Cervello di gallina! disse la maestra – la testimonianza di Luisa

“Mamma la maestra alla materna mi metteva nell’angolino in ginocchio con la faccia rivolta al muro”

La testimonianza di Catia della settimana scorsa ha scosso molto gli animi.

Come pensavo, non sarebbe stato l’unico caso

Infatti Luisa appena ha letto la storia di Catia è voluta intervenire per raccontare la sua testimonianza!

Ciao Benny ho letto la storia di Catia su Facebook e mi sono commossa.

Con tristezza mi sono ricordata la cattiva esperienza di mio figlio nella scuola materna.

Tutto è iniziato quando la sua maestra si è ammalata ed è stata per molto tempo a casa.

Un’altra maestra ha preso il suo posto.

Non ha avuto mai il coraggio di raccontarmi quello che succedeva.

Solo l’anno scorso in un momento di crisi, sentendosi in colpa per un torto fatto ad un suo compagno mi disse che meritava l’angolino…

“L’angolino??? Cos’è l’angolino Mattia?”

“Mamma la maestra alla materna mi metteva nell’angolino in ginocchio con la faccia rivolta al muro… Ero un cervello complicato, di gallina, e mi dovevo vergognare solo perché mi muovevo troppo, perché mi capitava di litigare con il compagno che non voleva giocare con me.”

In quel momento ho sentito tutto il suo male nel mio cuore.

Avrei voluto urlare per liberare tutta la rabbia che in quel momento avrei voluto sfogare su quella maestra, indegna di occupare quel posto…

Quel bambino sensibile veniva deriso e spogliato della sua dignità..

Come possono succedere queste cose?

Nessun bambino può subire simili violenze, tutti bambini hanno diritto ad esprimersi come vogliono.

Con le parole è solo con un gesto può cambiare la psicologia di un bambino…

Te lo ripeto nuovamente, grazie perché dai voce a quei bambini oppressi e maltrattati e con il tuo libro “il bambino dimenticato” sei arrivato nel cuore di tutti noi che viviamo questa storia..

Quando sento certi “fatti” mi si rizzano i capelli!

Il mio primo istinto è quello di arrabbiarmi e provare un fuoco nella pancia.

Nella vita faccio anche lo psicologo ed il mio lungo percorso mi ha insegnato a prendere leggermente le distanze dalla mia rabbia per vedere il caso con più raziocinio.

Che cosa frulla nella testa dell’insegnante?

Perché decide di usare questi metodi “educativi”?

Perché signori miei, è l’unico che conosce!

É probabile che anche lei è stata trattata in questo modo, magari a casa dai genitori, oppure lo ha visto fare in classe dai suoi insegnanti quando ancora frequentava i banchi di scuola.

Allora io mi chiedo: può un’insegnante con così poca istruzione avere a che fare con i bambini?

la mia risposta è “assolutamente no!

Questa insegnante oltre a non avere la minima empatia, si lascia prendere dal suo personale giudizio morale per decidere le sorti di un bambino.

Sappiamo tutti che nella vita c’è sempre qualcuno che ci sta antipatico, ma non per questo lo mettiamo all’angolino!

Questa insegnante non ha imparato a distinguere il giudizio soggettivo dal valore pedagogico del suo mestiere!

Chi fa l’insegnante dovrebbe mettere fuori dalla porta i suoi problemi e il suo giudizio!

Chi fa l’insegnante dovrebbe fare un anno di psicoterapia, come facciamo noi psicologi!

Lavorare con tanti bambini, non è un gioco, lo può essere per i bambini, ma tu se proprio vuoi fare l’insegnante, devi sviluppare delle competenze emotive e pedagogiche!

Forse l’insegnante pensa che la punizione riesca in qualche modo a migliorare il comportamento dei bambini?

E come se non attraverso il dialogo?

Un bambino messo all’angolino e chiamato “cervello di gallina” non può fare altro che sentirsi umiliato!

Vergogna!

Ringrazio Luisa per la sua testimonianza

Se anche tu vuoi raccontarmi esperienze riguardanti la scuola o i DSA, scrivimi pure in privato.

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Bullismo e DSA

Il bullo è esso stesso vittima, la punizione per lui non è una novità.

