La formazione insegnanti sui DSA deve essere fatta dai dislessici.

La testimonianza di un ragazzo che ritorna nelle scuole dopo tanti anni di sofferenza

La prima volta è stata una fortissima emozione.

Io, che da studente ero il più asino della classe, se non di tutta la scuola, mi ritrovavo a fare formazione sui DSA davanti a 200 insegnanti.

Ricordo esattamente cosa mi è successo quel giorno.

Continua a leggere “La formazione insegnanti sui DSA deve essere fatta dai dislessici.”

Tic nervosi e ansia per l’inizio della scuola

La scuola dovrebbe essere un luogo di accoglienza, dove il disagio viene accolto, altrimenti saltano tutti i principi base dell’apprendimento.

È una mamma che mi scrive

Desolata e incredula che sua figlia di 10 anni possa stare cosi male per la scuola.

Una mamma che ha familiarità con il mondo dei DSA perché ha prestato servizio presso la neuropsichiatria infantile.

La bambina da un pò di tempo presenta TIC nervosi e si sveglia di notte in preda all’ansia.

É il pensiero della scuola.

Continua a leggere “Tic nervosi e ansia per l’inizio della scuola”

L’aumento delle diagnosi DSA riuscirà a migliorare la vita scolastica dei bambini?

É spaventoso come negli ultimi tempi siano aumentate le diagnosi di DSA, scopriamo quali sono le reali cause.

Sento spesso dire che le diagnosi di DSA tra i banchi di scuola aumentano sempre di più.

Sono molti anche gli adulti che hanno scoperto di essere dislessici attraverso il test dislessia adulti.

Questa “pandemia” può risultare spaventosa e anche molto strana se continuiamo a pensare la dislessia come un disturbo. Continua a leggere “L’aumento delle diagnosi DSA riuscirà a migliorare la vita scolastica dei bambini?”

DSA: il lato umano della solitudine

La spiccata sensibilità del dislessico richiede spesso momenti di pace interiore.

Il tema della solitudine è spesso legato alla Dislessia.

Molto dipende dagli insuccessi scolastici che portano il bambino a sentirsi inferiore agli altri.

C’è la tendenza ad evitare il confronto per la paura del giudizio

Continua a leggere “DSA: il lato umano della solitudine”

Non ho mai imparato le tabelline, solo dopo ho capito di avere un DSA

Se continuiamo a valutare tutti con lo stesso metro avremo sempre una divisione tra bravi e ciucci.

Non posso dimenticare l’umiliazione che ho provato ogni volta che in classe si faceva la gara delle tabelline.

Ognuno di noi veniva interrogato a turno.

Non ero mai abbastanza veloce.

Tendevo a nascondermi sperando di passare inosservato.

Per i più bravi era una passeggiata.

vedevo che si divertivano molto, ed erano letteralmente gasati all’idea di rispondere per primi.

Da un lato ero felice per loro, mi faceva piacere vedere tanto entusiasmo e talento.

Per me invece era un incubo.

Avevo davvero paura di fare la figura dell’asino per l’ennesima volta.

Quando arrivava il mio turno un picco di ansia mi prendeva, ero completamente bloccato, dalla mia bocca non usciva nemmeno un suono.

Dai e facile!” dicevano i miei compagni, ma io con una faccia tra l’imbarazzo e il terrore, volevo sprofondare nel nulla.

L’umiliazione era doppia, dover sopportare lo sguardo rassegnato del primo della classe, e l’indifferenza dell’insegnante.

Quando l’insegnante passava avanti, mi arrabbiamo con me stesso.

Per quanto mi sforzassi non riuscivo ad essere al passo con gli altri.

Solo a 30 anni ho capito di avere il Disturbo di Specifico di Apprendimento

Per me imparare qualcosa a memoria è tutt’ora ostico.

Ma perché gareggiare?

Perché competere per forza?

Anche se per alcuni è fonte di divertimento, bisogna comunque tenere a mente che ci sono studenti con caratteristiche differenti, che in quel momento non si divertono affatto.

Non è detto che se fallisco nella gara delle tabelline resto un fallimento in tutto.

Eppure è questo il messaggio che spesso lo studente si autoinfligge.

Ognuno di noi ha le sue potenzialità.

Come si può pensare di valutare tutti con lo stesso metro?

Come si dovrebbe sentire una persona lenta nella corsa, ad una gara dei 100 metri?

Di certo non vorrebbe competere.

Può scegliere se correre o meno…

Invece a scuola devi correre!

che tu lo voglia o no!

Vuoi conoscere tutta la mia storia? leggi Il bambino dimenticato clicca qui

Se ti interessa portare questa ed altre testimonianze nella tua scuola o nella tua associazione clicca qui.

Benny Fera
psicologo dislessico e autore

I miei libri:

Il bambino dimenticato 

Benny fuori classe

Come vivere da dislessico

Dislessia: quale scuola?

