nella tua associazione clicca qui.

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato 

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

Ti ho lasciato un bacio in stazione

Per aiutare i bambini in classe non basta la teoria, ci vuole il cuore.

Un buon metodo scolastico senza empatia serve a ben poco.

É sorprendente come spesso con molta facilità ci si perda in sterili approfondimenti sul metodo.

Non di rado ho sentito parlare di metodo ideale di apprendimento.

La maggior parte degli studi che si occupano di apprendimento scolastico, si concentrano sul materiale di studio:

  • metodi visivi;
  • testi con aggiunte di immagini;
  • sintesi vocale;
  • calcolatrice;
  • mappe concettuali…

In tutto questo manca il punto di vista del bambino.

Manca l’emotività del bambino.

Si da per scontato che un metodo può andar bene per tutti, e non di meno, si da per scontato che i bambini debbano stare stipati in più di 20 nella stessa classe a memorizzare a macchinetta tutti le stesse cose, non tenendo affatto conto della variabilità inter-individuale.

Molte brillanti menti vengono sprecate

Ci nascondiamo dietro la classica frase “è intelligente ma non si applica”

Mi viene il dubbio che siamo noi adulti a non applicarci davvero.

Senza badare alle singole individualità, misuriamo tutti con lo stesso metro e giudichiamo attraverso i voti.

Svogliati e testoni sono quegli adulti che insistono nel pretendere che un metodo vada bene per tutti, non tenendo conto delle qualità di ogni bambino.

Mi rincresce allertarvi del fatto che ogni bambino sin dalla nascita ha delle potenzialità infinite che con la crescita lentamente si affinano in base al contesto e alle persone che gli stanno intorno.

Il contesto scuola non affina nessuna qualità, piuttosto tende a standardizzare assopendo la creatività e il potenziale intrinseco di ogni bambino.

Parlo in difesa dei bambini che ogni giorno sono costretti ad ingurgitare nozioni inutili, memorizzando a pappagallo ciò che presto verrà dimenticato.

Parlo in difesa dei bambini che cercano in tutti i modi di ribellarsi ma non vengono ascoltati.

Parlo in difesa dei bambini che si sentono spaesati e fuori luogo perché ogni giorno si trovano a combattere spaventati contro un mondo che non gli appartiene, la scuola.

Non è facile lavorare con i bambini perché in ogni istante ti mettono di fronte a grandi dilemmi, a grandi pericoli e spesso anche di fronte alle nostre paure.

Il nostro dovere di adulti dovrebbe essere quello di mettere da parte le nostre paure e lasciare che i bambini aprano la loro mente e non smettano mai di esplorare con le loro mani e con i loro occhi, solo cosi avremo dei cervelli evoluti capaci di pensare.

Benny Fera Psicologo dislessico e Autore de Il bambino dimenticato

Clicca qui per usufruire del Servizio di formazione e sensibilizzazione sui DSA

Altri libri di Benny:
Come vivere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Ci sono dei collegamenti tra dislessia e PNL

La dislessia non è altro che una mente visiva

Da un po’ di tempo ormai mi sono approcciato allo studio della PNL (Programmazione Neuro Linguistica).

Sono arrivato alla PNL dopo gli approfondimenti che ho fatto sulla dislessia, in particolare dai libri:

Continua a leggere “Ci sono dei collegamenti tra dislessia e PNL”