I casi di violenza nelle scuole non hanno mai smesso di esistere.

Se una volta era l’insegnante che deteneva il potere con la forza, oggi spesso questo potere non esiste più.

Ci sono ancora insegnanti che usano l’imposizione come metodo per “tenere a bada” la scolaresca, ma si esclude qualsiasi tipo di contatto fisico.

Purtroppo non sempre è cosi, visto il racconto di Catia e tante altre esperienze di violenza di cui si sente parlare nelle scuole.

Ma questo non è bullismo, bensì un reato!

Parliamo di bullismo quando la violenza si svolge tra i pari.

Chi è il bullo?

Molto spesso il bullo è una persone che soffre a sua volta.

Molto probabilmente in famiglia egli stesso subisce violenza da parte dei genitori e la restituisce non appena possibile.

Chi è la vittima del bullo?

Di solito la vittima del bullo è la persona sensibile, fragile, che può essere facilmente sottomessa.

Infatti se lo scontro avvenisse a parità di bullo, non sarebbe più bullismo.

DSA e bullismo sono legati?

Non è sempre vero!

Abbiamo detto più volte che c’è una relazione tra sensibilità e DSA.

Può succedere che il bambino piuttosto sensibile e taciturno possa essere preso di mira.

É anche vero che spesso il bambino con DSA, spesso si ritrova con l’autostima a terra.

Quando un bambino ha poca fiducia in se stesso, lo mostra nel volto e nell’atteggiamento come una debolezza, e il bullo sarà pronto ad approfittare di questo.

Ci sono casi in cui il bambino con DSA diventa bullo. Lo usa come un modo per sublimare il disagio e la frustrazione che prova tra le mura scolastiche. Un diversivo per non apparire come “il ciuccio”, ma come “il figo” che si fa rispettare.

Come si fa ad arginare il problema del bullismo?

Intanto la punizione sul bullo non serve, perché ormai ci è abituato.

Il bullo è esso stesso vittima, il fatto di essere punito a scuola per un atto di bullismo, per lui non è una novità.

Bisognerebbe partire dalla famiglia, con l’ascolto e la cura delle relazioni familiari.

Come si fa a scuola?

Non si può!

Spesso a scuola l’ascolto non è previsto, anche se in casi eccezionali si prova ad ascoltare il disagio dei bambini, molto spesso la soluzione più frequente è la punizione.

Dovrebbe essere la scuola stessa a promuovere l’educazione affettiva, facendo delle vere e proprie sessioni quotidiane di ascolto reciproco.

Nella scuola dei miei sogni, il concetto di scuola è completamente stravolto, infatti il genitori è una parte attiva della scuola, viene coinvolto nelle scelte e nelle decisioni e riceve supporto in caso di bisogno.

Il 17 Novembre vieni a Perugia, abbiamo la possibilità di ascoltare due testimonianze che grazie alla loro forza di volontà hanno cambiato la loro vita. clicca qui per sapere di più

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo dislessico e autore Amazon clicca qui per vedere i libri di Benny

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Diagnosi DSA: come liberarci dall’etichetta di “malati”

Basterebbe un po’ di buon senso per capire che non sono i bambini malati, ma è la scuola che non funziona.

Ho tutti i giorni a che fare con genitori.

La maggior parte dei genitori sono disperati per la situazione psicologica e scolastica dei propri figli.

Spesso i PDP non vengono rispettati e diventa una battaglia continua.

Al centro ci sono bambini e ragazzi che ne soffrono le conseguenze.

Questo problema dei DSA, ci sta portando ad una rivoluzione delle figure famigliari:

Mamme: avvocatesse ed esperte di DSA

Insegnanti: Intermediari familiari

Bambini: malati

Si! siamo arrivati al paradosso, la mamma ha perso il suo ruolo educativo ed affettivo e si sta trasformando in una specie di paladino della giustizia.

I bambini ancora peggio vengono portati alla neuropsichiatria infantile a fare una diagnosi.

Sapete cosa vuol dire portare un bambino perfettamente sano in un luogo come la neuropsichiatria infantile?