Ti ho lasciato un bacio in stazione

Come la scuola può trasformare la vita di un bambino DSA

La scuola può diventare un incubo senza via di uscita.

“PERCHÉ MI HAI FATTO NASCERE!?”

“VOGLIO MORIRE!!”

Ero disperato,

Odiavo la scuola.

La mattina prima di andare a scuola e la sera dopo aver passato molte ore sui libri con la rabbia in faccia esprimevo tutta la mia disperazione ai miei genitori.

Quando sei un bambino nessuno ti ascolta, a scuola devi andarci, e non c’è stato verso di mettere fine a questa sofferenza.

Ogni secondo passato in classe era come un carcere per me.

L’odore di chiuso e il suono stridulo delle spiegazioni interminabili degli insegnanti hanno lentamente assopito la mia gioia di bambino.

Non avevo più spazio, dopo 6 ore di scuola l’unico momento libero era il pranzo, subito dopo bisognava iniziare a fare i compiti e il mio cuore si straziava.

Mal volentieri passavo ore sui libri e al doposcuola senza capirci niente, immaginando la mia libertà.

Il desiderio di correre per i campi, di sentire l’odore dell’erba fresca, di osservare il comportamento degli animali, era questo ciò che amavo.

Non era prevista la libertà.

“Un ciuccio deve stare più ore sui libri per diventare bravo”

Preferivo morire piuttosto che fare quella vita

Urlavo a mia madre “perché mi hai fatto nascere, voglio morire” con gli occhi colmi di lacrime e rabbia.

La stessa rabbia che ho riversato contro me stesso dicendomi che ero un fallimento senza speranza.

Oggi sono adulto e per nulla al mondo rinuncerei alla mia libertà.

Incontro genitori, insegnanti e bambini per raccontare la mia testimonianza e far capire loro quanto male si può fare a un bambino.

Per organizzare un evento con Benny compila il modulo qui sotto

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨

Benny Fera
Psicologo dislessico e Autore

Il bambino dimenticato
Come viviere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

La scuola non aiuta lo sviluppo della creatività tipica dei DSA

Come posso aiutare mio figlio dislessico con la scuola?

La domanda che spesso mi viene fatta dai genitori è: “…. allora come posso aiutare mio figlio?” Purtroppo la scuola non è il posto dove può svilupparsi una mente creativa. Nella scuola di oggi si utilizzano metodi basati su apprendimento meccanico di nozioni e memorizzazione di procedure. Il grande problema dei dislessici è che la loro mente non è fatta per introdurre contenuti, ma per tirarli fuori completamente nuovi. La capacità visiva della mente DSA gli consente di immaginare, quel processo che a scuola viene chiamato “distrazione”. In realtà l’immaginazione è un vero e proprio processo creativo che consente alla mente di esplorare mondi nuovi e costruire nuove e diversificate realtà. Per questo si parla di bambini intelligenti che non sanno leggere. Perché pur avendo delle spiccate capacità di:
  • problem solving
  • pensiero trasversale
  • creatività
  • immaginazione
Hanno difficoltà nella memorizzazione di concetti astratti come:
  • lettere
  • numeri
  • tutte le parole che non hanno un corrispettivo in immagini
Le potenzialità di una mente creativa nelle scuole di oggi non vengono sfruttate. É ovvio che se nelle scuole di oggi ci fosse spazio per il processo creativo, per il libero pensiero, senza insegnamenti precostituiti, non arriverei mai a dire che per un bambino DSA è meglio la vita fuori dalla scuola. Conosci l’educazione parentale? clicca qui per saperne di più Hai letto “la scuola dei miei sogni?” lo trovi su Amazon clicca qui

Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe

DSA: accettami cosi come sono.