Molte mamme lo sanno, perché per la prima volta si sono trovate in quell’ambiente ospedaliero.

Portare tuo figlio in un ospedale ed iniziare a pensare che veramente sia malato vi assicuro che è davvero un trauma.

Il paradosso più grande è che questi bambini sono perfettamente sani, ma si beccano questa diagnosi di DSA!

Vallo a spiegare a tutti i compagni di classe e a tutti gli insegnanti che la dislessia non è una malattia!! Ci vuole ben più di formazione e sensibilizzazione, perché i compagni di classe ed alcuni insegnanti se ne fregano dei DSA.

Molti genitori non sono d’accordo con il mio punto di vista, per loro la diagnosi è stata una salvezza, finalmente hanno capito il problema del proprio figlio e sanno come aiutarlo.

Ma è veramente necessaria questa ospedalizzazione?

Sono veramente necessarie le diagnosi?

Basterebbe un po’ di buon senso per capire che non sono i bambini malati, ma è la scuola che non funziona.

Il metodo scolastico è obsoleto!

Ci sono sempre stati bambini in difficoltà a scuola, non perché sono stupidi, ma perché non hanno trovato il metodo adeguato.

Molti di noi sono convinti che la scuola sia “giusta” e quindi in base ad essa bisogna cambiare.

Bisogna iniziare a cambiare ideologia ed a pensare:

Quale sarebbe la scuola giusta per mio figlio?

Per questo ho scritto “la scuola dei miei sogni”

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La mia scuola è la migliore del quartiere

La lotta dei giganti

Se vado per logica, la scuola dovrebbe essere un posto dove i bambini apprendono delle informazioni per il loro futuro.

Intanto a scuola i bambino non “apprendono” ma imparano a memoria, per apprendere ci vorrebbe la loro spontanea motivazione, che a scuola avviene in rarissimi casi.

Queste informazioni che memorizzano gli serviranno per il loro futuro?

No, almeno per due motivi:

  1. Memorizzare nozioni che il nostro cervello reputa interessanti non serve perché il cervello con il tempo le sputa via!
  2. Che cos’è il futuro? qualcosa di molto diverso dalla scuola, pensate al fatto che oggi la maggior parte dei lavoratori si è spostata online (vedi il qui presente) e di questo la scuola non parla affatto, anzi continua a propinare delle nozioni obsolete.

Vogliamo dire che la scuola accresce il bagaglio delle conoscenze personali?

Si, questo è vero, ma non per tutti!

Ci sono bambini e ragazzi che memorizzano facilmente le nozioni scolastiche fatte di lettere e numeri, e le portano con se come bagaglio di conoscenza.

Ci sono bambini che imparano con l’esperienza e aumentano le loro conoscenze sperimentandosi.

Dopo aver esaminato la funzione educativa della scuola, possiamo tornare al tema principale … a no! …. dimenticavo …. la socializzazione.

A scuola si socializza?

Certo!

si sta tutti insieme, se stiamo tutti insieme possiamo socializzare?

Non proprio perché bisogna farlo sotto banco altrimenti la maestra si arrabbia.

Bene allora socializziamo durante la ricreazione che dura 15 minuti mi pare…

6 ore di scuola per 15 minuti di ricreazione non vi sembrano pochi?

Ma se la scuola ha tutte queste falle che io descrivo, allora perché esiste?

La scuola esiste per riempire l’ego degli adulti!

Ah non lo sapevate?

Le scuola fanno a gara a chi è la migliore!

Ad esempio le prove invalsi hanno messo in ansia tutti i dirigenti e gli insegnanti che per dimostrare al mondo che sono i più bravi hanno aumentato il carico di lavoro a carico dei bambini.

La mia scuola è la migliore del quartiere:

Una mamma mi ha raccontato: “mio figlio ha il badge che viene strisciato quando entra a scuola e quando esce, tutte le informazioni su voti, note e richiami mi vengono comunicate attraverso un’app sul telefono”, la signora sorridendo aggiunge “mi sembra un po’ una caserma”

Io sono sbalordito, non so nemmeno più cosa rispondere

E sapete perché alcune scuole diventano caserme? … no scusate, “all’avanguardia”?

Perché devono primeggiare, e tutte le altre scuola e gli altri genitori devono dire: “quella è la scuola migliore del quartiere”

E chi ne fa le spese?

Sempre e solo i vostri figli!

Le scuole si organizzano in base alle idee degli adulti, i bambini non li ascolta nessuno.

Un giorno dovresti chiedere a tuo figlio “come dovrebbe essere la scuola?”

Ho provato a fare questa domanda ai bambini e non sanno rispondere

Sapete perché?

Perché già da molto piccoli li hanno abituati a non pensare, ma ad eseguire!

Articolo scritto da Benny Fera, psicologo e autore che lotta per i diritti dei bambini

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Mio figlio passa tutta la domenica a fare compiti

la scuola ci lascia solo un pezzo di carta, la vita invece ci insegna a scoprire chi siamo davvero.

Ho chiesto ai genitori su Facebook “cosa passano la domenica i propri figli?”

La domanda, che a prima vista può sembrare goliardica, in realtà vuole mettere in luce un evidente problema che riguarda i bambini che per natura sono più lenti nell’eseguire i compiti.

La maggior parte dei genitori ha risposto: “la domenica la passiamo a casa, a fare i compiti”.

Concetta

Con quale diritto la scuola si è guadagnato il tempo libero del bambino?

E tu genitore, perché te ne stai li a guardare?

Dobbiamo svegliarci!

Dobbiamo lottare!

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Non va bene vivere passivamente questa vita lasciando che qualcuno ci tolga il tempo libero.

La scuola è diventata una macchina ingorda, ha preso la vita dei bambini, dei genitori e credetemi anche degli insegnanti.

I bambini sono i meno responsabili, sono costretti ad andare a scuola per legge (anche se in realtà esiste la legge sull’educazione parentale), e questo li mette nella condizione di dover subire un sistema organizzato su misura dagli adulti e non dai bambini e ragazzi.

I genitori dovrebbero riconquistare il loro ruolo educativo, non quello di doposcuola. Il genitore dovrebbe occuparsi del benessere e del senso civico del bambino.

Come benessere si intende anche quello psicologico, che sicuramente non migliora stando la domenica sui libri.

Le insegnanti avranno anche il loro da fare, per prepararsi per i giorni di scuola e correggere i compiti svolti in classe.

Questa macchina scolastica ha travolto tutti!

E trascina dietro di se una marea di noia e tristezza!

É ora di svegliarci, di andare a parlare con le insegnanti per fare capire loro che “mio figlio ha causa della sua caratteristica (DSA) svolge i compiti troppo lentamente, e perde tutto il tempo in cui dovrebbe vivere con diritto la sua vita da bambino!”

Se le insegnanti non vi ascoltano fate appello al loro senso civico e cioè che esiste una legge:

Il diritto al gioco per tutti i bambini è sancito dai due commi dell’articolo 31:

comma 1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.

comma 2. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale e artistica e incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.

Vi prego di non fermarvi passivamente ad eseguire i compiti, non abbassate la testa, riprendete in mano i vostri diritti di esseri umani, di genitori, parlate con le insegnanti e se necessario anche con il dirigente scolastico.

Trovate il modo perché vostro figlio riconquisti i suoi spazi, che possa dedicarsi agli hobbies e allo sport!

la scuola ci lascia solo un pezzo di carta, la vita invece ci insegna a scoprire chi siamo davvero.

E tuo figlio? ha una vita serena?

Leggi la mia idea di scuola clicca qui

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L’insegnante che credeva di essere perfetta

L’insegnante perfetta dice: “io sono una brava insegnante, al massimo sono i bambini svogliati”.

C’era un volta un’insegnante perfetta

Andava a scuola a petto in su, inforcava i suoi occhiali ed iniziava a spiegare le lezione.

Ripassava a voce tutte le sue conoscenze rivolgendosi ai suoi alunni.

La sua preparazione impeccabile era considerata la migliore della scuola.

Ammirata dagli altri insegnanti, tutti cercavano di prendere esempio da lei.

Il suo metodo non era mai messo in discussione!

Quando un alunno non capiva qualcosa e alzava la mano, l’insegnante perfetta ripeteva esattamente ciò che aveva detto in precedenza senza cambiare una virgola.