L’accettazione è alla base di una mente serena

Sono Benny, ho 38 anni e sono dislessico. L’ho scoperto a 30 anni. L’accettazione è stato il tema centrale della mia vita. Ho sempre avuto una mentalità profondamente differente da quella comune. Questo modo di pensare mi ha portato moltissime difficoltà nella vita perché le persone che mi stavano intorno mi definivano fuori dagli schemi. Spesso è la paura a prendere il sopravvento quando i familiari vedono davanti a se qualcosa di diverso dal solito. La tendenza del genitore è quella di tentare di modificare il modo di pensare del figlio. Questo purtroppo non sempre funziona. Un diverso modo di vedere il lavoro, la religione, il sistema finanziario. Per loro sembra una lotta contro i mulini a vento, per me è sempre stata una ragione di vita. Mi sentivo a disagio, non trovavo nessuna assonanza con la società. Ho scelto di vivere la vita a modo mio mettendomi contro buona parte delle persone che mi sono vicine. Ma da dove viene l’accettazione? Nell’immaginario comune vai bene se sei un bravo studente, rispetti le regole, e diventi una brava persona e un bravo lavoratore. Ma non è questo il mio obiettivo. Ci sono state molte divergenze in famiglia per questo mio modo di pensare, ma non potevo andare contro la mia natura. Le difficoltà scolastiche sono state sicuramente un trampolino verso un pensiero critico. Se ciò che ti sta intorno non ti piace e ti riesce difficile, ogni cellula del tuo corpo vuole allontanarsi da quel contesto. Purtroppo non sempre puoi scegliere, sopratutto quando sei uno studente e a scuola ci devi andare! Un pò alla volta ti ritrovi tutti contro, insegnanti, familiari e spesso anche compagni di classe. Ti senti escluso. Il loro fortissimo desiderio di trasformarmi nell’ometto perfetto ha reso me ancora più insicuro e solo. Invito tutti i genitori e gli insegnanti ad avere un occhio attento verso questa sofferenza dei giovani, spesso non ce ne rendiamo conto e cerchiamo di cambiare loro con l’imposizione. Ma non serve, perché i giovani ed ogni essere umano non è fatto per piegarsi, ma per vivere la vita secondo le sue personali scelte e i propri valori Una persona che non si sente accettata in primis dai genitori avrà la tendenza ad essere arrabbiato con la vita e arrabbiato con se stesso. Fate un passo indietro e rendetevi conto che non possiamo essere tutti uguali. Vuoi conoscere tutta la storia di Benny? acquista su Amazon Il bambino dimenticato clicco qui Benny Fera Psicologo dislessico e Autore Servizio di formazione e sensibilizzazione DSA Il bambino dimenticato Come viviere da dislessico La scuola dei miei sogni Dislessia: quale scuola? Ti ho lasciato un bacio in stazione Benny fuori classe

Per aiutare i bambini in classe non basta la teoria, ci vuole il cuore.

Un buon metodo scolastico senza empatia serve a ben poco.

É sorprendente come spesso con molta facilità ci si perda in sterili approfondimenti sul metodo.

Non di rado ho sentito parlare di metodo ideale di apprendimento.

La maggior parte degli studi che si occupano di apprendimento scolastico, si concentrano sul materiale di studio:

  • metodi visivi;
  • testi con aggiunte di immagini;
  • sintesi vocale;
  • calcolatrice;
  • mappe concettuali…

In tutto questo manca il punto di vista del bambino.

Manca l’emotività del bambino.

Si da per scontato che un metodo può andar bene per tutti, e non di meno, si da per scontato che i bambini debbano stare stipati in più di 20 nella stessa classe a memorizzare a macchinetta tutti le stesse cose, non tenendo affatto conto della variabilità inter-individuale.

Molte brillanti menti vengono sprecate

Ci nascondiamo dietro la classica frase “è intelligente ma non si applica”

Mi viene il dubbio che siamo noi adulti a non applicarci davvero.

Senza badare alle singole individualità, misuriamo tutti con lo stesso metro e giudichiamo attraverso i voti.

Svogliati e testoni sono quegli adulti che insistono nel pretendere che un metodo vada bene per tutti, non tenendo conto delle qualità di ogni bambino.

Mi rincresce allertarvi del fatto che ogni bambino sin dalla nascita ha delle potenzialità infinite che con la crescita lentamente si affinano in base al contesto e alle persone che gli stanno intorno.

Il contesto scuola non affina nessuna qualità, piuttosto tende a standardizzare assopendo la creatività e il potenziale intrinseco di ogni bambino.

Parlo in difesa dei bambini che ogni giorno sono costretti ad ingurgitare nozioni inutili, memorizzando a pappagallo ciò che presto verrà dimenticato.

Parlo in difesa dei bambini che cercano in tutti i modi di ribellarsi ma non vengono ascoltati.

Parlo in difesa dei bambini che si sentono spaesati e fuori luogo perché ogni giorno si trovano a combattere spaventati contro un mondo che non gli appartiene, la scuola.

Non è facile lavorare con i bambini perché in ogni istante ti mettono di fronte a grandi dilemmi, a grandi pericoli e spesso anche di fronte alle nostre paure.

Il nostro dovere di adulti dovrebbe essere quello di mettere da parte le nostre paure e lasciare che i bambini aprano la loro mente e non smettano mai di esplorare con le loro mani e con i loro occhi, solo cosi avremo dei cervelli evoluti capaci di pensare.

Benny Fera Psicologo dislessico e Autore de Il bambino dimenticato

Clicca qui per usufruire del Servizio di formazione e sensibilizzazione sui DSA

Altri libri di Benny:
Come vivere da dislessico
La scuola dei miei sogni
Dislessia: quale scuola?
Ti ho lasciato un bacio in stazione
Benny fuori classe

Ci sono dei collegamenti tra dislessia e PNL

La dislessia non è altro che una mente visiva

Da un po’ di tempo ormai mi sono approcciato allo studio della PNL (Programmazione Neuro Linguistica).

Sono arrivato alla PNL dopo gli approfondimenti che ho fatto sulla dislessia, in particolare dai libri:

Continua a leggere “Ci sono dei collegamenti tra dislessia e PNL”