“Se l’alunno ancora non capisce non è certo colpa mia! deve impegnarsi di più”

L’insegnante perfetta con il suo 110 e lode e bacio accademico non poteva pensare che qualcosa era sbagliato in lei.

Lei, con la sua preparazione, non poteva essere messa in discussione, d’altronde non l’aveva fatto mai nessuno nel suo percorso di studi.

Figuriamoci se un branco di studenti può mettere in dubbio la sua preparazione!

Spesso il morbo della perfezione si insinua nella mente degli insegnanti.

Non è difficile che lo faccia, perché l’ambiente in cui si sono formate mira a costruire un’insieme di conoscenze come bagaglio da portare per tutta la vita!

L’insegnante perfetta crede di essere nel giusto perché non hai mai guardato oltre le sue scarpe e tutto ciò che è diverso da lei non le riguarda!

L’insegnante perfetta dice: “io sono una brava insegnante, al massimo sono i bambini svogliati”.

Ma l’insegnante perfetta, pur avendo studiato una marea di contenuti, e pur avendo un ottimo bagaglio di conoscenze, non ha mai studiato comunicazione!

Che cos’è la comunicazione?

La comunicazione è la capacità di trasmettere dei contenuti, ma è sufficiente?

Assolutamente no!

Bisogna “entrare” nella comunicazione!

E che vuol dire?

Vuol dire che non basta tirare fuori parole dalla bocca, ma preoccuparsi che l’interlocutore ci comprenda!

E come si fa?

Devi conoscere gli stili comunicativi

E quali sono?

Sono 3: Uditivo, Visivo, Cinestesico!

Il problema dell’insegnante perfetta è che conosce solo uno di questi, quello uditivo, e non si accorge di escludere gli altri due!

Cosa succede se l’insegnante perfetto non usa anche lo stile visivo e cinsestesico?

Succede che esclude dalla comunicazione molti bambini che hanno una comunicazione in stile visivo o cinestesico!

Pensate che l’insegnante perfetta possa mettersi in discussione riguardo all’argomento “comunicare“?

Spero di si!

Purtroppo anche se l’insegnante perfetta non se ne accorge, sta facendo un grande danno ad una buona percentuale di bambini!

Quindi come fare?

L’insegnante perfetta dovrebbe studiare un po’ di comunicazione per scoprire che il suo metodo di insegnamento uditivo che avviene attraverso la spiegazione a voce, deve essere implementato da immagini visive, ad esempio con schemi alla lavagna (mappe concettuali) e deve coinvolgere emotivamente, magari raccontando qualche aneddoto su quello che sta spiegando!

Cosa cambia ampliando il metodo di spiegare?

Cambia che:

  • Gli alunni maggiormente uditivi ti ascoltano e apprendono i contenuti.
  • Gli alunni maggiormente visivi guardano i disegni alla lavagna e si creano un’immagine mentale.
  • Gli alunni maggiormente cinestesici, quando l’insegnante racconta una storia emozionante si attivano e accendono l’attenzione.

Siete fortunati voi a seguire questo blog, perché imparate molte cose interessanti.

Se sei un’insegnante e vuoi migliorare il tuo metodo di comunicazione ti consiglio il libro “Come ottenere il meglio da se e dagli altri” di Anthony Robbins > clicca qui 

Come dovrebbe essere la scuola secondo Benny? oggi ultimo giorno di promozione per il libro “la scuola dei miei sogni”, poi aumenterà di 3 euro, acquistalo subito clicca qui

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Scuola: solo a pensarci mi viene il mal di stomaco

La mia idea è quella di una scuola diversa e non cercare di rattoppare quella attuale.

Il lavoro che faccio non è un lavoro, ma una missione!

Quando ho scelto di iniziare con questo blog, il mio intento era quello di sfogare tutta la mia rabbia.

Tanta rabbia e sofferenza accumulata negli anni scolastici.

Chi mi conosce sa che spesso ho un parere molto rigido sulla scuola

Il mio punto di vista sul mondo dell’educazione è fuori dal coro

Nessuna nuova ideologia è stata subito accettata dalla massa.

Pensate a Leonardo Da vinci che inventò l’elicottero ma a suo tempo non poteva volare

Pensate a Darwin e alle teoria dell’evoluzione che fu definita “eresia”

Le idee nuove non sono mai ben viste nel presente, ma spesso diventano fonte di grande ispirazione.

Con il passare del tempo ho approfondito i miei studi sulla scuola e sull’educazione

Volevo essere sicuro che non ci fossero altri passi come me che pensano che la scuola sia un’eresia.

Ebbene ho trovato molti personaggi illustri che hanno rivoluzionato il modo di fare scuola o addirittura hanno creato una scuola “diversa”

Un esempio e Summerhill, una scuola democratica del Regno Unito che nasce dall’idea si Alexander Neill per accogliere tutti “gli asini” e i bambini “troppo vivaci” che venivano scartati dalle scuola pubbliche.

Ben presto Summerhill diventa un esempio educativo illustre e decantato nel mondo.

Adesso accoglie anche figli di personaggi VIP che vogliono dare ai propri figli una formazione più completa, e non solo didattica.  Scarica il testo

Il fondatore di questa scuola inizialmente fu molto criticato per il suo modo amministrare questa scuola, con il passare del tempo se ne sono visti i frutti, ed ecco che oggi è diventata un esempio di scuola unico. Esiste ormai da più di 100 anni.

Montessori, Stainer, hanno dedicato la loro vita a creare metodi su misura per i bambini.

Per me sono stati fonte di ispirazione fino ad avere il coraggio di sviluppare una mia precisa idea di come la scuola dovrebbe essere.

Fin da piccolo avevo in mente un modello di scuola che oggi ho descritto nel libro la scuola dei miei sogni , un vero e proprio progetto che voglio realizzare!

La scuola dei miei sogni nasce dall’esigenza mia e di tanti bambini che soffrono la scuola di avere il propri spazio nel mondo.

La mia idea nasce per dare finalmente la possibilità anche ai DSA di esprimere se stessi senza la necessità di essere diagnosticati o sottoposti a metodi compensativi e dispensativi, e potenziamento per poter essere al pari degli altri.

Per esperienza so che i DSA hanno un enorme potenziale che non solo stiamo sprecando, ma che addirittura non stiamo riconoscendo e non stiamo sfruttando.

Non c’è cosa peggiore per un essere umano non potersi riconoscere in qualcosa che sa fare molto bene e che lo fa sentire soddisfatto e fiero di se.

Si chiama realizzazione personale, ed è quella cosa che io ho ottenuto dopo anni ed anni di sofferenza.

Per me oggi è importante:

1. Sensibilizzare

Più gente possibile deve conoscere il dolore e la sofferenza che ho passato, perché ci si possa rendere conto di quanti danni si possono fare su un singolo individuo a scuola.

Per questo vado in giro per le scuole, associazioni, e gruppi di genitori di tutta Italia a raccontare la mia storia che di solito suscita molto interesse.

2. Formare

Non è mio interesse fare dei pipponi sulla psicologia e sulle neuroscienze.

Preferisco chiacchierare con il pubblico in maniera informale del cervello e delle sue caratteristiche.

Mi piace sopratutto parlare dell’affascinante modo di usare il cervello del DSA.

Di certo non è mia intenzione fare lezioni frontali pesanti e fine a se stesse.

Mi piace spiegare cose complicate con esempi pratici.

3. Lanciare un’idea

Questa parte del mio discorso in pubblico fa storcere il naso a non poche persone.

In questa parte dei miei discorsi in pubblico parlo delle falle della scuola e di come la scuola più che un vantaggio diventa un limite per i DSA

La mia idea è quella di una scuola diversa e non cercare di rattoppare quella attuale.

Tutti gli addetti ai lavori: insegnanti, tutor DSA, colleghi psicologi, ed anche alcuni genitori, sono tanto affezionati all’idea di scuola come contenitore essenziale per la formazione dei bambini e fanno di tutto per migliorarla.

Tanto di cappello a loro!

Peccato che ci sono bambini che ha scuola non ci vogliono andare a prescindere, qualsiasi cosa tu faccia!

Ricordo che da bambino, solo mettere piede in quel grande bunker mi faceva venire il mal di pancia.

Pensavo:

“ma che male ho fatto io che devo essere detenuto qui e non posso giocare all’aperto…”

Solo a pensarci adesso mi viene una rabbia nello stomaco!

Se sei una persona che guarda al futuro

Se sei un genitore che va oltre le difficoltà del propri figlio nel presente e guarda a tutti i bambini del futuro

Se sei una persona che abbraccia la mia idea di una scuola migliore

Seguimi e sostieni la mia idea

Aiutami a raggiungere il sogno mio e di tutti i bambini che in questo momento stanno soffrendo a scuola.

Ti ricordo che per invitarmi ad un evento dal vivo basta compilare il modulo clicca qui

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Perché il bambino dimenticato non è in libreria

Per una volta ho deciso che sarei stato io a prendermi cura di me!

Mi scrivono molti genitori e curiosi “in libreria non ho trovato il bambino dimenticato

Si certo, il bambino dimenticato non è nelle librerie, ed è stata una mia scelta arbitraria.

Amazon, come molte piattaforme di vendita online oggi danno la possibilità di pubblicare il tuo libro direttamente da casa, senza spese.

Amazon prende delle commissioni ogni volta che il tuo libro viene acquistato, ma ti come autore non hai nessun altra spesa.

Perché questa scelta?

Perché per una volta nella mia vita ho voluto sentirmi libero

Ho deciso che il bambino dimenticato aveva un gran valore per me e volevo occuparmi di lui.

Il bambino dimenticato è una storia vera, è la mia storia!

Chi di voi lascerebbe la propria vita al giudizio degli altri?

Sono stanco del giudizio degli altri!

Da bambino non facevo altro che subire giudizi negativi a scuola

Per una volta ho deciso che sarei stato io a prendermi cura di me!

Sarei stato io a farmi carico delle mia vita, senza il giudizio di nessuno!

L’amore che provo per il bambino dimenticato

L’amore che provo per il bambino che ha sofferto dentro di me è cosi grande che si vede anche nel lavoro che faccio.

Mi sono occupato anche io della pubblicità del libro

Ed ogni copia che ho venduto è stato merito del mio sudore!

Non ho voluto barriere tra me e il libro

Ci sono io, lui e il mio pubblico

Ed ho voluto mostrarvi personalmente la passione che metto in quello che faccio.

Molti di voi non saranno d’accordo sulla scelta di bypassare le librerie.

Sapevo che avrei dovuto affrontare delle resistenze e dei luoghi comuni.

Ma a me non importa, è arrivato il momento per me di prendere in mano la mia vita e di farla diventare meravigliosa.

Se non sai o non puoi acquistare su Amazon, vieni ad uno dei miei eventi e potrai acquistare una copia del bambino dimenticato direttamente dall’autore con dedica e autografo

Clicca qui per vedere le prossime tappe

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Dove detieni tuo figlio?

Lasciare un bambino di un anno per più di 3 ore dovrebbe essere vietato dalla legge!

A volte resto basito davanti alla stupidità dell’essere umano.

Resto basito di fronte al punto dove siamo arrivati.

Uscire di casa e vedere la realtà di oggi mi consente di capire che ormai la vita sta diventando un paradosso.

Ho sentito che i bambini, anche molto piccoli, vengono lasciati all’asilo ad orario continuato.

Se ho capito bene, la maggior parte dei genitori, non ha tempo di stare con i propri figli e quindi è costretto a lasciarli ad orario continuato all’asilo nido.

Questo vuol dire che tu genitore, lasci tuo figlio alle 7 della mattina all’asilo prima di andare a lavorare e lo riprendi la sera alle 18!

Voi vi rendete conto del danno che state facendo a questa generazione?

Di certo un bambino di 1 anno, non ti dirà “mamma voglio stare con te”

Di certo non capirà il motivo per cui deve stare lontano dalla mamma e il papà.

Ma cosa state facendo?

Chi sono i genitori di questi bambini

Da chi impareranno ad amare questi bambini?

Dove svilupperanno la loro intelligenza emotiva?

gli scienziati lo sanno! allontanare una piccola scimmietta dalla sua mamma nei primi anni di vita farà maturare un senso di paura nella piccola scimmia, fino a provocarne la morte.

Per gli esseri umani non è la stessa cosa, per fortuna abbiamo un cervello più evoluti delle scimmie, e i bambini sono in grado di sviluppare dei sistemi di protezione come la rabbia, l’indifferenza, il distacco emotivo.

Forse non vi è ben chiaro il concetto di genitorialità.

Forse non avete capito che cos’è una mamma!

Cari genitori! vostro figlio è carne della vostra carne!

Lo sapete che i bambini vi riconoscono già dai primi mesi di vita?

Vi riconoscono già da quando non ci vedono benissimo

Vi riconoscono dall’odore e dal suono della vostra voce.

E con voi si sentono al sicuro

Si sentono protetti

E sviluppano quel senso di sicurezza che è fondamentale per uno sviluppo sano.

Cosa succede ai bambini che lasciate all’asilo nido?

Per quanto le insegnanti possano essere buone e brave, vostro figlio è troppo piccolo per essere allontanato dai genitori.

Magari potrà sembrarvi che lui stia bene.

Ma cosa succede dentro di lui dopo 3 o 4 ore che state lontani?

Il senso di angoscia pervade il loro cuoricino.

Senza motivo questi bambini saranno stanchi, arrabbiati, e piangeranno!

Magari voi penserete che è tutto normale

Invece state trattando i vostri figli come agnelli da macello!

Ricordate che cosi non aiutate i vostri figli ad essere autonomi, aiutati i vostri figli ad essere spaventati per sempre e molto spesso a mostrare una facciata da super uomo.

Questa società è malata!

Lasciare un bambino cosi piccolo per più di 3 ore dovrebbe essere assolutamente vietato dalla legge!

Il consumismo ha preso il posto dell’amore!

Lavorate dalla mattina alla sera, per guadagnare il necessario per sopravvivere, ma poi dovete pagare onerose rette per l’asilo!

É ora di svegliarsi e di prendere in mano la nostra dignità di esseri umani!

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Il giorno del mio compleanno

Da bambino i festeggiamenti mi imbarazzavano, non mi piaceva stare al centro dell’attenzione.

26-10-1981

Oggi è il mio compleanno, e sono felice!

Lo so, le belle notizie non fanno mai molto audience, ma se mi conosci sai quello che ho passato.

Sono Benny Fera autore del libro “il bambino dimenticato”

Oggi voglio raccontarti di come mi sentivo il giorno del mio compleanno quando ero un bambino.

Mi vergognavo

I festeggiamenti mi imbarazzavano, non mi piaceva stare al centro dell’attenzione.

Non mi piaceva perché mi succedeva spesso in classe di essere umiliato davanti a tutta la classe.

Ormai era un’abitudine per me essere trattato come un asino.

Dentro di me ero convinto di non valere nulla!

La mia autostima era sempre sotto terra, e qualsiasi complimento mi facessero, mi sembrava una presa in giro.

Il giorno del mio compleanno non mi piaceva, perché non accettavo il fatto di essere festeggiato e di essere apprezzato.

Questo apprezzamento non risuonava nel mio cuore.

Erano battaglie con la mamma per cercare di organizzare una festicciola con i compagni di classe.

Andavo in ansia, perché per me era una prestazione anche stare in compagnia degli amici.

Mi dicevo: “sarò all’altezza della loro compagnia? e se non si divertono?”

Mi mettevo sempre in discussione, perché il mondo della scuola lo faceva con me.

ho passato la maggior parte degli anni della mia vita a nascondermi, sopratutto il giorno del mio compleanno.

Non volevo gli auguri di nessuno, sentivo di non meritarli.

Voglio dire a tutti che oggi sono felice

E apprezzo molto i vostri auguri!

Sento il vostro amore

E adesso vi accolgo perché mi sento finalmente un uomo realizzato.

Un uomo che si sente libero

Un uomo che finalmente ha trovato la sua missione di vita

Aiutare i bambini che soffrono!

Oggi è uscito il mio nuovo libro ad un prezzo speciale, clicca qui per acquistare

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